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N. 2 febbraio 2006
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L’eco
profonda di una lettura spirituale
di ALBERTO RUM Maria, "Roveto
ardente" La devozione a Maria dev’essere vera, con
le note caratteristiche descritte dal Montfort: interiore, tenera,
santa, costante e disinteressata. Leggendo il libro di Gianfranco Ravasi: "L’albero di Maria – 31 icone bibliche mariane", si rimane come folgorati dalle affermazioni del Patriarca di Antiochia Severo, del VI secolo. Questi, dopo aver detto che "il grembo di Maria è come il roveto nel quale discende il fuoco teofanico e nel quale Jhwh si rende presente e sperimentabile a Mosè", così aggiunge: "Quando volgo lo sguardo alla Vergine Madre di Dio e tento di abbozzare un semplice pensiero su di lei, fin dall’inizio mi sembra di udire una voce che viene da Dio e che mi grida all’orecchio: ‘Non accostarti! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo dove stai è terra santa!... Avvicinarsi a lei è come avvicinarsi a una terra santa e raggiungere il Cielo’ ". "Certo – commenta il biblista Ravasi – , come dirà Ambrogio, "Maria non è il Dio del Tempio ma il Tempio di Dio". Perciò noi dobbiamo, come Mosè, avvicinarci a lei a piedi scalzi perché nel suo grembo è Dio che si rivela e lo fa nel modo più vicino e trasparente, rivestendo la carne dell’uomo" [ivi, pp.32-33]. Maria suscita, forma e incorona i santi. Così è di chiunque volga lo sguardo alla Vergine Madre di Dio. Ella non è solo il capolavoro dell’Altissimo da contemplare. "Guai alla scienza che non si traduce in amore", avvertiva Bossuet. E già prima di lui, l’apostolo Giacomo faceva notare : "Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demoni lo credono e tremano. Vuoi dunque capire, o insensato, che la fede non serve a niente se non è accompagnata dai fatti?" (Gc 2, 19-20).
La "vera devozione" alla Vergine Maria La devozione a Maria dev’essere, dunque, devozione vera: devozione che abbia le note caratteristiche descritte dal Montfort nel suo Trattato della vera devozione: che sia, cioè, interiore, tenera, santa, costante e disinteressata. Siffatta devozione a Maria occorre chiederla in dono allo Spirito Santo. Ce ne avverte ripetutamente e decisamente lo stesso Santo di Montfort. Egli scrive: "Prima di inoltrarti nella lettura del mio scritto [Il segreto di Maria], trattieni un attimo la tua ansia istintiva di conoscere la verità. In ginocchio, ripeti con fiducia gli inni "Ave, stella del mare" e "Vieni, Spirito creatore" per chiedere a Dio la grazia di comprendere e gustare questo divino mistero. Di qui la fervida preghiera del Montfort allo Spirito Santo: "Spirito Santo, pianta in me l’albero della vera vita, che è Maria. Irrigalo e coltivalo perché cresca, fiorisca e produca abbondanti frutti di vita. Spirito Santo, rendimi profondamente devoto e ben disposto verso la tua divina sposa Maria. Rendimi fiducioso nel suo amore materno e pronto nel ricorrere alla sua misericordia. Con la sua collaborazione forma in me Gesù Cristo vivente, grande e forte, maturo e perfetto nella sua età" (SM 67). Anche nel Trattato della vera devozione il Montfort invita a chiedere allo Spirito Santo "la grazia insigne" della vera devozione a Maria. "Quanto è difficile – osserva – , per dei peccatori come noi siamo, avere il permesso, la capacità e la luce per entrare in questo luogo [Mria] così alto e così santo, custodito non da un Cherubino, come l’antico Paradiso terrestre, ma dallo Spirito Santo stesso, che ne è divenuto padrone assoluto, e dice di lei: ‘Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata’ ( Ct 4, 12). Maria è chiusa; Maria è sigillata; i miseri figli di Adamo e di Eva, cacciati dal Paradiso terrestre, non possono entrare in esso se non per una grazia speciale dello Spirito Santo, che essi devono meritare" (VD 263). Alberto Rum |
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