Madre di Dio

 

N. 5 maggio 2006

"Madre di Dio" funzionale al Santuario "Regina degli Apostoli"

Maggio, mese della Madonna

Amici lettori

Il codice genetico spirituale dell’umanità
  
Stefano De Fiores

Maria, icona di comunicazione
  
Giuseppe Daminelli

Maria, "espressione della vicinanza di Dio"
    
Bruno Simonetto

"Madre di Dio delle Spighe"
    
George Gharib

L’innamorato di Siena
    
Bianca Maria Veneziani

Storia dell’"Angelus" - 16
  
 Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Piero Roma

Maria, specchio della Chiesa nel "servizio della carità"
  
Alberto Rum

Il "giallo" della vita della Madonna prima della sua Assunzione al Cielo
    Simone Moreno

 Un a Dio come l’Annunziata
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 16
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 5 maggio 2006 - Copertina

 Preghiere popolari mariane - 16

 
di SIMONE MORENO

Storia dell’"Angelus"
   

L’"Angelus" nelle suggestioni poetiche di Grazia Deledda, Clemente Rebora e Diego Valeri: cantori mariani "minori" ma autentici della pia pratica popolare.

Rileggiamo altre dolci composizioni sull’Angelus di poeti dell’epoca moderna come Grazia Deledda [1871-1936], Clemente Rebora [1885-1957] e Diego Valeri [1887-1976]: nomi illustri che hanno pure cantato la suggestione del saluto dei fedeli alla Vergine dell’Annunciazione.

1] Grazia Deledda, brava fino a guadagnarsi il "Premio Nobel della Letteratura" nel 1926, verista sulla pagina e credente nell’anima, nel sonetto che riportiamo scioglie "L’Ave in montagna" che armoniosamente coinvolge natura e divinità, un ‘grazie’ per i presenti e una preghiera alla Vergine per una persona lontana:

"Ave, o Santa Maria de la montagna,
che sogni ne la povera chiesetta,
mentre di fuori il bosco, dove stagna
il vespro, l’alba de la luna aspetta
.

Ave, o Maria: di chi si muore e si lagna
giunga il singulto sino alla tua vetta,
sino al tuo sogno, sino a la tua magna
misericordia, e in essa si rimetta
.

E tu provvedi: l’alta pace arcana
ch’ora inspira la triste mia preghiera
piove su tutti eguale, su la stanca

testa dei vegli come su la bianca
fronte de le fanciulle
; e piova intera,
con piena grazia, a un’Anima lontana!"
.

Orazio Gentileschi, "Angelus Domini nuntiavit Mariae…" - Galleria Sabauda, Torino.
Orazio Gentileschi, "Angelus Domini nuntiavit Mariae…" – Galleria Sabauda, Torino.

2] In Clemente Rebora, forse il più grande poeta religioso del Novecento, la vocazione poetica diventa sinonimo della Grazia che popola il silenzio di parole creative e tutte interiori. Dalla sua raccolta "Le poesie" riportiamo due espressive strofe dell’ "Ave Maria", colta ancora nella suggestione del tramonto:

"Tramonta il dì: la placida
aura del vespro oscilla
al suono
della serale squilla,
che in flebile armonia
dalla chiesa annunziò l’
Ave, Maria.

Ave Maria! Conservami
immacolata e pura
l’anima tra le insidie
di questa terra oscura
;
e se peccai talora
Vergine Santa, a me perdono implora"
.

3] Derivando temi e toni dal Pascoli e dai crepuscolari, paesaggi interiori e stati d’animo, Diego Valeri caratterizza la sua operazione letteraria tra impressionismo, tristezza e ironia, ma sempre in una lirica pura, ritmata di discorsività. Ne "L’Ave" [della raccolta "Il Campanellino"] è presente con la fresca fantasia di un Angelo che reca a Maria la supplica dei poveri, sul far della sera:

"La campana ha chiamato,
e l’Angelo è venuto
.
Lieve lieve ha sfiorato
con l’ala di velluto
il povero paese
;
v’ha sparso un tenue lume
di perla e di turchese
e un palpito di piume
;
ha posato i dolci occhi
su le più oscure soglie…
Poi, con gli ultimi tocchi,
cullati come foglie
dal vento della sera,
se n’è andato via
:
a portar la preghiera
degli umili a Maria"
.

Simone Moreno