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N. 2 febbraio 2006
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La
mariologia di Benedetto XVI – 7 Il "segno
della Donna" nella
storia dell’uomo
Rileggiamo i punti focali alla cui luce,
nell’enciclica "Redemptoris Mater", è illustrata la
figura di Maria, secondo l’analisi del Card. Joseph Ratzinger. Nel numero della rivista dello scorso mese di Gennaio abbiamo aperto il discorso sul commento del Card. Joseph Ratzinger all’enciclica "Redemptoris Mater" di Giovanni Paolo II, parlando degli aspetti metodologici che la caratterizzano e riservandoci di indicare successivamente i punti focali alla cui luce nell’enciclica è illustrata la figura di Maria. Tutto questo è contenuto ancora nel cap. III del volumetto sulla Madonna, scritto dal futuro Papa Benedetto XVI nel 1997: "Maria – Kirche im Ursprung" [in italiano: Maria – Chiesa nascente, Cinisello Balsamo 1998, rieditato di recente]. I principali "punti focali" dell’enciclica – nell’analisi del Card. Ratzinger – sono:
Vediamoli singolarmente.
Maria, la credente "L’atteggiamento centrale, alla cui luce la figura di Maria è illustrata nell’enciclica – attacca deciso il Card. Joseph Ratzinger – si chiama fede. Se Gesù è il Verbo incarnato e parla attingendo alla profondità della sua unità col Padre, l’essenza e il cammino di Maria sono caratterizzati in maniera decisiva dal fatto che ella è credente. "Beata colei che ha creduto": questa acclamazione rivolta da Elisabetta a Maria [Lc 1, 45] diventa la parola chiave della mariologia. Maria è così inserita nella lode dei grandi credenti della storia, con cui il cap. 11 della Lettera agli Ebrei ha assegnato il suo luogo teologico alla memoria dei testimoni. Tale luogo biblico fondamentale non viene più abbandonato nel corso di tutta l’enciclica e va tenuto sempre presente per capirla bene. L’enciclica diventa così anche una catechesi sulla fede, sul rapporto fondamentale dell’uomo con Dio. Il Papa vede l’atteggiamento di Maria in unione con la figura di Abramo: come la fede di Abramo divenne l’inizio dell’Antica Alleanza, così la fede di Maria inaugura nella scena dell’Annunciazione la Nuova Alleanza. La fede è nel suo caso, come nel caso di Abramo, un confidare in Dio e un obbedire a Dio, anche lungo un cammino oscuro. Essa è un lasciarsi cadere, un arrendersi e un affidarsi alla verità, a Dio. Così diventa, nella penombra delle vie imperscrutabili di Dio, una conformazione a lui [cfr. RM, 14]. Di questo primo "punto focale" dell’enciclica Ratziger sottolinea due aspetti: a] "Il carattere di croce della fede, che Abramo dovette sperimentare in maniera tanto radicale, si manifesta per Maria nell’incontro con il vegliardo Simeone, e quindi nella perdita e nel ritrovamento di Gesù dodicenne. Il Papa sottolinea con forza le parole dell’evangelista: "Ma essi non compresero le sue parole" [Lc 2, 48-50; cfr. n. 17]. Pur nella vicinanza più intima a Gesù il mistero rimane mistero; e tocca anche Maria, non diversamente che nella fede. b] La meditazione sulla fede di Maria trova il suo punto culminante e la sua sintesi nell’interpretazione della presenza di Maria sotto la Croce. In qualità di credente ella conserva fedelmente e medita nel suo cuore le parole udite [cfr. Lc 1, 29; 2, 19.51]. Ma sotto la Croce la promessa: "Il Signore gli darà il trono di Davide suo padre […] e il suo regno non avrà fine" [cfr. Lc 1, 32-35] sembra definitivamente smentita. La fede entra nella sua kénosi più profonda, sta nell’oscurità totale. Ma appunto così essa è partecipazione piena allo spogliamento [cfr. Fil 2, 5-8] di Gesù. La fede – Abramo ce lo insegna – è comunione con la Croce. E pertanto essa diventa piena solo sulla Croce".
Il segno della Donna "La catechesi sulla fede – continua il Card. Joseph Ratzinger nella sua fine analisi della "Redemptoris Mater" – include l’idea della via e quindi anche quella della storia. Non stupisce perciò che un secondo filone di pensiero dell’enciclica presenti Maria come guida della storia, come segno dei tempi, ancora una volta in stretto collegamento con la parola biblica. Nel capitolo dodicesimo dell’Apocalisse si parla del "segno della donna", che viene dato in una determinata ora della storia, per determinare da allora in poi le vicende parallele del cielo e della terra. Tale testo contiene un chiaro riferimento alla descrizione biblica dell’inizio della storia, a quel testo misterioso che la tradizione chiama Protovangelo: "Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno"[Gn 3, 15]. In questa sentenza pronunziata sul serpente dopo la caduta nel peccato i Padri videro una prima promessa del Redentore, un’allusione alla discendenza che schiaccia la testa del serpente. Importante per i Padri fu anche il fatto che già in questo primo inizio il tema cristologico e quello mariologico sono inseparabilmente intrecciati. La prima promessa di Cristo, ancora semioscura e decifrabile solo alla luce dei tempi successivi, è una promessa fatta alla donna e per mezzo della donna […]. Maria, che ha generato il Cristo, è diventata il segno della speranza; ella è la guida della speranza. La decisione di Dio in favore dell’uomo, che nell’Incarnazione diventa visibile, "è più potente di ogni esperienza del male e del peccato, di tutta quella ‘inimicizia’ di cui è segnata la storia dell’uomo…" [cfr. RM, 11].
