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De Gaulle.

 
 
DE GAULLE
L’ALGERINO

Il generale della grandeur francese e la colonia in terra d’Africa: un rapporto che pareva promettere bene. 
Ma che poi l’integralismo islamico e il nazionalismo
hanno guastato. E pensare che nel 1958...
  

«Scariche elettriche, acqua salata sulle ferite, asciugamani bagnati e premuti sulla bocca. Quattro algerini raccontano le torture e accusano un giovane sottotenente dei paracadutisti francesi». Questo l’inizio di un servizio del Corriere della Sera. Di quando? Del 1960, all’epoca della guerra d’Algeria? No, è una citazione di pochi giorni fa, e il giovane sottotenente, non più giovane, è Jean-Marie Le Pen, il politico francese accusato di xenofobia.
   

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Ma non solo nell’occasione delle recenti elezioni i giornali, francesi e non francesi, hanno pubblicato notizie riguardanti le lotte per l’indipendenza algerina di quarant’anni fa. È poco, per esempio, che hanno fatto scandalo le memorie del generale Paul Assuaresses, nelle quali egli ammette atrocità commesse a quel tempo; così come clamorose sono state le accuse di Amnesty International al Governo francese per non avere aperto un’inchiesta.

Il decolonialismo, come viene chiamato il movimento, politico, militare e sociale, che portò all’autonomia di decine di colonie in tutto il mondo, quasi sempre attraverso contese, lacerazioni e sangue, sembra essere stato riportato d’attualità dal sorgere dell’integralismo, religioso e nazionale, che oggi, trasformato in terrorismo, rappresenta il grande pericolo e la grande sfida del ventunesimo secolo.

Chi voglia ripercorrere questo fil rouge che ci riporta a una fase nascente della storia, non ha che da leggere la biografia di Charles De Gaulle, attenta opera di Piero Lugaro, che Famiglia Cristiana propone la prossima settimana.

«Je vous ai compris!», vi ho capiti, disse il generalissimo, come Lugaro ricorda, agli algerini, francesi e arabi, nel giugno 1958, all’inizio di tutto. Era ancora convinto che l’esercito francese, «coerente, ardente e disciplinato», potesse intraprendere «una magnifica opera di comprensione e di pacificazione».

De Gaulle nel '67.
De Gaulle nel ’67 (foto AP).

Poi le cose andarono un po’ diversamente, anche se non va tolto a De Gaulle il merito di avere, comunque, concesso quattro anni più tardi, contro la stessa volontà d’una buona parte della Francia, l’indipendenza all’Algeria. Proprio da qui ebbe inizio la precipitosa valanga della decolonizzazione.

Il Comitato speciale nominato dall’Onu nel 1961 per presiedere al recupero dell’indipendenza nel mondo, formato da 24 Paesi scelti a turno, indica che, mentre nel 1960 le colonie erano più di 80, alla fine del secolo si erano ridotte a 17 soltanto: Samoa, Anguilla, Bermuda, Isole Vergini inglesi, Isole Vergini americane, Isole Cayman, Timor Est, Isole Falkland, Gibilterra, Guam, Montserrat, New Caledonia, Pitcairn, Sant’Elena, Tokelau, Isole Caicos, Sahara occidentale.

In quasi tutti gli oltre 60 Paesi interessati, l’indipendenza fu raggiunta attraverso movimenti di liberazione che dovettero far ricorso alla forza, e anche alla guerriglia, senza però esportare lotte e contese oltre i confini nazionali. Non così in Algeria. La decolonizzazione, forse per il modo in cui si produsse, e più per altri motivi storici, anche antichissimi, originò pericolosissime tossine che presto contagiarono il mondo arabo.

La nascita dell’integralismo

Per esempio un fortissimo rafforzamento dell’identità islamica; il recupero di origini religiose spesso male interpretate, se non addirittura stravolte; il desiderio di esportarle, con una sorta di colonialismo alla rovescia (vedi, per esempio, l’espansione forzata dell’islamismo alle popolazioni animiste del Sudan); l’identificazione dell’Occidente con il nemico che si oppone al volere di Allah; il ricorso al terrorismo della jihad (mai predicata dal Corano in questi violenti termini); infine, la stretta associazione dell’integralismo con il nazionalismo (esempio, l’Afghanistan).

