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N. 12 dicembre 2006
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Preghiere
popolari mariane - 22 Storia dell’"Angelus" Nell’Angelus la centralità del
mistero dell’Incarnazione del Verbo. La rassegna davvero inesauribile della celebrazione dell’Angelus ci porta stavolta [nel mese del "Natale del Signore"] a ricordare la sua centralità di mistero dell’Incarnazione, prendendo a prestito le parole del grande devoto della Santa Vergine, San Luigi Maria Grignion de Montfort [1673-1716]. "Dopo il Padre nostro, l’Ave Maria è la preghiera più bella di tutte" Nell’opera più classica del Montfort, il "Trattato della vera devozione a Maria" [in sigla: VD], vengono elencate le "diverse pratiche esteriori" atte ad esprimere la consacrazione perfetta e totale a Cristo per mezzo di Maria. Di queste ricordiamo qui alcuni passaggi circa la quarta [= Celebrazione del mistero dell’Incarnazione] e la quinta [= Recita dell’Ave Maria e del Rosario]. 1] Celebrazione del mistero dell’Incarnazione "[I veri devoti della Vergine] avranno un culto singolare per il grande mistero dell’Incarnazione del Verbo, che si celebra il 25 Marzo. È questo il mistero proprio della devozione di cui ho parlato. Infatti, questa devozione fu ispirata dallo Spirito Santo:
2] Recita dell’Ave Maria e del Rosario "[I veri devoti della Vergine] ameranno e reciteranno l’Ave Maria, cioè il saluto angelico di cui pochi Cristiani, anche istruiti, conoscono il valore, il merito, l’eccellenza e la necessità. Per farne conoscere l’importanza, c’è voluto che la Vergine santa apparisse più volte a grandi Santi molto illuminati, come San Domenico, San Giovanni da Capestrano, il Beato Alano della Rupe. Essi composero libri interi sulle meraviglie di questa preghiera e sulla sua efficacia per convertire le anime. Proclamarono a gran voce e predicarono apertamente quanto segue: – la salvezza del mondo è iniziata con l’Ave Maria, così anche la salvezza di ciascuno dipende da tale preghiera; – questa preghiera fece produrre il frutto della vita alla terra arida e sterile; così, se recitata bene, essa farà germogliare anche in noi la Parola di Dio e il frutto di vita, Gesù Cristo; – l’Ave Maria è una rugiada celeste che irrora la terra, cioè l’anima, perché dia frutto a suo tempo; chi non è irrorato dalla rugiada celeste di questa preghiera non porta frutti, ma solo triboli e spine e va incontro alla maledizione" [cfr. VD, 249]. "L’esperienza insegna che quelli e quelle che presentano grandi segni di predestinazione amano, gustano e recitano con piacere l’Ave Maria; e più amano questa preghiera, più sono uniti a Dio […]" [cfr. VD, 250]. "Non so come e perché questo avvenga, ma so che è vero. Non ho segreto migliore di questo per sapere che una persona è di Dio: osservo se ama recitare l’Ave Maria e la corona […]" [cfr. VD, 251]. "Anime predestinate, schiave di Gesù in Maria, sappiate che dopo il Padre nostro, l’Ave Maria è la preghiera più bella di tutte. È il complimento più perfetto che possiate rivolgere a Maria, complimento che l’Altissimo le fece rivolgere da un Arcangelo per guadagnarsene il cuore. E riuscì così efficace sul suo cuore che Maria diede il consenso all’Incarnazione del Verbo, nonostante la sua profonda umiltà. Anche voi conquisterete sicuramente il suo cuore con questo stesso complimento [dell’Angelus] recitato bene" [cfr. VD, 252]. Simone Moreno |
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