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N. 2 febbraio 2006
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Con
Maria nel nuovo millennio di STEFANO DE FIORES Maria in
relazione alla vita Esistono elementi suggestivi sul rapporto
Maria-vita, come l’analogia patristica tra Eva e la Vergine nella
contrapposizione morte-vita. La riflessione teologica deve ancora affrontare in modo sistematico il rapporto di Maria con la vita. Interessanti, al riguardo, sono gli spunti che vengono dall’enciclica Evangelium vitae (1995) che presenta Maria come "incomparabile modello di accoglienza e di cura della vita" (EV 102); modello, in particolare, "per la Chiesa, chiamata ad essere la ‘nuova Eva’, madre dei credenti, madre dei ‘viventi’" (EV 103), anche "nella sua lotta contro la morte" (EV 105). Sempre significativi gli spunti teologico-spirituali offerti dal documento "Fate quello che vi dirà", che si sofferma su alcune stimolanti icone di Maria in rapporto con la vita. Ci limitiamo qui a riassumerlo in breve, tentando poi di procedere per la via trinitaria.
Maria codice genetico-spirituale dell’umanità La tradizione cristiana medioevale applica a Maria la figura biblica dell’"albero della vita" (Gen 2, 9; Ap 2, 7; 20, 22), metafora con la quale oggi la scienza intende il DNA, la molecola a base della vita. Già l’Akáthistos saluta Maria come "magnifica pianta che nutre i fedeli, bell’albero ombroso che tutti ripari" [Strofa 13]. Poi Bernardo la invoca "vero albero di vita che solo è stato degno di portare il frutto della Salvezza". Un Sinassario armeno del XIII secolo, attribuito al monaco Ter Israel, specifica il significato della Natività di Maria: "La Santissima Madre di Dio è l’albero della vita che dette il frutto della vita, il Cristo, il cui corpo è la vita e la causa della vita". Sulla stessa scia si pone San Luigi Maria di Montfort (+1716) quando afferma che "chi desidera avere il frutto della vita, Gesù Cristo, deve avere l’albero della vita: Maria". Quando dal simbolo si passa alla realtà, cioè alla parte svolta da Maria come Madre nell’Incarnazione del Verbo, si profilano nell’analisi di Langella tre posizioni: 1] La
via del silenzio contemplante […] A questo prodigio, o misero, non cercare una spiegazione con le tue riflessioni; non incedere inutilmente per la strada della natura, perché per una strada nascosta all’intelligenza [il Figlio] entrò ed abitò nell’utero materno".
2] La
via dell’indagine biologica 3] La ricerca del significato teologico In rapporto alla bioetica, la maternità verginale di Maria mostra il valore della vita umana fin dagli inizi e addita in lei un "incomparabile modello di accoglienza e di cura della vita" (EV 102). Essa però, se considerata solo biologicamente e non nel contesto del mistero della Salvezza, potrebbe offrire il fianco a conclusioni contrarie alla morale cattolica. Per esempio, se si deducesse da essa la liceità della fecondazione artificiale o assistita, dissociando "la procreazione dal contesto integralmente umano dell’atto coniugale" (EV 14) o si escludesse il padre dalla concezione della prole, come avverrebbe in caso di clonazione. Il concepimento verginale supera questi contesti, elevandosi a segno di una superiore nascita e ad una trascendente paternità.
Maria e la vita trinitaria La teologia avverte, oggi più di prima, che qualsiasi realtà non può comprendersi se non inserita nel piano salvifico escogitato dal Dio Uni-Trino, quindi in rapporto con le tre Persone divine. Ora, alla luce dello Spirito "che dà la vita" [zoopóoion] la Theotókos appare come colei che "riceve la fecondità per essere anch’essa datrice di vita, madre di tutti i Cristiani". Questa vita eterna che Maria riceve e trasmette, questa eternità "non è qualche cosa, ma Qualcuno, o piuttosto l’amore di tre Persone". Eccoci dunque obbligati ad elevarci al mistero trinitario onde potere inquadrare la maternità di Maria nel rapporto con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. 1] Maria partecipa della vita dell’eterno
Generante Il "Padre del Signore nostro Gesù Cristo" (2Cor 1, 3) si mostra da sempre Signore "misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in bontà e fedeltà" (Es 34, 6), "buono verso tutti, pieno di compassione per tutte le sue opere" (Sal 145, 8-9). Contro ogni concezione stoica o epicurea che pensa Dio come indifferente alle vicende della storia, il Dio biblico è pieno di pathos e vibra d’amore, di tenerezza e di gelosia per il popolo con il quale ha stabilito una relazione viva d’Alleanza. Non mancano i teologi che parlano del dolore di Dio, che viene espresso anche nel cordoglio di Maria alla morte del Figlio. È certo che nell’AT si ricorre alla simbologia materna per esprimere l’amore di Dio verso il suo popolo (cfr Is 49, 15; 66, 13; Os 11, 1-8), anche quando si allontana da lui.
In quanto madre, Maria partecipa al fluire eterno della vita divina da parte del Padre, da cui ogni paternità e ogni comunicazione di vita prende nome (cfr Ef 3, 15). Sta il fatto incontestabile che solo Dio Padre nell’eternità e Maria nel tempo possono rivolgersi al Verbo dicendogli: "Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato" (cfr Sal 2, 7). La vergine appare in certo modo una continuazione e manifestazione visibile del Padre, così da potersi dire icona del Padre generante il Verbo nell’eternità e in lei e mediante lei nel tempo secondo l’umanità. Anche la tenerezza materna del Dio d’Israele non si contenta più del simbolo generico di una madre che ama sempre il frutto delle sue viscere, ma trova nella Madre di Gesù, nella Vergine della tenerezza, una manifestazione e un segno altamente comprensibile.
2] Maria relazionale al Verbo della vita Egli stesso è il "pane della vita" (Gv 6, 35.48), anzi la vita stessa e la risurrezione (Gv 11, 24; 14, 6). La Vergine, dando alla luce Cristo, ha dato vita alla stessa Vita, almeno ponendo la condizione essenziale perché la Vita potesse essere comunicata agli uomini. Ma il Vaticano II procede oltre quando interpreta l’opera materna di Maria nei riguardi del Figlio come una collaborazione alla rinascita spirituale dell’umanità: " Col concepire Cristo, generarlo, nutrirlo, presentarlo al Padre nel Tempio, soffrire col Figlio suo morente in Croce, cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, con l’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime (LG 61).
3] Maria madre secondo lo Spirito che dà
vita Ma la sinergia di Maria con lo Spirito continua nell’opera di rigenerazione degli uomini, poiché ella "con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo" (LG 62), "alla rigenerazione e formazione dei quali coopera con amore di madre" (LG 63). Si comprende allora perché i fedeli si rivolgano a lei, invocandola nell’antifona Salve Regina "vita, dolcezza, speranza nostra". Stefano De Fiores |
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