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solo
Giulio Verne avrebbe potuto immaginare tanto progresso, e che
per mandare messaggi dove non c’erano i fili del telegrafo si
usavano ancora i fuochi sulle colline.
Lo
scetticismo degli scienziati
Finché,
quel giorno, Guglielmo Marconi non concluse un esperimento ancor
più geniale di quello del 1895, quando a Pontecchio mandò un
segnale a poche centinaia di metri e il suo fattore rispose con
un colpo di fucile. Perché, ancora sei anni dopo l’invenzione
tecnica della radio, buona parte degli scienziati di tutto il
mondo era convinta che la telegrafia senza fili di Marconi fosse
poco più di un giochetto da fiera, e che mai avrebbe potuto
servire per comunicare sulle lunghe distanze: lo impediva,
affermavano, la curvatura della terra.
La
prossima settimana Famiglia Cristiana offrirà ai lettori
la biografia di Guglielmo Marconi, scritta dalla figlia Degna, un testo che è un documento per
sé stesso, una testimonianza di prima mano. Degna Marconi
sentì dal padre la descrizione di quel 12 dicembre in cui dalla
stazione di Poldhu, in Cornovaglia, ripeté l’esperimento di
Pontecchio, ma questa volta inviando il segnale a migliaia di
miglia di distanza, a Terranova. Qualche grande scienziato
continuò ad accarezzarsi la barba e a negare l’evidenza
ancora per anni, ma infine la verità s’impose: curvatura o
non curvatura, i segnali radio viaggiavano attorno alla Terra, a
qualunque distanza. Il sistema di comunicazioni che conosciamo
nacque quel giorno, e Guglielmo Marconi, per quanto non abbia
avuto una lunga vita, fece in tempo a vederne gli effetti nell’esistenza
quotidiana (aggiungiamo, e non è una cosa molto nota, che nel
1936, l’anno prima della morte, ebbe la soddisfazione di
sapere che la Bbc aveva dato il via al primo servizio pubblico
televisivo, grazie a un sistema realizzato dalla Marconi-Emi, la
società da lui fondata). Crediamo di poter dire che il grande
inventore provò almeno due volte nella sua esistenza l’orgoglio
d’aver salvato, con il suo genio, molte vite umane: nel 1912,
quando affondò il Titanic, e nel 1928, quando al Polo
Nord cadde il dirigibile Italia.

Il messaggio
Roma-Usa del 1934 (foto AP).
Per
quanto riguarda la tragedia del transatlantico, Marconi
probabilmente provò anche un senso di frustrazione, perché la
radio, quando fosse veramente stata usata per ciò che valeva,
avrebbe potuto salvare non solo gli oltre 700 passeggeri che
poterono salire sulle scialuppe, ma tutte le circa 3.000 vite
che erano a bordo.
Sarebbe
bastato, per esempio, che si fosse dato retta ai numerosi
messaggi che quel 14 aprile segnalavano la presenza di iceberg e
che il radiotelegrafista aveva intercettato. Ma un
marconigramma, come venivano chiamate le trascrizioni dei
segnali morse, non era forse ancora considerato seriamente:
alcuni, il comandante se li mise in tasca senza badarvi; altri,
neppure gli furono consegnati. Ma anche dopo la collisione
poteva bastare che la nave più vicina, il Californian,
rispondesse ai segnali di soccorso del Titanic:
purtroppo, a quei tempi, il radiotelegrafo non era considerato
così importante da doverlo tenere in funzione durante la notte.
Settecento persone, quasi tutte donne e bambini, dovevano
comunque la vita alla radio, che aveva permesso a un’altra
nave, il Carpathia, di rintracciare le loro scialuppe.
Il
salvataggio della Tenda Rossa
Lo
stesso orgoglio, Marconi lo dovette provare 16 anni dopo, quando
il dirigibile Italia, comandato da Umberto Nobile, si
abbatté sul suolo ghiacciato, il 24 maggio 1928, dopo avere
sorvolato il Polo Nord. Nove componenti dell’equipaggio
vennero scaraventati sul pack, illesi o non gravemente feriti;
uno morì sul colpo, i rimanenti cinque rimasero a bordo del
dirigibile che, alleggerito, si rialzò, allontanandosi e
scomparendo per sempre. È ben nota l’epopea dei 48 giorni
della Tenda Rossa, come venne chiamata la specie di capanna
eretta dai superstiti. Forse però oggi pochi ricordano le
circostanze del salvataggio. Tutto si dovette al marconista
Giuseppe Biagi e al suo apparecchio portatile da 5 watt, a onde
corte, fortunosamente salvatosi nella caduta.
