Madre di Dio

 

N. 02 febbraio 2005

Con Maria, Regina degli Apostoli

L’Immacolata di Lourdes e le "giare vuote" del mondo d’oggi

Amici lettori

Maria offre Gesù al Padre
  
Gabriele Amorth

Affidati alla madre dei discepoli di Cristo
  
Stefano De Fiores

Esegesi biblica dell’ "Angelus "
  
Simone Moreno

La santità di Maria di Nazareth
  
Giuseppe Daminelli

Maria, maestra di vita spirituale
  
Alberto Rum

Cana, icona eucaristico-mariana
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

La Madonna di Saidnaya, il maggiore Santuario della Siria
  
George Gharib

"… piena di grazia "
   David M. Turoldo

 La "Madonna della giungla" patrona del Venezuela
  
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 2
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 02 febbraio 2005 - Copertina

 

 

 

 

Problemi attuali di mariologia

di GIUSEPPE DAMINELLI

La santità di Maria di Nazareth
   

La complessa e significativa questione della santità di Maria: tema oggi nemmeno considerato dalla teologia, ma in altre epoche di grande rilevanza. – La triplice verità biblica sulla Madre di Dio, Vergine Immacolata, Tuttasanta.

La santità della Vergine, postulata dai Vangeli di Giovanni e Matteo, è enunciata con cura dal Vangelo di Luca: Maria è "oggetto per eccellenza del favore di Dio" [kecharitoméne: 1, 28], consacrata dallo Spirito Santo che discende su di lei (Lc 1, 35), benedetta fra le donne (1, 41), beata per aver creduto e, per questo, luogo privilegiato del compimento delle promesse (1, 45). Maria stessa rende grazie a Dio solo, per aver fatto in lei "grandi cose".

Il mistero dell'Immacolata: in previsione della Redenzione del Figlio, il Padre Eterno crea la Vergine Madre - Scultura in legno policromo, Alcázar de San Juan, Spagna.
Il mistero dell’Immacolata: in previsione della Redenzione del Figlio, il Padre Eterno crea la Vergine Madre
- Scultura in legno policromo, Alcázar de San Juan, Spagna.

Dubbi e conseguenze

I teologi che amano le ipotesi bizzarre hanno talora preso in considerazione la possibilità di una Madre di Dio peccatrice, ossia adultera (pikáza), come Maria Maddalena. Sono ipotesi empie, più ancora che inutili.

La teologia deve interpretare gli avvenimenti reali della Salvezza, non deformarli. Maddalena rappresenta la santità della peccatrice pentita. Maria, Madre di Dio, rappresenta la santità originale e integrale che fonda la nuova creazione. È necessario rispettare i fatti della storia della Salvezza e i dati della Rivelazione.

Se li esaminiamo secondo la loro logica, capiamo meglio perché la santità della Madre di Dio è opportuna e indubbiamente necessaria. Certo, la caduta della più meravigliosa delle creature, Lucifero, principe del mondo (come vien detto nella Scrittura), dimostra la possibilità del peccato nelle creature più dotate da Dio: "Corruptio optimi pessima La corruzione del migliore è la peggiore". E la santità di Maria non è stata prefabbricata, ma libera. Maria doveva essere una degna Madre di Dio.

Anche se la santità di Maria era in certo senso necessaria, non si tratta di una necessità automatica, ma interiore.

Soprattutto dal punto di vista di Dio, desideroso di scegliere e di realizzare pienamente sua Madre, collaboratrice indispensabile per la sua opera di misericordia. Per far ciò, Dio ha scelto - anziché una creatura altolocata, una principessa o una persona di prestigio - un’umile donna che si è essa stessa definita "serva e povera" (Lc 1, 38 e 48).

Dio, che ha dato agli Angeli e agli uomini il dono della libertà, è stato deluso da Lucifero, ma non lo è stato dai poveri, non lo è stato da Maria. Nessuna creatura ha risposto così bene all’amore di Dio.

Pietro da Cortona, Immacolata Concezione – Perugia, San Filippo.
Pietro da Cortona, Immacolata Concezione – Perugia, San Filippo.

Presa di coscienza della Tradizione

Stranamente, la Chiesa fu più lenta a prendere coscienza della santità di Maria che della sua maternità divina o della sua verginità. In Oriente la misoginia di molti Padri, che vedevano nella femminilità il modello della debolezza e dei difetti dell’umanità, difficilmente lasciava pensare che Maria non avesse affatto avuto debolezze, dal momento che gli Apostoli ne ebbero.

I Padri hanno incluso Maria nelle loro generalizzazioni del peccato, da Origene a Cirillo di Alessandria, grande dottore della maternità divina, che pare abbia poi rettificato quell’opinione. Era inoltre importante sostenere che Cristo solo è santo di per sé, e che egli è il Redentore di tutti: tutti gli altri erano peccatori, poiché se non lo fossero stati sarebbero sfuggiti all’universale Redenzione attraverso Cristo.

