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Una possibile lettura della guerra nel libro di Giosuè |
Conquista o Pellegrinaggio? |
“Ogni luogo che calcherà la pianta dei vostri piedi, ve l'ho assegnato… sii forte e molto coraggioso, cercando di agire secondo tutta la legge che ti ha prescritta Mosè… Non si allontani dalla tua bocca il libro di questa legge, ma mèditalo giorno e notte, perché tu cerchi di agire secondo quanto vi è scritto; poiché allora tu porterai a buon fine le tue imprese e avrai successo” (Giosuè 1,1-8). |
Così inizia il libro di Giosuè, un libro
che descrive una lunga campagna militare
che porterà il delfino di Mosè
a occupare l’intero territorio dell’attuale Palestina. Ma le
prime parole che Dio rivolge al condottiero non riguardano le tecniche
militari da seguire o l’ordine dei territori da prendere, né tanto
meno suggerisce quali armi usare per affrontare le popolazioni che
abitano quei luoghi! No, Dio ricorda a Giosuè l’unico principio a cui
doveva restare fedele: la legge. Mèditela giorno e notte, portala
sempre con te! Altro che spade e frecce! Eppure l’attenzione di Giosuè
non è rivolta principalmente alla legge, anzi sembra più intento a
distruggere tutto ciò che incontra come se ogni cosa fosse contaminata
e pericolosa per il popolo. Basta leggere il testo di conquista della città di Ai (che significa distruzione): non si augurerebbe neppur al peggior nemico la fine che fa il povero re di quella città. Il suo corpo straziato è lasciato appeso per lungo tempo a monito per tutti (Gs 8,1-29). L’infaticabile Giosuè non si arresta mai, neppure per dormire, e passa di vittoria in vittoria senza dare segni di cedimento. Quell’uomo doveva possedere una forza sovrumana. Tante battaglie e tante vittorie, ma non si trova una descrizione di un serio combattimento corpo a corpo con un po’ di sangue che esce dalle membra lacerate come ci descrive l’ottimo Omero nelle sue epopee dell’Iliade e dell’Odissea. Lì si che possiamo apprezzare le tecniche di combattimento e le ferite causate dai fendenti delle armi. Ma nel testo biblico tutto si risolve in un “arrivarono e presero”. Per chi è abituato a vedere ben altre scene come nel film di Spielberg “Salvate il soldato Ryan”, appare sicuramente scarna la descrizione offerta dai racconti di Giosuè. Se poi si scorrono rapidamente anche gli altri libri della Bibbia ci si stupisce dell’incapacità di quasi tutti gli autori nel proporre anche solo un duello all’ultimo sangue. Come è possibile parlare di tante lotte e tanta violenza senza accennare a una gloriosa cicatrice o un bel colpo inferto al nemico? Se proviamo a porre qualche domanda a chi ha assistito non dico a un duello, ma ad un semplice incidente stradale non tralascerà di certo alcuni particolari che più lo hanno shockato, lasciandolo profondamente turbato. Quindi c’è qualcosa che non quadra: o l’autore aveva una fretta terribile e quindi ha preferito tralasciare alcuni particolari oppure non conosceva neanche la più elementare delle regole per lo svolgimento di un combattimento? Addirittura chi scrive potrebbe non aver mai assistito ad una battaglia? Forse non interessavano i particolari più violenti a chi ascoltava questi racconti! Per loro era sufficiente sapere che avevano vinto e che la terra, su cui vivevano, era stata, almeno per un certo periodo, di loro proprietà. Altrimenti come si può rivendicare il diritto su una proprietà che non si è mai posseduta? |
A questo punto sorgono dei dubbi: ma se chi racconta non
è mai stato testimone di uno scontro armato, chi mi dice che quello
scontro sia avvenuto realmente? Non avendo a disposizione molti scritti
di quel periodo per un raffronto storico (la campagna potrebbe essersi
svolta pochi anni prima del 1200 a.C.), occorre affidarsi agli scavi
archeologici relativi all’epoca di cui si sta parlando. Ed ecco che
subito emerge una novità: nessun conflitto ha avuto luogo nel
territorio della Palestina durante gli anni a cui si riferisce il testo
di Giosuè, anzi la città di Gerico, di cui si parla ampiamente nel
sesto capitolo, non era neppure abitata in quel periodo. Quindi i dubbi
erano fondati e le guerre in realtà non erano mai avvenute. Ma allora perché descrivere la crudeltà degli stermini che seguono ogni conquista? Non ci si deve stupire più di tanto, in fondo le tribù d’Israele erano originariamente un popolo di nomadi che hanno conservato alcuni usi e alcuni ricordi anche quando si sono stabiliti nella terra promessa. Una delle caratteristiche di questi popoli era la lotta per la sopravvivenza. Di fronte al pericolo di un conflitto non si poteva avere tentennamenti. Essendo divisi in piccoli gruppi, o si attaccava e si vinceva o si rischiava di sparire. Quindi l’annientamento del nemico era necessario per evitare che, una volta risorto, ti attaccasse di nuovo e ti distruggesse. Soltanto in seguito sono state trovate e aggiunte motivazioni religiose a questo tipo di lotte, fino ad arrivare alla formulazione di quella che oggi chiamiamo Guerra santa. |
Ritornando al testo iniziale, sembra sorgere un altro dubbio. L’autore ci ripropone il comando della legge, solo al termine della conquista della terra, quando Giosuè compie il famoso discorso di Sichem e invita il popolo ad essere fedele a Dio (Giosuè 24). Forse se n’è dimenticato e alla fine vuole provare a mettere una pezza per riparare alla grave dimenticanza. Non è così, in realtà il redattore intende confermare la tesi spiegata nei primi versetti del libro: la fedeltà di Giosuè alla legge di Mosè ha permesso la vittoria sui nemici e il raggiungimento dell’obiettivo, entrare in possesso della terra. Non era necessario ribadirlo ad ogni occasione, ma solo all’inizio e alla fine. Quindi senza la legge, la conquista non sarebbe stata possibile! Ora si può intuire più facilmente le motivazioni che spingono l’autore a redigere la narrazione della conquista, seguendo un particolare stile narrativo. Dal confronto di alcuni passi di Giosuè con altre narrazioni epiche, sembra proprio che l’interesse maggiore dell’autore graviti attorno al fatto religioso. In fondo “il periodo della conquista sarà considerato un tempo di religiosa fedeltà (Osea 2,14-17 e Geremia 2,2)”, un modello da proporre e da seguire non per compiere nuove guerre ma per rimanere fedeli al patto stipulato. Giuseppe B. berypeppe |
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R. Fabris Introduzione generale alla Bibbia LDC, Torino 1994 Testo biblico citato:
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