![]() |
|
|
|
N. 4 aprile 2004
|
La "Madonna della
Pasqua"
di BRUNO SIMONETTO "Regina
Coeli, laetare…" Maria, "Stella del Sabato Santo che educa all’eroismo della fede" e "Stella della Risurrezione che educa al principio-speranza". – La nostra preghiera alla "donna del terzo giorno". Nel primo dei due libri del suo dittico ["La discepola", "La maestra"] Michele Giulio Masciarelli scrive che "un titolo mariano molto vicino a maestra è quello di guida; e la metafora della guida, a sua volta, richiama anche quella di stella, che è quanto mai significativa e bella per riassumere le molteplici luci che Maria irradia sul terreno dei valori" (cfr. La discepola, LEV 2001, p. 60). Così, in una dozzina di titoli riferiti alla ‘Stella’, l’Autore indica i diversi momenti della vita e i diversi aspetti della missione della Vergine Maria, ‘discepola’, ‘maestra’ o ‘guida’ dell’umanità. Per limitare il discorso al tema della Pasqua, Maria è presentata prima come "Stella del Sabato Santo [che educa all’eroismo della fede]" e poi come "Stella della Risurrezione [che educa al principio-speranza]". In sintesi:
Quest’ultimo aspetto della "Madonna della Pasqua" merita un approfondimento, per gustare tutta la bellezza dell’Antifona mariana pasquale per eccellenza, il "Regina Coeli, laetare, Alleluja!".
Maria, "Stella della Risurrezione" Nel Comune della B. Vergine Maria della ‘Liturgia delle Ore’, alle Intercessioni dei II Vespri, la Chiesa prega: "Hai reso forte Maria ai piedi della croce e l’hai colmata di gioia nella risurrezione del tuo Figlio". E nel Prefazio del formulario n. 15 delle Messe della Beata Vergine Maria ("Santa Maria nella Risurrezione del Signore") si proclama: "Nella risurrezione di Cristo tu hai colmato di letizia ineffabile il cuore della Madre, e hai mirabilmente esaltata la sua fede". Ma nei testi di questa Messa, che si segnalano per dottrina e bellezza, c’è tutta un’esaltazione della "Madonna della Pasqua". Perciò la Chiesa, salutando la Vergine, la invita a gioire: "Rallegrati, Vergine Madre: Gesù è risorto" (Antifona alla Comunione); "Madre della luce: Gesù, sole di giustizia, vincendo le tenebre del sepolcro, illumina tutto l’universo" (Antifona d’ingresso); "Ave, santa Maria, che hai portato presso la Croce i dolori del tuo Figlio e ora esulti di serenissima gioia" (Alleluja al Vangelo). La Vergine, che per fede concepì il Figlio e con fede attese la sua risurrezione (cfr. Prefazio), è esempio per i discepoli che confessano il Cristo, "Figlio della Vergine, Verbo fatto uomo", ed attendono "per la potenza della sua risurrezione" di giungere "al possesso della gioia eterna" (Orazione dopo la Comunione). Con particolare entusiasmo la gioia della Chiesa viene cantata, nel tempo pasquale, dall’Antifona "Regina Coeli, laetare, Alleluja. / Quia quem meruisti portare, Alleluja. / Resurrexit, sicut dixit, Alleluja. / Ora pro nobis Deum, Alleluja". Poi, ancora, al Responsorio: "Gaude et laetare, Virgo Maria, Alleluja. / Quia surrexit Dominus vere. Alleluja". Seguendo l’analisi che ne fa Michele Giulio Masciarelli [in o.c., pag. 84 ss], annotiamo: 1 A Pasqua la "Madonna del Sabato Santo" diviene la Madre del Risorto e vive questa tipica condizione materna della gioia, come ha sentito la Chiesa con la sua alta percezione di credente: la Vergine Madre con la Pasqua fu riempita di "ineffabile letizia" per la vittoria del Figlio sulla morte. Maria entra in pieno dentro il mistero pasquale: la Risurrezione di Gesù è atto trinitario che vede Maria quale testimone qualificata e, più ancora, come soggetto che partecipa allo svolgersi della dinamica dei misteri di Cristo.