In Occidente la presa di coscienza fu più rapida. Pelagio interrogò Sant’Agostino, il quale, formatosi alla scuola dei Manichei, era portato, come molti suoi eredi Giansenisti o Protestanti, ad accentuare l’influenza del peccato sull’umanità.

Pelagio attaccò dunque Agostino nel suo punto debole, rimproverandogli di insozzare col peccato non soltanto i Santi, ma la stessa Vergine Maria.

Tuttavia Agostino, impregnato di tradizione cristiana, rispose senza esitazione escludendo Maria "nei riguardi della quale non voglio si faccia questione alcuna di peccato" [cfr. De natura et gratia 42, CSEL 60, 263-264; – trad. it.: Natura e Grazia, Città Nuova ed., Roma 1981, 429].

In un secondo momento, Giuliano d’Eclano spostò il medesimo conflitto su un punto più delicato: non più il peccato attuale ma quello originale in Maria. Quel pelagiano era il primo a negare esplicitamente che Maria ne avesse subito l’influenza: "Per la condizione originale che tu le attribuisci, consegni al Diavolo Maria in persona", obiettò.

L’Immacolata e i Misteri del Santo Rosario – Immaginetta devozionale F.B.
L’Immacolata e i Misteri del Santo Rosario – Immaginetta devozionale F.B.

Madre di Dio, Vergine Tuttasanta

Di certo, Agostino non voleva consegnare Maria al Demonio, ma questa volta reagì senza aver padronanza del nocciolo della questione. Se la cava con una formula ambigua che sottraeva Maria al Diavolo, pur mantenendo (a giusto titolo), la sua Redenzione attraverso Cristo, ma senza riuscire a individuare come ella avrebbe potuto sfuggire in tal modo al peccato: "Noi non consegniamo Maria al Diavolo a motivo della sua condizione di nascita, ma è per questa ragione che quella condizione è stata risolta dalla Grazia della Rinascita" [cfr. Opus imperfectum adversus Julianum 4, 122; PL 45, 1417-1419].

È l’inizio di una lunga storia, in cui la dottrina di Agostino sul peccato originale determinerà conclusioni più o meno negative quando verrà posto il problema della concezione di Maria.

Il problema verrà risolto soltanto nel XIX secolo con la definizione data da papa Pio IX, l’8 dicembre 1854.

Dopo la triplice verità biblica [Maria Madre di Dio, Vergine e Santa] formalmente o equivalentemente dogmatizzata dalla Chiesa prima della metà del V secolo, passiamo ad un’altra fase: i due dogmi definiti in epoca moderna da Pio IX (1854) e Pio XII (1950), ossia l’origine immacolata di Maria e la sua Assunzione.

I due dogmi "moderni" hanno in comune il fatto di non avere un esplicito fondamento biblico e di costituire un ostacolo sulla via dell’Ecumenismo con i Fratelli separati.

Hanno un carattere meno cristologico, meno centrale, più periferico; furono definiti in un periodo pre-ecumenico, caratterizzato dalla Controriforma e dal Movimento mariano. Si tratta di un’audacia dogmatica, un’espressione elevata del fervore latino durante un periodo deliberatamente chiuso, fecondo e incentrato su Maria.

Pur tuttavia sono "verità definite", ovvero dogmi. Non è facile situarne bene il fondamento, il senso e i limiti; essi illuminano, oltre all’origine e alla fine della Madre del Signore, l’intelligenza dei disegni di Dio, così come si manifestano nella Bibbia. È in questo spirito che vanno studiati.

Dopo molti secoli di controversie, Pio IX pose fine alla disputa definendo l’origine immacolata di Maria. Lo fece con parole prese dal suo predecessore Alessandro VII (1661) che ben precisava la connessione del nuovo dogma con la Redenzione universale.

Pio IX non contraddice quest’ultima, ma presenta l’origine immacolata di Maria come esplicitazione e coronamento particolare di quel fondamentale principio. Maria viene redenta da Cristo in previsione e retroazione dei suoi meriti: "La beata Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, è stata preservata immune da ogni macchia di peccato originale" [Pio IX, Munificentissimus Deus, 8 dicembre 1854; DS 2803].

D’altra parte, è proprio il titolo di Tuttasanta – uno dei titoli mariani più antichi, rimasto particolarmente caro agli Ortodossi – ad aver costituito una delle prove "della Tradizione" addotte a fondamento della fede nell’Immacolata Concezione di Maria e, insieme, nella sua Assunzione al Cielo.

Tuttasanta, del resto, è termine che esprime bene i due aspetti contenuti nell’invocazione a Maria Immacolata: il puro privilegio di esenzione dal peccato originale, in vista della divina maternità, e l’affermazione che Maria non è mai stata soggetta alla minima colpa attuale, pur essendo una creatura libera.

Giuseppe Daminelli