Madre di Dio

 

N. 11 novembre 2006

In vista del 75° di fondazione della rivista "Madre di Dio"

Presentati al Tempio come la Vergine Maria

Amici lettori

Significato trinitario del pianto della Vergine
  
Stefano De Fiores

Riflessione mariana al femminile
  
Giuseppe Daminelli

Il "luogo biblico" della mariologia
    
Bruno Simonetto

La Presentazione di Maria al Tempio
    
George Gharib

Caterina Labourè, la santa della "Medaglia miracolosa"
    
Bianca Maria Veneziani

Storia dell’"Angelus" - 21
    
Simone Moreno

Fatti e persone
    
a cura di Piero Roma

"…Come una madre consola un figlio"
  
Alberto Rum

La famiglia di Maria
    Simone Moreno

 I "Focolari" di Chiara
    
Maria Di Lorenzo

In Libreria

Il Magnificat di Don Alberione - 21
  
Bruno Simonetto

Santuari mariani d'Europa

 

Madre di Dio n. 11 novembre 2006 - Copertina

 

 

 

 

 La mariologia di Benedetto XVI – 15

 
di BRUNO SIMONETTO

Il "luogo biblico" della mariologia
   

La mariologia ha un proprio spazio nella teologia, biblicamente fondato, e non va considerata un sottoprodotto della cristologia.
 

M. Barberis, Maria segno di Alleanza - Ed. Fate Indovino, Perugia 1975.Antecedente al libro "Maria – Kirche im Ursprung" [in italiano: Maria – Chiesa nascente, "Edizioni San Paolo", Cinisello Balsamo 1998-20052] c’è un altro testo del Card. Joseph Ratzinger sulla Madonna: "Die Tochter Zion" [in italiano: La figlia di SionLa devozione a Maria nella Chiesa, Jaca Book, Milano 1979-20064], risultato di tre Conferenze tenute dall’Autore poco prima della sua nomina ad Arcivescovo di Monaco e Frisinga.

"Il libretto che presento al pubblico – scriveva Joseph Ratzinger nella Prefazione alla prima edizione – è la riproduzione di tre Conferenze da me tenute a Puchberg, vicino a Linz, nella primavera 1975. Dopo la lunga eclissi del culto mariano nella Chiesa, volevamo constatare in modo del tutto spassionato che cos’era veramente rimasto della fede mariana e che cosa di essa dovrà ancora rimanere. Si trattava quindi di un’introduzione che non aveva bisogno di essere completa nei dettagli, ma che doveva mostrare bene la prospettiva dalla quale si possono cogliere adeguatamente sia il particolare che il tutto. […] Spero che esso possa a suo modo aiutare a ricomprendere e ad appropriarsi nuovamente quello che vi è di imperituro nella fede mariana".

Il prezioso libro [di sole 80 pagine, ma di densissimo contenuto mariologico] è stato di recente ristampato in nuova edizione. In sintesi, l’intento dell’Autore è quello di mostrare che, dopo la lunga crisi della devozione a Maria nella Chiesa, questa può avere fondamento e spazio nella Teologia e nella vita spirituale dei Cristiani.

Due linee direttive guidano l’opera del futuro Papa Ratzinger. In una prima riflessione egli porta il lettore a scoprire una "teologia della donna" nel Vecchio Testamento. È proprio attraverso le grandi figure di donne - Eva, Sara, Rachele, Anna, Ester e Giuditta - che prende concretezza la promessa del Messia. Ovviamente, il Vecchio Testamento trova il compimento nel Nuovo; ma questo non vuol dire la dissoluzione della Scrittura; e se Cristo è il nuovo Adamo, Maria è la nuova Eva.

La mariologia - conclude Joseph Ratzinger - ha perciò un proprio spazio nella teologia e non deve essere considerata una imitazione, quasi un sottoprodotto della cristologia. In una seconda riflessione l’Autore esamina i principali dogmi mariani. In essi è visibile l’unità del vecchio e del nuovo Popolo di Dio e, più profondamente ancora, il mistero della creazione e dell’Alleanza. Questo permette un altro passaggio: in Maria il Creatore si rivela paradigmaticamente come il Dio che, nella forza della sua grazia, può suscitare la libera responsabilità dell’amore della sua creatura.

Si riassume, in queste due linee di riflessione teologico-mariologica, il significato più proprio de "la devozione a Maria nella Chiesa": sottotitolo dell’opera che ci ripromettiamo di analizzare in diverse puntate, come abbiamo a suo tempo fatto per il libro "Maria – Kirche im Ursprung" [in italiano: Maria – Chiesa nascente].

