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GESÙ, IL MAESTRO

Excursus storico-carismatico

Atti del Seminario internazionale
su "Gesù, il Maestro"
(Ariccia, 14-24 ottobre 1996)

di Eliseo Sgarbossa ssp

 

Note

73 - Appunti di Teologia Pastorale [ATP] (Pratica del ministero sacerdotale per il giovane clero), 1ª edizione dattiloscritta e ciclostilata, Alba, 1° agosto 1912, xiv-484; 2ª edizione riveduta - corretta - ampliata, Torino Marietti Editore, 1915 (cf G. Barbero, 198-199). – Noi citiamo dalla seconda edizione. (torna al testo)

74 - Teol. G. Alberione, La donna associata allo zelo sacerdotale, Per il Clero e per la Donna [DA], Alba, Scuola Tipografica Piccolo Operaio, 1915. – Sul tempo della redazione, si veda AD 109. In proposito cf Donne e uomini oggi al servizio del Vangelo, di Aa. Vv., Seminario di Studio su "La donna associata...", Ed. Centro di Spiritualità Paolina, Roma 1993. (torna al testo)

75 - In contesto di devozioni da promuovere in Parrocchia, viene consigliata quella al Sacro Cuore, la quale offre l’occasione di meditare e predicare su "i precetti, le virtù e i consigli del nostro Maestro supremo" (ATP 317). (torna al testo)

76 - Si tenga presente che nel 1912 era uscito in versione italiana il libro di Enrico Swoboda, La cura d’anime nelle grandi città, e che da quell’anno al 1915 Don Alberione tenne in Seminario lezioni di Sacra Eloquenza per la catechesi e la predicazione, da impartire sia a voce che con gli scritti (cf AD 82-86). (torna al testo)

77 - Si noti il ritorno insistente sulla concretezza e completezza del magistero di Gesù. (torna al testo)

78 - "...Già dal 1911 egli aveva incominciato la redazione di un libro, "La donna associata allo zelo sacerdotale", per illustrare quanto possa fare la donna collaborando..." (AD 109). (torna al testo)

79 - Cf DA 167-168; AD nn. 109, 253, 267 e Maria Discepola e Maestra, del 1959. (torna al testo)

80 - Cf DA cap. II: "Lo zelo della donna nella famiglia", 118-151. (torna al testo)

81 - "Quello che può far la madre [nell’educazione dei figli] è la parte più fondamentale. Ella deve dare al suo fanciullo una profonda persuasione di queste verità: noi siamo creati per il cielo; per il peccato originale siamo inclinati al male; ma dobbiamo resistere a tale inclinazione con l’aiuto di Dio che s’ottiene con la preghiera; il peccato è un gran male, i sacramenti sono i canali delle grazie del Signore, Gesù Cristo è l’unico nostro vero Maestro..." (DA 124-125). (torna al testo)

82 - Cf DA cap. iii, art. ii, 159ss. (torna al testo)

83 - "L’anno 1913 vi fu un passo verso la realizzazione dei desideri. La scuola di storia civile ai corsi di filosofia, e ancor più la storia ecclesiastica nei corsi di teologia, dava occasione... di rilevare i mali ed i bisogni delle nazioni, i timori e le speranze; particolarmente la necessità delle opere e dei mezzi rispondenti al secolo attuale" (AD 101). E ancora: "Azione e preghiera orientarono verso un lavoro sociale cristiano che tende a sanare governi, scuola, leggi, famiglia, le relazioni tra le classi ed internazionali. Perché il Cristo, Via, Verità e Vita regni nel mondo..." (AD 63). (torna al testo)

84 - Cf Le Preghiere della Pia Società San Paolo, Alba 1922: in particolare "O Immacolata Maria...". (torna al testo)

