Madre di Dio

 

N. 11 novembre 2005

Con Maria, Regina degli Apostoli

Verso l'Avvento con la Vergine dell'Attesa

Amici lettori

La verginità di Maria
  
Gabriele Amorth

La Madre di Dio per una "cultura della vita"
  
Stefano De Fiores

Storia dell’"Angelus" - 10
  
Simone Moreno

L'elemento materno mariano, nell'economia della grazia
  
Giuseppe Daminelli

"La stella li precedeva..."
  
Alberto Rum

Una devozione mariana biblica
    
Bruno Simonetto

Fatti e persone
  
a cura di Piero Roma

Cipro - come un grande Santuario
  
George Gharib

"...Prega per noi nell'ora della nostra morte"
   Aldo Ferrabino

 Cina mariana
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 10
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Italia

 

Madre di Dio n. 11 novembre 2005 - Copertina

 

 

 

 

 Riflessioni sull’"Ave, Maria"

 
di ALDO FERRABINO

"…Prega per noi nell’ora della nostra morte"
   

Affidiamo alla Vergine Assunta in Cielo, che ci ha preceduti nella gloria a noi ritardata, l’ora più decisiva della vita, come del resto tutte le altre ore della nostra esistenza terrena.
   

SCHEDA BIO-BILIOGRAFICA DI ALDO FERRABINO

Aldo Ferrabino in una foto dei suoi anni maturi.Aldo Ferrabino è nato a Cuneo il 28 Giugno 1892 ed è morto a Roma il 31 Ottobre 1972. Storico dell’antichità, aveva studiato alla Facoltà di Lettere dell’Università di Torino, dove fu allievo di G. De Sanctis. Dal 1923 insegnò Storia Antica all’Università di Padova, dove divenne Rettore nel 1949. In seguito fu chiamato alla cattedra di Storia Romana all’Università di Roma. Venne eletto Senatore nel 1948 [come indipendente nelle liste della Democrazia Cristiana]. Succedette al De Sanctis come Presidente dell’Istituto per l’Enciclopedia Italiana, per la quale promosse la pubblicazione del Dizionario enciclopedico italiano [1955], dell’Enciclopedia dell’arte antica, classica ed orientale [1958] e del Dizionario biografico degli Italiani [1960].

Profondamente cattolico, elaborò una visione "metastorica", secondo la quale l’esperienza esteriore è valutabile soltanto dalla coscienza dell’uomo interiore, come teorizzava nei saggi raccolti in La vocazione umana [1943], in Le vie della storia [1955] e, più avanti, negli Scritti di filosofia della storia [1962], ove manifestava la sua opposizione alla crociana dialettica dei distinti.

Tra i numerosi contributi di Ferrabino sono da ricordare Trilogia del Cristo [1946-47, tre voll.], L’essenza del romanesimo [1957], Cristo [1961] e Storia dell’uomo avanti e dopo Cristo [1967]. Soprattutto in queste ultime opere, si rivela la forza della sua fede, riflessa in uno stile letterario che dalla critica fu paragonato a quello dei

   
La preghiera è più efficace nell’ora decisiva. Molte ore ha la nostra vita in terra: nessuna è così decisiva come l’ora della morte, l’ora che fa mortale la nostra vita in terra, l’ora che ci farebbe mortali senza la fede di Cristo.

Sotto gli orologi solari l’epigrafe pagana diceva: "Vulnerant omnes, ultima necat" . Tutte le ore ci feriscono un poco, a una a una, nel fluire rapide e lente. L’ultima ora è quella che uccide. Così diceva l’epigrafe pagana.

Ma la fede di Cristo dice, al contrario, che l’ultima ora è quella in cui per noi prega Maria: per la nostra salvezza. E mercé di Maria, che prega per la nostra salvezza, nessun’altra ora è tanto preziosa quanto l’ultima ora della vita terrena.

L’ultima ora: che diventa la prima. L’ultima, di questo tempo adombrato dalla Croce. La prima, della Gloria senza tempo, che la Croce promette.

E noi preghiamo Maria che preghi per noi; quantunque anche non pregata, Ella prega certamente per noi nell’ora della nostra morte. Anche non pregata, Maria è a tutti misericorde, a tutti perdonatrice: intercede per tutti, Colei che è piena di grazia.

Ma noi tanto più la preghiamo che preghi per noi nell’ora della nostra morte: poiché ci conforta ed allieta di offrirLe così il nostro atto di fede; che è fede nella Sua preghiera, nella Sua misericordia e nel Suo perdono; fede nella Sua grazia e nella Sua maternità; fede nella Sua morte, divenuta Assunzione.