Il volumetto si articola in due parti:

Parte prima: Il luogo biblico della mariologia

Parte seconda: La fede mariana della Chiesa.

Quest’ultima parte analizza i dogmi mariani:

IIl dogma mariano originario: vergine e madre

II – L’esenzione dal peccato di Adamo

III – L’assunzione corporale nella gloria celeste.

Papa Benedetto XVI pronuncia un'importante Omelia sul rapporto Maria-Chiesa durante la solenne concelebrazione in San Pietro, l'8 Dicembre dello scorso anno.
Papa Benedetto XVI pronuncia un’importante Omelia sul rapporto Maria-Chiesa durante
la solenne concelebrazione in San Pietro, l’8 Dicembre dello scorso anno.

Approccio biblico al tema mariologico

L’approccio al tema mariologico non può che prendere avvio - come il grande teologo-esegeta Joseph Ratzinger è solito fare nelle sue analisi - dalla Sacra Scrittura: da qui la parte "introduttiva" del volumetto, dove si identifica come più proprio il luogo biblico della mariologia.

"Di fronte alla fede e alla pietà mariana della Chiesa - scrive il futuro Papa Ratzinger -, l’attento osservatore della vita ecclesiastica di oggi [siamo nel 1975, ndr] scoprirà una particolare discrepanza. Da un lato si crea l’impressione che la mariologia sia un duplicato ridotto della cristologia, nato da motivi irrazionali; di più ancora: essa appare come l’eco di antichissimi modelli di storia delle religioni, modelli che, con ritorni difficilmente soffocabili, si mettono in evidenza pure nel fatto cristiano; anche se, ad un esame più attento, non depongono a loro favore né ragioni storiche né motivazioni teologiche. Non ragioni storiche, perché è evidente che nella vita di Gesù Maria ha solamente una certa importanza, si presenta piuttosto nel segno dell’equivoco; non ragioni teologiche, perché, nella struttura del ‘Credo’ neotestamentario, la Vergine-Madre non ha alcun posto.

Al contrario, non si è certo imbarazzati a concretizzare la provenienza extra-cristiana del fatto mariano: da miti egiziani, dal culto alla ‘Grande Madre’, dalla Diana di Efeso, la quale, proprio nel Concilio di Efeso, è diventata, in modo del tutto spontaneo, la "Madre di Dio", Theotókos… D’altro lato, però, si reclamizza poi la generosità nei confronti delle diverse forme di pietà [mariana]: ai Romani bisogna lasciare la loro Madonna, senza lasciarsi prendere da tendenze puritane.

Dietro ciò - continua nella sua acuta analisi il Card. Joseph Ratzinger - si vuol vedere un atteggiamento che si fa visibilmente più forte dopo l’ondata della razionalizzazione: l’ardente desiderio di una risposta anche al sentimento nella sfera della religione; il desiderio ardente che anche nella religione possa trovare un posto l’immagine della donna come vergine e come madre. È certo però che per giustificare la pietà mariana non basterà la mera tolleranza di fronte alle molteplici usanze: se il loro fondamento è così futile, allora il sussistere di una pietà mariana non sarebbe altro che un’abitudine in contrasto con la verità […]".

Detto questo come premessa al discorso che segue, il Card. Ratzinger aggiunge: "È necessaria, dunque, una riflessione più profonda", articolata per punti.

Icona russa della Madre di Dio "Sorgente di Vita" - Ufficio Archeologico presso l'Accademia Ecclesiastica Moscovita [sec. XIX].
Icona russa della Madre di Dio "Sorgente di Vita" – Ufficio Archeologico
presso l’Accademia Ecclesiastica Moscovita [sec. XIX].

Una riflessione profonda sulla Sacra Scrittura

1] "Prima della ricerca di testi isolati [della Sacra Scrittura] dev’esserci uno sguardo d’insieme, deve essere affrontato il problema della struttura; solamente così si può ottenere un sensato inquadramento del particolare.

Ma esiste veramente - si chiede Ratzinger - un luogo per qualcosa come la mariologia nella Sacra Scrittura, nel disegno complessivo della sua fede e della sua preghiera? Si può affrontare metodicamente questo problema risalendo all’indietro: partendo dal Nuovo Testamento per tornare a rileggere l’Antico, o anche viceversa: partendo dal Vecchio Testamento per addentrarsi gradualmente nel Nuovo.

