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GESÙ, IL MAESTRO

Excursus storico-carismatico

Atti del Seminario internazionale
su "Gesù, il Maestro"
(Ariccia, 14-24 ottobre 1996)

di Eliseo Sgarbossa ssp

 

Note

31 - La drammatizzazione del pericolo modernista e la radicalizzazione delle posizioni fu in larga misura opera dei giornali. Si trattava certamente di un fenomeno da non sottovalutare, ma i suoi aspetti negativi furono ampliati in modo scandalistico dalla polemica alimentata dalla stampa laica, sia socialista che liberale. Per esempio, la condanna all’Indice delle opere di Loisy, avvenuta al Natale 1902, fu pubblicizzata dal Corriere della Sera, che se ne occupò ampiamente e per parecchi giorni (cf il n. del 6 gennaio 1903). (torna al testo)

32 - Tale gruppo – composto da M. Rossi, N. Turchi, J. Hagan, O. Coppa, Balducci e Parrella, oltre che dal Buonaiuti, quasi tutti ex preti, – rispose alla enciclica Pascendi con documenti quali Il programma dei modernisti e Lettere di un prete modernista (1908), pubblicati sulla rivista Nova et Vetera. (torna al testo)

33 - Cf M. Guasco, cit., 59. Questo storico riporta anche il giudizio impietoso di Mons. Giuseppe De Luca: "Il nostro modernismo annoverò più preti spretati che non idee travolgenti o studi originali"; esso riuscì soltanto "a disturbare il laicato, beatamente ignaro di religione, e sorpreso di tanto chiasso e strepito in sacrestia" (Premessa al volume sul Baronio di A. Roncalli, 1961). (torna al testo)

34 - È attribuibile a Mons. F. Re la celebre Lettera dell’Episcopato Piemontese in difesa della posizione pontificia. Si veda il riconoscimento tributatogli dal P. Enrico Rosa SJ, in una risposta da Roma concernente l’approvazione della nascente Famiglia Paolina: "...sono sempre grato a Vostra Ecc.za per il valido intervento suo ai tempi del modernismo, con quella magistrale lettera dell’episcopato piemontese che ebbe allora tanta risonanza, ed anche... tanta efficacia specialmente nell’Alta Italia, contro gli errori..." (cf G. Rocca, cit., doc. 87). – In una sua circolare del gennaio 1908 il Vescovo presentava i documenti pontifici relativi al movimento, definito "compendio di tutte le eresie", ed enumerava le tre colpe che provocarono la condanna del modernismo: l'odio alla Scolastica (relativismo dottrinale), il disprezzo della tradizione patristica (positivismo critico) e il disprezzo del magistero ecclesiastico (insubordinazione e orgoglio intellettuale); cui aggiungeva una sua valutazione sul caos delle idee ingenerato dai modernisti, e da essi per primi sofferto. Due anni prima aveva scritto: "...Quanti sono che con la parola e la stampa proclamano quotidianamente che la fede è inconciliabile con la scienza, e che quindi è cosa stolta il sottomettersi al magistero della Chiesa? È cosa naturale che in seguito a tale lavoro molti, che si sentono già inclinati assai più a godersi la vita che non a portar la croce della mortificazione, seguano questi nuovi maestri così benevoli verso le passioni disordinate, e volgano le spalle alla religione". E ancora: "Colle letture d’ogni genere che andarono facendo, hanno acquistato una certa quale erudizione, e per questo hanno creduto di essere dotti e di potersi atteggiare a maestri e riformatori della Chiesa, e non s’accorsero neppure che avevano in testa una orribile confusione di idee, e che le tante nozioni di cui fanno pompa non formano la vera scienza, ma un vero caos" (Lettera del 29 agosto 1906). (torna al testo)

35 - Non pochi personaggi coinvolti nella condanna erano portatori di istanze ed esperienze genuinamente apostoliche, quali la Società di San Girolamo, patrocinata da G. Genocchi e Antonietta Giacomelli-Rosmini per la diffusione del Vangelo economico e la pubblicazione di messalini popolari, o la stampa periodica diocesana e parrocchiale, promossa da L. Mari, ecc. Attività che Don Alberione assunse e portò avanti con determinazione, senza polemiche, ma in assoluta fedeltà alle intenzioni originarie dei pionieri, oltre che alle direttive del Magistero. (torna al testo)

36 - M. Guasco, cit., 183. (torna al testo)