Non si può dire che tutto nacque circa mezzo secolo fa in Algeria, ma certamente altri Paesi che ottennero l’indipendenza più o meno nello stesso periodo seppero percorrere strade diverse. Fra le nazioni dell’Islam, l’Egitto di Nasser, per esempio: antioccidentale, ma non integralista; oppure il Marocco, o il Libano. O perlomeno quelli di integralismo moderato e non espansionista, come il Pakistan, gli emirati del Golfo, lo Yemen del Nord.

Unica strada, il dialogo

In quasi mezzo secolo, da quando De Gaulle andava a dire agli algerini che li aveva capiti, la storia ha preso una via allora impensata. E ora, che fare? Se lo chiedono anche molti studiosi di parte islamica. Mahdj Elmandjra, un intellettuale che vive in Marocco, ha pubblicato su Al Alam un testo già presentato al congresso dell’Istituto internazionale di sociologia, tenutosi a Trieste. La via non può essere che quella del dialogo fra culture diverse, sostiene. Verrebbe da dire "bella scoperta", ma la verità è che altre strade non ci sono e che con l’Islam una sorta di convivenza bisognerà ben trovarla. Come Elmandjra fa notare, i musulmani nel mondo sono già quanti i cristiani: circa un miliardo e 200 milioni. E il tasso di crescita della popolazione è a tutto vantaggio degli islamici: nel 2025 essi rappresenteranno un terzo dell’umanità.

L’appello a recuperare i valori del dialogo è diretto ai musulmani non meno che ai cristiani o ai seguaci delle altre grandi religioni. «Il dialogo», scrive lo studioso, «ha un valore importante per l’Islam, è una componente essenziale della dottrina e della pratica religiosa, alla quale il Corano e la tradizione fanno forti riferimenti». Può sembrare un pio desiderio, quando un Paese islamico, non terrorista, parla di ordigni nucleari. Ma chi conosce una via migliore?

Pietro Radius

http://www.charles-de-gaulle.org/ - Sito ufficiale dedicato a De Gaulle, con dossiers, biografiie, bibliografie, eventi, notizie, documentazione. In francese.

http://gi.grolier.com/wwii/wwii_degaulle.html - Saggio di Joel Colton sulla vita e la carriera del militare e leader politico. In inglese.

http://www.elysee.fr/elysee/biodegau.htm - Biografia ed eventi essenziali della vita del grande statista e militare. In inglese.

http://www.storiain.net/arret/num52/artic2.htm - Una panoramica sulla vita e l'attività politica di de Gaulle, dal comando dell'esercito di liberazione francese alla presidenza della Repubblica. In italiano.

http://www.linguaggioglobale.com/videoPersonaggi/txt/deGaulle.htm - Una breve scheda riassume la vita e l'opera del grande statista francese. In italiano.

http://www.isd.net/aswanson/ww2his/degaulle.htm - Ampia biografia del personaggio in due parti. In inglese.

http://www.rpr68.org/degaulle/index.html - Biografia divisa per periodi, opere, discorsi, immagini. In francese.
  
   

Niente rafforza l'autorità quanto il silenzio

La gloria si dà soltanto a coloro che l'hanno sempre sognata

Il potere non si prende, si raccatta

Non potete ignorare un paese che ha duecentosessantacinque varietà di formaggio.

Dato che un politico non crede mai in ciò che dice, resta sorpreso quando gli altri ci credono.

Il patriottismo è quando l'amore per la tua gente viene per primo; nazionalismo quando l'odio per quelli non della tua gente viene per primo.

I dieci comandamenti sono stati formulati in modo così semplice , conciso e comprensibile, perché elaborati senza una commissione.

Ho contro di me i borghesi, i militari e i diplomatici, e dalla mia parte solo le persone che prendono la Métro.

Quando voglio sapere cosa ne pensa la Francia, lo chiedo a me stesso.

Nessuna nazione senza una bomba atomica può considerarsi veramente indipendente.

Solo gli imbecilli non si sbagliano mai.
  

    

Visite du général de Gaulle au Québec 
(Canada, 1967 - documentario)
Regia: Jean-Claude Labrecque
Cast: Charles de Gaulle
durata: 28

    

 

 

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