La cosa migliore sarebbe che le due strade si congiungessero e si compenetrassero l’una con l’altra, in modo che nasca un quadro più esatto possibile. Se si fa una lettura risalendo all’indietro, o più precisamente: dalla fine all’inizio, appare che l’immagine di Maria nel Nuovo Testamento è stata completamente intessuta con i fili dell’Antico Testamento, per cui si possono chiaramente distinguere due o addirittura tre binari di tradizione che vengono usati per esprimere il mistero di Maria.

Nel presentarla si assume anzitutto l’immagine delle grandi madri dell’Antico Testamento: Sara e soprattutto Anna, madre di Samuele; in secondo luogo, nella sua raffigurazione viene intessuta tutta la teologia della "figlia di Sion", con la quale soprattutto i Profeti hanno espresso il mistero dell’elezione e dell’Alleanza, il mistero dell’amore di Dio per Israele. Nel Vangelo di Giovanni si può riconoscere un terzo binario: per spiegare Maria è usata la figura di Eva, la "donna" in genere.

Queste considerazioni, che più avanti verranno approfondite, ci offrono la guida che ci introduce nell’Antico Testamento e ci mostrano dove si trovano in esso gli elementi che divennero in seguito promettenti.

"La Sapienza si è costruita una casa" - Tempera su legno [sec. XVIII], Museo Kolomenskoe, Russia.
"La Sapienza si è costruita una casa" – Tempera su legno [sec. XVIII], Museo Kolomenskoe, Russia.

2] Tutta la successiva pietà mariana e la teologia mariana si basano fondamentalmente sul fatto che nell’Antico Testamento esiste una teologia della donna profondamente ancorata, ed essenziale per la sua costruzione generale: contrariamente ad un pregiudizio ampiamente diffuso, la figura della donna occupa un posto insostituibile nella struttura generale della fede e della pietà veterotestamentarie.

Si tratta di un fatto che raramente viene tenuto presente a sufficienza, cosicché una unilateralità della lettura dell’Antico Testamento impedisce di aprire la porta per comprendere il fatto mariano nella Chiesa del Nuovo Testamento.

Generalmente si osserva solamente un aspetto: i Profeti combattono una lotta rigorosa per l’unicità di Dio contro la tentazione del politeismo, una lotta contro la religione della fecondità che raffigura Dio come uomo e donna. […] E si arriva alla conclusione che nella fede dell’Antico Testamento la donna non ha affatto una collocazione positiva; che non esiste e non può esistere una teologia della donna, giacché si tratta piuttosto del contrario; di eliminare cioè la donna dalla ‘teo-logia’, dal discorso di Dio. Questo significherebbe poi che la mariologia, di fatto, potrebbe essere considerata solamente come l’infiltrazione di un modello non biblico. Quest’affermazione si trasforma conseguentemente nell’altra, per la quale al Concilio di Efeso [431], che confermò e difese per Maria il titolo di "Madre di Dio", in effetti si è assicurato un posto nella Chiesa alla "Grande Madre", mentre essa era precedentemente respinta dalla pietà pagana.

Ma sono falsi proprio i presupposti veterotestamentari di questo modo di vedere, poiché, se la fede profetica rigetta anche il modello delle divinità in "sizigia" [cioè: accoppiate], quella stessa fede profetica, a suo modo e nel suo modello di fede e di vita, assegna alla donna una posizione indispensabile, la cui corrispondenza nella vita umana è il matrimonio […]".

Pietro Cavallini, Albero di Jesse - Cappella Minutolo del Duomo di Napoli.
Pietro Cavallini, Albero di Jesse – Cappella Minutolo del Duomo di Napoli.

3] Così, risalendo nell’Antico Testamento e ricostruendo gli elementi con i quali il Nuovo Testamento spiega teologicamente la figura di Maria, ci imbattiamo nei tre binari di una teologia biblica della donna:

A – la figura di Eva che "sta di fronte all’uomo", Adamo: essa non viene dalla terra, ma da lui stesso; e nell’intima correlazione esistente tra uomo e donna si compie la totalità dell’uomo;

B – il ruolo specifico delle grandi donne dell’AT nella realizzazione della storia della promessa;

C – la figura della Sapienza [Sophia] acquista nel tardo AT un significato centrale, di intermediaria della creazione e della storia della salvezza: la Sophia rimanda al Logos, la Parola che fonda la Sapienza, ma anche la risposta femminile che accoglie la Sapienza e la porta a frutto.

È il seguito del discorso che va sviluppato e approfondito.

Bruno Simonetto