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Natale
e la verità di questo mondo
Dice
un canto cileno: "Il piccolo Dio Bambino / è sceso dalle
stelle,/ è venuto a scoprire / la verità di questo mondo". E
la verità di questo mondo è che si continua a parlare di pace; ma pace
non c'è. È una verità già annunciata dal profeta Geremia: "Dicentes:
pax, pax! Et non erat pax" – "Va tutto bene",
dicono; e invece non va bene niente" [Ger 8, 11].
E avverte un canto africano: "Mi
dicono certi benpensanti: / ‘Il Natale è roba da ragazzi…’.
/ Può darsi che sia vero, / dato che essi non sono / fuori di
senno".
Sembrava roba da ragazzi, infatti,
credere che ad adorare Gesù Bambino potessero andare i nuovi
"Magi" potenti della terra, quando scrivevamo i temi alla
Scuola Media. Sembra roba da ragazzi crederci ancora oggi, Natale 2006,
perché la guerra è roba da grandi; è roba dei Grandi. Ed è anche
roba da ricchi. La guerra è anche roba di chi è fuori di senno in
questo mondo; cioè di quelli che, per i propri interessi, sanno sempre
ciò che bisogna dire e ciò che bisogna fare in questa società.
La pace, invece, è roba da ragazzi, roba da poveri… Allora, anche
il Natale è roba da poveri: ma il Natale vero, quello che ha dentro il
significato della salvezza, della pace di Dio donata "agli
uomini di buona volontà" [Lc 2, 14]; quello della pace tra gli
uomini e della pace degli uomini con Dio, non quello confiscato dai
signori del capitalismo consumistico e dell’assoluto relativismo
morale di valori. Perciò, se c’è un augurio che ci dobbiamo fare
anche quest’anno, è proprio quello di vedere compiuto il miracolo di
rendere possibile la convivenza pacifica in Medio Oriente, tra Arabi
palestinesi ed Ebrei, tra Musulmani di ogni specie [fondamentalisti o
moderati che siano] e Cristiani dell'Occidente, di Africani "di
ogni tribù, lingua, popolo e nazione" (Ap 5, 9), della
nuova Europa "allargata", delle grandi Nazioni che ci
ostiniamo a considerare con sufficienza Terzo Mondo, come tutto il
Sub-Continente asiatico, il Sud e il Centro America, e il Nord Africa.
Ma altri ricordi d'infanzia s’affacciano alla mente: le canzoncine
di Natale che s'imparavano a scuola ("È apparsa una stella
cometa / lassù nel cielo blu / e annuncia a tutte le genti: / è
nato il Bambino Gesù!"); i racconti fiabeschi che ci
commuovevano sempre: La piccola fiammiferaia, Una volpe a
Betlemme, Il piccolo pastore, ecc. Poi, le "Letterine a
Gesù Bambino" che mettevamo sotto il piatto di mamma e papà,
ripetendo di anno in anno mille improbabili promesse di essere più
buoni… E l’attività ingegnosa e febbrile per costruire il presepe
più bello del vicinato…

Presepe napoletano del ’700: Natale di
pace e non di guerra.
Più avanti negli anni, una coscienza meno incantata del Natale.
Per restare ‘in tema’, la poesia triste di Trilussa Natale di
guerra, 1916 [della quale ricorre quest’anno il 90°, ma che è
sempre più attuale]:
"Ammalappena che s’è fatto giorno
la prima luce è entrata ne la stalla
e er Bambinello s’è guardato intorno…
– ‘Ma li Re Maggi arriveno?’
– ‘È impossibile,
perché nun c’è la stella che li guida…
la stella nun vô uscì : poco se fida
pe’ paura de quarche diriggibile…’ –
Ner di’ così la Madre der Signore
s’è stretta er Fijo ar core
e s’è asciugata l’occhi co’ le fasce.
Una lagrima dorce per chi nasce,
una lagrima amara per chi more…".
[Il 'diriggibile' del Natale 1916 si legge ‘missile’ americano o
"bombardiere degli Alleati" nel Natale 2006].
Ma davvero non c’è più poesia per il nostro Natale? Non
splenderanno più le stelle; e gli Angeli non canteranno più? Proprio
nessun Re Mago guiderà più a Betlemme la cometa? Certo! Ma solo se
tutti - piccoli e grandi - torneremo ad avere occhi di bambini, cantando
con loro: "Ancora una volta è Natale: / insieme
aspettiamo Gesù. / Che splendida notte d'amore! / Bisogna
pregare di più… / Ci vogliono fede e speranza / promesse di pace e
bontà / per rendere il mondo migliore: / se vuoi, puoi provarci
anche tu…".
