Madre di Dio

 

N. 8/9 agosto-settembre 2006

Un "cantiere sempre aperto"

La "Madonna dell’estate", donna del riposo e del silenzio

Amici lettori

Una Madre in lacrime accompagna la Chiesa
  
Stefano De Fiores

Cuore di madre
  
Giuseppe Daminelli

La recita del Rosario
    
Bruno Simonetto

La Dormizione della Beata Vergine
    
George Gharib

Domenico, il Santo del Rosario
    
Bianca Maria Veneziani

Storia dell’"Angelus" - 19
  
 Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Piero Roma

Maria, "roveto ardente"
  
Alberto Rum

Morte e trasfigurazione della Vergine-Madre
    Simone Moreno

 Le donne delle lampade accese
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 19
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 8/9 agosto-settembre 2006 - Copertina

 

 

 

 

 Europa terra di Maria

  

Croazia e Bosnia-Erzegovina, 
"baluardo della Cristianità" nel nome di Maria
  

1. - Croazia

La Croazia è uno Stato dell'Europa meridionale [56.542 km², 4.496.248 abitanti, capitale Zagabria] che confina a Nord con la Slovenia, a Nord-Est con l'Ungheria, a Est con Serbia e Montenegro, a Sud con la Bosnia-Erzegovina, mentre a Ovest è bagnata dal Mare Adriatico. Si è resa indipendente dalla Jugoslavia il 23 Giugno 1991.

A riguardo della devozione mariana, in questo Paese ne diffusero il culto fin dal VII secolo un Imperatore, un Papa ed un Arcivescovo, ferventi devoti di Maria: l'Imperatore bizantino era Eraclio [610-641], che portava sempre nelle sue spedizioni militari un'icona della Madre di Dio; chiamò i Croati in Dalmazia nella prima metà del sec. VII e provvide subito alla loro cristianizzazione con l'aiuto del Papa dalmata Giovanni IV [640-642]. I missionari, venuti da Roma, non trovarono difficoltà di sorta, seguendo i consigli del Pontefice nel loro lavoro apostolico, a portare a Gesù tramite Maria.

La riprova si ha nel fatto che le prime Cattedrali croate furono dedicate proprio alla santa Vergine. L'amore per Maria penetrò tutte le generazioni e i diversi ceti sociali, esprimendosi in ogni campo attraverso vivaci e significative manifestazioni religiose e culturali. E ciò fu favorito anche dalla diffusione del rito romano-slavo dei Santi Cirillo e Metodio, detto "glagolitico".

Queste terre, continuamente soggette alle conquiste delle orde turche, dovettero non raramente soccombere; ma la Croazia rimase un ostacolo insormontabile. Si può ben dire che l'eroica resistenza di questo popolo sia stata di estrema importanza per l'Europa, la cui storia sarebbe stata certamente molto diversa se gli eserciti turchi avessero avuto via libera in Croazia e nella vicina Slovenia.

Proprio per questo, il titolo cui i Croati tengono di più - e che quasi compendia questi secoli di lotta e di sofferenza - è quello di "antemurale Christianitatis" ["baluardo della Cristianità"], conferito loro dal Papa Leone X all'inizio del 1500.

Basilica-Santuario di "Nostra Signora di Bistrica", in Croazia.
Basilica-Santuario di "Nostra Signora di Bistrica", in Croazia.

L'antico Regno croato, che comprendeva l'attuale Croazia, la Bosnia e l'Erzegovina, si ridusse a un sottile arco di territorio che andava dalla Dalmazia all'Ungheria: sono le "reliquiae reliquiarum Croatiae", come le definiscono con amarezza le cronache del tempo, ossia "i resti dei resti della Croazia".

L'attaccamento alla fede cattolica e alla sede di Roma, e in particolare al culto mariano molto profondo e radicato nel popolo, contribuì in modo determinante all'esito della lotta contro i Turchi.

