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N. 2 febbraio 2006
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Problemi attuali di mariologia di GIUSEPPE DAMINELLI La Madre di Dio
precede il suo popolo La fede incondizionata di Maria è stata il
fondamento del compimento della promessa e della realizzazione del
progetto di Dio. Nel tessuto degli eventi "drammatici" vissuti dagli uomini dopo la caduta del peccato originale, Dio traccia una storia della Salvezza, inserendola amorosamente nella storia dei peccatori, per correggerla e per trasformarla con la sua grazia in una storia salvifica. Perciò, Dio compie una scelta, chiama in mezzo agli uomini un uomo di nome Abramo di cui mette a prova la fede, per far di lui il capostipite d’un Popolo eletto che porterà al mondo la salvezza. Questa selezione va poi precisandosi nel corso dei tempi, cosicché la nozione del "Dio che viene" s’illumina progressivamente. Alla fine, "il Popolo eletto" si compendia in una sola persona: Maria di Nazareth. La marcia dell’umanità, sotto la mozione della grazia, verso la pienezza dei tempi è un lungo processo di purificazione dal quale emerge finalmente la figura più nobile che esista, cioè la Vergine Immacolata. Ella è l’espressione e il culmine dell’antico Popolo eletto, che a sua volta era il tipo della Chiesa futura. In Maria si opera il congiungimento dell’Antica e della Nuova Alleanza. Il vertice dell’attesa messianica diventa così il vertice della realizzazione messianica.
L’Amore elettivo di Dio È così che in Maria il Popolo eletto è diventato "la sposa immacolata" che il profeta Osea (cfr 2, 21) sognava. Ella diventa la figlia di Sion personificata. Invocandola come "Arca dell’Alleanza", "Porta del Cielo", "Torre di David", "Rifugio dei peccatori", le Litanie usano titoli e immagini profondamente tipici, che storicamente vennero prima applicati a Israele e alla Chiesa e soltanto in seguito a Maria. Nella riflessione amorosa delle generazioni cristiane, il mistero della Chiesa e il mistero mariano si sono illuminati a vicenda. Tale funzione mediatrice di Salvezza è opera unicamente dell’amore elettivo di Dio. Tuttavia, questa elezione esige condizioni straordinarie grazie alle quali la singolare funzione attribuita all’eletto - si tratti d’Abramo o di Maria - comporta da parte sua, per realizzarsi, un eminente impegno nel sacrificio: da questo punto di vista, l’eletto è il primogenito che deve precedere il suo popolo. È assolutamente necessario che coloro che sono stati scelti come padre del Popolo eletto o come madre del genere umano vadano incontro al sacrificio con uno spirito di fede incondizionata. Il popolo di Dio è, in primo luogo, una Comunità di fede; e ciò deve manifestarsi "tipicamente nella fede di colui nel quale è personificata la vocazione di tutto quanto il popolo. La fede incondizionata è indispensabile per la promessa e per la sua realizzazione, così come appare nei casi tipici di Abramo e di Maria". La tipologia dell’umanità religiosa Jahwè ordina ad Abramo di lasciare il suo Paese, conducendo con sé la moglie sterile, per raggiungere una terra sconosciuta che i suoi discendenti avrebbero avuto in eredità. Un po’ di tempo dopo quest’avvenimento, Abramo diventa inquieto e si chiede se Dio manterrà la sua promessa. Dio gli ripete di aver fiducia e, come pegno della sua promessa, gli dice che la moglie, sterile, partorirà un figlio. Allora Abramo, come tanti simili a lui che non hanno una pazienza a tutta prova, cerca garanzie umane e se le procura avendo un figlio non con Sara, sua moglie, ma con Agar, la schiava. Secondo la legge in vigore in Mesopotamia, questo figlio è l’erede legittimo di Abramo. Ma Dio non la pensa così, e rinnova la sua promessa. E Dio paziente non porta rancore ad Abramo e a Sara per la loro sorridente incredulità. Finalmente, dinanzi all’insistenza di Jahwè: "C’è qualcosa di troppo grande per l’Eterno?" (Gen 18, 14), Abramo gli dà la sua fiducia. È allora che nasce Isacco, e il sorriso dell’incredulità iniziale (cfr Gen 17, 17-19) cede il posto al trionfo di Dio. Quando Isacco è diventato ormai grande, Dio ordina ad Abramo di sacrificare il figlio della promessa. È questa una prova paradossale; eppure Abramo, sperando contro ogni speranza, si rimette nelle mani di Dio. Egli crede in ciò che è umanamente impossibile, e in tal modo diventa il capostipite del Popolo eletto: il tipo della Comunità di fede israelitica, figura della Chiesa.