La
miracolosa guarigione di Peter van Rudder
Dopo
Ipotesi su Gesù e i successivi libri dedicati alla Passione e
alla Risurrezione di Cristo, Vittorio Messori è tornato in libreria con
un volume interamente dedicato alla figura della Madonna. S’intitola Ipotesi
su Maria [Edizioni Ares, pagg. 544, da noi recensito già nell’Aprile
scorso, e ancora a pag. 26], ed è da poco in vendita.
Il volume raccoglie, con rivisitazioni e aggiunte, il "taccuino
mariano" che lo scrittore ha tenuto dal 1995 al 2000 sul mensile
dei Paolini Jesus. Molte delle oltre 500 pagine del libro di
Messori sono dedicate alle Apparizioni di Lourdes e alle guarigioni
miracolose di malati che si sono recati presso la grotta di Massabielle.
Un caso tra questi, peraltro già ben noto, colpisce particolarmente
e si lega in qualche modo a un’altra indagine dell’Autore divenuta
un libro di successo. È la storia di un giardiniere belga, Peter van
Rudder, il quale il 16 Febbraio 1867, a causa della caduta di un albero
ebbe la gamba sinistra spezzata sotto il ginocchio. Entrambe le ossa,
tibia e perone, risultarono fratturate e i due tronconi erano separati
tra loro da ben tre centimetri di vuoto. In totale, dunque, mancavano
sei cm di osso, che si erano frantumati e provocavano sofferenze
indicibili.

Il "prodigioso miracolo di Calanda", ottenuto per intercessione della Vergine del Pilar di Saragozza, il 29 Marzo 1640.
Molti
medici, tra i quali l’illustre Thiriart, chirurgo della Casa reale
belga, visitarono il giardiniere e, non potendo in alcun modo risolvere
la sua situazione, proposero di amputare la gamba. Van Rudder però,
ostinatamente, rifiutava l’operazione, nonostante le sofferenze che la
frattura insanabile gli procurava. La sua pervicacia era determinata
dall'incrollabile fede: era infatti convinto che ci avrebbe pensato la
Madonna, l'Immacolata apparsa a Lourdes alla piccola Bernadette
Soubirous.
Il 7 Aprile 1875, otto anni dopo il grave incidente che lo aveva
lasciato storpio, con le ossa rotte che spuntavano tra la carne ormai
incancrenita, il giardiniere riesce finalmente a partire per la
cittadina di Oostaker, dove nel frattempo era stata realizzata una copia
esatta della Grotta di Lourdes. La sua situazione era diventata
drammatica; e i testimoni raccontano che dalla piaga usciva pus
maleodorante. Davanti alla statua della Vergine l’uomo si sente
pervadere da "una specie di rivoluzione". Getta le stampelle e
riprende a camminare, improvvisamente guarito.
La relazione, stilata dai medici curanti di van Rudder, afferma che
"la gamba e il piede, assai gonfi, hanno ripreso di colpo il volume
normale" e che "le piaghe in cancrena appaiono
cicatrizzate". E soprattutto che "la tibia e il perone
fratturati si sono ricongiunti, malgrado la distanza che li
separava": la saldatura risulta completa e le gambe sono di nuovo
di lunghezza uguale. Il giardiniere sarebbe vissuto in perfetta salute
per altri 23 anni. Sei centimetri d'osso, dunque, ricresciuti
improvvisamente.
Un episodio che richiama un altro miracolo mariano, quello di
Calanda, indagato dal Messori nel libro Il miracolo: una gamba
amputata che viene riattaccata.
Ipotesi su Maria è, dunque, quasi un taccuino di viaggio per
approfondire la figura della Madre di Dio e il suo manifestarsi in modo
così misterioso e inspiegabile nelle vicende umane.
DOLCE
"SANTA FAMIGLIA"
Originale
e dolce "Santa Famiglia" scolpita in legno [della serie "Marie
entre terre et ciel"], opera dell’artista francese
Yves le Pape, collaboratore delle ‘Éditions Médiaspaul’ di Parigi.

