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N. 2 febbraio 2006
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Apostoli di Maria del Terzo Millennio
di MARIA DI LORENZO Nel nome della Madre Impegnative opere di misericordia spirituale
e corporale tracciate da Madre Teresa di Calcutta per i "Missionari
Laici della Carità", da lei fondati per diffondere nel mondo la
spiritualità della famiglia di Nazareth. "Dar da mangiare agli affamati: non solo il cibo che perisce, ma anche la Parola di Dio, la preghiera e i Sacramenti; dar da bere agli assetati: non solo l’acqua, ma anche la sapienza, la verità, la giustizia, la pace, l’amore e la gioia; vestire gli ignudi: non solo degli abiti, ma anche della dignità umana; accogliere chi non ha casa: non fornendo solo una casa di mattoni, ma un cuore che comprenda, che protegga, che ami; visitare gli infermi, i malati, gli storpi, i ciechi: non solo quelli che sono infermi, storpi, ciechi nel corpo, ma anche nella mente e nello spirito; visitare i carcerati: non solo quelli imprigionati dietro le sbarre di ferro di un carcere, ma anche nelle proprie passioni, nel proprio egoismo, nel peccato, nell’indifferenza e nell’ignoranza; seppellire i morti: non solo i corpi, ma anche le cattive abitudini, i peccati e l’egoismo". Sono le sette opere di misericordia, spirituali e corporali, tracciate da Madre Teresa di Calcutta, la "piccola matita di Dio", oggi Beata, e additate ai suoi figli spirituali come cammino sicuro, anche se esigente, di santità. È un cammino che i "Missionari Laici della Carità", uno dei rami della grande famiglia di Madre Teresa, ha fatto proprio ormai da diversi anni. Una realtà ecclesiale, la loro, probabilmente meno conosciuta rispetto a quella delle Suore e dei Padri Missionari fondati dalla Beata di Calcutta, ma che è in costante crescita e che addita nella Chiesa un cammino di perfezione particolarmente adatto per i laici del nostro tempo, uomini e donne pragmatici del Terzo Millennio, spesso in confusa ricerca di identità e di "qualcosa", o meglio ancora di "Qualcuno" che dia un senso profondo alla loro vita.
Un cammino di santità con Maria e Giuseppe La Casa Madre dei "Missionari Laici della Carità" è nel Quartiere Prenestino, periferia Est di Roma: un agglomerato di case venute su selvaggiamente, tra incuria e speculazione edilizia. Casermoni fatiscenti e senza luce. L’altra faccia di Roma, quella che non ha monumenti storici o bellezze architettoniche da mostrare ai suoi visitatori né vetrine di negozi di lusso, ma odore di cipolle e muri scrostati, l’incubo delle bollette da pagare a fine mese e un barlume di dignità spesso difesa coi denti. Da Largo Preneste, appena oltrepassato il semaforo all’incrocio, ci si inoltra in una specie di viottolo nel verde della campagna. Un cartello alla buona, un pezzo di cartone grigio con una freccia e una scritta: MISSIONARI DELLA CARITÀ. Salendo il sentiero, dopo pochi metri si intravede la Casa Madre dal grande cancello chiuso, sormontato da una statua raffigurante San Giuseppe che porta Gesù Bambino in braccio. Suono, un uomo mi apre cortesemente il cancello, mi fa entrare indicandomi la strada da percorrere per raggiungere la Missionaria laica con la quale ho un appuntamento. So che si chiama Gianna; con lei mi ha messa in contatto il Superiore generale dei Missionari della Carità, Padre Sebastian, un indiano del Kerala che trent’anni fa ha deciso di seguire Madre Teresa nella sua grande avventura, fondando con lei il ramo maschile contemplativo. Gianna mi accoglie sulla porta con un bel sorriso e mi conduce per quella che lei chiama la "Casa di preghiera", una vera oasi di pace in questo desolato lembo di periferia. Nella semplice casetta ad un piano che ospita i religiosi, davanti alla porta c’è un cartello con su scritto: CLAUSURA - NON ENTRARE. Aprendo la porta accanto, Gianna mi conduce in uno stanzone abbastanza disadorno quanto a mobilio, ma dalle pareti zeppe di fotografie che provengono dai quattro angoli del mondo, un tavolo ed un computer dove lei stava lavorando quando è venuta ad aprirmi.