Gran parte dei Santuari della Croazia ebbero a che fare, in un modo o nell'altro, con le invasioni e la dominazione turca; e quindi tali luoghi risultano particolarmente significativi per la loro storia. Gli ex-voto di quel periodo, in buon numero ancora conservati, riguardano molto spesso i pericoli corsi dai fedeli durante le scorrerie turche.

Per venire agli ultimi decenni della storia croata, dopo l'occupazione da parte delle truppe tedesche, ungheresi e italiane, verificatasi durante la Seconda Guerra Mondiale, il popolo croato dovette subire un nuovo lungo periodo di persecuzioni: quelle del dominio comunista. Come in passato, la sua reazione fu di stringersi attorno al clero, alle sue tradizioni e ai suoi Santuari. Nel 1976 si celebrò il cosiddetto "Giubileo croato": la celebrazione congiunta dei Mille anni del Santuario mariano della Madonna dell'isola di Solin, considerato il più antico della Nazione, e dei 1300 anni dell'evangelizzazione del popolo croato. I Centri principali di questo giubileo furono due Santuari, quello di Solin edificato dalla Regina Jelena e ricostruito nel secolo scorso, e il Santuario nazionale di "Marija Bistrica".

Nell'occasione, per promuovere la conoscenza delle radici cristiane della Nazione, e quindi contrastare l'educazione impartita dal regime comunista, nella scuola si organizzò "il torneo della Regina Jelena", con una serie di quesiti che inducevano i giovani a ricercare le radici cristiane della storia croata e il significato del culto mariano nella loro cultura.
   

2. - Bosnia-Erzegovina

Non molto diversa è la storia religiosa e mariana della Bosnia-Erzegovina, Repubblica costituita dalle due Regioni omonime, che fin dalla più remota antichità hanno avuto quasi sempre una storia comune. Abitate in origine da popolazioni illiriche, divennero Provincia romana; dal VII all'VIII secolo furono slavizzate dai Serbo-Croati e successivamente passarono sotto la dominazione dei Bulgari, dei Bizantini e degli Ungheresi, con brevi interruzioni di indipendenza nazionale.

Nel 1463 la Bosnia e nel 1482 l'Erzegovina caddero entrambe nelle mani dei Turchi, che vi rimasero per ben quattrocento anni, realizzando un'estesa islamizzazione, riscontrabile anche oggigiorno nel paesaggio cittadino e rurale: cupole e snelli minareti sono sparsi ovunque; la Capitale Sarajevo ne è ricca e si presenta all'occhio dei visitatori come un miscuglio di Oriente e di Occidente, mentre Mostar [Capitale non ufficiale dell'Erzegovina e Diocesi nel cui territorio di trova Medjugorje] appare interamente turca con case e moschee strette intorno al noto caratteristico ponte ottomano, distrutto dall'ultima guerra interetnica dei Balcani.

Attualmente la Bosnia-Erzegovina ha una superficie di 51.129 km² ed una popolazione di circa 4.000.000 di abitanti, dei quali poco più di 500.000 nella Capitale.

Gruppo di Pellegrini, per la maggior parte giovani, in festa nel piazzale antistante il Santuario della "Regina della Pace" di Medjugorje.
Gruppo di Pellegrini, per la maggior parte giovani, in festa nel piazzale antistante
il Santuario della "Regina della Pace" di Medjugorje.

In tale contesto la devozione mariana, che era iniziata a fiorire già alla metà del III sec. con l'arrivo dei primi evangelizzatori dall'Italia e dalla Grecia, subì forti scosse soprattutto nel ceto abbiente, interessato a farsi musulmano per conservare i propri beni e privilegi. I contadini invece rimasero Cattolici od Ortodossi e intensificarono il loro amore per la Vergine. Infatti, quando i loro contrasti religiosi sfociavano in violenti conflitti, per attingere forza essi andavano prima a prostrarsi davanti alle più antiche icone, come a quella venerata nella Chiesa del Villaggio di Cajnice, che si fa risalire al IV sec. e provenire dal Monastero del Monte Athos. E quando le loro case, Chiese e Santuari venivano bruciati ed essi erano costretti a cercare scampo nell'esilio, portavano con sé le sacre immagini per salvarle dal pericolo della profanazione.