Riscoprire
nel tempo del Natale
la recita del Rosario in famiglia
Quant’era provvidenziale la pia tradizione che si era andata
stabilendo nelle famiglie cristiane! Dopo una giornata d’intenso
lavoro, raccolti nella quiete serena delle pareti domestiche, genitori e
figli si riunivano intorno a un’immagine della Vergine Santa per
pregare il santo Rosario. I vecchi innalzavano la loro preghiera nel
pieno della loro maturità, i fanciulli imparavano, pregando, ad amare
la famiglia, prima "Chiesa domestica". E la benedizione di
Maria pioveva abbondante sui cuori di tutti. Il Rosario in famiglia era
uno degli atti più solenni e preziosi della vita familiare.
Il Rosario era il mezzo per elevare la mente, rasserenare i cuori,
trovare conforto nelle sofferenze, educare i fanciulli e, soprattutto,
unire i cuori dei familiari e volgerli tutti a Dio. Il Rosario era
davvero la preghiera familiare per eccellenza.
Certo, oggi viene piuttosto da chiedersi se tutte le famiglie
cristiane apprezzano ancora o, addirittura, se conoscono la preghiera
del Rosario! Molte, forse la maggioranza, lo considerano un costume
ormai sorpassato e questo non è certo un segno confortevole per la vita
cristiana.
Vogliamo riscoprirne la bellezza nel tempo del Natale del Signore,
festa della famiglia?
L’invito
a non trascurare la recita del Rosario soprattutto nel mese di Maggio
viene da lontano. Nel 1951, il papa Pio XII così scriveva: "…è
soprattutto in seno alla famiglia che Noi desideriamo che la
consuetudine del santo Rosario sia ovunque diffusa, religiosamente
custodita e sempre più sviluppata. Invano, infatti, si cercherà di
portare rimedio alle sorti vacillanti della vita civile, se la società
domestica, principio e fondamento dell’umano consorzio, non sarà
ricondotta alle norme dell’Evangelo. Per ottenere un compito così
arduo, Noi affermiamo che la recita del santo Rosario in famiglia è un
mezzo quanto mai efficace" [Ingruentium malorum, AAS
43 (1951), pp. 577-582].
Anche papa Paolo VI attribuiva una straordinaria
importanza al Rosario recitato in famiglia: "Non v’è dubbio -
scriveva - che la Corona della Beata Vergine Maria sia da ritenere come
una delle più eccellenti ed efficaci ‘preghiere in comune’ che la
famiglia cristiana è invitata a recitare. Noi amiamo, infatti, pensare
e vivamente auspichiamo che, quando l’incontro familiare diventa tempo
di preghiera, il Rosario ne sia l’espressione più gradita" [Marialis
Cultus, 53].
Con la recita del Santo Rosario, la famiglia cristiana, sull’esempio
di quella di Nazareth, diventa una dimora di santità e una scuola
efficacissima di vita cristiana. La considerazione dei misteri della
Redenzione, infatti, insegna agli adulti a specchiarsi quotidianamente
negli esempi di Gesù e Maria nelle vita domestica di Nazareth [misteri
gaudiosi], a ricavare da Loro conforto nelle avversità [misteri
dolorosi], a ricevere luce d’insegnamento della verità cristiana
[misteri luminosi], e a tendere costantemente verso i beni celesti,
cercando sempre "le cose di lassù" [misteri gloriosi]. Il
Rosario, inoltre, porta i piccoli a conoscere le principali verità
delle fede, facendo germogliare nelle loro anime, quasi naturalmente, la
carità verso il Redentore.
Papa Giovanni Paolo II, che molte foto ritraevano con la corona del
Rosario in mano, ci ricorda dal Paradiso: "Il Rosario è anche, da
sempre, preghiera della famiglia e per la famiglia. Un tempo questa
preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente
ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa
eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le
famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera […].
La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per
antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui
la famiglia si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo
sguardo su Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre
nuovamente negli occhi, per comunicare, per solidarizzare, per
perdonarsi scambievolmente, per ripartire con un patto di amore
rinnovato dallo Spirito di Dio" [Rosarium Virginis Mariae,
41]. A questa preghiera è anche bello e fruttuoso affidare l'itinerario
di crescita dei figli. "Pregare col Rosario per i figli, e ancor
più con i figli, educandoli fin dai teneri anni a questo momento
giornaliero di "sosta orante" della famiglia, non è, certo,
la soluzione di ogni problema, ma è un aiuto spirituale da non
sottovalutare […].
Riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario,
riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la Liturgia, nel
contesto della vita quotidiana" [Rosarium Virginis Mariae,
42].
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