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N. 11 novembre 2006
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La
mariologia di Benedetto XVI – 15 Il "luogo
biblico" della
mariologia
La mariologia ha un proprio spazio nella
teologia, biblicamente fondato, e non va considerata un sottoprodotto
della cristologia.
"Il libretto che presento al pubblico – scriveva Joseph Ratzinger nella Prefazione alla prima edizione – è la riproduzione di tre Conferenze da me tenute a Puchberg, vicino a Linz, nella primavera 1975. Dopo la lunga eclissi del culto mariano nella Chiesa, volevamo constatare in modo del tutto spassionato che cos’era veramente rimasto della fede mariana e che cosa di essa dovrà ancora rimanere. Si trattava quindi di un’introduzione che non aveva bisogno di essere completa nei dettagli, ma che doveva mostrare bene la prospettiva dalla quale si possono cogliere adeguatamente sia il particolare che il tutto. […] Spero che esso possa a suo modo aiutare a ricomprendere e ad appropriarsi nuovamente quello che vi è di imperituro nella fede mariana". Il prezioso libro
[di sole 80 pagine, ma di densissimo
contenuto mariologico] è stato di recente ristampato
in nuova edizione. In sintesi, l’intento dell’Autore
è quello di mostrare che, dopo la lunga crisi della devozione a Maria
nella Chiesa, questa può avere fondamento e spazio nella Teologia e
nella vita spirituale dei Cristiani.
Due linee direttive guidano l’opera del futuro Papa Ratzinger. In
una prima riflessione egli porta il lettore a scoprire una
"teologia della donna" nel Vecchio Testamento. È proprio
attraverso le grandi figure di donne - Eva, Sara, Rachele, Anna, Ester e
Giuditta - che prende concretezza la promessa del Messia. Ovviamente, il
Vecchio Testamento trova il compimento nel Nuovo; ma questo non vuol
dire la dissoluzione della Scrittura; e se Cristo è il nuovo Adamo,
Maria è la nuova Eva. La mariologia - conclude Joseph Ratzinger - ha perciò un proprio
spazio nella teologia e non deve essere considerata una imitazione,
quasi un sottoprodotto della cristologia. In una seconda riflessione l’Autore
esamina i principali dogmi mariani. In essi è visibile l’unità del
vecchio e del nuovo Popolo di Dio e, più profondamente ancora, il
mistero della creazione e dell’Alleanza. Questo permette un altro
passaggio: in Maria il Creatore si rivela paradigmaticamente come il Dio
che, nella forza della sua grazia, può suscitare la libera
responsabilità dell’amore della sua creatura. Si riassume, in queste due linee di riflessione teologico-mariologica,
il significato più proprio de "la devozione a Maria nella
Chiesa": sottotitolo dell’opera che ci ripromettiamo di
analizzare in diverse puntate, come abbiamo a suo tempo fatto per il
libro "Maria – Kirche im Ursprung" [in italiano: Maria
– Chiesa nascente]. Il volumetto si articola in due parti: – Parte prima: Il luogo
biblico della mariologia – Parte seconda: La fede
mariana della Chiesa. Quest’ultima parte analizza i dogmi mariani: I – Il dogma mariano
originario: vergine e madre II – L’esenzione dal
peccato di Adamo III – L’assunzione
corporale nella gloria celeste. Approccio biblico al tema mariologico "Di fronte alla fede e alla pietà mariana della Chiesa - scrive
il futuro Papa Ratzinger -, l’attento osservatore della vita
ecclesiastica di oggi [siamo nel 1975, ndr] scoprirà una
particolare discrepanza. Da un lato si crea l’impressione che la
mariologia sia un duplicato ridotto della cristologia, nato da motivi
irrazionali; di più ancora: essa appare come l’eco di antichissimi
modelli di storia delle religioni, modelli che, con ritorni
difficilmente soffocabili, si mettono in evidenza pure nel fatto
cristiano; anche se, ad un esame più attento, non depongono a loro
favore né ragioni storiche né motivazioni teologiche. Non ragioni
storiche, perché è evidente che nella vita di Gesù Maria ha solamente
una certa importanza, si presenta piuttosto nel segno dell’equivoco;
non ragioni teologiche, perché, nella struttura del ‘Credo’
neotestamentario, la Vergine-Madre non ha alcun posto. Al contrario, non si è certo imbarazzati a concretizzare la
provenienza extra-cristiana del fatto mariano: da miti egiziani, dal
culto alla ‘Grande Madre’, dalla Diana di Efeso, la quale, proprio
nel Concilio di Efeso, è diventata, in modo del tutto spontaneo, la
"Madre di Dio", Theotókos… D’altro lato, però, si
reclamizza poi la generosità nei confronti delle diverse forme di
pietà [mariana]: ai Romani bisogna lasciare la loro Madonna, senza
lasciarsi prendere da tendenze puritane. Dietro ciò - continua nella sua acuta analisi il Card. Joseph
Ratzinger - si vuol vedere un atteggiamento che si fa visibilmente più
forte dopo l’ondata della razionalizzazione: l’ardente desiderio di
una risposta anche al sentimento nella sfera della religione; il
desiderio ardente che anche nella religione possa trovare un posto l’immagine
della donna come vergine e come madre. È certo però che per
giustificare la pietà mariana non basterà la mera tolleranza di fronte
alle molteplici usanze: se il loro fondamento è così futile, allora il
sussistere di una pietà mariana non sarebbe altro che un’abitudine in
contrasto con la verità […]". Detto questo come premessa al discorso che segue, il Card.