Non si può non ricordare il ruolo determinante che ebbe la presenza dei Frati Minori Francescani nella Bosnia-Erzegovina in mano all'Impero turco e sottoposta a un fortissimo processo di islamizzazione. Qui, ancora adesso i Frati sono chiamati "zii", titolo affettuoso derivante dal fatto che, quando dai loro Conventi sulla costa dalmata andavano in missione, erano ospitati dalle famiglie e queste, se dovevano giustificare davanti alle Autorità la loro presenza, dicevano che erano "zii" venuti a trovarle.

Questa storia drammatica del lontano passato si è ancor più aggravata nel Novecento, prima per la crudele aggressione nazifascista di Hitler e poi per la tirannide comunista di Tito e, infine, per i tragici recenti conflitti di "pulizia etnica" della Guerra dei Balcani degli Anni Novanta.

In una terra così martoriata il ricorso a Maria sotto il titolo di "Madonna Addolorata", "Consolatrice degli afflitti" e "Assunta in Cielo" è stato più che naturale. Immagini dell'Addolorata si conservano gelosamente nelle case dei Cristiani, e si va spesso a venerarle nelle Chiese parrocchiali e nei Santuari.
  

I più noti Santuari della Croazia e della Bosnia-Erzegovina

Anche per i Santuari mariani della Croazia e della Bosnia-Erzegovina si può dire che sono disseminati un po' in tutto il territorio delle due Nazioni, crocevia da sempre di storia complessa e tribolata e di etnie e religioni diverse. Ne registriamo indicativamente solo alcuni tra i principali.

L'antica venerata statua in legno di "Nostra Signora di Bistrica".
L’antica venerata statua in legno di "Nostra Signora di Bistrica".

1 - "Nostra Signora di Bistrica" - MARIJA BISTRICA [Croazia]

Il Santuario di Marija Bistrica, situato a circa 35 km da Zagabria, domina nella Croazia settentrionale per la sua bianca mole che fa un vivido stacco al verde cupo delle foreste e dei boschi circostanti.

La località di Bistrica è ricordata nella storia croata fin dall'anno 1334 per il Castello feudale del conte Vratislav e la Chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Pietro e Paolo, dove si cominciò a venerare, a partire dalla prima metà del 1500, una statua in legno della Madonna col Bambino Gesù, portatavi dalla Cappella di "Vinski Vrh" ["Collina del vino"], situata a circa 3 km.

Il culto alla Vergine prese vigore di anno in anno e si sviluppò straordinariamente anche per varie guarigioni miracolose di anime e di corpi.

Nel 1715, per mostrare la devozione popolare alla Madonna, l'Assemblea Nazionale del popolo croato decise all'unanimità di costruire in Bistrica un grande Altare "ex-voto". Nel 1721, la stessa Assemblea decretò la costruzione di una strada per facilitare i Pellegrinaggi al Santuario dalla Posavina e da Zagabria, dall'Ungheria e dalla Slovenia. Il Vescovo di Zagabria, mons. Giorgio Branjug, fece ingrandirre la Chiesa, divenuta ormai troppo piccola per l'afflusso dei Pellegrini e la dedicò alla "Madonna della Neve" il 13 Luglio 1731. Così l'antica Chiesa dei Santi Pietro e Paolo divenne il Santuario della Madonna di Bistrica; e lo stesso Paese da quel momento si chiamò, in suo onore, "Marija Bistrica".