37 - Leggendo fra le righe delle numerose testimonianze alberioniane in materia (cf AD 48-57, 60, 89-92; Carissimi in San Paolo, 535-543 ecc.), ci si rende conto che quella fede e quella obbedienza furono tutt’altro che cieche o acritiche. Tuttavia, in occasione del suo 80° compleanno, Don Alberione volle testimoniare ancora una volta la sua adesione agli indirizzi di Pio X: "Nel primo decennio del nostro secolo, periodo acuto del modernismo, mi sentii unitissimo al Papa, con profonda devozione, legandomi [a lui] con speciale impegno" (Risposta al Cardinal Antoniutti, 4 aprile 1964). (torna al testo)

38 - Sul caso del Fogazzaro e del suo romanzo (pubblicato nel 1905) si veda L. Caronti, Fogazzaro, Subiaco e "Il Santo", EP, Alba, 1989. (torna al testo)

39 - "Un grave turbamento e disorientamento era venuto per il precipitoso estendersi del modernismo: nella letteratura, nell’arte, nella disciplina ecclesiastica, nel giornalismo, teologia, filosofia, storia, Scrittura [sacra], ecc. Molti, specialmente del giovane clero, si sviarono" (AD 51). (torna al testo)

40 - "La scuola diveniva il campo su cui increduli e cattolici si disputavano le anime" (AD 54). – Su tutta questa tematica, cf AD 49-55. (torna al testo)

41 - Per questo tema, come per altri dati biografici e il contesto in cui Giacomo Alberione visse ed operò, si rimanda alle biografie finora pubblicate – in particolare Luigi Rolfo, Don Alberione, Appunti per una biografia, EP, 1974, e Giuseppe Barbero, Il sacerdote Giacomo Alberione, un uomo - un’idea, SSP Roma, 2ª ed., 1991 – e gli studi promossi dal Centro di Spiritualità Paolina. (torna al testo)

42 - Vi confluivano il positivismo scientifico e la cultura liberale, la storiografia di Renan e Loisy, la filosofia nichilista e la narrativa decadente: dal "titanismo" di Nietzsche ("Il destino appartiene all’Uomo Superiore") all’umanitarismo socialista, alla visione romantica dell’Eroe cara a Lord Byron (cf Manfred e Harold), a R. M. Rilke ("L’Eroe coglie i fiori da tutte le aiuole e passa oltre, senza rendere conto a nessuno") e, in Italia, a G. D’Annunzio. Rappresentante "cristiano" di tale cultura era Antonio Fogazzaro (1842-1911), autore della trilogia Piccolo mondo antico, Piccolo mondo moderno e Il Santo, pubblicata fra il 1895 e il 1905. (torna al testo)

43 - Più che di un "diario" si tratta di una piccola raccolta di note intime, o esami di coscienza, e di scritti vari, redatti fra il 1901 e il 1906, pubblicati postumi sotto il titolo di "Sono creato per amare Dio". Il primo scritto, di "confessioni", recava il titolo latino Homo... multis repletus miseriis (cf Gb 14,1). (torna al testo)

44 - "L’anima avvilita... non vede che il suicidio! Infelice! Infame!" (SC 10). (torna al testo)

45 - "E la morte sia un sacrifizio di espiazione" (SC 95). (torna al testo)

46 - "Salvami, o Maria, da sì terribile stato, da sì schifoso fango!" (SC 11). (torna al testo)

47 - "Il passato non è che un intreccio di sciagure, iniquità, disonestà, una corona dolorosa di falli, d’inganni. Ogni cosa mi rimprovera... Vanitas vanitatum" (SC 72). (torna al testo)

48 - "E il presente?... sono infelice" (SC 73). (torna al testo)

49 - "Trascorsero anni turbinosi per il mio naturale, fatali per il mio istinto che anelava alla lode, alla grandezza... Le illusioni tenner dietro alle illusioni, abisso ad abisso..." (SC 93). (torna al testo)

50 - "Ho consumato il meglio delle mie forze in olocausto al demonio; [e] come ti pagò il demonio?" (SC 101). (torna al testo)

51 - "È il cuore dell’uomo un nobile decaduto...; è un figlio di principe che dal trono rovinò nella polvere, ma della polvere sente orrore" (SC 94). (torna al testo)

