Madre di Dio

 

N. 11 novembre 2006

In vista del 75° di fondazione della rivista "Madre di Dio"

Presentati al Tempio come la Vergine Maria

Amici lettori

Significato trinitario del pianto della Vergine
  
Stefano De Fiores

Riflessione mariana al femminile
  
Giuseppe Daminelli

Il "luogo biblico" della mariologia
    
Bruno Simonetto

La Presentazione di Maria al Tempio
    
George Gharib

Caterina Labourè, la santa della "Medaglia miracolosa"
    
Bianca Maria Veneziani

Storia dell’"Angelus" - 21
    
Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Piero Roma

"…Come una madre consola un figlio"
  
Alberto Rum

La famiglia di Maria
    Simone Moreno

 I "Focolari" di Chiara
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 21
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 11 novembre 2006 - Copertina

 

 

 

 

 Problemi attuali di mariologia

 
di GIUSEPPE DAMINELLI

Riflessione mariana al femminile
   

Dal Magnificat una mariologia che può essere un importante anello di congiunzione tra la teologia al femminile, carica di significato e capace di profezia, e quella ufficiale.
 

Vi sono delle tipologie mariane, utilizzate dalla teologia e dalla mariologia contemporanea, che suscitano molte critiche da parte dei fautori della "mariologia al femminile"; tra queste ne elenchiamo alcune delle più significative.

1] Maria come nuova Eva

Questa metafora ha prodotto degli effetti nocivi per due ragioni. Da una parte Eva è stata presentata come la tipica seduttrice, come la ‘donna fatale’ che induce gli uomini al peccato; dall’altra parte Maria è diventata così il suo contrario, la donna perfetta e idealizzata.

Entrambi i tipi sono stati tra loro contrapposti a spese della donna. Inoltre, se Eva fu quella che ha potuto indurre al peccato, non poteva però in quanto donna portare la responsabilità del peccato originale per tutta l’umanità. Questa responsabilità poteva assumerla solo un uomo, Adamo. In forma diversa anche la donna di nome Maria ha importanza solo perché si trova rapportata a un uomo, in questo caso Gesù. Anche lei vale solo in relazione a un altro, anche se questa relazione è valutata positivamente. Ma allora, chi è Maria in se stessa?

In contrasto con queste due tipologie la riflessione critica delle donne d’oggi dipende tra l’altro dalla ricerca della loro identità e dal fatto che non vogliono più condurre un’esistenza derivata da qualcun altro.

2] Maria, la vergine Madre di Dio

Anche questa formula ha avuto (e ha) diverse conseguenze unilaterali e dannose sulle concezioni che riguardano il mondo femminile. Gli accenni più antichi alla verginità di Maria erano volti a sottolineare l’importanza unica dell’intervento di Dio nella storia della salvezza.

Più tardi la verginità ha gradualmente rivestito un valore cultuale, indissolubilmente unito a un contenuto ascetico-morale. In tale contesto la verginità si è identificata anzitutto con l’astinenza sessuale, o purezza.

Oltre al riconoscimento del valore unico della maternità di Maria essa viene al tempo stesso impiegata per glorificare la maternità delle altre donne e per invitarle a una vita di sacrificio.

"È veramente giusto glorificarti" - Scuola di Mosca [1550-1560], Cattedrale della Dormizione nel Cremlino.
"È veramente giusto glorificarti" – Scuola di Mosca [1550-1560], Cattedrale della Dormizione nel Cremlino.

3] Maria, l’umile serva vissuta nel nascondimento

Tale interpretazione deriva da una lettura unilaterale del ‘sì’ di Maria come fosse una risposta passiva, quasi priva di volontà, alla quale Maria non ha aggiunto nulla, né col suo essere né col suo agire: "lasciò che tutto le accadesse, restando così per sempre nell’ombra del suo Figlio divino".

Le diverse forme del culto mariano, in molti casi, hanno come più convinti fautori dei preti o teologi, le cui concezioni e metafore su Maria sono qualche volta segnate da una forma di repressione della donna nella loro vita o dall’accentuata presenza dell’elemento femminile nella loro personalità.

Così che qualcuno ha potuto scrivere che: "Maria servì a facilitare ai celibatari la sublimazione, a confermare le donne nella loro verginità e nella loro funzione materna, ma anche a confinarle in tale ruolo […], e a sostenere la castità del proprio stato nei giovani e negli sposati".

