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Ma non
solo nell’occasione delle recenti elezioni i giornali,
francesi e non francesi, hanno pubblicato notizie riguardanti le
lotte per l’indipendenza algerina di quarant’anni fa. È
poco, per esempio, che hanno fatto scandalo le memorie del
generale Paul Assuaresses, nelle quali egli ammette atrocità
commesse a quel tempo; così come clamorose sono state le accuse
di Amnesty International al Governo francese per non avere
aperto un’inchiesta.
Il
decolonialismo, come viene chiamato il movimento, politico,
militare e sociale, che portò all’autonomia di decine di
colonie in tutto il mondo, quasi sempre attraverso contese,
lacerazioni e sangue, sembra essere stato riportato d’attualità
dal sorgere dell’integralismo, religioso e nazionale, che
oggi, trasformato in terrorismo, rappresenta il grande pericolo
e la grande sfida del ventunesimo secolo.
Chi
voglia ripercorrere questo fil rouge che ci riporta a una
fase nascente della storia, non ha che da leggere la biografia
di Charles De Gaulle, attenta opera di Piero Lugaro, che Famiglia
Cristiana propone la prossima settimana.
«Je
vous ai compris!», vi ho capiti, disse il generalissimo,
come Lugaro ricorda, agli algerini, francesi e arabi, nel giugno
1958, all’inizio di tutto. Era ancora convinto che l’esercito
francese, «coerente, ardente e disciplinato», potesse
intraprendere «una magnifica opera di comprensione e di
pacificazione».

De Gaulle nel ’67 (foto AP).
Poi le
cose andarono un po’ diversamente, anche se non va tolto a De
Gaulle il merito di avere, comunque, concesso quattro anni più
tardi, contro la stessa volontà d’una buona parte della
Francia, l’indipendenza all’Algeria. Proprio da qui ebbe
inizio la precipitosa valanga della decolonizzazione.
Il
Comitato speciale nominato dall’Onu nel 1961 per presiedere al
recupero dell’indipendenza nel mondo, formato da 24 Paesi
scelti a turno, indica che, mentre nel 1960 le colonie erano
più di 80, alla fine del secolo si erano ridotte a 17 soltanto:
Samoa, Anguilla, Bermuda, Isole Vergini inglesi, Isole Vergini
americane, Isole Cayman, Timor Est, Isole Falkland, Gibilterra,
Guam, Montserrat, New Caledonia, Pitcairn, Sant’Elena, Tokelau,
Isole Caicos, Sahara occidentale.
In
quasi tutti gli oltre 60 Paesi interessati, l’indipendenza fu
raggiunta attraverso movimenti di liberazione che dovettero far
ricorso alla forza, e anche alla guerriglia, senza però
esportare lotte e contese oltre i confini nazionali. Non così
in Algeria. La decolonizzazione, forse per il modo in cui si
produsse, e più per altri motivi storici, anche antichissimi,
originò pericolosissime tossine che presto contagiarono il
mondo arabo.
La
nascita dell’integralismo
Per
esempio un fortissimo rafforzamento dell’identità islamica;
il recupero di origini religiose spesso male interpretate, se
non addirittura stravolte; il desiderio di esportarle, con una
sorta di colonialismo alla rovescia (vedi, per esempio, l’espansione
forzata dell’islamismo alle popolazioni animiste del Sudan); l’identificazione
dell’Occidente con il nemico che si oppone al volere di Allah;
il ricorso al terrorismo della jihad (mai predicata dal
Corano in questi violenti termini); infine, la stretta
associazione dell’integralismo con il nazionalismo (esempio, l’Afghanistan).
Non si
può dire che tutto nacque circa mezzo secolo fa in Algeria, ma
certamente altri Paesi che ottennero l’indipendenza più o
meno nello stesso periodo seppero percorrere strade diverse. Fra
le nazioni dell’Islam, l’Egitto di Nasser, per esempio:
antioccidentale, ma non integralista; oppure il Marocco, o il
Libano. O perlomeno quelli di integralismo moderato e non
espansionista, come il Pakistan, gli emirati del Golfo, lo Yemen
del Nord.
