Madre di Dio

 

N. 11 novembre 2005

Con Maria, Regina degli Apostoli

Verso l'Avvento con la Vergine dell'Attesa

Amici lettori

La verginità di Maria
  
Gabriele Amorth

La Madre di Dio per una "cultura della vita"
  
Stefano De Fiores

Storia dell’"Angelus" - 10
  
Simone Moreno

L'elemento materno mariano, nell'economia della grazia
  
Giuseppe Daminelli

"La stella li precedeva..."
  
Alberto Rum

Una devozione mariana biblica
    
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Piero Roma

Cipro - come un grande Santuario
  
George Gharib

"...Prega per noi nell'ora della nostra morte"
   Aldo Ferrabino

 Cina mariana
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 10
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 11 novembre 2005 - Copertina

 Preghiere popolari mariane - 10

 
di SIMONE MORENO

Storia dell’"Angelus"
   

L’"Angelus" nelle varie espressioni dell’arte – Altri riferimenti letterari alla preghiera mariana in Dante, Manzoni e nello stesso Byron.

Ripercorriamo le mille suggestioni che l’Angelus ha suscitato in artisti di ogni tempo, dalla poesia alla pittura, dalla musica alle tante espressioni d’arte folkloristica. Continuiamo la nostra breve rassegna, rivisitando stavolta Dante e Manzoni, due massimi esponenti della Letteratura Italiana, e lo stesso miscredente inglese George Byron.

Fra quanti hanno subìto il fascino del suggestivo suono delle campane dell’Angelus va annoverato il sommo poeta Dante Alighieri. Egli, nel canto VIII del "Purgatorio" immagina di essere giunto in una valle amena in cui stanno le anime in attesa di purificarsi. Sull’imbrunire, due Angeli armati di spade infuocate scendono dal cielo ["ambo vegnon del grembo di Maria", v. 37] per fugare il serpente che ogni sera cerca di penetrare nella valletta.

È questa l’ora di più forte nostalgia della giornata, l’ora nella quale i naviganti ripensano al giorno in cui "han detto ai dolci amici addio" e il viandante prova un intenso desiderio dei suoi cari, se ode di lontano un suono di campana "che pare il giorno pianger che si more".

Un suono che Dante aveva udito infinite volte nella sua Toscana e in terra d’esilio: dal vetusto campanile di Sant’Apollinare in Ravenna, diffondendosi sulla pineta circostante la città, dove lui era ospite di Guido da Polenta, quel suono si ripercuoteva come un richiamo nostalgico nella sua travagliata vita e gli ispirò le due magnifiche terzine:

"Era già l’ora che volge il disio
ai navicanti e ’ntenerisce il core
lo dì ch’an detto ai dolci amici addio
;
e che lo novo peregrin d’amore
punge, s’e’ ode squilla di lontano
che pare il giorno pianger che si more"

[Purg. VIII, 1-6].

Annunciazione, di Autore ignoto del sec. XV - Basilica "Santa Maria Novella", Firenze.
Annunciazione, di Autore ignoto del sec. XV – Basilica "Santa Maria Novella", Firenze.

"Te quando sorge e quando cade il die…"

Di Alessandro Manzoni abbiamo già altre volte ricordato i bei versi de "Il nome di Maria", con i quali il romanziere-poeta esprime felicemente i tre tempi dell’Angelus:

" Te quando sorge e quando cade il die,
e quando il sole a mezzo corso il parte,
saluta il bronzo che le turbe pie
invita ad onorarte…"
.

Tre volte al giorno i sacri bronzi, con i loro rintocchi, invitano i fedeli a salutare Colei a cui i "più bei nomi serba ogni loquela", Colei di cui molti popoli si vantano di esser "in sua gentil tutela".

Un altro accenno si ha ne "I Promessi Sposi" dove, in un quadretto pittorico molto suggestivo, il Manzoni descrive l’animazione del paese di campagna di Lucia, sul far della sera: "Le donne venivan dal campo portandosi in collo i bambini, e tenendo per mano i ragazzi più grandini, ai quali facevan dire le divozioni della sera; venivan gli uomini, con le vanghe e con le zappe sulle spalle […]. E, più delle parole, si sentivano i tocchi misurati e sonori della campana, che annunziava il finir del giorno".

È la campana dell’Avemaria della sera, alla quale lo scrittore allude poco prima.

Ma non sono, ovviamente, solo Dante e Manzoni ad onorare la Vergine dell’Annunciazione. Al fascino dell’Angelus non sono sfuggiti neppure uomini di lettere irreligiosi. Tanto per citarne uno, George Byron [1788-1824], protestante e miscredente, nella sua permanenza in Italia – e proprio dalla pineta di Ravenna cara a Dante – ode il suono della campana dell’Angelus della sera e, commosso, eleva il suo canto alla Madonna:

"Ave Maria! Più dolce ora non segna
il giorno, né di Te, Donna, più degna.
Ave Maria! Sia la bell’ora e il loco
benedetto, dov’io sì spesso a poco a poco
terra e cielo sento, mentre da lontan s’estolle
un suon di squilla e della sera il fioco
inno si spande dalla valle al colle
;
calma e tinta di rose è l’atmosfera,
mormora il bosco un suon di preghiera"

[Don Juan, c. III]. 

Simone Moreno