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N. 11 novembre 2006
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Spigolando
dall’Enciclica "Deus
Caritas est"
di ALBERTO RUM "…Come una
madre consola un figlio" La Chiesa esorta vivamente i fedeli a
mettersi sotto la protezione di Maria affinché siano più intimamente
uniti a Gesù Salvatore. A conclusione dell’Enciclica Deus Caritas est, il Santo Padre Benedetto XVI invita a guardare i Santi: a coloro, cioè, che "hanno esercitato in modo esemplare la carità. I Santi sono i veri portatori di luce all’interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore. […] Tra i Santi eccelle Maria, Madre del Signore e specchio di ogni santità". Il Pontefice delinea quindi ed offre una duplice icona di Maria. Ella fu donna di amore nella sua biografia terrena. Donna di amore è oggi nel Cielo, dove con materna bontà si prende cura dei fratelli del Figlio suo, ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni. Ed ecco come il Pontefice esprime i suoi due sguardi contemplativi : Primo sguardo contemplativo "Nel Vangelo di Luca noi troviamo Maria impegnata in un servizio di carità alla cugina Elisabetta, presso la quale resta "circa tre mesi"... "L’anima mia rende grande il Signore" - ed esprime con ciò tutto il programma della sua vita: non mettere se stessa al centro, ma fare spazio a Dio incontrato sia nella preghiera che nel servizio al prossimo". Sì. Maria è una donna che ama. "Come potrebbe essere diversamente"? - si chiede il Pontefice -. In quanto credente che nella fede pensa con i pensieri di Dio e vuole con la volontà di Dio, ella non può essere che una donna che ama. Noi lo intuiamo nei gesti silenziosi, di cui ci riferiscono i racconti evangelici dell’infanzia. Lo vediamo nella delicatezza con la quale a Cana percepisce la necessità in cui versano gli sposi e la presenta a Gesù.
Lo vediamo nell’umiltà con cui accetta di essere trascurata nel periodo della vita pubblica di Gesù, sapendo che il Figlio deve fondare una nuova famiglia e che l’ora della Madre arriverà soltanto nel momento della Croce, che sarà la vera ora di Gesù". Secondo sguardo contemplativo Assunta alla gloria del Cielo, Maria non si allontana da noi. "Chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende ad essi realmente vicino". E’ così che "nella Chiesa santa Maria occupa dopo Cristo il posto più alto e il più vicino a noi" [LG 54]. "La parola del Crocifisso al discepolo - a Giovanni, e attraverso di lui a tutti i discepoli di Gesù: "Ecco tua madre" - diventa nel corso delle generazioni sempre nuovamente vera. Maria è diventata, di fatto, Madre di tutti i credenti". Sono espressioni, queste, che rimandano il pensiero ad una pagina bellissima di Giovanni Paolo II (Ecclesia de Eucharistia, 57): "Nel "memoriale" del Calvario è presente tutto ciò che Cristo ha compiuto nella sua passione e nella sua morte. Pertanto non manca ciò che Cristo ha compiuto verso la Madre a nostro favore. A lei infatti consegna il discepolo prediletto e, in lui, consegna ciascuno di noi: "Ecco tuo figlio!". Ugualmente dice anche a ciascuno di noi: "Ecco tua madre!". Vivere nell’Eucaristia il memoriale della morte di Cristo implica anche ricevere continuamente questo dono. Significa prendere con noi - sull’esempio di Giovanni - colei che ogni volta ci viene donata come Madre. Significa assumere al tempo stesso l’impegno di conformarci a Cristo, mettendoci alla scuola della Madre e lasciandoci accompagnare da lei". Da secoli, la Chiesa canta su dolcissime melodie gregoriane la sua illimitata fiducia filiale in Maria: "Salve Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve!". Riconoscendo apertamente e continuamente sperimentando essa stessa l’efficacia del ruolo materno di Maria nell’ordine della grazia, la Chiesa esorta vivamente i fedeli a mettersi sotto la protezione della Vergine Madre perché, sostenuti dal suo materno aiuto, siano più facilmente e più intimamente congiunti con Gesù Mediatore e Salvatore. Alberto Rum |
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