Nel 1880 la Chiesa andò quasi del tutto distrutta in un incendio; si salvarono solo l'Altare maggiore e la statua della Vergine. Una nuova Chiesa venne prontamente edificata in stile neorinascimentale con un magnifico portico e fu aperta al culto nel giro di qualche anno. In seguito, essa fu convenientemente attrezzata per ricevere i Pellegrini sempre più numerosi, fino alle grandi folle attuali.

"Marija Bistrica", anche per la sua vicinanza a Zagabria, Capitale della Croazia che dista 35 chilometri, costituisce il cuore mariano della Nazione ed è la sede delle principali manifestazioni religiose a carattere nazionale.

A questo Santuario il Beato Card. Luigi Stepinac [1898-1960], eroico Arcivescovo metropolita di Zagabria, martire della "Chiesa del silenzio", riabilitato dal Parlamento della Croazia indipendente in data 14 Febbraio 1992, prima di essere incarcerato dal regìme comunista [l'11 Ottobre 1946] ogni anno si recava a piedi, guidandovi un Pellegrinaggio dalla Città di Zagabria e pronunciandovi commoventi Omelie.

L'icona bizantina della Madonna venerata nel Santuario della "Beata Vergine delle Grazie", a Tersatto.
L’icona bizantina della Madonna venerata nel Santuario della "Beata Vergine delle Grazie", a Tersatto.

2 - "Beata Vergine delle Grazie" - TERSATTO [Croazia]

Il Santuario della "Beata Vergine delle Grazie" sorge a Trsat [Tersatto] sulle alture di Fiume, in una posizione incantevole, dove, secondo una pia tradizione, il 10 Maggio 1292 gli Angeli trasportarono da Nazareth l'umile casa della Santa Famiglia, trasferita in seguito a Loreto, due anni dopo.

Trsat era allora sotto la giurisdizione del conte Nicola Frangipani, il quale fece innalzare una Cappella in quello stesso luogo e fece incidere su una sua parete un'iscrizione con le date dell'arrivo e della partenza della "Santa Casa".

Quando Papa Urbano V [1362-1370] ritornò da Avignone a Roma, passò per Loreto e vi trovò un gran numero di Pellegrini croati che pregavano la Madonna perché facesse ritorno con la sua "casa" presso di loro. Il Pontefice fu commosso da tale fede ed inviò a Trsat il francescano p. Bonifacio da Napoli con un'immagine della Madonna attribuita a San Luca. Il quadro fu esposto sull'Altare del Santuario, accolto con gioia dai fedeli; da allora i Pellegrinaggi si moltiplicarono tanto che si rese necessario, nel 1431, costruire accanto alla Cappella primitiva una Chiesa più ampia e un Convento per i Francescani che ne avevano la custodia.

Al Santuario [che sorge su un alto promontorio a strapiombo sul mare, da dove si gode una vista stupenda sulla città di Fiume (Rijeca) e sul Golfo del Quarnaro] si accede attraverso una scalinata di ben 561 gradini. In un'apposita Cappella sono conservati un gran numero di ex-voto, donati soprattutto dalla gente del mare, che testimoniano la loro riconoscenza per essere stati salvati dalle tempeste e dai naufragi per l'intercessione della Madonna.

Riproduzione grafica del Santuario di "Nostra Signora di Olovo".
Riproduzione grafica del Santuario di "Nostra Signora di Olovo".

3 - "Nostra Signora di Olovo" - OLOVO [Bosnia]

Il più antico e importante Santuario della Bosnia si trova ad Olovo, lungo la strada tra Sarajevo e Belgrado. Le prime testimonianze storiche risalgono al 1800 e ci attestano la grande fioritura di questo Santuario, che poteva essere considerato, in quel periodo, come il più famoso e frequentato della zona balcanica: i Pellegrini giungevano anche dall'Ungheria e dall'Albania, ed erano non solo Cattolici, ma anche Greco-Ortodossi e addirittura Ebrei, attratti dall'efficacia degli esorcismi che vi si praticavano. Il padre Nicola Olovcic, Vescovo di Bosnia, in una 'Relazione' del 1672 racconta che quasi ogni giorno si verificavano in questo Santuario miracoli strepitosi, soprattutto guarigioni di ossessi. E il Vescovo bosniaco precedente, padre Gerolamo Lucie, nel 1638 precisava che, non appena i malati guardavano l'immagine, immediatamente il demonio usciva da loro gridando: "Perché ci perseguiti e ci tormenti, Vergine Maria?".

