“Ecco, il mio servo avrà successo,
sarà innalzato, onorato, esaltato grandemente.
Come molti si stupirono di lui,
tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto
e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo,
così si meraviglieranno di lui molte genti;
i re davanti a lui si chiuderanno la bocca,
poiché vedranno un fatto
mai ad essi raccontato e comprenderanno
ciò che mai avevano udito”.

Is 52, 13-15









I due volti
di Cristo
secondo
Grünewald


Se siamo abituati a parlare della Quaresima come "tempo forte", molto di più lo è il Tempo di Pasqua, che celebriamo in queste domeniche successive al grande Triduo. Forte, significa di una intensità tale che è difficile penetrare in profondità. Ci facciamo aiutare a cogliere meglio questo mistero da due immagini, la Crocifissione e la Risurrezione ad Isenheim di Grünewald (1475 – 1528), e da un passo della Parola, dal libro di Isaia (Is 52, 13–16).

Isaia profetizza un contrasto paradossale: un uomo sfigurato in maniera sconvolgente, verrà poi innalzato, onorato ed esaltato grandemente. Troviamo la stessa paradossale differenza tra l’uomo crocifisso e l’uomo risorto di Grünewald. Ciò che è espresso a parole dal profeta ci colpisce, ma quando vediamo le due immagini, il fatto assume un volto ben definito, anzi i due volti dell’unico Gesù. Tanto è raccapricciante e umiliante l’uomo crocifisso, quanto sfolgorante ed esaltante l’uomo luminoso risorto.

Il Tempo di Pasqua - dopo quaranta giorni di preparazione, dopo le celebrazioni gravide di significato della settimana Santa - è anch'esso un periodo che ci permette di accostarci ad un mistero grande e davvero difficile da comprendere: un mistero che sta nello spazio del paradosso tra il Crocifisso e il Risorto. E tutto questo ha una relazione molto diretta con noi tutti, un effetto positivo di salvezza sulla nostra vita concreta.

Le due immagini sono di una ricchezza enorme, create da un artista di una sensibilità e profondità eccezionali. Riflettiamo semplicemente sulla luce.
Nella Crocifissione c’è un ambiente plumbeo tutt’intorno, tenebre che fanno da cornice alla scena tanto da inghiottire tutto. Un abisso di tenebra. La luce sui personaggi, in particolare su Gesù in croce, è drammatica, tagliente, violenta. Ci sbatte in faccia questo primo piano sconcertante, secco e pesante.
Nella Risurrezione c’è la stessa potenza, ma di un sapore diverso, vivificante e leggero. Lo sfondo plumbeo e ossessivo si è trasformato in un infinito cielo stellato, rischiarato da un globo di luce sfolgorante che viene da Gesù stesso. Quando mai una luce così intensa si è sprigionata da una persona e non dal sole o da sistemi di illuminazione!?

Cosa ha compreso Grünewald quando ha riflettuto sulla morte e passione di Cristo?! Cosa ha immaginato per giungere ad una immagine così radiosa della “luce dentro Gesù”?

Gesù ha assunto le nostre tenebre, le ha caricate su di sé, nel suo corpo e nel suo spirito, ma misteriosamente e divinamente le ha trasformate in luce, annientandole nel suo amore così forte per noi. Ha letteralmente ingoiato la morte per noi. Ma non vogliamo puntare solo su un aspetto, quello della sua sofferenza: sarebbe deleterio e parziale. Sarebbe fermarsi solo all'immagine della Crocifissione. C'è di più. Dalle tenebre egli ha generato una luce nuova, che le ha annientate, e ci ha messo a disposizione quella stessa potenza radiosa. Quella stessa luce che vediamo è diventata per noi l’eucaristia, il pane luminoso della vita che ci rende a nostra volta luminosi. E’ la stessa luce che ci investe tutte le volte che ci riconciliamo con Dio confessandoci o mangiando il suo corpo e sangue. O semplicemente pregandolo.

Ma ciò che è ancora più grande è che con la risurrezione ci ha svelato e donato una dimensione grande che è una potenzialità dentro di noi: quella di diventare figli di Dio, di divinizzarci, di lasciarci trasformare dalla sua Parola e dalla sua grazia. Non è forse questa l’impressione che suscita in noi il luminoso Risorto? Non è solo un uomo ritornato in vita come lo fu Lazzaro, ma è un uomo nuovo. Sì, lo stesso di prima, ma in una dimensione trasformata. Gesù non è  un eroe, non è solo un giusto che torna in vita, ma è colui che si fa passaggio per noi ad una vita sfolgorante, che è una possibilità, un invito, una porta che si apre. Un "passaggio" (è questo un significato della Pasqua) finora sconosciuto o non varcato completamente.

Gesù è la Luce - letteralmente trasformato e riempito dalla luce, trasfigurato, nella visione straordinaria di Grünewald -  ed è venuto, vissuto, morto e risorto per comunicarci che in lui anche noi possiamo diventare luminosi figli di Dio. Gli eroi di questo mondo vengono illuminati dai riflettori esterni; ma in Cristo risorto ci è dato di essere illuminati da dentro e trasformati dalla sua luce e grazia.

Se quaranta sono stati i giorni di preparazione alla Pasqua, cinquanta ce ne sono offerti per percepire, anche minimamente, la divinizzazione offertaci da Gesù Risorto. Essa è ben più di qualsiasi gloria terrena, perché non è cosa esterna a noi, fatta di beni e oggetti, ma è una vera e propria, intima e sostanziale trasformazione interna a noi, del nostro io più profondo, nella redenzione per tutti quelli che credono in lui, e nella santità per chi lo segue con cuore sincero.

 lm