La preghiamo per atto e sovrabbondanza di fede. Le offriamo l’ora nostra più decisiva: la più tremenda, la più stupenda. E le facciamo pertanto sapere che anche tutte le altre ore, così come l’ultima, le altre ore della nostra vita in terra, sono da noi offerte alla Sua preghiera: misericorde gratuita materna; offerte alla preghiera dell’Assunta, che unica ci ha preceduti nell’Assunzione, a noi ritardata.

Benoît Cacciatori, La Pietà - Abbaye de Hotecombe, Francia.
Benoît Cacciatori, La Pietà – Abbaye de Hotecombe, Francia.

Preghiera alla Vergine

"In Te, o Maria, il corpo è già glorificato con l’anima. Non c’è per Te, o Maria, quella separazione che c’è ancora per noi, quando la morte separa l’anima dal corpo. Noi aspettiamo l’ultimo Giudizio. Per Te, o Maria Assunta, la separazione e l’attesa furono abolite dall’Assunzione. Oh sì, Maria, prega per noi nell’ora della nostra morte, che in noi separa l’anima dal corpo. Prega per la vita nuova dell’anima: prega per la futura vita del corpo: prega per la vita eterna dell’anima e del corpo ricongiunti in eterno.

Terribile è la separazione, o Maria. E Tu sai che è terribile, Tu che ne fosti esente, o Immacolata. Terribile è questo mistero che toglie all’anima il corpo. Ma Tu sai la via della nostra speranza che oltrepassa il mistero e lo fa luminoso. Sulla via della nostra speranza Tu ci accompagni con la Tua preghiera.

A Te la speranza fu coronata dal Figlio che ti donò l’Assunzione, o Madre Assunta. A noi la speranza è sostenuta dalla Tua preghiera, o Vergine Madre del Redentore.

Prega per noi nell’ora che morremo; prega in quest’ora stessa in cui ti preghiamo: presaghi della morte eppure forti della nostra speranza.

La Tua preghiera, o Maria, confidiamo che ci valga per quell’ora estrema, quando noi non più potremo pregare, quando con la voce e la luce ci verrà meno il mondo, ma non la speranza che fu Tua, non la carità che è Tua, e non la Tua preghiera: vicaria della nostra, migliore della nostra, pur al di là della nostra. Prega per noi, Maria.

T’invochiamo: prega per noi nell’ora della nostra morte. Sì: e Tu pregherai per noi, e con Te pregheranno per noi anche le creature d’amore, dalle quali ci rapisce l’ora della morte, e alle quali ci ricongiunge, presso di Te, con la speranza l’amore, con l’amore la fede: la fede di Cristo, o Madre di Cristo.

La comunione delle preghiere; la comunione dei vivi che pregano per i morti, dei morti che pregano per i vivi; la comunione del Mistico Corpo, tra i vivi ed i morti, tra i buoni e i cattivi; culmina per ciascuno di noi nell’ora che per noi divide la vita dalla morte, e divide il bene dal male. In quell’ora la Tua preghiera è culmine di comunione con noi nel Mistico Corpo. In quell’ora ci soccorre la Tua preghiera, così che mentre la morte ci divide dalla vita, e il male ci allontana dal bene, Tu ci conservi nondimeno nella comunione dei risorti.

F. Faustini, Morte di San Giuseppe, benedetto da Gesù e assistito da Maria - Loreto, Cappella Spagnola.
F. Faustini, Morte di San Giuseppe, benedetto da Gesù e assistito da Maria – Loreto, Cappella Spagnola.

In quell’ora, che è l’Ora di Cristo, la Tua preghiera, o Madre di Cristo, è tanto potente che ricolma di vita anche la morte, e perfeziona con la santità della morte la santità della vita: entro la comunione dei risorti.

Per la Tua preghiera, o Madre di Cristo e nostra, pregano in comune tutti i Santi e le Sante di Cristo, prega in comune il mondo dei redenti: e Tu preghi Cristo, o Madre di Cristo: e Cristo ha lo Spirito di assoluzione.

Benedetta sia l’ora della nostra morte, quando Tu preghi per noi che Ti abbiamo pregata. Benedetta in noi quell’ora, grazie alle nostre preghiere. Benedetta in Te e in noi quell’ora, grazie alla comunione delle preghiere, e in virtù dello Spirito d’associazione.

Dal terrore del peccato e della pena, ci esime la Tua preghiera, o Maria, nell’ora della nostra morte.

Dalla indifferenza e dalla ostinazione, ci esime la Tua preghiera, o Maria, nell’ora della nostra morte.

Dalla superbia senza rimorso, e dal rimorso senza consolazione, ci esime, o Maria, la Tua preghiera nell’ora della nostra morte.

La morte che Tu, o Madre di Cristo, assisti ed aiuti con la Tua preghiera a Cristo, è principio di beatitudine, è principio di esultanza, è principio di trasfigurazione… La saggezza di tutti i saggi non è così rasserenata com’è rasserenata dalla Tua preghiera, o Maria, l’ora della nostra morte.

