Madre di Dio

 

N. 02 febbraio 2005

Con Maria, Regina degli Apostoli

L’Immacolata di Lourdes e le "giare vuote" del mondo d’oggi

Amici lettori

Maria offre Gesù al Padre
  
Gabriele Amorth

Affidati alla madre dei discepoli di Cristo
  
Stefano De Fiores

Esegesi biblica dell’ "Angelus "
  
Simone Moreno

La santità di Maria di Nazareth
  
Giuseppe Daminelli

Maria, maestra di vita spirituale
  
Alberto Rum

Cana, icona eucaristico-mariana
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

La Madonna di Saidnaya, il maggiore Santuario della Siria
  
George Gharib

"… piena di grazia "
   David M. Turoldo

 La "Madonna della giungla" patrona del Venezuela
  
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 2
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 02 febbraio 2005 - Copertina

 

 

 

 

Con Maria nel nuovo millennio

di STEFANO DE FIORES

Affidati alla madre dei discepoli di Cristo
   

Il gesto di "Affidamento a Maria" di Giovanni Paolo II coinvolge tutta la Chiesa e richiede una presa di coscienza di quanto esso esige a livello personale ed ecclesiale.

Oggi, più che alcuni decenni fa, si guarda alla teologia come ad un carisma ecclesiale, cui compete illuminare, approfondire e organizzare in sintesi coerente la fede della Comunità cristiana. Ne consegue che "punto di partenza della teologia è costituito dalla vita di fede della Chiesa".

Anche l’affidamento a Maria fa parte della vita della Chiesa attuale ed è partecipato a livello diocesano, parrocchiale, associativo e congregazionale. L’interpellanza più insistente ed autorevole proviene da Giovanni Paolo II.

Dio ci interpella ogni giorno con vari segni: segni dei tempi e degli spazi, segni del cielo e della terra... Quanto a Maria, non possiamo trascurare alcuni di essi, come il capitolo VIII della Lumen Gentium (1964) e l’Esortazione apostolica Marialis Cultus (1974), che segnano il cammino della Chiesa. In particolare, Giovanni Paolo II con la sua "spiritualità mariana", espressa nei ripetuti Atti di affidamento a Maria, invita la Chiesa a seguirlo in questa importante dimensione della vita cristiana.

Il vero apostolo dell’Affidamento a Maria, San Luigi M. Grignion de Montfort. [In foto: il Santo in un affresco di Jaap Min].
Il vero apostolo dell’Affidamento a Maria, San Luigi M. Grignion de Montfort.
[In foto: il Santo in un affresco di Jaap Min].

Una matura "devozione mariana"

Non si tratta di qualcosa che appartiene solo alla sua vita privata, ma di una matura devozione mariana – compiuta alla scuola di San Luigi Maria di Montfort – che acquisisce un carattere pubblico in occasione dei Viaggi apostolici del Pontefice. Oltre agli Atti di consacrazione / affidamento di singole Chiese locali, Nazioni e Continenti, sono da ricordare quelli in cui il Papa ha offerto la Chiesa e il mondo intero alla Vergine: 7 giugno e 8 Dicembre 1981 a Santa Maria Maggiore in Roma, 13 Maggio 1982 a Fatima, 25 Marzo 1984 davanti alla Basilica di San Pietro.

Soprattutto quest’ultimo Atto di affidamento a Maria [25 marzo 1984] riveste particolare significato.

Chiedendo a tutti i Vescovi di unirsi a lui in questo gesto, Giovanni Paolo II spiega nella Lettera dell’8 Dicembre 1983 i motivi che lo spingono a compierlo. Sono quattro tali motivi:

1. Situazione del mondo. Il Papa non nasconde le preoccupazioni di fronte alle "esperienze difficili e dolorose dei popoli, anzi dell’umanità intera, nel mondo contemporaneo". Fa emergere "le afflizioni per i molteplici mali del presente, i timori per le minacce che incombono sull’avvenire, le preoccupazioni per la pace e la giustizia nelle singole Nazioni e nel mondo intero". Questa visione lo farà supplicare: "Dalla guerra nucleare, da un’autodistruzione incalcolabile..., liberaci!".

2. Fede nella potenza salvifica della Redenzione. Di fronte ai mali del mondo, il Papa si sente impari e umanamente senza possibilità di incidere in senso positivo. Nonostante le apparenze, l’Atto di affidamento non sarà ostensione di grandezza, ma espressione di povertà. È quanto ho percepito chiaramente nell’incontro privato con Giovanni Paolo II il 14 Febbraio 1984. E tuttavia il Papa scarta la rassegnazione, perché crede che Cristo non è morto inutilmente: dal suo mistero pasquale scaturisce come un fiume di grazia per l’umanità. Egli si richiama "con rinnovata intensità di fede proprio alla Redenzione di Cristo, alla sua inesauribile potenza salvifica".

