![]() |
|
|
|
N. 12 dicembre 2006
|
L’esperienza cristiano-mariana di due Papi
di ALBERTO RUM "Che cosa
significa Maria per te?" Per Giovanni Paolo II e per Benedetto XVI la
vera devozione alla Madre di Dio è necessariamente cristocentrica. In un suo colloquio con Peter Seewald, il Card. Joseph Ratzinger si sente porre questa domanda: "Che cosa significa Maria per lei personalmente?". Con tutta franchezza egli risponde così: "Personalmente sono stato dapprincipio più fortemente influenzato dal rigido cristocentrismo del movimento liturgico, ulteriormente accentuato dal dialogo con i fratelli protestanti". Poi, quasi a fugare l’impressione che quelle sue parole volessero significare poca devozione a Maria, subito il Card. Ratzinger aggiunge: "Ma hanno sempre significato molto per me le funzioni mariane del mese di Maggio, al di là delle feste mariane liturgiche, le celebrazioni ottobrine del Rosario, i Pellegrinaggi nei Santuari mariani, quindi le varie manifestazioni della devozione mariana popolare. E più invecchio, più mi diventa cara e importante la Madre di Dio" [J. Ratzinger, Dio e il Mondo - Essere Cristiani nel nuovo millennio, EP, p. 269]. Analogia della devozione dei due Papi mariani Si direbbe che questa esperienza cristiano-mariana del futuro Papa Benedetto XVI, sia analoga a quella del giovane Karol Woityla, il futuro Papa Giovanni Paolo II. "Totus Tuus": "Questa formula - scrive Giovanni Paolo II - non ha soltanto un carattere pietistico, non è una semplice espressione di devozione: è qualcosa di più. L’orientamento verso una tale devozione si è affermato in me nel periodo in cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, lavoravo come operaio in fabbrica. In un primo tempo mi era sembrato di dovermi allontanare un po’ dalla devozione mariana dell’infanzia, in favore del cristocentrismo. Grazie a San Luigi Grignion de Montfort compresi che la vera devozione alla Madre di Dio è invece proprio cristocentrica, anzi è profondissimamente radicata nel Mistero trinitario di Dio e nei misteri dell’Incarnazione e della Redenzione". L’umile e sincera confessione, qui riferita, di due Sommi Pontefici esorta ogni discepolo di Cristo a porre quella medesima domanda a se stesso, in prima persona singolare: "Che significa Maria per me personalmente?".
Le ragioni teologiche della devozione a Maria A guida autorevole di tale revisione di vita cristiano-mariana suggeriamo qui in modo particolare sia la lettura attenta del capitolo VIII della Costituzione dogmatica del Concilio Vaticano II sulla Chiesa, sia l’insegnamento mariano del Santo Padre Paolo VI. La Lumen gentium ha infatti come vertice e coronamento l’intero capitolo VIII dedicato alla Madonna, mentre al retto ordinamento e sviluppo del culto della Beata Vergine Maria Papa Paolo VI dedica l’intera esortazione Marialis cultus del 2 Febbraio 1974. Si rintracciano così le ragioni teologiche della devozione a Maria, e quindi le caratteristiche che ogni devozione a Maria deve possedere ed esprimere. La vera devozione a Maria non è frutto né di sterile e passeggero sentimentalismo, né di una certa vana credulità, ma procede dalla fede vera. "Il culto alla beata Vergine ha la sua ragione ultima nell’insondabile e libera volontà di Dio, il quale, essendo eterna e divina carità, tutto compie secondo un disegno di amore: egli amò Maria e in lei operò grandi cose; l’amò per se stesso e l’amò anche per noi; la donò a se stesso e la donò anche a noi" [MC, 56]. E "Maria - ci ricorda nella Lumen gentium il Concilio Vaticano II - non fu strumento puramente passivo nelle mani di Dio, ma cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede ed obbedienza" [LG, 56]. Questa dunque non è una circostanza occasionale, secondaria, trascurabile; essa fa parte essenziale, e per noi uomini importantissima, bellissima, dolcissima del mistero della salvezza. Cristo a noi è venuto da Maria; lo abbiamo ricevuto da Lei. Alberto Rum |
|