85 - Nella sua biografia, scritta da Don Alberione nel 1919 (un anno dopo la morte del ragazzo), vengono riportate due brevi espressioni di Maggiorino, risalenti a una data imprecisata fra l’ottobre 1916 e il giugno 1918, le quali testimoniano che la "divozione" a Gesù Maestro era già presente nella "Scuola Tipografica" di Alba. La prima viene così introdotta dall’autore: "Considerava la Casa [di San Paolo] come la via al suo ideale, e sentite come ne parla in una meditazione fatta per iscritto e da solo: "Qual’è il capo [della comunità]? – È Gesù, il Divin Maestro. – A chi dobbiamo ubbidire? – A Gesù, rappresentato dal nostro Sig. Direttore"" (p. 37). La seconda espressione è una delle "massime" trascritte sul suo taccuino: "Il Divin Maestro c’insegna e ai suoi divoti concede: Umiltà, Obbedienza, Carità, Continenza, Povertà, Penitenza" (n. 20; ed. 1932, 59). (torna al testo)

86 - Cf G. Giaccardo, Pagine dal Diario, 9 novembre 1916: "La conferenza di mons. Pasi sulla buona stampa mi ha profondamente scosso" perché "la voce di un vescovo ha in sé l’ "ite, docete omnes gentes"". E più avanti: "...Io vedo chiaro: io sarò un apostolo della buona stampa". (torna al testo)

87 - Cf Diario 28 febbraio e 7 marzo 1917. – Degno di nota un cenno di cronaca, riferito a un colloquio con Don Alberione: "La situazione dei tempi è gravissima [si parla della guerra e della censura sulla stampa]... La Buona Stampa è missione di restaurazione e di forza" (29 novembre 1917, 39). (torna al testo)

88 - Per la precisione, la prima volta che nel diario del Giaccardo ricorre il titolo di "Maestro" riferito a Gesù è al 29 giugno 1918, allorché riporta una omelia di Don Alberione con le seguenti parole: "Preghiamo tanto tanto per il Papa; non commettiamo peccati, siamo buoni assai, fedeli all’esercizio delle virtù di casa, per non dispiacere al Divino Maestro presente fra noi [nella Eucarestia]". (torna al testo)

89 - Cf CISP rispettivamente 396-397 e 1206-1207. – Circa i "fondamentali articoli delle Costituzioni" cf AD 96-99. – Sulla unanimità del Giaccardo con Don Alberione, si veda anche PP 221. (torna al testo)

90 - Cf G. Rocca, Op. cit., Documento 31: "È istituita una Pia Società San Paolo... Scopo: la diffusione del regno di Nostro Signore Gesù Cristo... Mezzi: i voti per la santificazione; la buona stampa per la diffusione del regno... Membri: del ramo maschile, religiosi sacerdoti chiamati "maestri" e religiosi laici detti "signori"; del ramo femminile: religiose scrittrici con titolo di "maestre"; e religiose operaie chiamate signore... Governo: la Casa è governata da un "Maestro Generale"..." – Documento 40: "La Pia Società San Paolo viene governata da un Primo Maestro..." – Cf L. Rolfo, Op. cit., 161, e G. Barbero, Op. cit., 335-337. (torna al testo)

91 - "Mancando i professi ai quali, secondo le regole, spetterebbe la nomina del Primo Maestro, elessi con decreto il Teologo Alberione a tale ufficio, e nel giorno seguente accettai in vescovado la sua professione triennale dei voti semplici..." (Archivio della Curia diocesana di Alba; cf L. Rolfo, 209). (torna al testo)

92 - "Nel luglio del 1922, Don Alberione disse alle Figlie di San Paolo: Vi chiamerete così [Maestre] non solo per onorare Gesù Maestro, ma anche perché dovete essere, come Lui, esempio, guida e luce... Di fronte alle anime dovrete rappresentare Cristo il Maestro Divino" (Testimonianza di Sr. Teresa Raballo; cf L. Rolfo, 191). (torna al testo)

93 - Cf AD 87-100: A seguito della sua esperienza "tomista" il chierico Alberione ricevette una forte luce sulla sua futura missione; capì le parole di Gesù: "Voi siete la luce del mondo..." e sentì che quella dottrina rappresentava "il pensiero del Divin Maestro"; da qui l’aspirazione a vivere integralmente il Vangelo e la "vita in Cristo Maestro", e a "dare [nel futuro apostolato] in primo luogo la dottrina che salva. Penetrare tutto il pensiero e sapere umano col Vangelo. Non parlare solo di religione, ma di tutto parlare cristianamente...". (torna al testo)