Biagi
cominciò immediatamente a trasmettere segnali di soccorso, ma
solo il 3 giugno un dilettante russo ne intercettò uno.
Trascorsero altri giorni prima che a Roma avessero la conferma
che si trattava proprio dei naufraghi dell’aria: il 9 giugno,
quando ricevettero un messaggio con il numero di matricola di
Biagi. La radio aveva fatto il miracolo, ma un altro doveva
ancora essere necessario: avvenne il 20 giugno, quando il
comandante Umberto Maddalena, ai comandi di un idrovolante Savoia
55 e guidato da terra da Biagi, via radio, poté infine
rintracciare la tenda e lanciare i primi viveri ai
sopravvissuti. «La radio fu davvero la nostra Provvidenza»,
scrisse in seguito Giuseppe Biagi, nelle sue memorie. «Sia
benedetta, e benedetto sia Guglielmo Marconi, nostro nume
tutelare e genio benefico dell’umanità».
Il
radiotelegrafista dell’Italia ebbe il privilegio di
essere invitato da Marconi sul suo yacht Elettra, a
Viareggio.
Pietro Radius
www.radiomarconi.com
Documenti rari,
scritti, informazioni, biografia. In italiano.
www.area.fi.cnr.it/r&f/n21/dossier1.htm
Dossier Guglielmo
Marconi. Ricordo dello Scienziato nel centenario della
trasmissione del primo segnale transatlantico nella storia delle
comunicazioni. In italiano.
www.etedeschi.ndirect.co.uk/marconi/marc.biblio.htm
Esauriente bibliografia
sul personaggio. In italiano.
www.marconiusa.org/
Sito della fondazione
americana dedicata al personaggio di Guglielmo Marconi. In
inglese.
www.nobel.se/physics/laureates/1909/marconi-bio.html
Biografia dedicata allo
scienziato
www.labs.it
dei Laboratori Fondazione Guglielmo Marconi, più tecnico ma
interessante.
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1996
Guglielmo
Marconi. La leggenda dell'inventore. Con CD-ROM
Marsilio
1985
Guglielmo
Marconi (opera tecnico scientifica di)
Poli Pietro; C&c
1976
Radiocomunicazioni
a grande e a grandissima distanza. Celebrazione nazionale del
centenario della nascita di Guglielmo Marconi
Accademia Naz. dei Lincei
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L’ALTRA
BIOGRAFIA SCRITTA DALLA MOGLIE
«La biografia scritta dalla
mia sorellastra Degna mette in cattiva luce la figura di mio
padre Guglielmo e dice delle bugie sul rapporto fra mio padre
e mia madre. È una grave offesa alla verità», dichiara la
principessa Elettra Marconi, figlia di Guglielmo e di Maria
Cristina Bezzi Scali. «Degna scrive che i miei genitori si
stavano per separare. Non è vero. E il loro grande amore è
testimoniato anche dalle lettere, conservate, che mio padre
scrisse a mia madre fino agli ultimi giorni della sua vita.
Mia madre è sepolta vicino a suo marito, nel mausoleo a Sasso
Marconi, nella villa Grifone, dove mio padre fece la prima
invenzione a 21 anni».
La principessa muove anche
altre critiche alla biografia: «Un’altra offesa contenuta
nel libro è che mio padre fosse vanitoso. Invece, ciò a cui
lui teneva era il lavoro, non le glorie e le ricompense».
Aggiunge inoltre: «Un’altra bugia è che avesse una
costituzione fragile. Non è vero, mio padre aveva una
resistenza fisica eccezionale. Lavorava di giorno e di notte,
anche 16 ore al giorno. E ha continuato a fare esperimenti e
invenzioni fino alla morte. Di queste invenzioni parla mia
madre nella sua biografia, Mio marito Guglielmo (Rizzoli).
Invece nel libro di Degna non se ne parla». E conclude: «Mia
madre ha portato mio padre alla religione cattolica, lui che
aveva avuto il battesimo cattolico, ma poi era stato cresciuto
come protestante dalla madre irlandese».
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