2 Maria vive il passaggio pasquale dell’esistenza di Gesù con un approccio radicale di fede, che le permette di darne un’interpretazione trinitaria […]. Nell’evento trinitario della Pasqua, Maria riceve il Figlio glorioso ed entra in rapporto definitivo con lui: "A Pasqua – scrive A. von Speyer [cfr. L’Ancella del Signore, pag. 136] – la sua unione con il Figlio è diventata così profonda che in futuro non potranno più essere separati. Là dove il Figlio è sostanzialmente e realmente presente non può mai mancare anche la Madre". 3 Maria, a Pasqua, mostra che la "speranza non delude" (Rm 5, 5): ella si qualifica come donna di speranza, come donna che, con la sua fede, ha motivato la speranza e ne ha potuto vedere anche la vittoria. Maria, a Pasqua, trova dimostrata l’audacia della nuda fede del Sabato Santo: a Pasqua, ella ha mostrato d’aver saputo riporre la sua fede e la sua speranza in chi le meritava. 4 Maria è l’apologeta del Sabato Santo e la testimone della Pasqua. La sua apologetica e la sua testimonianza pasquali ci interpellano ancora, chiedendoci di fare della Risurrezione l’evento distintivo del Cristianesimo, secondo quanto scriveva N. Berdiaev: "Il Cristianesimo è la più grande religione, perché è la religione della risurrezione: perché non si adatta alla morte e alla sparizione nel nulla, ma cerca la risurrezione di tutto ciò che veramente è" [cfr. Il senso della storia, Milano 1975, pag. 75]. 5 Maria, infine, ha interiorizzato la Pasqua e ci invita a farlo a nostra volta. Questo comporta che l’evento di Pasqua sia assunto anche come valore, ossia come principio di umanesimo, in quanto icona di salvezza che mostra l’umanità che si trasforma in nuova umanità, offrendo così una figura del destino ultimo dell’uomo. In termini contestuali al tempo della storia di questo inizio di secolo XXI che stiamo vivendo, il Cristianesimo – con la Risurrezione – intende indicare un punto di riferimento solido per un mondo caratterizzato da incertezze assolute e disorientamenti totali. Per fare ciò – annota M. G. Mascirelli [cfr. o.c., pag. 87] –, "evidentemente non basta che la Risurrezione venga presentata come un modello di vita da imitare; si richiede altresì che essa sia un principio di vita che trasformi dall’interno le esistenze degli uomini che vogliono adottarlo come paradigma di umanesimo". Questo è il percorso pasquale che Maria, "Stella del Sabato Santo che educa all’eroismo della fede" e "Stella della Risurrezione che educa al principio-speranza", ci indica. Queste sono le ragioni della gioia materna di Maria ["Regina Coeli, laetare…"] che rivive nella gioia della Chiesa soprattutto nel tempo pasquale della fede e della speranza, mentre essa canta la vittoria di Cristo sulla morte e sulle miserie dell’umanità.
Maria, "donna del terzo giorno" Ora, nell’imminenza della Pasqua, vogliamo in questo mese di Aprile soffermarci ancora su Maria, donna del terzo giorno, il giorno della Risurrezione. Il tema ci viene suggerito dal santo Vescovo Tonino Bello che a quest’argomento ha dedicato uno dei trentun capitoletti del suo libro Maria, donna dei nostri giorni [Edizioni San Paolo, 13ª ed.]. "Molti si chiedono sorpresi – scriveva il Vescovo – perché mai il Vangelo, mentre ci parla di Gesù apparso nel giorno di Pasqua a tante persone, non ci riporti invece alcuna apparizione alla Madre da parte del Figlio Risorto. Io – aggiungeva Tonino Bello – una risposta ce l’avrei: perché non c’era bisogno!". E perché? – "Perché lei, unica, fu presente alla Risurrezione: Maria fu certo presente a questa peripezia suprema della storia, come fu presente, unica, al momento dell’Incarnazione del Verbo e alla sua venuta nel mondo, divenendo così la donna del primo sguardo su Dio fatto Uomo. Ora, all’uscita di Gesù dal grembo verginale di pietra, il sepolcro "nel quale nessuno era stato ancora deposto", diveniva la donna del primo sguardo dell’Uomo fatto Dio". Concludeva stupendamente il Vescovo Tonino Bello: "Gli altri furono testimoni del Risorto; lei, della Risurrezione". L’argomentazione di don Tonino - come familiarmente veniva chiamato il Vescovo di Molfetta -, è che "se il legame di Maria con Gesù fu così stretto che ne ha condiviso tutta l’esperienza redentrice, è impensabile che la Risurrezione, momento vertice della salvezza, l’abbia vista dissociata dal Figlio. Sarebbe – chiosava il Vescovo – l’unica assenza; e resterebbe, per di più, un’assenza stranamente ingiustificata". E, quasi a conferma di ciò, Tonino Bello ricordava la ‘prefigurazione’ del "terzo giorno", indicata in altre due pagine del Vangelo: il ritrovamento di Gesù nel Tempio di Gerusalemme "al terzo giorno" dal suo smarrimento, e il miracolo delle Nozze di Cana, "due giorni dopo…" (quindi, si era al terzo giorno) in cui Gesù si trovava colà con la madre e i suoi discepoli. "Maria, dunque – concludeva –, è colei che ha a che fare col "terzo giorno", a tal punto che non solo è la figlia primogenita della Pasqua, ma in certo senso ne è anche la madre" (cfr. ibid., pp.94-95). Bruno Simonetto
|
||