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Gli
avvenimenti formano la nostra esistenza. Molto spesso, però, quella che
ci giunge è solo la notizia degli avvenimenti. La nostra mentalità è
permeata in gran parte da quanto ci viene comunicato. In particolare dei
media: radio, cinema, televisione, stampa. E noi reagiamo, soffriamo,
esultiamo per le immagini visive o sonore - portatrici di messaggi - che
ci giungono. Ma quale realtà ci giunge? Uno schema ci viene in aiuto.

Primo atto
Qualcuno conosce una realtà. Che può essere esterna a lui, o anche
interiore, come una emozione, una fantasia, una creazione. Nel processo
di conoscenza l’uomo percepisce la realtà e si fa una idea della
stessa (vedi anche schema di Tam Tam di Vita Paolina di dicembre 2001).
Dà cioè un significato, interpreta quanto ha visto o sentito.
Secondo
atto
Poi decide di comunicare ciò che ha conosciuto. E qui una prima
scelta. Può comunicare ciò che ha percepito e interpretato oppure
quell’immagine mentale, quella sensazione, quella notizia gli serve di
stimolo per dire altro. Ad esempio, il comunicante (lo chiameremo così)
può comunicare la sua conoscenza di fatti della guerra in corso per
raccontarli, oppure può utilizzare gli stessi fatti per mostrare la
follia degli uomini, o far risaltare l’amore nonostante etnie o
fazioni contrapposte, eccetera.
Terzo atto
Qualunque sia la scelta, andrà espressa in un segno, veicolo di
comunicazione. Questo segno conterrà le idee del comunicante su una
determinata realtà (della quale magari vengono fornite le immagini), la
sua interpretazione di fatti specifici, ma anche le sue intenzioni:
comunicare, convincere, sedurre, obbligare, affascinare, entusiasmare,
coinvolgere…
Quarto atto
A questo punto entra in scena il recettore, colui che riceve la
comunicazione. Percepisce il segno dandone una interpretazione. Fin qui
tutto tranquillo.
Quinto atto
Ma cosa contiene quel segno? La realtà iniziale? Forse, o in parte, o
per nulla. Perché ciò che il segno contiene è la conoscenza o
l’idea o l’interpretazione che quel determinato comunicante ha
voluto dare su una specifica realtà. Che ora mi si offre, nel segno,
quasi in maniera oggettiva, nascondendomi il suo volto più autentico:
una realtà interpretata. Ma difficilmente il recettore bada a questo.
Egli crede di essere a contatto con la realtà, pensa di conoscere la
realtà, e avverte questa conoscenza come effettiva. Invece… ciò che
gli giunge – come comunicazione effettiva, ma inavvertita – è la
visione, il punto di vista, l’interpretazione del comunicante. E,
senza volerlo, comunicazione dopo comunicazione, notizia dopo notizia,
rischiamo di prendere per nostre quelle che sono idee od opinioni di
altri.
Conclusione
È
importante comprendere i processi di comunicazione: ci permettono di
essere liberi nelle nostre scelte e di non essere sedotti o condizionati
dall’abilità di chi conosce bene l’arte o l’arma
dell’espressione.
[Articoli e schemi di don Walter Lobina,
pubblicati su VitaPaolina
e TamTam]
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