Madre di Dio

 

N. 4 aprile 2006

Spiritualità e missione del Santuario "Regina degli Apostoli" e suo organo promozionale

Il nostro Alleluja pasquale con Maria

Amici lettori

Maria icona della maternità secondo lo Spirito
  
Stefano De Fiores

Affidati alle cure della Madre
  
Giuseppe Daminelli

Il ruolo di Maria nella storia dell’umanità
    
Bruno Simonetto

L’Apparizione del Risorto alla Madre e la festa della Risurrezione
    
George Gharib

L’apostolo del "Totus tuus"
    
Bianca Maria Veneziani

Storia dell’"Angelus" - 15
  
 Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Piero Roma

Maria, eco di Dio
  
Alberto Rum

lLa Passione del Signore e la "com-passio Matris"
    Simone Moreno

 Come Maria, Missionarie del mondo
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 15
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 4 aprile 2006 - Copertina

 Preghiere popolari mariane - 15

 
di SIMONE MORENO

Storia dell’"Angelus"
   

L’"Angelus" nell’arte poetica: il canto commosso del Carducci e quello estetico del D’Annunzio.

Delle tante suggestioni che l’Angelus ha suscitato nei poeti di ogni tempo, ricordiamo stavolta Giosuè Carducci [1835-1907] e Gabriele D’Annunzio [1863-1938].

Il poeta versiliese Carducci andò via via calmando i suoi "bollenti spiriti" giacobini e anticlericali, fino a comporre fra il Luglio e i primi di Agosto del 1897 l’ode dedicata a La chiesa di Polenta, antico edificio sacro [sec. VIII-IX] che sorge presso i ruderi della Rocca che fu dei Polentani, dove fra l’altro - si racconta - sostarono Francesca da Rimini e Dante esule che eternò Francesca nel canto V dell’Inferno.

Radicando la sua ispirazione nel Medioevo barbarico, il Carducci stempera in quest’ode la sua antica polemica contro la Chiesa in quanto causa del ritardo dell’unificazione nazionale dell’Italia, riconoscendo alla stessa l’opera mediatrice compiuta fra latini e barbari.

Non è certo uno spirito mariano a ispirare l’ultima parte dell’ode: la squilla serotina dell’Ave, Maria che si perde dalla chiesa di Polenta giù nella piana di Romagna fino all’Adriatico è tuttavia suggestione, è momento contemplativo del poeta sorpreso in un’insorgente e imperiosa nostalgia. È ripiegamento, non conversione; ma qui interessa sottolineare come il suono delle campane dell’Angelus della sera abbia toccato anche il suo animo di arcigno poeta.

Ecco le strofe saffiche finali dell’ode, commosso canto alla Vergine dell’Ave Maria:

"Salve, affacciata al tuo balcon di poggi
tra Bertinoro alta ridente e il dolce
pian cui sovrasta fino al mar Cesena
donna di prodi,

salve, chiesetta del mio canto! A questa
madre vegliarda, o tu rinovellata
itala gente dalle molte vite, rendi la voce
de la preghiera: la campana squilli ammonitrice: il campanil risorto

canti di clivo in clivo a la campagna
Ave, Maria.

Ave, Maria! Quando su l’aure corre
l’umil saluto, i piccioli mortali
scovrino il capo, curvano la fronte
Dante ed Aroldo.

Una di flauti lenta armonia
passa invisibil fra la terra e il cielo:
spiriti forse che furon, che sono
e che saranno?

Un oblìo lene de la faticosa
vita, un pensoso sospirar quïete,
una soave volontà di pianto
l’anima invade.

Taccion le fiere e gli uomini e le cose,
roseo ’l tramonto ne l’azzurro sfuma,
mormoran gli alti vertici ondeggianti
Ave, Maria."

Ignazio Günther, "Angelus Domini nuntiavit Mariae"- Chiesa votiva a Weyarn (1764), Baviera.
Ignazio Günther, "Angelus Domini nuntiavit Mariae"– Chiesa votiva a Weyarn (1764), Baviera.

Mattinata alla Vergine di Gabriele D’Annunzio

Dalle campane dell’Ave della sera del Carducci a quelle dell’alba rievocate dal poeta del Decadentismo, Gabriele D’Annunzio, altro "impenitente". Sembra incredibile che un tale soggetto, tutto preso dalla sua edonistica visione della vita, abbia lasciato scritto qualcosa di molto bello sulla Madonna. Pure, due brevi ma concentrate preghiere sono uscite dalla sua penna: un’Annunciazione [Ave, Sorella] che il poeta sembra ripetere come richiesta di pietà e invocazione di assistenza e di conforto, e un’Ave [Mattinata], sospesa tra prodigio naturalistico e desiderio di miracolo interiore. Ecco le due strofe centrali di quest’ultima, dedicata all’Angelus del mattino:

"Spandono le campane
alla prim’alba l’Ave.
Spandono questa mane
un suon grave e soave
le campane lontane…

Salve, Janua coeli!
Co ’l dì, la nostra Bella
fuor de’ sogni e de’ veli
balza. Ave, maris stella!
Salve, Regina coeli!
".

Simone Moreno