Per la festa dell'Assunta vi accorrevano Cristiani e Musulmani da tutte le Regioni, camminando anche per tre mesi, fiduciosi di trovare aiuto e conforto davanti alla "Consolatrice degli afflitti". Il Santuario sopravvisse all'occupazione turca; anzi, ai Pellegrini precedenti si aggiunsero anche i Mussulmani. Tutto ciò finì nel 1704, quando un furioso incendio distrusse totalmente sia la Chiesa che il Convento francescano. Il luogo rimase deserto per circa duecentotrenta anni, ma la memoria del Santuario restò viva e questo fu fatto risorgere, sempre ad opera dei Francescani, nel 1930, con l'erezione di una nuova Chiesa di vaste proporzioni.

Immagine della "Regina della Pace", dipinta secondo le indicazioni dei "veggenti" di Medjugorje.
Immagine della "Regina della Pace", dipinta secondo le indicazioni dei "veggenti" di Medjugorje.

4 - "Regina della Pace" - MEDJUGORJE [Erzegovina]

Anche se non si è ancora avuto un giudizio definitivo da parte della Chiesa, non si può passare sotto silenzio il fenomeno di Medjugorje, iniziato il 24 Giugno 1981, con una [presunta] Apparizione a sei ragazzi dello sconosciuto Villaggio sperduto tra le montagne dell’Erzegovina.

Da allora, la Chiesa parrocchiale dedicata alla "Regina della Pace" è diventata di fatto uno dei Santuari mariani internazionali più frequentati. Attualmente il fenomeno è ancora in corso e quindi all'esame delle Autorità competenti, tuttavia, anche grazie all’effetto amplificatore dei mass media, il suo significato nel momento storico che viviamo [fine dell'egemonia comunista nell'Est europeo e sfaldamento violento della compagine jugoslava], è quanto mai complesso e suscita enorme interesse.

Riproduzione grafica del Santuario di "Nostra Signora delle Grazie", a Sinj.
Riproduzione grafica del Santuario di "Nostra Signora delle Grazie", a Sinj.

5 - "Nostra Signora delle Grazie" - SINJ [Croazia]

La cittadina di Sinj nel tardo Medioevo era sotto il dominio veneziano, ma dopo la caduta della Bosnia in mano turca, quella zona per oltre un secolo e mezzo fu teatro di continue lotte fra Cristiani e Musulmani.

Nel 1535 venne occupata e distrutta, per essere poi riconquistata e ripopolata nel 1600. Vi giunsero anche i Francescani, che portavano con sé una immagine della "Madonna delle Grazie", opera di Scuola veneta del secolo XVI: in breve tempo, essa divenne oggetto di grande venerazione da parte degli abitanti di Sinj. Nel 1715 un esercito di ben sessantamila Turchi mise la cittadina sotto assedio. Contro di loro c'erano soltanto seicento difensori, guidati dal padre Guardiano dei Francescani.

Gli abitanti confidarono nell'aiuto celeste e nell'intercessione della Vergine e le loro preghiere furono esaudite, perché la vigilia dell'Assunta l'esercito nemico si diede a precipitosa fuga: la tradizione narra che la Vergine sia apparsa dall'alto delle mura, seminando il panico fra i Musulmani.

Da allora, nel giorno dell'Assunta si celebra una grande festa religiosa e folcloristica, che attrae sempre una gran folla di Pellegrini e di turisti.
   

Cartina topo-geografica della Croazia e della Bosnia-Erzegovina,
cfr. pag. 50, "Santuari mariani d'Europa"