Madre di Dio

 

N. 02 febbraio 2005

Con Maria, Regina degli Apostoli

L’Immacolata di Lourdes e le "giare vuote" del mondo d’oggi

Amici lettori

Maria offre Gesù al Padre
  
Gabriele Amorth

Affidati alla madre dei discepoli di Cristo
  
Stefano De Fiores

Esegesi biblica dell’ "Angelus "
  
Simone Moreno

La santità di Maria di Nazareth
  
Giuseppe Daminelli

Maria, maestra di vita spirituale
  
Alberto Rum

Cana, icona eucaristico-mariana
  
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Bruno Simonetto

La Madonna di Saidnaya, il maggiore Santuario della Siria
  
George Gharib

"… piena di grazia "
   David M. Turoldo

 La "Madonna della giungla" patrona del Venezuela
  
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 2
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 02 febbraio 2005 - Copertina

 In famiglia

di BRUNO SIMONETTO

Il Magnificat di Don Alberione – 2
   

La devozione alla Madonna del giovane Alberione, Seminarista a Bra e poi ad Alba – Il Diario giovanile e il primo scritto mariano: "Mazzo di fiori a Maria SS.".

Dopo avere riassunto nel volume "Il Magnificat di Don Alberione" [allegato al num. della rivista del Dicembre scorso] gli elementi costituivi della mariologia alberioniana, e coscienti, peraltro, di non avere così esaurito la rassegna delle innumerevoli "divitiae gratiae suae" [espressione paolina che l’Alberione applicava a sé] concesse al Beato Padre fondatore della Famiglia Paolina anche in tema di spiritualità mariana, continuiamo quest’opera incompiuta rivisitando intanto la presenza di Maria nelle varie tappe della vita di Don Alberione.

Una vera miniera che ci ripromettiamo di esplorare, seguitando le nostre riflessioni in questa rubrica denominata "Il Magnificat di Don Alberione".

Dopo avere narrato, nel numero del Gennaio scorso, alcuni "elementi mariani" dell’infanzia del piccolo Giacomo, ne vediamo ora altri della sua vita di Seminarista.

Come allora si usava, Alberione entrò giovinetto nel 1896 nel Seminario di Bra e vi rimase fino alla primavera del 1900, quando fu "dimesso"; dunque, dai 12 ai 16 anni.

Le cronache di vita del Seminario di Bra [diocesi di Torino] ricordano le tre grandi devozioni qui intensamente vissute: l’Eucaristia, la Madonna e il Papa [cfr. G. Barbero, "Giacomo Alberione – un uomo, un’idea", o.c., pag. 87]. È presumibile che il giovane Alberione sia cresciuto in questo clima di forte spiritualità eucaristico-mariana.

Nell’Ottobre del 1900 entra nel Seminario di Alba, aggregato agli studenti liceali del Corso di Filosofia, quasi come un Convittore. Incontra qui il professore di Filosofia, Can. Francesco Chiesa, il "plurilaureato della Santa Vergine" [cfr. "Madre di Dio", num. 5/2004, pag. 29], ed è subito conquistato dalla sua bontà e sapienza. Forse soprattutto per lui, Don Alberione scriverà più tardi nelle sue Note spirituali: "Mi conducesti, Signore, in uno dei Seminari migliori per lo spirito, per la scienza e per la santità di coloro che lo dirigono. Quante grazie io ho ricevute qui!".

Certo, guidato da questo grande innamorato di Maria che fu il suo Direttore spirituale, il giovane Alberione ricevette anche la grazia di crescere in quella devozione alla Santa Vergine che sarà componente costituiva della sua spiritualità di sacerdote e di apostolo.

Alberione cominciò a scrivere già durante gli anni della Teologia e, oltre a un Diario di contenuto ascetico-morale-dottrinale [dal 1901 al 1908 circa: dunque, riferito agli anni anteriori all’Ordinazione sacerdotale del 29 Giugno 1907 e al periodo immediatamente successivo], scrisse pure un libretto in onore della Madonna, seguendo il modello della scrittrice Contessa Rosa di San Marco, lasciandovi lo stesso titolo dell’originale, ossia: "Mazzo di fiori a Maria SS.".

A. Cesselon, Intensa espressione del Beato Don G. Alberione.
A. Cesselon, Intensa espressione del Beato Don G. Alberione.

Il Diario giovanile

1. – Nel Diario [pubblicato dalle Edizioni Paoline a cura di G. Barbero nel 1980, con il titolo "Sono creato per amare Dio"] è frequente trovare espressioni di devozione mariana dell’Alberione. Eccone alcune:

  • "Maria: fecit mihi magna qui potens est (Lc 1, 49). Quanto è buona questa Mamma! Quanta cura ha degli infelici!…" [SC 4];
  • "[Quando] il corpo perde la bellezza ed il sublime suo candore […], Dio mio, ab iniquitate mea munda me (cfr. Sl 50, 4). Salvami, o Maria, da sì terribile stato, da sì schifoso fango!" [SC 10-11];
  • "L’intelletto sempre fresco, attivo, pieno di luce. L’anima che par ringiovanire ed insemprarsi in un amore celeste. Gli occhi che si riempiono di lacrime al solo volgere gli sguardi al cielo. Quanta pace e felicità! Mater intemerata, ora pro nobis" [SC 14];
  • "[…] Dio non dimentica alcuno e le grazie sue saranno seminate su quella via che egli ti additò. Mater boni consilii, ora pro nobis" [SC 18];
  • "Quanto è bello l’amore verso Dio, i superiori, i compagni, il babbo, la mamma. Come è bella la poesia dell’amore, dell’umiltà, del sacrificio. Respice stellam, voca Mariam" [SC 22];
  • "[…] Oh, Gesù! Fammi amante, fammi conoscere le dolcezze dell’amore. Mamma, dammi amore. Il mio cuore ha sete d’amore, ma il finito non gli basta; l’illusione è troppo incerta e crudele" [SC 65];
  • "[…] Sotto l’influsso di una tempesta interiore dirò: Maria e Dio" [SC 76];
  • "Maria, pacem et amorem tui da mihi, cetera tolle" . Io amo molto recitare la Salve Regina, perché c’è ‘Mater Misericordiae’, ‘Vita, dulcedo’ e ‘gementes et flentes in hac lacrimarum valle’: sento il bisogno di misericordia, di triste dolcezza, e di essere afflitto" [SC 86];
  • "Trascorsero anni turbinosi per il mio naturale, fatali per il mio istinto che anelava alla lode, alla grandezza. Ed ora conto 18 anni…: le illusioni, tener dietro all’illusione, abisso ad abisso…, ma la grazia di Dio e di Maria mi salvò […]" [SC 93];
  • "[…] O Maria, intercedi per me; Mater Misericordiae, gementes et flentes in hac lacrimarum valle, soccorri, difendi, proteggi. Mostrami la via, la strada. Se tu non m’aiuti, non posso. Salve me, fons pietatis" [SC 101];

L’Alberione riferisce infine, nel Diario, un episodio che narra in terza persona, accaduto nel Santuario della "Madonnina" di Cherasco, nel Maggio 1900.

In una Cappella che l’Alberione frequentava, ardevano ininterrottamente candele davanti alla statua della Madonna: il sacrestano ne aveva una sorta di passione ed era "molto geloso e interessato per incitare i fedeli a farne accendere molte, ed a tal fine loro parlava, e li fermava ancora sulla strada.

Un giorno si presentò all’x [= cioè, al giovane Alberione], dicendo che per l’indomani ancora non v’era alcuna candela pagata per accenderla, e lo animò con alcune parole a volere farne accendere una lui. Il giovane, che era solito ad avere molta [ndr: il corsivo è del testo originale] fiducia in Maria SS. e che visitava ogni giorno la Cappella, sentì mescolarsi il sangue nel cuore, sentì un’interna ispirazione di Maria SS.; pensò al bisogno che aveva di quei 4 soldi che teneva in tasca, le sue strettezze, poi disse: ‘La Madonna che ora li domanda provvederà per me’. E non fu deluso; ché la Mamma celeste, veduta la figlial confidenza, l’esaudì…" [SC 129].

Rarissima foto del giovane Seminarista Giacomo Alberione [a sinistra], con il compagno di studi Ernesto Ferrua, intorno al 1902.
Rarissima foto del giovane Seminarista Giacomo Alberione [a sinistra],
con il compagno di studi Ernesto Ferrua, intorno al 1902
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"Mazzo di fiori a Maria SS."

2. – Il contenuto di questo libretto [54 pagine] è piuttosto elementare, oltre che poco originale: si passano in rassegna 31 fiori [= giglio, rosa, viola, mimosa, reseda, edera, acacia, fiordaliso, eliotropio, olivo, miosotide, biancospino, ecc.], se ne presenta il simbolismo in relazione a Maria SS. e se ne traggono considerazioni su altrettante virtù cristiane.

Esso dice, però, tutto l’amore del giovane Alberione per la Vergine Maria; ed è forse un omaggio alla "Madonna dei Fiori" di Bra, la Madonna della sua infanzia. Come omaggio ‘familiare’ del giovane sacerdote Alberione sarà poi il libro scritto in onore de "La Beata Vergine delle Grazie in CherascoLa Madonnina", venerata nella sua patria adottiva.

Dall’Introduzione [di G. Barbero, che ne curò la prima edizione, nel 1981], si ricava l’idea che "quando il giovane Alberione scelse a soggetto della sua fatica letteraria la creatura più amabile, propose di descrivere le bellezze e la bontà di Maria SS. Non pensò però di fare subito un’opera di sua invenzione, ma si limitò a copiare un modello, sullo schema dell’omonino libro della Contessa Rosa di San Marco. […]

Il manoscritto ha caratteristiche del tutto particolari: non è una semplice copiatura plagiaria di un modello, e neppure è un lavoro originale, personale".

Da quanto sopra detto risulta chiaramente come la vita del Seminarista Giacomo Alberione sia stata segnata da forte devozione alla Madonna, da "molta fiducia in Maria SS.", come lui ha scritto nel suo Diario giovanile [cfr. SC 129].

Bruno Simonetto