Madre di Dio

 

N. 11 novembre 2005

Con Maria, Regina degli Apostoli

Verso l'Avvento con la Vergine dell'Attesa

Amici lettori

La verginità di Maria
  
Gabriele Amorth

La Madre di Dio per una "cultura della vita"
  
Stefano De Fiores

Storia dell’"Angelus" - 10
  
Simone Moreno

L'elemento materno mariano, nell'economia della grazia
  
Giuseppe Daminelli

"La stella li precedeva..."
  
Alberto Rum

Una devozione mariana biblica
    
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Piero Roma

Cipro - come un grande Santuario
  
George Gharib

"...Prega per noi nell'ora della nostra morte"
   Aldo Ferrabino

 Cina mariana
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 10
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 11 novembre 2005 - Copertina

 
 La mariologia di Benedetto XVI – 4

 
di BRUNO SIMONETTO

Una devozione mariana biblica
   

Il ‘Vangelo dell’infanzia’ di Luca, insieme con il Magnificat di Maria, costituisce il fondamento essenziale della devozione cristiana verso la Madre del Signore.
  

Altre preziose riflessioni sulla mariologia del Card. Joseph Ratzinger, riprese dal suo volumetto sulla Madonna del 1997: "Maria – Kirche im Ursprung" [in italiano: Maria – Chiesa nascente, Cinisello Balsamo 1998], ci vengono offerte nel cap. IV ["Tu sei la piena di grazia"], dove sono analizzati gli elementi essenziali per una devozione mariana fondata sulla Parola di Dio.

Il futuro Papa Benedetto XVI si sofferma anzitutto a commentare l’espressione del Magnificat: "…d’ora in poi, tutte le generazioni mi diranno beata" [Lc 1, 48].

"Questa parola della Madre di Gesù, che Luca ci ha tramandato – scrive – è insieme profezia e compito per la Chiesa di tutti i tempi. Questa frase del Magnificat, ripresa dall’ispirata preghiera di lode di Maria al Dio vivente, è uno dei fondamenti essenziali della devozione cristiana a Maria. La Chiesa non ha inventato nulla di nuovo, quando ha cominciato a magnificare la Santa Vergine; non è precipitata dalle altezze dell’adorazione all’unico vero Dio giù nella lode di un essere umano. Essa fa ciò che deve fare e di cui è stata incaricata fin dall’inizio. Quando Luca scrisse questo testo, si era già nella seconda generazione cristiana; e alla "generazione" dei Giudei si era aggiunta quella dei pagani, che erano divenuti Chiesa in Gesù Cristo. L’espressione "tutte le generazioni" cominciava a riempirsi di realtà storica. L’evangelista non avrebbe certo tramandato la profezia di Maria se essa gli fosse sembrata indifferente o superata. Nel suo Vangelo Luca voleva fissare "con cura [ciò che] i testimoni oculari e i servitori della Parola fin dall’inizio" [cfr. Lc 1, 2-3] avevano tramandato, per dare così sicure indicazioni alla fede della Cristianità che stava facendo il suo ingresso nella storia del mondo".

Bernardo Daddi, Madonna del 'Magnificat' - Roma, Musei Vaticani.
Bernardo Daddi, Madonna del ‘Magnificat’ – Roma, Musei Vaticani.

Come si vede, la preoccupazione ‘esegetica’ del Card. Ratzinger è fondamentale per stabilire l’autenticità della devozione verso la Madre del Signore, basata sulla Parola di Dio. Per questo, egli insiste nel rilevare come la formazione del culto alla Vergine abbia una solida giustificazione storico-esegetica: "La profezia di Maria – continua – apparteneva a questi elementi, che Luca aveva "con cura" rintracciato e riteneva sufficientemente importanti da tramandare come parte del Vangelo. Ciò presuppone che questa parola non era rimasta senza una corrispondenza nella vita della Comunità. I primi due capitoli del Vangelo di Luca lasciano intendere un ambiente di tradizione, nel quale la memoria della Vergine Maria era custodita e la Madre del Signore era amata e lodata".

Ma che cosa presuppongono – nell’analisi di Ratzinger – tali elementi? "Essi presuppongono intanto che il grido della donna sconosciuta del popolo ["Beata la donna che ti ha generato e allattato!", Lc 11, 27] non si era spento, ma aveva invece trovato una più pura e valida configurazione nella profonda comprensione che ne aveva dato in risposta Gesù ["Beati piuttosto quelli che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica", Lc 1, 28].