La mediazione di Maria La terza parte dell’enciclica ["Mediazione materna"] segna come il vertice della riflessione del documento pontificio ed anche – come scrive Ratzinger – "senza dubbio, il punto su cui si concentrerà la discussione teologica ed ecumenica". La ragione è che, se è vero che "anche il Concilio Vaticano II ha già menzionato il titolo di "Mediatrice" e sostanzialmente ha parlato della mediazione di Maria [cfr. LG 60 e 62], mai però finora il tema è stato trattato con tale ampiezza in documenti magisteriali […]. Sicché, nella sostanza, l’enciclica non si spinge oltre il Concilio, di cui adotta la terminologia; tuttavia approfondisce i suoi spunti e conferisce quindi loro nuovo peso per la teologia e la pietà". Ecco di quali spunti si tratta: a] Anzitutto, il Papa descrive teologicamente l’idea della mediazione, salvaguardandola da fraintendimenti: egli sottolinea con molta energia l’unica mediazione di Gesù Cristo, ma afferma pure che tale unicità non è esclusiva, bensì inclusiva, nel senso che rende possibili forme di partecipazione […]."Partendo da qui – osserva Ratzinger – il Papa sviluppa la sua terminologia. b] La mediazione di Maria poggia sulla partecipazione all’ufficio mediatore di Cristo, al cui confronto è un servizio subordinato [cfr. RM, 38]. La mediazione di Maria assume perciò la forma dell’intercessione [cfr. RM, 21]. Ma Giovanni Paolo II non si ferma qui. "La mediazione di Maria – prosegue l’analisi di Joseph Ratzinger – anche se si colloca sulla linea della cooperazione creaturale all’opera del Redentore, riveste tuttavia il carattere della "straordinarietà"; essa svetta in maniera unica al di sopra del modo di mediazione in linea di principio possibile a ogni uomo nella Comunione dei Santi […]. Ma l’elaborazione concettuale vera e propria della specifica mediazione mariana viene effettuata principalmente nella terza parte dell’enciclica, ancora una volta collegando in maniera sublime vari passi scritturistici, in apparenza assai distanti fra di loro, ma che proprio con il loro accostamento – unità della Bibbia! – sprigionano una luce sorprendente. La tesi fondamentale del Papa suona: la specificità della mediazione di Maria sta nel fatto che essa è una mediazione materna, ordinata alla continua nascita di Cristo nel mondo. Essa mantiene presente nell’evento della Salvezza la dimensione femminile, che ha in lei il suo centro permanente. Naturalmente, ove la Chiesa viene concepita solo in maniera istituzionale […] non rimane più spazio per una cosa del genere. La "consapevolezza materna della Chiesa primitiva" [cfr. RM, 43] a cui il Papa allude – conclude il Card. Ratzinger – è per noi d’attualità proprio oggi".
c] "Ora possiamo domandarci: perché dobbiamo vedere questa dimensione femminile e materna della Chiesa fissata per sempre in Maria? L’enciclica risponde partendo da un passo scritturistico che a prima vista sembra decisamente ostile a ogni venerazione di Maria, quando Gesù risponde alla donna sconosciuta che gli grida entusiasta: "Beato il grembo che ti ha portato!" [Lc 11, 27]: "Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano!" [Lc 11, 28]. A tali parole il Papa collega una sentenza del Signore che va nella medesima direzione: "Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica" [Lc 8, 20s]. In realtà – commenta Ratzinger – questi testi ci fanno conoscere due cose molto importanti: la prima, che al di là della maternità fisica irripetibile di Cristo, esiste un’altra dimensione della maternità, che può e deve continuare; la seconda, che tale maternità – che fa nascere continuamente Cristo – è basata sull’ascolto, sulla conservazione e sulla realizzazione della Parola di Gesù. Ora, proprio Luca, dal cui Vangelo sono desunti i due passi citati, descrive Maria come l’ascoltatrice esemplare della Parola, come colei che la porta con sé, la conserva nel cuore e la fa maturare. Ciò significa che Luca vuole collocare nel suo vero fondamento la venerazione di Maria". L’enciclica Redemptoris Mater prosegue poi nel sottolineare l’affidamento filiale di Giovanni a Maria sotto la Croce da parte del Cristo morente; e l’evento della Pentecoste, dove la corrispondenza tra l’Incarnazione di Gesù a Nazareth per opera dello Spirito Santo e la nascita della Chiesa con l’effusione dello stesso Spirito è evidente: "La persona che unisce questi due momenti è Maria" [cfr. RM, 24]. "Papa Giovanni Paolo II – conclude logicamente il Card. Joseph Ratzinger – vorrebbe che la scena pentecostale diventasse l’icona del nostro tempo, l’icona dell’Anno Mariano, il segno di speranza della nostra ora" [cfr. RM, 33]. Alla luce di questi elementi il Papa riassume quindi il senso dell’Anno Mariano che l’enciclica annuncia: "Mentre l’Anno Mariano [1954] di Pio XII era stato posto in relazione ai due dogmi mariani dell’Immacolata Concezione e dell’Assunzione corporea di Maria in Cielo – commenta infine Ratzinger –, questa volta si tratta di mettere in rilievo la presenza particolare della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della sua Chiesa [cfr. RM, 48]. Il senso ultimo del messaggio dell’enciclica è, dunque, che "la Chiesa deve di nuovo apprendere da Maria il suo essere Chiesa. Solo in una considerazione e in un’adesione al "segno della Donna", alla dimensione femminile, rettamente intesa, della Chiesa si verifica la nuova apertura alla forza creatrice dello Spirito e quindi la formazione di Cristo, la cui presenza soltanto può dare alla storia un centro e una speranza". Bruno Simonetto |
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