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N. 11 novembre 2006
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Cronache
apocrife di Maria di Nazareth
di SIMONE MORENO La famiglia di Maria La discendenza della Vergine in testi
afferenti al parentado di Gesù, specie il "Protovangelo di
Giacomo", scritto con intento laudativo della Madre del
Signore. Dicevamo, nella precedente puntata, che l’intento di questa nuova rubrica non è di entrare nel merito della discussione sul valore storico della letteratura apocrifa né sulla sua incidenza nella cultura e nell’arte, come nella liturgia e nella pietà cristiana; né è quello di stare a disquisire sul gruppo dei cosiddetti Vangeli gnostici e affini [tra i quali il "Vangelo di Maria" del sec. II], né sui Vangeli afferenti al parentado di Gesù [tra cui il "Protovangelo di Giacomo", del 200 ca., o il "Libro della natività di Maria" (846-849)], né sul gruppo di Vangeli cosiddetti "dell’Assunzione" [tra i quali: "Dormizione della Santa Madre di Dio" di Giovanni il Teologo (sec. IV-V nella forma attuale), e il "Transito della B. Vergine Maria di Giuseppe d’Arimatea, posteriore al precedente)]. Ciò che qui più conta rilevare è il discorso dell’insegnamento mariologico di questi scritti, che compongono schematicamente sette "quadri":
Ora, secondo il prospetto delineato negli scritti apocrifi e/o gnostici, procediamo all’analisi di ognuno di questi sette "quadri", iniziando dal primo, riguardante origini, nascita e prima infanzia di Maria.
Alcune "narrazioni" del "Protovangelo di Giacomo" Trattando della famiglia di Maria e della sua nascita, ci si riferisce anzitutto a testi afferenti al parentado di Gesù, specie al "Protovangelo di Giacomo" e al "Libro della natività di Maria" . L’Autore del "Protovangelo di Giacomo" si presenta come "fratello di Gesù", un figlio che Giuseppe avrebbe avuto dalla prima moglie. Sicché Giuseppe, secondo questa originale versione, sarebbe stato un vecchio vedovo, che aveva avuto figli dal primo matrimonio; e con ciò si intendeva risolvere il problema dei "fratelli di Gesù" nominati nel Nuovo Testamento, nonostante Maria sia rimasta vergine. Soluzione piuttosto complicata; anche perché bastava sapere che, secondo l’usanza giudaica, si chiamavano "fratelli" pure parenti meno stretti, come i cugini. Comunque, la discendenza di Gesù da Davide attraverso la genealogia di Giuseppe non fu ritenuta sufficiente; Maria infatti ha concepito per opera dello Spirito Santo. La paternità "per adozione" non veniva evidentemente ritenuta una spiegazione soddisfacente; così si fece discendere anche Maria dalla stirpe di Davide. Queste notizie sui personaggi di contorno [come poi sulle miracolose imprese di Gesù bambino] hanno sempre suscitato un enorme interesse; tanto che si può affermare che nell’antichità, nel Medioevo e nel Rinascimento hanno esercitato sull’arte figurativa e sulla letteratura un influsso anche maggiore di quello degli scritti canonici. È però solo a titolo di curiosità che qui riportiamo [= dalla "Genesis Marias"] alcune di queste "narrazioni" apocrife relative alle origini della Santa Vergine.