Ratzinger aggiunge: "È necessaria, dunque, una riflessione più
profonda", articolata per punti. Una riflessione profonda sulla Sacra Scrittura 1] "Prima della ricerca di testi isolati [della Sacra Scrittura] dev’esserci uno sguardo d’insieme, deve essere affrontato il problema della struttura; solamente così si può ottenere un sensato inquadramento del particolare. Ma esiste veramente - si chiede Ratzinger - un luogo per qualcosa come la mariologia nella Sacra Scrittura, nel disegno complessivo della sua fede e della sua preghiera? Si può affrontare metodicamente questo problema risalendo all’indietro: partendo dal Nuovo Testamento per tornare a rileggere l’Antico, o anche viceversa: partendo dal Vecchio Testamento per addentrarsi gradualmente nel Nuovo. La cosa migliore sarebbe che le due strade si congiungessero e si compenetrassero l’una con l’altra, in modo che nasca un quadro più esatto possibile. Se si fa una lettura risalendo all’indietro, o più precisamente: dalla fine all’inizio, appare che l’immagine di Maria nel Nuovo Testamento è stata completamente intessuta con i fili dell’Antico Testamento, per cui si possono chiaramente distinguere due o addirittura tre binari di tradizione che vengono usati per esprimere il mistero di Maria. Nel presentarla si assume anzitutto l’immagine delle grandi madri dell’Antico Testamento: Sara e soprattutto Anna, madre di Samuele; in secondo luogo, nella sua raffigurazione viene intessuta tutta la teologia della "figlia di Sion", con la quale soprattutto i Profeti hanno espresso il mistero dell’elezione e dell’Alleanza, il mistero dell’amore di Dio per Israele. Nel Vangelo di Giovanni si può riconoscere un terzo binario: per spiegare Maria è usata la figura di Eva, la "donna" in genere. Queste considerazioni, che più avanti verranno approfondite, ci offrono la guida che ci introduce nell’Antico Testamento e ci mostrano dove si trovano in esso gli elementi che divennero in seguito promettenti.
2] Tutta la successiva pietà mariana e la teologia mariana si basano fondamentalmente sul fatto che nell’Antico Testamento esiste una teologia della donna profondamente ancorata, ed essenziale per la sua costruzione generale: contrariamente ad un pregiudizio ampiamente diffuso, la figura della donna occupa un posto insostituibile nella struttura generale della fede e della pietà veterotestamentarie. Si tratta di un fatto che raramente viene tenuto presente a sufficienza, cosicché una unilateralità della lettura dell’Antico Testamento impedisce di aprire la porta per comprendere il fatto mariano nella Chiesa del Nuovo Testamento. Generalmente si osserva solamente un aspetto: i Profeti combattono una lotta rigorosa per l’unicità di Dio contro la tentazione del politeismo, una lotta contro la religione della fecondità che raffigura Dio come uomo e donna. […] E si arriva alla conclusione che nella fede dell’Antico Testamento la donna non ha affatto una collocazione positiva; che non esiste e non può esistere una teologia della donna, giacché si tratta piuttosto del contrario; di eliminare cioè la donna dalla ‘teo-logia’, dal discorso di Dio. Questo significherebbe poi che la mariologia, di fatto, potrebbe essere considerata solamente come l’infiltrazione di un modello non biblico. Quest’affermazione si trasforma conseguentemente nell’altra, per la quale al Concilio di Efeso [431], che confermò e difese per Maria il titolo di "Madre di Dio", in effetti si è assicurato un posto nella Chiesa alla "Grande Madre", mentre essa era precedentemente respinta dalla pietà pagana. Ma sono falsi proprio i presupposti veterotestamentari di questo modo di vedere, poiché, se la fede profetica rigetta anche il modello delle divinità in "sizigia" [cioè: accoppiate], quella stessa fede profetica, a suo modo e nel suo modello di fede e di vita, assegna alla donna una posizione indispensabile, la cui corrispondenza nella vita umana è il matrimonio […]".
3] Così, risalendo nell’Antico Testamento e ricostruendo gli elementi con i quali il Nuovo Testamento spiega teologicamente la figura di Maria, ci imbattiamo nei tre binari di una teologia biblica della donna:
È il seguito del discorso che va sviluppato e approfondito. Bruno Simonetto |
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