52 - "Non consacrerò almeno il resto [dei miei anni] per Dio? ... O Maria, intercedi per me; Mater misericordiæ, soccorri, difendi, proteggi. Mostrami la via... Salva me, fons pietatis" (SC 101). In questo quadro autobiografico sono evidenti, anche se inavvertite, le suggestioni letterarie del Faust e de I dolori del giovane Werther di J. W. Goethe, dei Sepolcri e delle Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, che al loro tempo provocarono diversi suicidi fra la gioventù. (torna al testo)

53 - Cf Meditazione del 6 novembre 1910 a tutti i seminaristi albesi. (torna al testo)

54 - Per i chierici di Alba cf A. Vigolungo, "Nova et Vetera". Il Can. Francesco Chiesa, EP 1961, 108-109: "Si dice che si fossero consumate parecchie candele, di notte e anche di giorno negli scantinati del Seminario, a leggere le pagine nuove del Bonomelli e Semeria, e forse anche qualche pagina dubbia del primo Loisy"; cf anche L. Rolfo, Il buon Soldato..., cit., 104-107. – Per il carteggio dei chierici romagnoli in corrispondenza con il Fogazzaro, sarebbe istruttivo scorrere le annate del Bollettino del Seminario di Rimini, nel primo decennio del Novecento, di cui potei leggere un florilegio su un posteriore numero commemorativo, di cui sfortunatamente ho perduto traccia. (torna al testo)

55 - Oltre all’arcivescovo di Magonza, Wilhelm von Ketteler, il cui nome ricorreva frequente in diversi contesti, gli autori cattolici più letti ed ascoltati erano allora il cardinal Pietro Maffi (1858-1931), arcivescovo di Pisa; il conte avvocato G. B. Paganuzzi (1841-1923), presidente dell’Opera dei Congressi; il professor Giuseppe Toniolo (1845-1918), sociologo ed economista all’università di Pisa; Nicolò Rezzara (1848-1915), ecc. Su tutti questi nomi si può consultare Aa.Vv. Dizionario Storico del Movimento cattolico in Italia, ed. Marietti, Torino 1984. (torna al testo)

56 - Cf San Paolo, Gennaio 1958; CISP 1218-1225. – Su questo argomento si veda il recente studio di R. F. Esposito, Il Giubileo secolare del 1899-1900 e l’enciclica "Tametsi futura", in Palestra del Clero, Marzo-Aprile 1996, 169-196. Notevole documentazione. (torna al testo)

57 - Riccardo Tabarelli de Fatis (Trento 1851 - Roma 1909), religioso stimmatino, laureato in Lettere a Padova e in Teologia a Roma, membro dell’Accademia di San Tommaso in Parma, professore di Filosofia e Teologia in diversi atenei pontifici (ebbe fra i suoi alunni Eugenio Pacelli e Angelo Roncalli, futuri papi), fu celebre per la sua chiarezza espositiva e per il suo deciso antimodernismo. (torna al testo)

58 - Significative alcune espressioni tolte dalle prime pagine: "Christus itaque Dominus ac Redemptor non tam sacerdotem et regem sed et humani generis magistrum esse oportuit...". Perciò nei vangeli si dichiara più volte Maestro, Luce del mondo, Via Verità e Vita; per questo manda i suoi apostoli ad ammaestrare le genti (riferimenti evangelici e paolini); ma caratteristica propria del magistero di Cristo è "quod ejus doctrina sit necessario lex mentium ex ipsa natura rei, cui contradicere absque salutis jactura summæque impietatis nota nemini fas sit. Est enim magisterium Christi ejus qui est ipsa Veritas. Magisterium autem ipsius veritatis nequit omnis mens non esse subiecta. Veritas etenim sicut causa et finis ita absolute domina est cujusvis mentis... Itaque Christus qui est ipsa veritas est etiam ultima omnium mentium ipsisque intima ratio..." (Manoscritto conservato nell’Archivio generale dei PP. Stimmatini, Verona). (torna al testo)

59 - Erede, per carisma fondazionale, di una antica tradizione di lotta contro la dissacrazione della cultura, il P. Tabarelli testimoniava la passione per il Cristo "unico Maestro", che aveva animato il suo fondatore, S. Gaspare Bertoni, restauratore della scuola cattolica nel Lombardo-Veneto dopo l’ondata rivoluzionaria francese. Su questo santo e sulla tradizione stimmatina, cui risalgono molte espressioni ricorrenti nella predicazione alberioniana, si veda il poderoso studio di P. Nello Dalle Vedove, Vita e pensiero del beato Gaspare Bertoni agli albori dell’800 veronese, Postulazione generale Stimmatini, Roma, 1975. (torna al testo)