94 - Cf AD 121: "Il Vescovo di Alba, terziario domenicano, l’aveva eletto direttore terziario dei domenicani. In tale occasione ebbe varie relazioni con i Padri domenicani, lesse dell’Ordine libri e periodici...". E in AD 204: "Mi fece un gran bene l’appartenere al Terz’Ordine domenicano ed esserne il direttore per la città di Alba". – "Tra i quaderni di Don G. Alberione, ve n’era uno che conteneva le prediche fatte ai Terziari Domenicani e alle Suore Domenicane di Alba. Per tutte le ricerche fatte, non si trovò più tale quaderno" (G. Barbero). (torna al testo)

95 - "L’Abate Serafini Mauro O.S.B. (1859-1925), Segretario della S. Congregazione dei Religiosi, aveva suggerito il termine "Maestro" come qualifica propria del Superiore Generale della erigenda Pia Società San Paolo. È per questo che nel decreto di Mons. Giuseppe Francesco Re [vescovo di Alba] del 12 marzo 1927 si trova il titolo di "Primo Maestro" della Pia Società San Paolo, riferito al Fondatore della medesima. Il titolo... divenne in seguito familiare e sostituì quello di Sig. Teologo" (G. Barbero, Nel XIX Centenario del martirio di San Paolo: Il Sacerdote Giacomo Alberione e gli Istituti Paolini, in Palestra del Clero, 46 [1967] 246-261). – A titolo di ipotesi aggiungo una confidenza verbale, che mi è stata riferita come ricevuta da Don Paolo Marcellino. La idea di chiamare Don Alberione "Primo Maestro" sarebbe stata avanzata dallo stesso Marcellino, nell’autunno del 1917, quando il chierico Giaccardo passò dal seminario alla Scuola Tipografica, e fu presentato come "il Signor Maestro": "Se lui è il Signor Maestro, lei Signor Teologo sarà dunque il Primo Maestro!" Voleva essere un motto di spirito, ma forse divenne un "seme". (torna al testo)

96 - "Domenica 28 luglio 1929, ad Alba (Cuneo), viene festeggiato nella P.S.S.P. l’onomastico del Teologo Giacomo Alberione, rimandato [= posticipato] di tre giorni per festeggiarlo meglio. Terminata la lettura della lettera di ringraziamento e di augurio, il festeggiato prende la parola ed invita a chiamarlo d’ora in avanti Primo Maestro" (G. Barbero). (torna al testo)

97 - Cf G. Rocca, Op. cit., Doc. 72. (torna al testo)

98 - Cf p. es. CISP 116. Dalle circolari alle Figlie di San Paolo risulta che la firma "M[aestro] Alberione" inizia dal 21 dicembre 1928 (cf Considerate la vostra vocazione, circ. 7) e prosegue inalterata negli anni successivi. – La firma intera di "Primo Maestro" appare eccezionalmente in una circolare del 1932 (circ. 25). (torna al testo)

99 - Come si dirà più avanti, Don Alberione parla di "divozione" per intendere un rapporto vivo e globale, di mente e di cuore, con la persona del Maestro. (torna al testo)

100 - Per l’iconografia: dal maggio 1916 al maggio 1919 il quadro che campeggiava in parlatorio e nella cappella, a lato di quello di San Paolo, era "l’artistico Sacro Cuore del Morgari" (cf PP 290-298). Così ancora nel 1923, come informa G. Barbero: "Nella cappella costruita in mezzo all’orto, a destra dell’altare vi era il quadro della Regina degli Apostoli, e a sinistra quello del S. Cuore" (Appunto manoscritto). (torna al testo)

101 - "Quando furono raccolti i primi giovanetti, nel 1914, in una piccola casa ed una minuscola tipografia, avvenne un fatto curioso, quasi un allarme: "Si porta via lavoro e pane ai tipografi". Furono fatti ricorsi alle autorità... L’autorità civile rispose: "È cosa nata morta... La vigileremo, alle prime illegalità, sarà chiusa". Bisognava, dunque, nascere ancora più piccoli, e neppur far sentire un vagito... Allora si coperse tutto sotto il titolo "Scuola Tipografica Piccolo Operaio". Un presepio..." (Saluto ai visitatori della Esposizione Paolina in Alba per il 40° di fondazione, luglio 1954, cf CISP 148). (torna al testo)