Presuppongono pure che il saluto di Elisabetta ["Tu sei benedetta fra tutte le donne", Lc 1, 42] che l’evangelista Luca caratterizza come una parola pronunciata nello Spirito Santo [cfr. Lc 1, 41], non era rimasto un episodio isolato. La perdurante esaltazione di Maria, almeno in un filone della primitiva tradizione, è il presupposto dei racconti dell’infanzia lucani".

Ed ecco, perciò, l’affermazione impegnativa che ne deduce il Card. Ratzinger: "L’inserzione di questa parola nel Vangelo eleva la venerazione della Madre del Signore da semplice fatto a compito per la Chiesa di tutti i luoghi e di tutti i tempi".

Beato Angelico, "Ave, Maria, piena di grazia" - Museo Diocesano di Cortona.
Beato Angelico, "Ave, Maria, piena di grazia" – Museo Diocesano di Cortona.

Inesauribile ricchezza del Vangelo dell’infanzia

"La Chiesa – continua il Card. Joseph Ratzinger – trascura qualcosa di quella che è la sua missione, se non loda Maria. Essa si allontana dalla parola biblica, se in lei viene meno la venerazione della Madre di Gesù. Allora essa in realtà non onora più neppure Dio nel modo che gli si addice.

Noi conosciamo infatti Dio anzitutto attraverso la sua creazione [cfr. Rm 1, 20]. Conosciamo però Dio anche attraverso un’altra e più trasparente via, e cioè attraverso la storia che egli ha posto in atto con gli uomini […]. Il versetto del Magnificat ["…d’ora in poi, tutte le generazioni mi diranno beata", Lc 1, 48] ci mostra che Maria è uno di quegli esseri umani che appartengono in modo del tutto speciale al nome di Dio, a tal punto che noi non possiamo lodare Dio come si conviene, se lo lasciamo da parte. Perché, così facendo, trascureremmo qualcosa di lui che non può essere trascurato. Che cosa propriamente? La sua maternità, potremmo dire in una prima approssimazione, che si manifesta nella Madre del Figlio in modo più puro e diretto che in qualsiasi altro luogo. Ma, naturalmente, questa è un’indicazione ancora troppo generica.

Affinché possiamo lodare Maria come si conviene – e così onorare Dio nel modo giusto –, dobbiamo metterci in ascolto di tutto ciò che Scrittura e Tradizione ci dicono sulla Madre del Signore; e meditarlo nel nostro cuore. La ricchezza della dottrina mariana è, nel frattempo, grazie alla lode di "tutte le generazioni", divenuta quasi illimitata".

Ciò il Card. Ratzinger deduce dalla riflessione su alcune parole significative che San Luca, nell’inesauribile ricchezza della sua narrazione dell’infanzia di Gesù, consegna nelle nostre mani. Vediamolo in successive analisi e per sintesi.

A. Aquilio, L'Angelus e la salutazione a Maria della Chiesa di ogni tempo - Basilica di "Santa Maria sopra Minerva", Roma.
A. Aquilio, L’Angelus e la salutazione a Maria della Chiesa di ogni tempo
– Basilica di "Santa Maria sopra Minerva", Roma.

Maria, la figlia di Sion

"Per Luca, nel saluto dell’Angelo a Maria ["Gioisci, o piena di grazia. Il Signore è con te", Lc 1, 28] si trova come in embrione la mariologia che Dio, attraverso il suo messaggero, l’Arcangelo Gabriele, voleva trasmettere a noi.

"Gioisci": letto sullo sfondo veterotestamentario, è l’annuncio della gioia messianica [cfr. Sof 3, 14; Gl 2, 21; Zc 9, 9; Lam 4, 21]. Sicché con questo saluto ha inizio in senso proprio il Vangelo, la cui prima parola è "gioia": la nuova gioia che ha origine da Dio, che irrompe nell’antica e infinita tristezza del mondo. Maria non viene perciò salutata semplicemente in qualche modo; il fatto che l’Angelo di Dio saluta lei e in lei l’Israele in attesa e l’umanità è un invito alla gioia del più profondo dell’essere.