Il punto d’incontro

L’Esortazione apostolica "Marialis Cultus" di Paolo VI si propone invero di tener conto delle "odierne concezioni antropologiche e della realtà psico-sociologica, profondamente mutata, in cui gli uomini del nostro tempo vivono e operano". Ma da un punto di vista dichiaratamente femminista questo documento non giunge abbastanza in profondità, perché descrive Maria come "nuova donna e perfetta cristiana che riassume in sé le situazioni più caratteristiche della vita femminile perché vergine, sposa e madre" e, in conformità a questo, la ritiene "tipo eminente della condizione femminile" (cfr. ibid., 36).

Emerge così il bisogno di una mariologia che abbia una funzione liberatrice per tutti gli uomini e, anzitutto, per le donne. Il tentativo è quello che prende le mosse dalle radici bibliche (cfr. Lc 1), per formulare una "nuova mariologia". Nel suo documento "Marialis Cultus", Paolo VI accenna espressamente a un rapporto privilegiato tra il Magnificat e Maria.

Una mariologia che prende lo spunto dal Magnificat può essere un importante anello di congiunzione tra la teologia al femminile e quella ufficiale. Con una simile mariologia, quella che finora era una figura tradizionale di Maria diventa una realtà carica di significato e capace di profezia.

Quando Maria fa visita alla cugina Elisabetta, non cade in estasi perché incinta, ma glorifica l’azione liberante di Dio proprio perché essa stessa è l’Israele liberato: sta infatti dalla parte degli oppressi che devono essere riscattati. Con le sue parole introduce, per così dire, quel "discorso della pianura" che in Luca corrisponde al "discorso della montagna" di Matteo e l’annuncio programmatico con cui Gesù a Nazareth inizia la sua predicazione (cfr. Lc 4).

] Lodi della Madre di Dio con Inno 'Acáthistos' - Icona russa di fine sec. XVIII [Coll. privata, Italia].
] Lodi della Madre di Dio con Inno ‘Acáthistos’ – Icona russa di fine sec. XVIII [Coll. privata, Italia].

In altre parole: il messaggio di Gesù è destinato in primissimo luogo a tutti gli emarginati, rappresentati da questa donna che è Maria. Nella sua fedeltà e nella sua fede nel Messia, Maria è la più originale personificazione della Chiesa e d’Israele. Come Dio si è spogliato per servirci in Cristo, e come Cristo si è spogliato per porsi a servizio del suo popolo, così Maria prosegue l’azione di collaborazione con Dio nel mondo: gli ultimi saranno i primi, e coloro che esercitano il potere dovranno, sulla via verso il Regno, mettersi a fianco dei poveri, la cui stella polare e il modello è Maria.

Una teologia liberante

La maternità è stata per Maria una realtà unica e di fondamentale importanza, ma che non può essere impiegata per costringere le donne solo nel ruolo materno. Proprio nei Vangeli noi vediamo chiaramente come Gesù relativizzi la maternità fisica con la netta accentuazione della vera "famiglia di Dio", composta da coloro che ascoltano e mettono in pratica la Parola di Dio (cfr. Lc 3, 31-35; Mt 12, 46-50).

Non vi è pertanto alcuna ragione di esaltare il parto o l’allattamento in sé, bensì nell’abbandonare ogni cosa, nell’ "uscire" per seguire Gesù, rompendo, se necessario, anche i legami naturali. Inoltre, per troppo tempo ildi Maria è stato interpretato come una reazione timida e passiva a una parola travolgente di Dio. Questo modo d’intendere ci permette soltanto di capire la mentalità degli interpreti; Maria invece esprime il suo consenso come una persona liberamente responsabile e attiva, che nella fede si apre pienamente alla salvezza proveniente da Dio. Proprio in questo modo Dio si rende dipendente da una creatura umana, e questo essere umano si mostra verso Dio pienamente disponibile e recettivo.

Questo atteggiamento di apertura positiva e creativa nei riguardi di Dio costituisce l'atteggiamento originario della fede: esso consiste nell’ascolto della Parola di Dio e nell’adempimento di questa Parola con responsabilità, e forma il presupposto della fede per ogni credente.

I due incontri di Maria - con l’Angelo e con la parente Elisabetta - collegano tra loro anche le due espressioni e i due atteggiamenti di fede: il suo ‘sì’ e il Magnificat. Solo nel quadro di questa unità il Magnificat è un canto profetico di liberazione; solo da una simile unità la teologia al femminile può crescere fino a diventare una teologia profetica.

Precisamente nell’incontro tra le due donne, che hanno entrambe una funzione nella storia della salvezza e sono entrambe gravide di vite profetiche, si trasferisce la scintilla dello Spirito Santo.

Lo Spirito che abita in Maria e che, attraverso Maria, abita anche in noi, chiama ogni uomo alla salvezza e alla completezza e, in questa sua opera, non eleva soltanto le donne ma l’umanità intera.

Giuseppe Daminelli