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N. 11 novembre 2005
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Preghiere
popolari mariane - 10 Storia dell’"Angelus" L’"Angelus" nelle varie espressioni dell’arte – Altri riferimenti letterari alla preghiera mariana in Dante, Manzoni e nello stesso Byron. Ripercorriamo le mille suggestioni che l’Angelus ha suscitato in artisti di ogni tempo, dalla poesia alla pittura, dalla musica alle tante espressioni d’arte folkloristica. Continuiamo la nostra breve rassegna, rivisitando stavolta Dante e Manzoni, due massimi esponenti della Letteratura Italiana, e lo stesso miscredente inglese George Byron. Fra quanti hanno subìto il fascino del suggestivo suono delle campane dell’Angelus va annoverato il sommo poeta Dante Alighieri. Egli, nel canto VIII del "Purgatorio" immagina di essere giunto in una valle amena in cui stanno le anime in attesa di purificarsi. Sull’imbrunire, due Angeli armati di spade infuocate scendono dal cielo ["ambo vegnon del grembo di Maria", v. 37] per fugare il serpente che ogni sera cerca di penetrare nella valletta. È questa l’ora di più forte nostalgia della giornata, l’ora nella quale i naviganti ripensano al giorno in cui "han detto ai dolci amici addio" e il viandante prova un intenso desiderio dei suoi cari, se ode di lontano un suono di campana "che pare il giorno pianger che si more". Un suono che Dante aveva udito infinite volte nella sua Toscana e in terra d’esilio: dal vetusto campanile di Sant’Apollinare in Ravenna, diffondendosi sulla pineta circostante la città, dove lui era ospite di Guido da Polenta, quel suono si ripercuoteva come un richiamo nostalgico nella sua travagliata vita e gli ispirò le due magnifiche terzine: ; e che lo novo peregrin d’amore punge, s’e’ ode squilla di lontano che pare il giorno pianger che si more" [Purg. VIII, 1-6].
"Te quando sorge e quando cade il die…" Di Alessandro Manzoni abbiamo già altre volte ricordato i bei versi de "Il nome di Maria", con i quali il romanziere-poeta esprime felicemente i tre tempi dell’Angelus: . Tre volte al giorno i sacri bronzi, con i loro rintocchi, invitano i fedeli a salutare Colei a cui i "più bei nomi serba ogni loquela", Colei di cui molti popoli si vantano di esser "in sua gentil tutela". Un altro accenno si ha ne "I Promessi Sposi" dove, in un quadretto pittorico molto suggestivo, il Manzoni descrive l’animazione del paese di campagna di Lucia, sul far della sera: "Le donne venivan dal campo portandosi in collo i bambini, e tenendo per mano i ragazzi più grandini, ai quali facevan dire le divozioni della sera; venivan gli uomini, con le vanghe e con le zappe sulle spalle […]. E, più delle parole, si sentivano i tocchi misurati e sonori della campana, che annunziava il finir del giorno". È la campana dell’Avemaria della sera, alla quale lo scrittore allude poco prima. Ma non sono, ovviamente, solo Dante e Manzoni ad onorare la Vergine dell’Annunciazione. Al fascino dell’Angelus non sono sfuggiti neppure uomini di lettere irreligiosi. Tanto per citarne uno, George Byron [1788-1824], protestante e miscredente, nella sua permanenza in Italia – e proprio dalla pineta di Ravenna cara a Dante – ode il suono della campana dell’Angelus della sera e, commosso, eleva il suo canto alla Madonna: ; calma e tinta di rose è l’atmosfera, mormora il bosco un suon di preghiera" [Don Juan, c. III]. Simone Moreno |
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