![]() |
|
|
|
N. 4 aprile 2006
|
Problemi attuali di mariologia di GIUSEPPE DAMINELLI Affidati alle
cure della Madre Il dono della fede non passa attraverso Maria,
ma attraverso l’umanità di Cristo e l’azione dello Spirito, ed è
affidato all’attenzione e alle cure di Maria. Ogni sintesi mariologica che si rispetti può riassumersi in due capitoli: la persona e l’opera di Maria. La Lumen Gentium ne fissa il metodo e le linee maestre, abbandonando gli schemi preelaborati e ci riporta alle fonti storiche della vita della Madre di Dio. Tuttavia in questa breve trattazione non ci soffermeremo sulla persona della Vergine, ma sulla sua opera. La missione di Maria è cristologica ed ecclesiale. L’inserimento "nel mistero di Cristo" appare dalle prime formule catechetiche e liturgiche della Chiesa apostolica. L’appellativo frequente "la madre di Gesù" denota la distinzione e la venerazione che ella gode nella Comunità cristiana. È Luca, ed è soprattutto Giovanni, a mettere in luce gli inscindibili rapporti tra Maria e il Figlio. La profezia di Simeone (cfr. Lc 2, 30-35) annunzia a Maria una stretta associazione alla morte del Messia. Se il Profeta si incarica di avvertirla, vuol dire che si tratta di una compartecipazione inattesa, indipendente dal dovere di una comune madre. È difficile non pensare a un compito, a una missione nel sacrificio del Redentore [simboleggiato dalla spada]. Ella era venuta nel Tempio per presentarlo al Signore (cfr. Lc 2, 22) e il Profeta le propone l’oblazione più onerosa a cui ella non pensa, ma che dovrà un giorno egualmente compiere. Sembra che la conversione di molti cuori provenga anche dalla sua cooperazione, oltre che dal Figlio. L’invito, rivoltole da Gesù dodicenne nel Tempio non fa che confermare queste supposizioni. Maria doveva sapere, cioè imparare a conoscere meglio il Figlio e prepararsi così persino a perderlo.
La sofferenza generatrice Ciò che Maria a Cana compie figurativamente, si attua realmente sul Calvario. L’interpretazione che vede Maria presso la Croce come la donna della Genesi in lotta col serpente (cfr. Gn 3, 15) va cedendo il posto a una interpretazione più biblica. La missione di Maria è quella della donna che collabora con Dio alla generazione della nuova vita. "Generare" non significa qui "mettere al mondo nuovi esseri", ma portarli a piena maturazione, cioè all’integrale possesso dell’esistenza. La donna quando arriva la sua ora soffre - ricorda Gesù nello stesso Vangelo di Giovanni (cfr. 16, 21) -; ma poi si rallegra perché ha dato al mondo un uomo. Sul Calvario le sofferenze del Messia e di tutti coloro che sono uniti al suo sacrificio sono le doglie del parto della nuova umanità. Gesù la vivifica incessantemente col suo Spirito, ma contemporaneamente l’affida alle cure e alla tutela della madre. "Ho dato alla luce un uomo con l’aiuto di Dio", afferma Eva alla prima maternità (cfr. Gen. 4, 1); la stessa cosa ripete tacitamente Maria quando sente affidarsi la custodia dei rigenerati dal sacrificio della Croce: "Donna, ecco tuo figlio", cioè i tuoi figli (cfr. Gv 19, 26). Nel testo di Gv 16, 21 si preannunciano il dolore e il gaudio del parto messianico; sul Golgota esso si realizza. A questa luce anche il testo dell’Apocalisse può contenere un senso mariologico. La donna, tipo della Chiesa, non può non includere contemporaneamente anche la madre del Salvatore.
Madre, socia del Figlio, Maria stringe i suoi rapporti con i cooperatori della Salvezza, particolarmente con lo Spirito. Ella è madre del Messia, ma per virtù dello Spirito Santo; è madre dei fedeli rigenerati ugualmente dall’acqua e dallo Spirito (cfr. Gv 3, 5); Gesù dall’alto della Croce, dopo le parole rivolte a lei e al discepolo, effonde su di essi e su tutti il suo Spirito (cfr. Gv 19, 30). La vita nuova non passa attraverso Maria, ma attraverso l’umanità di Cristo e Maria. Maria è il complemento normale del disegno salvifico. Ella è la madre; la sua missione è stimolare, proteggere, preservare la nuova vita dell’uomo. Insieme allo Spirito sono gli eterni alleati nell’attuazione del piano salvifico, dalla fase iniziale all’azione comunicatrice dello Spirito, ma essa è affidata all’attenzione e alle cure di quella escatologica. Il punto di partenza di questa riflessione è, ancora una volta, ovviamente il capitolo VIII della Lumen Gentium, la prima, ufficiale esposizione biblico-mariologica della Chiesa. La sua travagliata elaborazione mostra come si sia usciti da una impostazione magisteriale e scolastica, per un’altra più positiva e critica. L’originalità del documento è metodologica e tematica, di forma quindi e di contenuto. Se la mariologia tradizionale, pre e post-tridentina è prevalentemente assertiva, speculativa, razionale, l’indirizzo conciliare è soprattutto storico, biblico, pastorale. Per conoscere Maria non basta affidarsi semplicemente alla convenienza teologica [al decuit, ergo fecit: era conveniente, dunque lo fece], a una superficiale "analogia fidei", alle decisioni autoritative o alle particolari vedute di uomini o di Scuole, ma occorre prima di tutto riportarsi alle fonti della sua vita, alle tradizioni apostoliche e patristiche, al culto, alla liturgia.
Maria è sempre col suo Figlio Invece di continuare soggettivamente a intessere elogi alla Madre di Dio, i Padri invitavano a ricercare basi e garanzie sicure per una trattazione ineccepibile. Questa riflessione segnala, oltre il metodo, anche la direzione da seguire. Maria deve essere cercata nelle fonti bibliche ma accanto al Figlio [cfr. LG 52-59] e nella Chiesa [cfr. LG 60-65]. La successione dei protagonisti della Salvezza appare chiara: Dio, Cristo, Maria, Comunità. Ella è in mezzo, tra Cristo e la Chiesa, quasi il loro anello di congiunzione. Ma la maggioranza dei Padri, sostenitrice dell’inserimento di Maria nella Costituzione dogmatica sul Popolo di Dio, invitava a esaminare il posto e le funzioni che ella esercita nel Corpo mistico di Cristo, verso il Capo e le membra. Maria è sempre col suo Figlio e con quanti gli appartengono. Lei è la Theotókos e la madre dei fedeli: i titoli più alti che siano mai stati tributati a una creatura. La conoscenza di Cristo, dei suoi rapporti con la madre farà conoscere anche la realtà e la missione mariana in tutta la sua profondità. Per questo il capitolo VIII della Lumen Gentium è la più completa e rimane la più attuale trattazione mariologica. Il Concilio non è un taglio ex abrupto col passato, ma l’esito finale di un movimento che ha radici ancor più lontane; per questo la produzione mariologica post-conciliare non può essere che una continuazione della fase che l’ha preceduta. Giuseppe Daminelli |
|