Unica
strada, il dialogo
In
quasi mezzo secolo, da quando De Gaulle andava a dire agli
algerini che li aveva capiti, la storia ha preso una via allora
impensata. E ora, che fare? Se lo chiedono anche molti studiosi
di parte islamica. Mahdj Elmandjra, un intellettuale che vive in
Marocco, ha pubblicato su Al Alam un testo già
presentato al congresso dell’Istituto internazionale di
sociologia, tenutosi a Trieste. La via non può essere che
quella del dialogo fra culture diverse, sostiene. Verrebbe da
dire "bella scoperta", ma la verità è che altre
strade non ci sono e che con l’Islam una sorta di convivenza
bisognerà ben trovarla. Come Elmandjra fa notare, i musulmani
nel mondo sono già quanti i cristiani: circa un miliardo e 200
milioni. E il tasso di crescita della popolazione è a tutto
vantaggio degli islamici: nel 2025 essi rappresenteranno un
terzo dell’umanità.
L’appello
a recuperare i valori del dialogo è diretto ai musulmani non
meno che ai cristiani o ai seguaci delle altre grandi religioni.
«Il dialogo», scrive lo studioso, «ha un valore importante
per l’Islam, è una componente essenziale della dottrina e
della pratica religiosa, alla quale il Corano e la tradizione
fanno forti riferimenti». Può sembrare un pio desiderio,
quando un Paese islamico, non terrorista, parla di ordigni
nucleari. Ma chi conosce una via migliore?
Pietro Radius
http://www.charles-de-gaulle.org/
- Sito ufficiale dedicato a De Gaulle, con dossiers, biografiie,
bibliografie, eventi, notizie, documentazione. In francese.
http://gi.grolier.com/wwii/wwii_degaulle.html
- Saggio di Joel Colton sulla vita e la carriera del militare e
leader politico. In inglese.
http://www.elysee.fr/elysee/biodegau.htm
- Biografia ed eventi essenziali della vita del grande statista
e militare. In inglese.
http://www.storiain.net/arret/num52/artic2.htm
- Una panoramica sulla vita e l'attività politica di de Gaulle,
dal comando dell'esercito di liberazione francese alla
presidenza della Repubblica. In italiano.
http://www.linguaggioglobale.com/videoPersonaggi/txt/deGaulle.htm
- Una breve scheda riassume la vita e l'opera del grande
statista francese. In italiano.
http://www.isd.net/aswanson/ww2his/degaulle.htm
- Ampia biografia del personaggio in due parti. In inglese.
http://www.rpr68.org/degaulle/index.html
- Biografia divisa per periodi, opere, discorsi, immagini. In
francese.
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Niente rafforza l'autorità
quanto il silenzio
La gloria si dà soltanto a
coloro che l'hanno sempre sognata
Il potere non si prende, si
raccatta
Non potete ignorare un paese che
ha duecentosessantacinque varietà di formaggio.
Dato
che un politico non crede mai in ciò che dice, resta sorpreso
quando gli altri ci credono.
Il
patriottismo è quando l'amore per la tua gente viene per
primo; nazionalismo quando l'odio per quelli non della tua
gente viene per primo.
I
dieci comandamenti sono stati formulati in modo così semplice
, conciso e comprensibile, perché elaborati senza una
commissione.
Ho
contro di me i borghesi, i militari e i diplomatici, e dalla
mia parte solo le persone che prendono la Métro.
Quando
voglio sapere cosa ne pensa la Francia, lo chiedo a me stesso.
Nessuna
nazione senza una bomba atomica può considerarsi veramente
indipendente.
Solo
gli imbecilli non si sbagliano mai.
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Visite
du général de Gaulle au Québec
(Canada, 1967 - documentario)
Regia: Jean-Claude Labrecque
Cast: Charles de Gaulle
durata: 28
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