Madre di Dio

 

N. 2 febbraio 2006

"L'alta e particolare funzione della rivista"

Pellegrini a Lourdes

Amici lettori

Maria n relazione alla vita
  
Stefano De Fiores

La Madre di Dio precede il suo popolo
  
Giuseppe Daminelli

Il "segno della Donna" nella storia dell'uomo
    
Bruno Simonetto

"Nostra Signora della Semina del grano"
    
George Gharib

I Sette Santi Fondadori, "Servi di Maria"
    
Bianca Maria Veneziani

Storia dell’"Angelus" - 13
  
 Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Piero Roma

Maria "Roveto ardente"
  
Alberto Rum

La fornarna d Nazareth
    Simone Moreno

 Nel nome della Madre
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 13
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 2 febbraio 2006 - Copertina

 Preghiere popolari mariane - 13

 
di SIMONE MORENO

Storia dell’"Angelus"
   

L’"Angelus" nell’espressione dell’arte musicale: dalle melodie gregoriane al canto popolare delle ‘Laudi’ medioevali, fino alle grandi composizioni liriche.

 

Delle mille suggestioni che l’Angelus ha suscitato in artisti di ogni tempo [dalla letteratura e dalla poesia alla pittura, dalla musica alle tante espressioni d’arte folkloristica], vogliamo stavolta accennare all’arte musicale del canto gregoriano e delle ‘Laudi’ medioevali, per rivisitare in seguito le melodie dei grandi compositori che, nella celebrazione dell’"Angelus", hanno esaltato il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio.

L’armonia dell’"Ave, Maria" che le campane di ogni luogo diffondono dalle prime luci dell’alba a quando scendono le ombre della sera, risuona con cadenze prolungate nelle "laudi" paesane delle nostre Chiese di montagna o di campagna, dove si raccolgono i devoti della Santa Vergine, specie la povera gente delle valli, i lavoratori dei campi, mamme di famiglia o ragazze che sognano il loro avvenire di spose…

Anche questa è lontana ispirazione del costante tributo che l’arte divina della musica e del canto rende nel tempo alla "benedetta fra tutte le donne".

Già nei primi secoli cristiani in Siria si componevano inni mariani. Sant’Efrem e San Giovanni Damasceno, in modo particolare, arricchirono le prime raccolte vigenti nelle Chiese d’Oriente, terra di Maria. E diverse Liturgie s’incaricavano di dare a questi canti una propria suggestiva flessione e colorazione.

Beato Angelico, Annunciazione [part.] - Museo Diocesano, Cortona.
Beato Angelico, Annunciazione [part.] – Museo Diocesano, Cortona.

Perenne sinfonia della Chiesa

Dall’Oriente all’Occidente. È facile pensare che le Comunità cristiane che muovevano litaniando verso la Basilica Liberiana in Roma dovessero innalzare a Maria cantici di gloria, inni solenni e popolari, sul tipo di quelli che a Milano, composti da Sant’Ambrogio, avevano fatto piangere di commozione il giovane Sant’Agostino, il santo più "umano" del Cristianesimo.

Seguì quindi lo sviluppo di tutta un’epopea musicale mariana, in una interminabile successione di composizioni geniali in onore della Vergine Madre. Occupano il primo posto le numerose melodie di ispirazione gregoriana, il canto tradizionale della Chiesa che rende a Maria, in cento e più Antifone, l’omaggio della fede: "Quem Mater illa concipit / quae sola Virgo parturit…".

Fra i tanti Inni, l’"Ave, maris Stella" – canto di invocazione ai sentimenti materni della più tenera delle madri – ci colpisce ancora e ci commuove tanto. Come ci commuove la "Salve, Regina" [un saluto che riecheggia quello dell’Angelo], per la più vera delle preghiere che rivolgiamo alla Vergine: "Mostraci, dopo questo esilio, Gesù…". Senza contare le melodie gregoriane dell’"Ave Maria", quasi anticipazione delle grandi composizioni di Bach, di Gounod, di Schubert, di Mozart, di Beethoven, di Puccini, di Rossini, di Wagner, di Mascagni, di Mendelson, di Verdi, ecc.

Sin dal Medioevo il canto gregoriano trovò una corrispondenza di più immediata espressione nella musica religiosa popolare. È il caso delle ‘Laudi’, straordinariamente ricche di sentimento e di fede: strofe spesso ingenue, semplici, che gli innamorati di Maria s’incaricavano di dettare e che gli umili trovavano meravigliosamente rispondenti alla loro sensibilità mariana. ‘Laudi’ melanconiche e fiduciose insieme di madri e padri di famiglia, nelle quali si poteva ravvisare anche la stanchezza di chi, ogni sera, si tapinava dietro la quotidiana fatica del vivere.

Sempre, comunque, il canto dell’"Angelus" ha trovato adeguata espressione in creazioni ed interpretazioni differenti: nelle melodie più pure ed alte del genio come nelle devote preghiere salmodianti dei Monasteri che, anche nelle ore più fonde della notte, risuonavano nel Coro di voci verginali di Claustrali o nel canto pieno e forte di Monaci vegliardi.

Davvero, le armonie dell’"Angelus" sono sempre risuonate struggenti nella fede della Chiesa.

Simone Moreno