1] Vergogna di Gioacchino 1 Nelle "Memorie delle Dodici Tribù d’Israele" compare Gioacchino come persona molto ricca. Quando offriva i suoi doni, questi erano raddoppiati; pensava infatti: ciò che mi è d’avanzo, sia a beneficio di tutto il popolo; quanto poi riguarda la remissione dei miei peccati, sia per il Signore, perché mi sia propizio.2 Il grande giorno del Signore era giunto ed i figli d’Israele presentavano i loro doni, quand’ecco Ruben gli si presentò innanzi dicendo: "Tu non hai diritto di offrire per primo i tuoi doni, ché non hai discendenza in Israele".3 Gioacchino ne fu grandemente contristato e cercò il registro delle Dodici Tribù del popolo, pensando: vedrò il registro delle Dodici Tribù d’Israele e così saprò se io solo non ho avuto discendenza in Israele. Indagò e trovò che tutti i giusti in Israele avevano lasciato una discendenza. Si ricordò poi del caso del patriarca Abramo: Iddio, già al termine della vita, gli aveva concesso un figlio, Isacco.4 Allora Gioacchino divenne triste assai, né più comparve innanzi a sua moglie, ma si ritirò nel deserto ed ivi, piantata la sua tenda, digiunò quaranta giorni e quaranta notti. Così decise in cuor suo: non scenderò né per mangiare né per bere, finché non mi abbia visitato il Signore, mio Dio; la preghiera mi sarà cibo e bevanda [cap. I, 1-4].
2] Dolore di Anna 1 Nel frattempo Anna, sua moglie, con doppio lamento si doleva, in doppio gemito si effondeva: "Piangerò la mia vedovanza, piangerò pure la mia sterilità".2 Il grande giorno del Signore era giunto; Giuditta, sua ancella, le disse: "E fino a quando affliggi l’anima tua? Ecco, è giunto il grande giorno del Signore e non ti è lecito lamentarti, prendi piuttosto questa fascia che mi diede colei che soprintende al lavoro; non mi è lecito infatti recingermi della stessa, ché sono ancella ed essa reca un segno regale".3 Anna le rispose: "Allontanati da me; tali cose io non le ho mai fatte; e poi il Signore mi ha afflitta grandemente. Può darsi che un ladruncolo te l’abbia donata e tu sei venuta per farmi complice del tuo peccato". Giuditta replicò: "E qual male ti posso ancora augurare, dopo che il Signore ha chiuso il tuo seno, sì che non dia frutto in Israele?".4 Anna si rattristò assai. Deposti però gli abiti di lutto, lavatosi il capo e indossati gli abiti nuziali, verso le tre pomeridiane scese in giardino a passeggiare. Vide un lauro e, sedutasi sotto, pregò: "Dio dei nostri padri, benedicimi e ascolta la mia supplica, come benedicesti il seno di Sara e le desti un figlio, Isacco" [cap. II, 1-4].1 Levati poi gli occhi al cielo vide un nido di passeri sull’alloro. Allora così pianse nel suo cuore: "Ohimè, chi mi generò? Qual seno mi produsse? Come una maledizione fui generata innanzi ai figli d’Israele; oltraggiata e con scherno m’hanno scacciata dal tempio del Signore.2 Ohimè, a chi son divenuta simile? Non certo agli uccelli del cielo, ché gli uccelli del cielo, essi pure sono fecondi innanzi a te, Signore. Ohimè, a chi son divenuta simile? Non certo alle fiere del campo, ché le fiere del campo esse pure sono feconde innanzi a te, Signore.3 Ohimè, a chi son divenuta simile? Non certo a queste acque, ché queste acque, esse pure sono feconde innanzi a te, Signore. Ohimè, a chi son divenuta simile? Non certo a questa terra, ché questa terra, essa pure produce i suoi frutti nella stagione, e ti benedice, o Signore!" [cap. III, 1-3].
