L'Apostolo Tommaso

Tommaso è stato presente a Cana di Galilea, dove Gesù ha compiuto l'inizio dei segni e i "discepoli credettero" (Gv 2,11). Qui la fede esige di andare oltre il segno materiale, per scoprire che quanto si sta compiendo è la realtà del regno. Qui i discepoli approfondiscono la fede nel Maestro, dopo averne fatto una prima conoscenza proclamandolo Messia (Gv 1,41). Come il cieco nato, che Gesù guarisce, Tommaso ha bisogno che gli siano aperti gli occhi: "Perché mi hai visto hai creduto?" (Gv 20,29). Similmente a Pietro, che crede di poter dare la vita per il Maestro (Gv 13,37), Tommaso esprime un tale entusiasmo generoso ("Andiamo anche noi a morire con lui", Gv 11,16). È una generosità gradita a Dio, ma non basta: anche Tommaso deve sperimentare anche la sua debolezza, l'abbandono del Signore e l'incredulità. Una domanda di Tommaso (Gv 14,5), dà l'occasione a Gesù di rivelarsi come la via, la verità e la vita (14,6) e come colui vedendo il quale si vede il Padre (14,9). Un vedere che allude chiaramente al vedere della fede. Tommaso chiederà poi di poter vedere il fianco ferito, ma sarà infine "afferrato" dalla fede nel Risorto che va ben oltre il vedere da lui inteso. Nell'orto del Getsemani (cfr. Mt 26,36ss.), dove Gesù prega prima della sua cattura, è presente anche Tommaso: ma egli, come gli altri discepoli, dorme. Dorme di un sonno che dice fuga, inquietudine, cattiva coscienza (cfr. il sonno di Giona: 1,3-6). Tommaso non è ancora capace di affrontare questa angoscia. È necessario l'incontro con il Risorto.

«II Domenica di Pasqua» - Anno A