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Marconi.

 
SEMPRE ATTUALISSIMO IL GENIO DELLO SCIENZIATO ITALIANO
  

I "MESSAGGINI" DI MARCONI

Gli Sms? Le canzoni alla radio? Tutto discende dai pionieristici esperimenti del "benefattore dell’umanità": grazie a lui la nostra vita è cambiata. Da così a così.
  

I ragazzi che si scambiano i messaggini, e perfino le fotografie, con il telefono cellulare, o che ascoltano il deejay alla radio, o che leggono sui giornali (ci auguriamo) degli esperimenti per mandare segnali a Venere, a Marte e ovunque nello spazio ci possa essere un ricevente, magari con sei dita e la pelle verde, forse non si rendono conto che poco più di un secolo fa, prima del 12 dicembre 1901, 

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solo Giulio Verne avrebbe potuto immaginare tanto progresso, e che per mandare messaggi dove non c’erano i fili del telegrafo si usavano ancora i fuochi sulle colline.

Lo scetticismo degli scienziati

Finché, quel giorno, Guglielmo Marconi non concluse un esperimento ancor più geniale di quello del 1895, quando a Pontecchio mandò un segnale a poche centinaia di metri e il suo fattore rispose con un colpo di fucile. Perché, ancora sei anni dopo l’invenzione tecnica della radio, buona parte degli scienziati di tutto il mondo era convinta che la telegrafia senza fili di Marconi fosse poco più di un giochetto da fiera, e che mai avrebbe potuto servire per comunicare sulle lunghe distanze: lo impediva, affermavano, la curvatura della terra.

La prossima settimana Famiglia Cristiana offrirà ai lettori la biografia di Guglielmo Marconi, scritta dalla figlia Degna, un testo che è un documento per sé stesso, una testimonianza di prima mano. Degna Marconi sentì dal padre la descrizione di quel 12 dicembre in cui dalla stazione di Poldhu, in Cornovaglia, ripeté l’esperimento di Pontecchio, ma questa volta inviando il segnale a migliaia di miglia di distanza, a Terranova. Qualche grande scienziato continuò ad accarezzarsi la barba e a negare l’evidenza ancora per anni, ma infine la verità s’impose: curvatura o non curvatura, i segnali radio viaggiavano attorno alla Terra, a qualunque distanza. Il sistema di comunicazioni che conosciamo nacque quel giorno, e Guglielmo Marconi, per quanto non abbia avuto una lunga vita, fece in tempo a vederne gli effetti nell’esistenza quotidiana (aggiungiamo, e non è una cosa molto nota, che nel 1936, l’anno prima della morte, ebbe la soddisfazione di sapere che la Bbc aveva dato il via al primo servizio pubblico televisivo, grazie a un sistema realizzato dalla Marconi-Emi, la società da lui fondata). Crediamo di poter dire che il grande inventore provò almeno due volte nella sua esistenza l’orgoglio d’aver salvato, con il suo genio, molte vite umane: nel 1912, quando affondò il Titanic, e nel 1928, quando al Polo Nord cadde il dirigibile Italia.

Il messaggio Roma-Usa del 1934.
Il messaggio Roma-Usa del 1934 (foto AP).

Per quanto riguarda la tragedia del transatlantico, Marconi probabilmente provò anche un senso di frustrazione, perché la radio, quando fosse veramente stata usata per ciò che valeva, avrebbe potuto salvare non solo gli oltre 700 passeggeri che poterono salire sulle scialuppe, ma tutte le circa 3.000 vite che erano a bordo.

Sarebbe bastato, per esempio, che si fosse dato retta ai numerosi messaggi che quel 14 aprile segnalavano la presenza di iceberg e che il radiotelegrafista aveva intercettato. Ma un marconigramma, come venivano chiamate le trascrizioni dei segnali morse, non era forse ancora considerato seriamente: alcuni, il comandante se li mise in tasca senza badarvi; altri, neppure gli furono consegnati. Ma anche dopo la collisione poteva bastare che la nave più vicina, il Californian, rispondesse ai segnali di soccorso del Titanic: purtroppo, a quei tempi, il radiotelegrafo non era considerato così importante da doverlo tenere in funzione durante la notte. Settecento persone, quasi tutte donne e bambini, dovevano comunque la vita alla radio, che aveva permesso a un’altra nave, il Carpathia, di rintracciare le loro scialuppe.