60 - Cf G. Barbero, Il sacerdote G. Alberione..., cit., 131ss. (torna al testo)

61 - Vedremo più avanti l’importanza determinante della Visita eucaristica nello sviluppo spirituale di Don Alberione e della devozione a Gesù Maestro (cf nota 23 e CISP 1125). (torna al testo)

62 - "Venite qui, a questa scuola, o cristiani: voi lo dite: "Son cristiano", ebbene questa è la scuola dei cristiani: la grotta. Ma chi c’è maestro? C’è Gesù Cristo, la Sapienza eterna. – E quale cattedra ha Egli? Ecco: la mangiatoia. – Aprite la bocca, o divin Maestro: Gesù parla e dice... Beati i poveri di spirito..." (Q 043 [1910] 157). (torna al testo)

63 - La carità fraterna infatti testimonia i buoni "discepoli", e chi meglio la praticò – come San Francesco di Sales – è stato "eccellente scolaro di sì gran Maestro". Quelli che non la praticano – come i giovani figli di Zebedeo – non sanno "di qual Maestro sono discepoli" (Q 022 [1909] 75). (torna al testo)

64 - Tra i miracoli è indicata la risurrezione del figlio della vedova di Naim. (torna al testo)

65 - Cf Indice e Schemi..., pp. 23/12 e 79/41. (torna al testo)

66 - Essere "affezionati a Gesù Cristo come i discepoli al loro Maestro. – Quindi amarlo – e non peccare" (Q 020 [1909] 10). (torna al testo)

67 - In proposito Don Alberione citava l’esempio di un ragazzo che amava molto i libri: probabile allusione autobiografica. (torna al testo)

68 - "...Deve riempire il cuore di grande consolazione l’aver Gesù Cristo stabilito sulla terra il Papa come maestro infallibile di verità. [...] Milioni di idolatri, in genere non cristiani: poveri infelici! errano fuori della vera religione... milioni di eretici non sanno quali verità credere o chi obbedire: si contraddicono, cadono in tanti errori: solamente [noi] cattolici abbiamo un maestro infallibile di verità nel Papa che ci dice quello che dobbiamo credere e fare per piacere a Dio. Il Papa è la nostra guida, il nostro maestro di verità e di morale... Quando egli approva una cosa, noi sappiamo di sicuro che è gradita a Dio... [...] E che cosa vuol dire tanto zelo nei Sommi Pontefici, in questi uomini posti dallo Spirito Santo a reggere la Chiesa di Dio...?" (Q 043 [1910] 4). (torna al testo)

69 - "Era la Pentecoste del 1862 ed oltre 500 vescovi, venuti a Roma da tutte le parti del mondo per la canonizzazione dei martiri giapponesi, circondavano con venerazione il trono di Pio IX. Spettacolo di paradiso! Essi deposero ai suoi piedi un magnifico indirizzo. Ed ecco le parole: O Padre santo, voi siete il buon Pastore, voi il nostro Maestro, voi il nostro duce, voi il nostro capo. Voi il centro dell’unità e la luce dei popoli: voi la pietra, il fondamento e la forza della Chiesa. Voi la rocca inespugnabile della verità, la vigile sentinella contro ogni sorta di insidie. La vostra voce è tromba sacerdotale, il cui suono si spande su tutta la terra. In voi chi parla è Pietro, chi comanda è Gesù Cristo. O Padre Santo, noi siamo con voi una sola mente ed un solo cuore: condanniamo tutto ciò che voi condannate, pronti a seguirvi alle carceri ed alla morte..." (Q 053 [1911-1912] 31). (torna al testo)

70 - "Queste cose ed esperienze, meditate innanzi al Ss. Sacramento, maturarono la persuasione: sempre, solo ed in tutto, la romanità. Tutto era stato scuola ed orientamento" (AD 56). – Per la stessa ragione egli rimase fedele a una serie di letture, che lo tenessero aggiornato sui documenti pontifici e sugli orientamenti della Santa Sede: "...la Civiltà Cattolica dal 1906, poi l’Osservatore Romano, Atti della Santa Sede, encicliche, da Leone XIII, furono un nutrimento continuo" (AD 67). (torna al testo)

71 - "Per attingere più direttamente alla fonte" (cf AD 114-116). (torna al testo)

72 - Dell’uno e dell’altro è in via di stampa l’edizione critica. (torna al testo)

           Gesù Il Maestro, ieri, oggi e sempre

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