"Perché si entra nei Missionari Laici della Carità?", le domando subito –. "Si entra - risponde lei con un po’ di pudore - per un invito da parte del Signore. Io - spiega con semplicità - sono missionaria laica dal 1992". Ha l’occhio vivace e limpido, il sorriso aperto, il volto fanciullesco che contrasta con la zazzera sale e pepe. Vive da sola, mi racconta, dopo la morte dei suoi genitori, in una casa non molto distante da qui. "Cosa fanno esattamente i Missionari Laici della Carità?", le domando, cercando di capire il nocciolo, l’essenza, della loro vita di consacrazione. "I Missionari Laici rimangono nel mondo per consacrare il mondo intero a Dio con la santità della loro vita attraverso la preghiera, la penitenza e le opere di misericordia sull’esempio della Santa Famiglia di Nazareth". I membri dell’Associazione, nata nel 1984 e approvata dalla Chiesa nel 1987, possono essere sia celibi che sposati. "Il matrimonio e la verginità sono i due modi di esprimere e di vivere l’unico mistero dell’Alleanza di Dio con il suo popolo", si legge nello Statuto, n. 2.11; essi prendono i voti di castità (coniugale), povertà e obbedienza, più un quarto voto di servizio gratuito di tutto cuore ai più poveri tra i poveri, cominciando dai membri della propria famiglia. "Da parte nostra - spiega Gianna - non è tanto il fare che conta, quanto l’essere: ciò che conta veramente è vivere lo spirito dei "Missionari della Carità", vivere la loro spiritualità, nella vita interiore, nel quotidiano. Le opere vengono dopo, e non si quantificano. Non danno la misura di ciò che si è. Non siamo la San Vincenzo", puntualizza lei. "Madre Teresa del resto lo ripeteva spesso: non siete Assistenti sociali, ma consacrati che scelgono Cristo vedendolo nel più povero tra i poveri della terra". Quando parla di Madre Teresa gli occhi le brillano dalla gioia. E davvero si sente molto la presenza di lei qui, della "Mother": la si respira in ogni angolo; tutto trasuda vera, profonda carità.
Col Vangelo nel cuore del mondo Attualmente vi sono circa mille laici consacrati, e molti in formazione, in ogni angolo della terra [Stati Uniti, Argentina, India, Canada, Europa...]. In mille in tutto il mondo che vivono la spiritualità delle piccole cose, per fare come Maria e Giuseppe della propria casa un’altra Nazareth. "Che grande sorpresa - riferisce Gianna - quando gli sposati scoprono che ci si può consacrare anche nel matrimonio, e che la via della donazione al Signore non è solo appannaggio dei religiosi. Allora cambia tutto nella vita - dice - ed è molto bello quando questo percorso si può fare in coppia, e insieme si fa un cammino di santità". Al posto del sari bianco orlato di azzurro i Missionari laici indossano giacca e cravatta o il tailleur e il grembiule dei lavori di casa. Il segno della loro consacrazione è un semplice crocifisso che ricevono all’inizio del periodo di formazione, da portare appuntato sul cuore o appeso al collo, e uno più grande che viene consegnato all’atto della Prima Professione. La loro formazione prevede un periodo detto "Come and See" ["Vieni e Vedi"], durante il quale si frequenta regolarmente il gruppo, si legge e si medita sullo Statuto, e si viene in contatto con il Direttore Spirituale e con i Fratelli e le Sorelle Missionarie della Carità, se è possibile. Finito il periodo "Come and See", i Candidati dopo aver parlato con il Direttore Spirituale possono cominciare l’anno di formazione per prepararsi ai loro primi Voti. In Italia i "Missionari Laici della Carità" sono circa un centinaio, divisi in vari gruppi: sono a Roma, Milano, Genova, Parma, Cagliari, Firenze, Napoli, Reggio Calabria… Il loro scopo è di lavorare interiormente per la santificazione di se stessi, della propria famiglia e del mondo intero, sull’esempio di Gesù, Maria e Giuseppe a Nazareth; e di praticare le stesse virtù che essi praticarono, "facendo le piccole cose ordinarie con amore straordinario", secondo il testamento spirituale di Madre Teresa.
Una missione profetica Dopo aver conversato amabilmente per un’ora circa, Gianna mi introduce nella piccola Chiesa dove ogni pomeriggio, alle quattro e trenta, si fa l’Adorazione eucaristica e si celebra la Messa per i Volontari di passaggio e per gli Ospiti di "Casa Serena", il ricovero dei poveri, alloggiato a Via Sant’Agapito. Vi si respira un’aria di raccoglimento e di semplicità difficili da spiegare. Sostiamo per un po’ in Cappella, quindi usciamo in giardino. Gianna ha il passo leggero, quasi alato, nei calzari di tipo francescano che porta ai piedi. Fatico un po’ a starle dietro. Un Missionario di colore scende gli scalini che collegano la zona riservata agli ospiti a quella dei Padri Contemplativi. Qui infatti c’è anche la Casa Madre del ramo maschile fondato da Madre Teresa con P. Sebastian Vazhakala, che è pure il Superiore generale dei "Missionari Laici della Carità". Una missione profetica, quella dei MLC. In un momento, infatti, in cui la famiglia è quotidianamente fatta oggetto di sistematici attacchi volti a distruggerla, o comunque a snaturarla dal suo interno, sotto i colpi di una cultura, cosiddetta "moderna", che promuove la triste piaga dell’aborto e rifiuta l’indissolubilità del matrimonio, Madre Teresa ha voluto incoraggiare le famiglie di tutto il mondo a pregare e a fare del loro focolare domestico un’altra Nazareth. "L’amore incomincia a casa", ripeteva senza stancarsi mai la Madre. Morendo, la Beata di Calcutta ha lasciato in eredità ai suoi figli e al mondo intero uno splendido testamento spirituale: "Maria è la nostra guida, la causa della nostra gioia. Pregatela. Recitate il Rosario, affinché la Vergine sia sempre con voi, vi protegga, vi aiuti. Introducete la preghiera nelle vostre famiglie. La famiglia che prega unita rimane unita". Maria Di Lorenzo
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