102 - Cf UCBS luglio 1921; PP 137-138. – Cf anche VP luglio 1921. (torna al testo)

103 - "Le macchine sono materia; [...] ma divengono care e venerande come è sacro e venerando all’oratore il pulpito... Quanto sono belle le macchine destinate agli evangelizzanti il bene. L’apostolo della Stampa Buona innanzi alle macchine prova qualcosa di più che non San Francesco quando innalzava l’inno al Fratello sole... La divina sapienza per la Parola divina ha nutrito il cuore e l’anima dell’apostolo che l’ha meditata sulle Divine Scritture; dalla sua anima è passata a prendere consistenza, incarnarsi, materializzarsi attraverso gli ingranaggi di una macchina: è uscita con un corpo di carta; essa sarà il pensiero di altri uomini, di altre anime... La verità divina illumina il mondo..., guadagna nuove menti, nuovi spiriti, nuovi cuori..." (PP 141-142). (torna al testo)

104 - In Gazzetta d’Alba (GdA) del 23 e del 30 settembre 1921 si dà notizia che la Scuola Tipografica si chiama d’ora in avanti "Pia Società San Paolo". (torna al testo)

105 - Cf PP 285; cf G. Rocca, 505. (torna al testo)

106 - Cf G. Rocca, Doc. 40, 565-569. (torna al testo)

107 - Cf Lettera del 6 febbraio 1922 al P. Pechenino, cf G. Rocca, 574. – A tale obiettivo s’ispiravano anche le due collane di narrativa "Tolle et lege" e "Fons aquæ", avviate nel 1921. (torna al testo)

108 - Si veda più avanti, titolo 4: "La divozione a Gesù Maestro". Possiamo qui anticipare che Don Alberione era consapevole che il termine devozione poteva prestarsi ad equivoci, incorrendo nel pericolo di devozionismo. Perciò ne precisò accuratamente il senso. (torna al testo)

109 - Tema che sarà ripreso in AD con l’immagine del fiume e dei torrenti: cf AD 6. (torna al testo)

110 - Cf Diario di T. G. Giaccardo, 19 ottobre 1917; Estratto dal Diario, 8-9. (torna al testo)

111 - Circa la nascita effettiva dei Fratelli Discepoli, come gruppo distinto dai chierici e con formazione propria, cf G. Barbero (pp. 366-367), il quale la colloca nello stesso anno delle suore Pie Discepole. Tuttavia, secondo la testimonianza di un Fratello della prima ora – Fr. Maggiorino Spirito Caldellara –, tale nascita va anticipata di alcuni anni, e con ragione (cf Diario del Giaccardo, 19 ottobre 1917), anche se i Fratelli venivano allora detti "Operai" e chiamati "Signori". Il loro "battesimo", con l’imposizione ufficiale del nome, risale all’ottobre 1928. Fu "una domenica di fine ottobre 1928" quando, su proposta di Don Alberione, il gruppo di 31 Fratelli scelse all’unanimità il nome di "Discepoli del Divin Maestro" anziché quello di "Giuseppini" suggerito da alcuni (Cf Lettera di Fr. Maggiorino S. Caldellara a Fr. Giovanni Marengo, 1-4-1974). (torna al testo)

112 - "La divozione al Divin Maestro in casa è concentrata nel Santo Tabernacolo": questo l’inizio di un articolo che riassume la storia della pietà eucaristica dal 1918 al 1923: cf "Date eucaristiche", PP 183-185. (torna al testo)

113 - Cf PP 182 e GdA del 9 dicembre 1921: "La domenica della Buona Stampa". (torna al testo)

114 - Non è tuttavia da escludere che di tali "sogni" o visioni si avesse notizia assai prima. Suor Luigina Borrano FSP ricorda in proposito: "In merito al famoso sogno del Primo Maestro, mi ha riferito mio fratello [don Francesco Saverio] che fu il primo ad incontrarlo, quando uscì dalla camera in cui si era chiuso per tre giorni" (Testimonianza scritta il 20 febbraio 1996). (torna al testo)