Il salvataggio della Tenda Rossa

Lo stesso orgoglio, Marconi lo dovette provare 16 anni dopo, quando il dirigibile Italia, comandato da Umberto Nobile, si abbatté sul suolo ghiacciato, il 24 maggio 1928, dopo avere sorvolato il Polo Nord. Nove componenti dell’equipaggio vennero scaraventati sul pack, illesi o non gravemente feriti; uno morì sul colpo, i rimanenti cinque rimasero a bordo del dirigibile che, alleggerito, si rialzò, allontanandosi e scomparendo per sempre. È ben nota l’epopea dei 48 giorni della Tenda Rossa, come venne chiamata la specie di capanna eretta dai superstiti. Forse però oggi pochi ricordano le circostanze del salvataggio. Tutto si dovette al marconista Giuseppe Biagi e al suo apparecchio portatile da 5 watt, a onde corte, fortunosamente salvatosi nella caduta.

Biagi cominciò immediatamente a trasmettere segnali di soccorso, ma solo il 3 giugno un dilettante russo ne intercettò uno. Trascorsero altri giorni prima che a Roma avessero la conferma che si trattava proprio dei naufraghi dell’aria: il 9 giugno, quando ricevettero un messaggio con il numero di matricola di Biagi. La radio aveva fatto il miracolo, ma un altro doveva ancora essere necessario: avvenne il 20 giugno, quando il comandante Umberto Maddalena, ai comandi di un idrovolante Savoia 55 e guidato da terra da Biagi, via radio, poté infine rintracciare la tenda e lanciare i primi viveri ai sopravvissuti. «La radio fu davvero la nostra Provvidenza», scrisse in seguito Giuseppe Biagi, nelle sue memorie. «Sia benedetta, e benedetto sia Guglielmo Marconi, nostro nume tutelare e genio benefico dell’umanità».

Il radiotelegrafista dell’Italia ebbe il privilegio di essere invitato da Marconi sul suo yacht Elettra, a Viareggio.

Pietro Radius
  

www.radiomarconi.com Documenti rari, scritti, informazioni, biografia. In italiano.

www.area.fi.cnr.it/r&f/n21/dossier1.htm Dossier Guglielmo Marconi. Ricordo dello Scienziato nel centenario della trasmissione del primo segnale transatlantico nella storia delle comunicazioni. In italiano.

www.etedeschi.ndirect.co.uk/marconi/marc.biblio.htm Esauriente bibliografia sul personaggio. In italiano.

www.marconiusa.org/ Sito della fondazione americana dedicata al personaggio di Guglielmo Marconi. In inglese.

www.nobel.se/physics/laureates/1909/marconi-bio.html Biografia dedicata allo scienziato

www.labs.it dei Laboratori Fondazione Guglielmo Marconi, più tecnico ma interessante.

  

  

1996
Guglielmo Marconi. La leggenda dell'inventore. Con CD-ROM
Marsilio

1985
Guglielmo Marconi (opera tecnico scientifica di)
Poli Pietro; C&c

1976
Radiocomunicazioni a grande e a grandissima distanza. Celebrazione nazionale del centenario della nascita di Guglielmo Marconi
Accademia Naz. dei Lincei 

 

L’ALTRA BIOGRAFIA SCRITTA DALLA MOGLIE

«La biografia scritta dalla mia sorellastra Degna mette in cattiva luce la figura di mio padre Guglielmo e dice delle bugie sul rapporto fra mio padre e mia madre. È una grave offesa alla verità», dichiara la principessa Elettra Marconi, figlia di Guglielmo e di Maria Cristina Bezzi Scali. «Degna scrive che i miei genitori si stavano per separare. Non è vero. E il loro grande amore è testimoniato anche dalle lettere, conservate, che mio padre scrisse a mia madre fino agli ultimi giorni della sua vita. Mia madre è sepolta vicino a suo marito, nel mausoleo a Sasso Marconi, nella villa Grifone, dove mio padre fece la prima invenzione a 21 anni».

La principessa muove anche altre critiche alla biografia: «Un’altra offesa contenuta nel libro è che mio padre fosse vanitoso. Invece, ciò a cui lui teneva era il lavoro, non le glorie e le ricompense». Aggiunge inoltre: «Un’altra bugia è che avesse una costituzione fragile. Non è vero, mio padre aveva una resistenza fisica eccezionale. Lavorava di giorno e di notte, anche 16 ore al giorno. E ha continuato a fare esperimenti e invenzioni fino alla morte. Di queste invenzioni parla mia madre nella sua biografia, Mio marito Guglielmo (Rizzoli). Invece nel libro di Degna non se ne parla». E conclude: «Mia madre ha portato mio padre alla religione cattolica, lui che aveva avuto il battesimo cattolico, ma poi era stato cresciuto come protestante dalla madre irlandese».

 

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