3] La lieta novella 1 Ed ecco un angelo del Signore le si presentò innanzi e le disse: "Anna, Anna, il Signore ha esaudita la tua supplica: concepirai e genererai; della tua prole si parlerà su tutta la terra". Rispose Anna: "Vive il Signore, mio Dio: chi genererò, maschio o femmina, lo donerò al Signore mio Dio, perché rimanga al suo servizio tutti i giorni di sua vita".2 In quel mentre giunsero due messi e le dissero: "Gioacchino, tuo marito, arriva con il suo gregge. Un angelo del Signore difatti è sceso da lui e gli ha detto: Gioacchino, Gioacchino, il Signore ha esaudito la tua supplica, scendi di qui ché tua moglie, Anna, ha concepito nel suo seno".3 Gioacchino era già venuto giù e, chiamati i suoi pastori, aveva dato loro quest’ordine: "Portatemi qui dieci agnelli senza macchia e senza difetto: saranno per il Signore, mio Dio. Portatemi pure dodici vitelli teneri: saranno per i sacerdoti e il Sinedrio. E ancora cento capretti, per tutto il popolo".4 Ed ecco giungere Gioacchino con i greggi. Anna si fermò alla porta e lo vide arrivare. Allora gli corse incontro e gli si appese al collo, dicendo: "Ora riconosco che il Signore Iddio mi ha benedetta grandemente: ecco che la vedova non è più vedova ed io, la sterile, ho concepito nel mio seno". Gioacchino, il primo dì, riposò a casa sua [cap. IV, 1-4].4] Nascita e prima infanzia di Maria 1 Il dì seguente Gioacchino offriva i suoi doni, pensando in cuor suo: se il Signore Dio m’è propizio, me lo dimostrerà la lamina del sacerdote. Così offriva i suoi doni e intanto osservava la lamina del sacerdote, mentre saliva l’altare del Signore; ma non trovò alcun peccato in se stesso. Allora Gioacchino esclamò: "Adesso sono sicuro che il Signore m’è divenuto propizio e m’ha rimesse tutte le mie colpe". Discese dal tempio del Signore giustificato e ritornò a casa sua.2 Compiuti i suoi sei mesi, come [l’angelo] aveva detto, nel settimo mese Anna diede alla luce. E domandò alla levatrice: "Che cosa ho partorito?". Quella rispose: "Una femmina". Allora Anna esclamò: "Oggi l’anima mia è stata glorificata"; e la pose a giacere. Al termine dei giorni fissati, Anna si purificò, porse il seno alla bimba e la chiamò Maria [cap. V, 1-2].1 Giorno per giorno la bimba si fortificava. Quando giunse all’età di sei mesi, la madre la pose per terra per provare se restasse ritta. Ma, fatti sette passi, tornò in grembo alla madre. Questa la prese su ed esclamò: "Vive il Signore, mio Dio: tu non calpesterai questo suolo, finché non ti abbia condotta al tempio del Signore". Preparò quindi un santuario nella sua camera da letto e non permetteva che cosa profana o immonda le venisse tra mano. Chiamò poi le figlie senza macchia degli Ebrei perché l’intrattenessero.2 Quando la bimba compì il primo anno, Gioacchino fece un gran festino, a cui invitò i pontefici, i sacerdoti, gli scribi, il Sinedrio e tutto il popolo d’Israele. Gioacchino presentò la bimba ai sacerdoti, i quali la benedissero, dicendo: "Dio dei nostri padri, benedici questa bimba e dàlle un nome rinomato, perpetuo per tutte le età". E tutto il popolo rispose: "Così sia, così sia, amen!". La presentò poi ai gran sacerdoti, i quali la benedissero, dicendo: "Dio dei luoghi eccelsi, rimira questa bimba e dàlle benedizione somma che dopo di sé altra non abbia".3 La madre quindi la prese su e la portò nel santuario della sua camera da letto e le diede il seno. Anna poi innalzò questo cantico al Signore Iddio: "Un’ode canterò al mio Dio […]". Quindi pose a riposare la bimba nella camera con il suo santuario e, uscita, serviva i commensali. Terminato il convito, se ne tornarono a casa tutti lieti, lodando il Dio d’Israele [cap. VI, 1-3].Già dalle "narrazioni" di questo primo "quadro" delle origini di Maria si capisce bene che il "Protovangelo di Giacomo" è concepito come una glorificazione della Santa Vergine. E meglio si capirà, nel seguito della narrazione apocrifa, che in realtà viene qui accennata la maggior parte dei temi che la successiva mariologia avrebbe sviluppato. Simone Moreno |
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