Gemaele, La battaglia navale di Lepanto – Venezia.
Nell’Ottobre del 1571, il Papa San Pio V – di fronte al pericolo dell’islamizzazione forzata dell’Europa
cristiana ad opera dell’imperialismo ottomano – ha affidato alla Madonna le sorti della Cristianità, ottenendo
per sua intercessione la Vittoria di Lepanto. Nell'immagine: Gemaele, La battaglia navale di Lepanto – Venezia.

3. Mediante Maria, frutto perfetto della Redenzione. Il ricorso a Maria si spiega con il fatto che ella è una palese dimostrazione di ciò che può la grazia della Redenzione: eliminare le radici stesse del peccato in modo preservativo e retroattivo. Perciò il Papa dichiara: "Desidero professare questa potenza [salvifica della Redenzione] insieme con voi e con la Chiesa intera. Desidero professarla mediante l’Immacolato Cuore della Genitrice di Dio, che in misura particolarissima ha sperimentato questa potenza salvifica".

4. Menzione di Fatima. Il riferimento a Fatima è appena accennato nella Lettera di Giovanni Paolo II ai Vescovi. Ma esso è innegabile sia per la presenza a Piazza San Pietro della statua della Madonna di Fatima, sia per la menzione di "quelle Nazioni, che di questo affidamento e di questa consacrazione hanno particolarmente bisogno" [circonlocuzione che designa la Russia], sia per l’invito a tutti i Vescovi a compiere quell’Atto insieme con il Papa, come richiesto da Lucia di Fatima. Certamente l’attentato del 13 Maggio è stato come una spina nel fianco del Pontefice: l’ha fatto riflettere e aderire alla richiesta della Madonna.

Le reazioni all’Atto di affidamento sono state varie. Alcuni lo hanno ritenuto un’iniziativa del Papa senza conseguenze per il popolo di Dio, mentre invece la maggioranza dei Vescovi e fedeli lo hanno accolto e attualizzato a livello locale. La storia intanto ha conosciuto nell’Est dell’Europa un cambiamento politico e culturale che nessuno prevedeva, ma certo in sintonia con Fatima. Anzi, nell’apertura della Porta del Giubileo a Santa Maria Maggiore, il 1° gennaio 2000, riferendosi alla preghiera di Assisi (1986), il Papa puntualizzava: "Eravamo ancora nel periodo della cosiddetta ‘guerra fredda’: riuniti insieme, pregammo per scongiurare la grave minaccia di un conflitto che sembrava incombere sull’umanità.. Demmo, in certo senso, voce alla preghiera di tutti, e Dio accolse la supplica che si levava dai suoi figli. Se pur abbiamo dovuto registrare lo scoppio di pericolosi conflitti locali e regionali, ci è stato tuttavia risparmiato il grande conflitto mondiale che s’annunciava all’orizzonte".

Anche se la stampa non ha fatto caso a questa rivelazione, pensiamo che essa non vada letta avulsa da quell’Atto di affidamento che era stato emesso due anni prima, quando il Papa era preoccupato della possibile guerra nucleare.

"Icona della Vergine di Lepanto".
"Icona della Vergine di Lepanto".

Risposta alla rivelazione dell’identità di Maria

In occasione dell’Anno Mariano, Giovanni Paolo II pubblica l’enciclica Redemptoris Mater (1987), centrata su "La beata Vergine Maria nella vita della Chiesa in cammino". Il Papa vi illustra la presenza di Maria nelle varie fasi della storia della Salvezza, insiste sulla peregrinazione di fede compiuta dalla Vergine e orienta tutta la trattazione verso "un’autentica spiritualità mariana" (cfr. RM 48).

Nel descrivere la "dimensione mariana della vita dei discepoli di Cristo" (cfr. RM 45), l’enciclica evita la parola consacrazione e preferisce esprimere l’accoglienza di Maria da parte del discepolo con il termine affidamento: "Ai piedi della Croce ha inizio quello speciale affidamento dell’uomo alla Madre di Cristo, che nella storia della Chiesa fu poi praticato ed espresso in diversi modi" (RM 45).

Questo ci conduce sotto la Croce per udire le parole del Crocifisso alla madre e al discepolo amato (cfr. Gv 19, 25-27) e per cercare di comprenderne il significato vitale. Non si tratta solo di un gesto di pietà filiale. L’episodio "si inserisce in un contesto (cfr. Gv 19,17-37) dove tutto si parla della realizzazione del piano di Salvezza annunciato dalla Scrittura". Giovanni, l’evangelista teologo per eccellenza, non si accontenta di riferire dei fatti materiali, ma presenta il loro significato teologico e spirituale, come appare dall’esegesi del passo.

Già Papa Pacelli, nel 1942, aveva consacrato al Cuore Immacolato di Maria tutte le Nazioni, per ottenere il dono della pace. [In foto: Pio XII saluta i fedeli in Piazza San Pietro che gli presentano la statua della ‘Madonna di Fatima’].
Già Papa Pacelli, nel 1942, aveva consacrato al Cuore Immacolato di Maria tutte le Nazioni, per ottenere il dono della pace. [In foto: Pio XII saluta i fedeli in Piazza San Pietro che gli presentano la statua della ‘Madonna di Fatima’].