La fede sacrificale di Maria La madre della nuova Comunità di fede fu sottoposta alla stessa prova paradossale. Un giorno sarà madre del potente Re-Messia, ma per esserlo deve affrontare numerosi contrasti: la sua fede viene messa alla prova, ma Maria si abbandona all’inscrutabile mistero, soprattutto quando Dio le propone una prova nella linea di quella di Abramo. Ciò accadde sul Calvario, dove suo figlio - su cui, secondo l’Annunciazione, si posava la promessa d’una regalità immortale - stava morendo apparentemente senza la minima speranza. Allora non ci fu nessun Angelo che, come per Abramo, impedisse, nell’istante supremo, l’effettiva immolazione. A lei venne chiesto di abbandonarsi senza riserve al mistero. Con la sua fede sacrificale e col suo amore - ambedue materni e incondizionati - Maria diventò la madre del popolo di Dio riscattato in Cristo. Unica fra tutti, presa tra la razza degli uomini, ella venne riscattata perché rappresentasse tipicamente, in quanto madre, ciò che dev’essere tutta la Chiesa: fedeltà a Cristo e fecondità materna. Quel che San Paolo dice della Chiesa: "Cristo la amò e per lei sacrificò se stesso per santificarla, purificandola [...] allo scopo di presentare a se stesso la Chiesa gloriosa, senza macchia né ruga [...] ma santa e immacolata" (Ef 5, 25-27), Cristo prima di tutto l’ha pienamente realizzato in sua madre. Perciò, tutta la vita della Chiesa attraverso i secoli non è che un’ascesa, una crescita verso la figura della madre divina. Ciò che è pienamente realizzato in Maria, è ancora in divenire e in crescita nella Chiesa terrena. È per Maria e soltanto per lei che la parusia - o unione gloriosa, anche corporea, dell’uomo riscattato con Cristo glorioso - s’è già effettuata. Scrive San Tommaso: "La vera Chiesa, madre nostra, è in Cielo; noi siamo in continua crescita verso di lei, e tutta la realtà della Chiesa militante (terrena) sta proprio nella sua conformità alla Chiesa celeste. L’immacolata Vergine-Madre, che è la Chiesa, è una realtà escatologica, una visione futura della realtà celeste". Già pienamente realizzata nell’Assunta in cielo, quaggiù essa cammina ancora nella speranza. In questo senso Maria fonda veramente la Chiesa, giacché, sempre secondo San Tommaso, la vera Chiesa è quella celeste, ed è quindi a partire da essa che la Chiesa terrena può esser realmente chiamata Chiesa. Maria è, così, l’archetipo di tutta quanta la Chiesa e la Chiesa, per ora, è pienamente Chiesa soltanto in lei. Il significato del termine tipo o archetipo che i Padri amavano usare in questo senso, non è puramente riducibile al concetto di esempio o di modello, ma è chiaramente più ricco. Per prima cosa designa una figura umana, una persona la cui storia e la cui condizione finale manifestano le intenzioni salvifiche di Dio nei confronti del Popolo eletto. Ciò che Dio progetta per la sua Chiesa, lo manifesta chiaramente nell’immagine compiuta della Vergine-Madre. Ma il ‘tipo’ non si riferisce soltanto a un’immagine statica da osservare, allo scopo di imitare poi nella nostra vita ciò che ammiriamo nel modello; rappresenta piuttosto qualcosa di dinamico, una forza salvifica. Significa che l’archetipo, Maria, si impegna personalmente a compiere negli altri membri della Comunità ecclesiale ciò che Cristo ha realizzato tipicamente in lei. Solo in questo senso ella può essere chiamata "Madre della Chiesa", cioè in quanto la Chiesa deve a Maria il suo carattere materno. Giuseppe Daminelli |
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