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“Fare gruppo” è bello, ma cosa comporta e quali dinamiche si
possono scorgere a livello di descrizione del fenomeno? Un’analisi
sintetica potrà giovare alle tante esperienze estive.
1.
La fase iniziale di formazione del gruppo
La prima cosa che si vive entrando in un gruppo è lo stare all’erta
osservando gli altri, saggiando l’ambiente e le altre persone. Ciò
avviene per l’insicurezza che è la preoccupazione e ansia per un buon
inserimento: Sarò ben accetto? Come riuscirò ad integrarmi tra gli
altri? Con chi mi posso alleare? Troverò ciò che cerco?…
Ci potrà essere
dipendenza nei confronti dell’animatore e il “ballo delle
maschere”, cioè la preoccupazione di non dire ciò che si pensa
veramente, ma ciò che può piacere al gruppo. Non ci si rivela
all’inizio, attraverso un linguaggio impersonale e non ci si
coinvolge. Appaiono intanto i leaders informali ed anche i sottogruppi,
una specie di segrete alleanze.
I
primi incontri servono a conoscersi e accettarsi, per chiarire gli
obiettivi, i mezzi di azione e gli aspetti organizzativi.

2.
La fase conflittuale
Dopo la luna di miele iniziale, appaiono i conflitti, inevitabili
per crescere. Più che ignorati o soffocati vanno affrontati seriamente.
Occorre distinguere il tipo di conflitto e provvedere alla revisione o
confronto con gli obiettivi iniziali. Ogni malessere va evidenziato e
portato alla luce. L’organizzazione, il metodo o stile di lavoro
possono essere corretti.
Le
questioni affettive legate alle simpatie e antipatie hanno bisogno di
tempo e di metodo. La lotta per il potere porta a scontri, aperti o
nascosti, per far valere propri giudizi e ragioni. Non bisogna agitarsi
di fronte al disagio del gruppo in questi momenti veramente scomodi, ma
servirsi di tatto, intuizioni e creatività per capire, risolvere o
allentare le tensioni. Ciò che fa crescere è il modo di affrontare i
conflitti.

3.
La fase dell’integrazione
Con il superamento delle inevitabili crisi si avanza verso un
rafforzamento dell’organizzazione ed un miglior livello di
integrazione fra tutti. La buona organizzazione si nota dall’aumento
di senso di responsabilità, dalla condivisione del lavoro, dalla
crescita del senso del “noi” oltre le individualità. L’alto grado
di integrazione si evidenzia nel fatto che il gruppo costituisce il
centro vitale degli interessi e che il senso di unità, di confidenza e
di collaborazione sono cresciuti. Tutti partecipano e si ha una buona
resa. L’esercizio della responsabilità è ben distribuito: il gruppo
ha raggiunto la maturità.
[Articoli e schemi di don Walter Lobina,
pubblicati su VitaPaolina
e TamTam]
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