L’episodio concernente Maria ai piedi della Croce è strutturato secondo lo schema di rivelazione scoperto da M. De Goedt. Esso si trova 4 volte in Giovanni e comporta 3 elementi : A vede B e dice: Ecco B’, cioè B nella sua identità con una qualità nascosta, ma vera. Questo lo schema:

Come Gesù è veramente l’Agnello di Dio secondo la rivelazione del Battista, e Natanaele un uomo senza frode, così Maria è davvero la madre del discepolo amato e questi è veramente figlio di Maria secondo le parole rivelatrici di Cristo. In particolare, essere madre del discepolo amato è l’identità di Maria nella storia della Salvezza. Non è specificato in che cosa consista questa maternità di Maria, ma per essere vera essa deve consistere in una comunicazione di vita: essa si comprende nel contesto giovanneo della rinascita dall’acqua e dallo Spirito (cfr. Gv 3, 3-7).

Per questo Gesù chiama "donna" la madre con riferimento ad Eva, la donna primordiale e madre dei viventi, oppure alla Figlia di Sion vergine e madre (cfr. 2Re 19, 21; Is 37, 22; Lam 2, 13; Sal 86, 5), personificazione del popolo di Dio. Più degli Apostoli, cui si applica direttamente il paragone, Maria è la donna partoriente, che passa dal dolore alla gioia della maternità nei riguardi di Cristo risorto (cfr. Gv 16,21-23), ma anche dei suoi discepoli amati.

Il testo non ci informa sulla risposta di Maria dopo la dichiarazione di Gesù, ma sottolinea il comportamento del discepolo amato: "Da quell’ora il discepolo l’accolse tra i suoi beni" (Gv 19, 27). Questa traduzione letterale esige alcune delucidazioni.

L’ora è ormai chiarita: è l’ora solenne di Gesù, della sua passione / glorificazione, cui partecipa Maria con la sua dichiarata maternità.

Il discepolo amato è l’amico intimo che reclina il capo sul petto di Gesù nell’Ultima Cena (cfr. Gv 13, 25) e lo riconosce dopo la risurrezione (cfr. Gv 20, 8; 21, 7); ma è pure il fondatore della Comunità giovannea. Quanto si dice di lui diviene un’eredità per tutta la Comunità.

L’ Atto di Affidamento dell’umanità alla Vergine di Fatima, particolarmente significativo, di Giovanni Paolo II davanti alla Basilica di San Pietro [25 marzo 1984].
L’ Atto di Affidamento dell’umanità alla Vergine di Fatima, particolarmente significativo,
di Giovanni Paolo II davanti alla Basilica di San Pietro [25 marzo 1984].

L’accoglienza di Maria da parte del discepolo indica apertura, accettazione, legame personale, amore attivo. Si tratta di un atteggiamento spirituale analogo alla fede, che nel Vangelo di Giovanni è riservato alla persona di Gesù (cfr. Gv 1, 11-12; 5, 43-44; 13, 20).

Tra i suoi beni [eis ta ídia = tra le cose proprie] non significa solo la casa (Lagrange) o solo l’intimità (de La Potterie), ma piuttosto il proprio ambiente caratteristico, cioè la Comunità, la Chiesa (Vanni). Tale ambiente è a sua volta costituito dai doni o valori trasmessi da Gesù : la grazia, la parola, lo Spirito, l’Eucaristia (cfr. Gv 1, 16; 12, 48; 7, 39; 6, 32-58). Tra questi valori propri della comunione con Gesù c’è il dono della madre, che il discepolo amato accoglie e consegna alla Comunità.

L’atteggiamento fondamentale del discepolo di fronte a Maria è senza dubbio l’accoglienza: un dato pregnante e ricco di significato. Accogliere Maria è analogo ad accogliere il Verbo incarnato ["A quanti l’accolsero diede il potere di diventare figli di Dio", Gv 1, 12] e quindi è affine a credere, ed implica un’unione personale e un dono fiducioso. L’affidamento costituisce uno degli aspetti specifici della fede: "All’interno dell’apertura totale del proprio essere a Dio, la fede assume tante componenti quanti sono gli aspetti di Dio rivelante: timore, riverenza, culto, obbedienza, amore, confidenza, fedeltà, speranza, attesa, pazienza, adesione, riconoscenza, per cui essa ‘si assicura in Dio’ ".

Proprio questo aspetto di fiducioso dono di sé a Maria è esplicitato da Giovanni Paolo II. Per esprimerlo, egli adopera vari termini: consacrare, affidare, dedicare, raccomandare, mettere nelle mani, atto di servitù, spiritualità mariana...

È chiaro, tuttavia, che le preferenze del Papa vanno per consacrazione e soprattutto per affidamento. Questo neologismo entra nell’Atto ufficiale del 7 Giugno 1981, a quasi un mese dell’attentato subito dal Papa in Piazza San Pietro, e guadagna terreno fino a soppiantare la consacrazione a Maria, almeno nell’enciclica Redemptoris Mater (1987).

Stefano De Fiores