La Parola di Dio

Questa tematica, ha molta importanza, in quanto sottolinea uno degli aspetti più caratteristici di Dio nella rivelazione biblica: egli parla agli uomini, e l’importanza della sua parola nell’Antico Testamento, non fa che preparare l’evento centrale del Nuovo Testamento, dove questa parola – il Verbo – diventa carne. 


ANTICO TESTAMENTO 
Il tema della parola divina è un fatto di esperienza: Dio parla direttamente a uomini privilegiati; per mezzo loro parla al suo popolo e a tutti gli uomini. Ecco che nasce il profetismo. I profeti, hanno la missione di trasmettere la parola di Dio. Dio parla a queste persone in modi diversi:

·       Attraverso sogni o visioni (Num 12,6; 1Re 22,13–17). 

·       Mediante una ispirazione interna (2Re 3,15ss; Ger 1,4). 

·        A Mosè parla faccia a faccia (Num 12,8). 

·        Non è precisato (Gen 12,1). 

Comunque, tutti questi profeti (al di là della manifestazione di Dio) sono coscienti che Dio parla loro, che la sua parola li invade in qualche modo, fino a far loro violenza. Per essi, quindi, la parola di Dio è il fatto primario che determina il senso della loro vita (Ger 20,7ss; Am 7,15). Questa parola da riferire agli uomini, comunque, non è parola d’uomo, soggetta ad errore: i profeti sono in comunicazione diretta con il Dio vivente. 
Questa parola, altra particolarità, non è solamente prerogativa di pochi (i profeti), ma tutto Israele è chiamato a riconoscere che Dio parla loro per bocca dei suoi inviati (i profeti). È un messaggio da trasmettere, non ad una piccola cerchia, ma a tutto il popolo di Dio, che Dio vuole raggiungere, per mezzo dei suoi portavoce. Se avviene che la parola divina è disconosciuta e disprezzata (Ger 36) segni indiscutibili, finiscono per imporre l’evidenza. 
Quindi la parola di Dio:  

1.    parlando, rivela (Es 20,2; Deut 5,6–22); 

2.    parlando, agisce (Gios 21,45; 23,14). 

Ossia è una realtà dinamica, e quindi l’uomo trovandosi dinanzi ad essa, non può rimanere passivo: 

Ministero della parola. Ogni profeta si espone alla contraddizione e alle persecuzioni. Dio, ponendo sulla sua bocca le proprie parole, gli da una forza sufficiente per trasmettere il messaggio (Ger 1,6–10). Ma egli, a sua volta,  è responsabile davanti a Dio di questa missione d cui dipende il destino degli uomini (Ez 3,16–21; 33,1–9). 

L’accoglienza della parola. Per quanto riguarda gli uditori, in quanto rivelazione e regola di vita, la parola è per essi una luce (Sal 119; 105), in quanto promessa dà una sicurezza per il futuro. La risposta umana  alla parola di Dio costituisce un atteggiamento interno che comporta la fede perché la parola è rivelazione di Dio, la speranza perché è promessa di ingresso, l’amore perché è regola di vita.

 

NUOVO TESTAMENTO 
La parola di Dio è parola di Gesù. Non si dice mai che la parola di Dio sia indirizzata a Gesù, come per i profeti, ma la parola di Gesù si presenta come la parola di Dio dell’Antico Testamento: potenza che opera e luce che rivela.
Gesù: 

1.  Compie i miracoli (Gv 4,50–53; Mt 8,8.16), che sono il segno del regno di Dio; produce nei cuori gli effetti spirituali di cui questi miracoli sono i simboli, come il perdono dei peccati (Mt 9,1–7); trasmette ai dodici apostoli i suoi poteri (Mt 18,18; Gv 20,23); istituisce i segni della nuova alleanza (Mt 26,26–29). 

2.  Annunzia il vangelo del regno, annunzia la parola (Mc 4,33); fa conoscere in parabole i misteri del regno di Dio (Mt 13,11); parla con autorità (Mc 1,22), come in proprio, con la certezza che le sue parole non passeranno (Mt 24,35); dice le parole di Dio (Gv 3,34), dice ciò che il Padre gli ha insegnato (Gv 8,28), quindi le sue parle sono spirito e vita (Gv 6,63). 

Il mistero della parola profetica, inaugurato nell’antico testamento, raggiunge in Gesù il suo compimento e la sua realizzazione massima. L’uomo trovandosi di fronte a questa parola, ha due scelte: 

·       Credere (Gv 2,22; 4,39.41.50), ascoltare la sua parola (Gv 5,24), custodirla (Gv 14,23; 15,20), rimanere in essa (Gv 8,31). 

·       Trovare questa parola dura (Gv 6,60), non ascoltarla (Gv 8,43), quindi rifiutarla e rigettarla. 

Ai primi sarà data in cambio la vita eterna, la visione beatifica di Dio, non vedranno mai la morte (Gv 5,24; 8,51). 
La parola di Dio che si è tramandata prima con i profeti, poi con Gesù, continua attraverso gli apostoli e i discepoli, quindi attraverso la Chiesa. Questa parola è, per se stessa, una potenza di salvezza: la crescita della Chiesa si identifica con la sua crescita (At 6,7; 12,24; 19,20); neppure le catene di cui è carico l’apostolo riescono ad incatenarla (2Tim 2,9). Ma di fatto, questa parola annunziata dagli apostoli è qualcosa di diverso dalla parola stessa di Gesù, esaltato come Signore alla destra di Dio, che parla per mezzo di suoi apostoli e conferma la loro parola mediante segni (Mc 16,20)?

Attorno al Verbo incarnato, Gesù, si è venuto a creare un dramma, che di fatto, dura da quando Dio ha incominciato a parlare agli uomini per mezzo dei profeti. Per gli uomini il problema vitale posto dalla parola di Dio non è cambiato: chi crede alla parola, entra per mezzo di Gesù, in una vita di figlio di Dio. Gesù parla ad ogni uomo, e da ogni uomo attende una risposta, ed  il suo futuro eterno dipende dalla sua risposta.

 

  Antonino C.