115 - Primo sogno: "Quando si doveva acquistare questo terreno, i giovani son venuti a ricrearsi in questo luogo: io guardavo in su e in giù... e pensavo se era volontà di Dio che affrontassi queste spese... e mi è sembrato di essermi un momento addormentato: il sole splendeva finché le case si costruivano; poi il sole si oscurava, e io vedevo che il dolore più grande era dato da quelli chiamati da Dio, che poi avrebbero abbandonato la vocazione...; poi il sole ritornò a risplendere... E si incominciò a fabbricare" (MV 138). – "Circa il 1922 cominciò a sentire la pena più forte, appena entrato nella prima casa costruita. Ebbe un sogno. Vide segnato il numero 200; ma non comprese. Poi sentì dirsi: "Ama tutti, tante saranno le anime generose. Soffrirai però per deviazioni e defezioni; ma persevera; riceverai dei migliori...". Tale pena sempre gli rimase come una spina affondata nel cuore" (AD 26).
Secondo sogno: "...mi è chiaro quello che ho visto in fondo alla casa, in quella camera [l’ufficio che il Primo Maestro teneva nella Casa San Paolo, nei primi anni che fu costruita], in uno di quei giorni in cui io non lavoro: il Divin Maestro passeggiava ed aveva vicino alcuni di voi e ha detto: "Non temete, io sono con voi; di qui io voglio illuminare; solo, conservatevi nell’umiltà... e, mi sembra, abbiate il dolore dei peccati..." (MV 139). – "In momento di particolari difficoltà... parve che il Divin Maestro volesse rassicurare l’Istituto incominciato da pochi anni. Nel sogno, avuto successivamente, gli parve di avere una risposta; Gesù Maestro infatti diceva: "Non temete, io sono con voi. Di qui voglio illuminare. Abbiate dolore dei peccati". Il di qui usciva dal Tabernacolo; e con forza; così da far comprendere che da Lui-Maestro tutta la luce si ha da ricevere. Ne parlai col direttore spirituale notando in qual luce la figura del Maestro fosse avvolta. Mi rispose: "Sta’ sereno; ...fanne come un programma pratico di vita e di luce per te e per tutti i membri". Di qui sempre più si orientò e derivò tutto dal Tabernacolo" (AD 151-155). – Nei paragrafi successivi (156-160) Don Alberione esplicita la sua comprensione del sogno e il senso della "divozione a Gesù Cristo integrale".
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116 - "Dal Natale del 1900 alla fine del gennaio 1901, fu predicata per la prima volta questa divozione a tutti i chierici dal Rettore del seminario che nutriva un particolare amore verso Gesù e, quando ci parlava, parlava sempre di lui. Alla fine sentii come una rivelazione. Capii che questa pratica prendeva tutta la vita dell’uomo e sentii il desiderio che tutti conoscano, pratichino e vivano questa devozione..." (Alle Suore Pastorelle [AAP] I, 12). – Cf CISP 1218-1225 e lo studio citato di R. F. Esposito sulla Tametsi futura. (torna al testo)

117 - Si definisce "devozione" (dal latino devotio) la dedizione totale di sé a una persona sommamente ammirata ed amata. Descrive l’atteggiamento tipico dello sportivo nei confronti del suo campione preferito, o dello studente nei confronti di un maestro carismatico, verso i quali sono disposti a legarsi con tutta la passione del cuore e della vita: entusiasmo, ammirazione, fede cieca e obbedienza incondizionata. (torna al testo)

118 - "...In questa visione vi è Gesù Cristo integrale; per questa divozione l’uomo viene tutto preso, conquistato da Gesù Cristo. La pietà è piena ed il religioso come il sacerdote crescono così in pienezza (studio e sapienza celeste), età (virilità e virtù), e grazia (santità) fino alla pienezza e perfetta età di Gesù Cristo; fino a sostituirsi nell’uomo o all’uomo: "vivo ego, jam non ego; vivit vero in me Christus". In questa divozione convergono tutte le divozioni alla persona di Gesù Cristo Uomo-Dio" (AD 160). (torna al testo)

           Gesù Il Maestro, ieri, oggi e sempre

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