E perché Maria dovrebbe gioire in modo così pieno? Perché "il Signore è con te". Per comprendere il senso di questo annuncio, dobbiamo ritornare ancora una volta ai testi veterotestamentari che fanno da sfondo, specialmente a Sofonia. Essi contengono sempre una doppia promessa per Israele, la figlia di Sion: Dio verrà come Salvatore e abiterà in lei. Il dialogo dell’Angelo con Maria riprende questa promessa e la porta a compimento in una duplice concretizzazione. Ciò che è detto nella profezia della figlia di Sion, vale ora per Maria: ella viene equiparata alla figlia di Sion, è la figlia di Sion in persona. Parallelamente Gesù, che Maria partorirà, viene equiparato al Dio vivente. La venuta di Gesù è la venuta dell’inabitazione di Dio stesso […].

Il saluto dell’Angelo – lo strumento di comunicazione della mariologia non ideato dall’uomo – ci ha condotti ai suoi fondamenti teologici. Maria è identificata con la figlia di Sion, con il popolo di Dio nella sua dimensione sponsale. Tutto ciò che sull’"ecclesia" viene detto nella Bibbia, vale anche per lei, e viceversa: ciò che la Chiesa è e deve essere, lo viene a conoscere concretamente guardando a Maria. Essa è lo specchio, la misura perfetta del suo essere, perché essa è totalmente su misura di Cristo e di Dio, da lui "totalmente abitata".

E per cos’altro dovrebbe esserci la Chiesa se non per questo: per divenire l’abitazione di Dio nel mondo? […].

L’identificazione tipologica fra Maria e Sion conduce a una grande profondità. Questa forma di legame fra l’Antico e il Nuovo Testamento è molto di più di un’interessante composizione storica, con la quale l’evangelista Luca collega promessa e adempimento e comprende l’antica Alleanza alla luce dell’evento di Cristo. Maria è Sion in persona; e ciò significa: ella vive tutto quello che con "Sion" si intende. Ella vive in modo da essere permeabile, "abitabile" da Dio: vive in modo da essere "luogo" per Dio; vive nella dimensione comune della storia sacra, che riguarda non un’esistenza singola ma tutto il vero Israele […]".

Raffigurazione dell' "Ave, Maria" - Stampa popolare francese [sec. XIX].
Raffigurazione dell’ "Ave, Maria" – Stampa popolare francese [sec. XIX].

Maria madre dei credenti

"Ritorniamo ancora al saluto dell’Angelo. Maria viene chiamata "la piena di grazia". Ora, nel testo greco, la parola grazia [= charis] ha la stessa radice della parola gioia [= chara]. Si manifesta così in altro modo, ancora una volta, la stessa correlazione che abbiamo incontrato nel confronto con l’Antico Testamento. La gioia viene dalla grazia, perché la grazia è gioia. E la grazia è un concetto relazionale: non esprime qualcosa della proprietà di un soggetto, ma qualcosa che indica relazione tra un io ed un tu: tra Dio e l’uomo. Perciò, il "tu sei piena di grazia" può essere meglio tradotto con l’espressione: "Tu sei piena di Spirito Santo. Tu sei in relazione vitale con Dio".

Luca ha illustrato questa situazione esistenziale della Santa Vergine anche a partire da un altro ambito tematico: con il suo modo delicato, attraverso una serie di allusioni, propone nel racconto dell’Annunciazione un parallelo fra Abramo, il padre dei credenti, e Maria, la madre dei credenti".

Partendo dall’affermazione che "essere nella grazia" significa "essere credente", e dopo avere disquisito sulla fede [e sull’oscurità della fede], il Card. Joseph Ratzinger stabilisce il raffronto Abramo – Maria nei termini seguenti:

"[…] Il parallelo fra Maria e Abramo ha inizio nella gioia della promessa del figlio, ma procede fino all’ora oscura della salita al Monte Moria, cioè fino alla crocifissione di Cristo e poi certamente anche fino alla miracolosa liberazione di Isacco, fino alla risurrezione di Gesù Cristo.

Abramo "padre nella fede": con questo titolo è designato il ruolo unico del patriarca nella religione d’Israele e nella fede della Chiesa. Ma non è meraviglioso che – senza nulla togliere al ruolo di Abramo – ora, per il nuovo popolo dell’Alleanza stia all’inizio una "madre dei credenti"; che dalla sua pura e alta figura la nostra fede accolga continuamente il suo modello e l’indicazione del cammino di fede da percorrere?".

Queste sono altre profondità teologiche e fecondità spirituali dell’insegnamento del futuro Papa Benedetto XVI, fondate sui presupposti biblici della devozione mariana, a partire dal Magnificat e dalla narrazione lucana dell’Annuncio dell’Angelo Gabriele.

Ne incontreremo altre ancora, continuando il discorso alla prossima puntata.

Bruno Simonetto