Tu pregherai per noi in agonia; Tu pregherai con noi; Tu pregherai senza di noi; pregherai in quel modo che tutto e solo è Tuo, o Madre Assunta, o Immacolata Madre: tacendo adorando godendo.

E anche la nostra agonia prenderà somiglianza dalla Tua preghiera; e sarà silenzio adorazione e gaudio".

Maria e la Croce: il Redentore e la Corredentrice del genere umano - Verso della croce astile in argento sbalzato e cesellato (sec. XVI), Chiesa Parrocchiale "San Martino" a Gordonia (Sondrio).
Maria e la Croce: il Redentore e la Corredentrice del genere umano – Verso della croce
astile in argento sbalzato e cesellato (sec. XVI), Chiesa Parrocchiale "San Martino" a Gordonia (Sondrio).

"Prega per la morte di tutti"

A questa sequenza di atti di fede di Aldo Ferrabino nel destino d’eternità dell’uomo, e alle sue ripetute invocazioni di speranza nella preghiera della Santa Vergine ["prega per noi, Maria…"], facciamo seguire una riflessione sul tema, tratta dal volumetto di p. Tullio Faustino Ossanna: "L’Ave MariaStoria, contenuti, problemi"[Ed. San Paolo, pp. 89-91].

"Nella preghiera gioiosa dell’Ave l’ultima parola è segnata con il colore della morte, così come l’ultima parola del Pater richiama il male.

Chiediamo a Maria che ci guardi sempre, ogni ora, ma la vogliamo in preghiera accanto a noi in un’ora molto importante, la più decisiva della vita: l’ora della nostra morte. La morte è una realtà tremenda il cui pensiero amareggia la vita, spegne la gioia sul volto e nel cuore.

L’uomo, infatti, pur accettando la morte come una realtà connaturata al suo limite di creatura, sente dentro di sé il richiamo dell’immortalità. Che pensi di sopravvivere nel ricordo o nella trasmissione della vita ai figli, che creda nella reincarnazione o in qualsiasi altra forma di vita ulteriore, l’uomo percepisce sempre che la morte è un assurdo, è – come dice Paolo – "l’ultimo nemico" [1Cor 15, 26] che Cristo ha già sconfitto.

Gesù, in nome del Padre, ha rivelato agli uomini il vero senso del morire: è arrivare al termine di una prima fase della vita, è varcare la soglia del tempo assegnato a ciascuno di noi, per vivere nella dimensione eterna di Dio. Per Cristo e in Cristo la morte è vinta. Cristo ci assicura del "dopo": un mondo di vita, di felicità piena ed eterna.

Icona russa della Madre di Dio "Sorgente di Vita" - Ufficio Archeologico presso l'Accademia Ecclesiastica Moscovita [sec. XIX].
Icona russa della Madre di Dio "Sorgente di Vita" – Ufficio Archeologico
presso l’Accademia Ecclesiastica Moscovita [sec. XIX].

A questo ingresso nella vita senza fine, quando Gesù stesso verrà a prenderci per portarci nella casa del Padre, occorre prepararsi. Maria è chiamata a vivere con noi quell’ora. Ella, madre della vita, che ha visto deporre nella tomba, addormentato tra i padri, il suo sposo Giuseppe; ella che ha vissuto l’ora tragica della morte di suo Figlio, è chiamata a pregare per la nostra morte. In quell’ora la vogliamo presente, perché l’angoscia non vinca la fede, perché la speranza renda meno forte il dolore.

Potremo anche intendere: "Prega per noi peccatori adesso per l’ora della morte"; perché alla morte ci si prepara prima, in ogni ora della vita, facendo del bene, facendo fruttare i talenti, eseguendo con fedeltà la missione che ci è stata affidata. Maria aiuta tutti i suoi figli a trovare in Cristo la via verso la casa del Padre.

Infine, va anche ricordato che l’invocazione dell’Ave non è solo per la "mia" morte, ma per la "nostra" morte. Ogni giorno, ogni ora, ogni istante c’è chi nasce e chi muore: occorre pregare per chi viene al mondo e per chi lo lascia, chiamato alla vita eterna. La presenza di Maria, che prega accanto a ogni figlio che muore, rivela il suo mistero di portatrice di luce, di donatrice di speranza. Maria è la madre che ama e insegna a trasformare l’amarezza della morte nella serena certezza della vita eterna. Maria, pellegrina accanto ai suoi figli nella vita, è lì ad aprire loro la porta della felicità nella gloria".

[Per l’approfondimento, cfr. 1] L. Boros, Mysterium mortis, Brescia 1969; 2] K. Rahner, Teologia della morte, Roma 1966; 3] X. Léon-Dufour, Di fronte alla morte: Gesù e Paolo, Torino 1982].

Aldo Ferrabino