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GESÙ, IL MAESTRO

Excursus storico-carismatico

Atti del Seminario internazionale
su "Gesù, il Maestro"
(Ariccia, 14-24 ottobre 1996)

di Eliseo Sgarbossa ssp

 

Note

 

163 Il principio antropologico di fondo è così formulato: "Uscito dalle mani di Dio..., l’uomo deve fare un viaggio di prova che si chiama vita. Il Padre stesso ha mandato il Figlio suo, Maestro, a indicare [la via]..., farsi veicolo dell’uomo; onde l’uomo sarà alla fine giudicato se conforme a tal Figlio si è fatto: nella mente, nella volontà, nella vita..." (DF 92). (torna al testo)

164 Notevoli in proposito due preghiere al Maestro Divino, che inframmezzano la trattazione: "Maestro, la tua vita mi traccia la via; la tua dottrina conferma e rischiara i miei passi; la tua grazia mi sostiene e sorregge nel cammino del cielo. Tu sei perfetto Maestro: che dài l’esempio, insegni e conforti il discepolo a seguirti". E ancora: "O Maestro, Tu hai parole di vita eterna: alla mia mente, ai miei pensieri sostituisci Te stesso, o Tu che illumini ogni uomo e sei la stessa Verità: io non voglio ragionare che come Tu ammaestri, né giudicare che secondo i tuoi giudizi, né pensare che Te, Verità sostanziale, data dal Padre a me: vivi nella mia mente, o Gesù Verità" (cf DF 101). Sono già presenti qui i temi di quella piccola sintesi "pregata" che troveremo nella "Coroncina a Gesù Maestro", del 1942: un compendio della dottrina maturata fino allora circa la "scuola di Gesù", espressa in termini di spiritualità da assumere e da vivere. (torna al testo)

165 "Donec formetur Christus in vobis apre una nuova prospettiva al mistero di Cristo. Mi sembra che proprio a partire da qui e per tutti gli anni Trenta Don Alberione arricchisca la sua visione di Gesù Maestro con una più grande interiorità, un approfondimento della vita nello Spirito Santo, della grazia e di San Paolo. Mi sembra che ciò generi un salto di qualità nella considerazione del Maestro e si passi a un vero itinerario spirituale in Lui, sempre più percepito come abitante in noi: "Vivit vero in me Christus"... Forse al riguardo può illuminare la lettura dei propositi degli Esercizi del 1930-1932, che vertono tutti su questo: "Incarnare in me e negli altri Cristo Via Verità e Vita". Vi è dunque la "Scuola di Nazaret", ma forse vi è anche di più... Mi sembra che vi sia una profonda continuità in crescita fra le tre espressioni "Gesù Maestro" – "Via, Verità e Vita" – "Vive in me Cristo". Non sono tre filoni, ma tre fasi generatrici di un vero cammino spirituale, una crescita unitaria in Cristo Maestro. Quando, al termine degli anni Trenta, si dirà che l’edere è dar fuori [nel senso del mistero natalizio: "edidit nobis Salvatorem"], non significa forse definire la comunicazione di questa Vita "cristica" e trinitaria, che invade l’apostolo e tutta la sua attività?" (Sr. Antonietta Martini FSP, appunto dattiloscritto). – Cf anche Sac. G. Barbero SSP, Contributi per uno studio sulla spiritualità del sacerdote Giacomo Alberione (1884-1971), EP, Roma 1973 e Un uomo... cap. xiv, 841-852. (torna al testo)

166 F. Chiesa, Lectiones Theologiæ Dogmaticæ recentiori mentalitati et necessitati accomodatæ, in quattro volumi, dei quali il primo, intitolato Tractatus de Constitutione theologicæ mentalitatis, di pp. 747, fu stampato per ultimo in Alba nel 1932. (torna al testo)

167 Don Alberione, in AD 195, parlò di quell’opera, evidentemente concordata con l’autore, come di un saggio o tentativo di sintesi della loro visione teologica, compiuto dopo aver "consultati moltissimi trattati" e prendendo a modello il "Divino esemplarismo" del Dubois. Con compiacimento misto a rammarico, il Teologo Alberione ricordava l’entusiasmo, da una parte, e l’incomprensione dall’altra, che avevano accolto quell’opera al suo apparire. Vent’anni più tardi, alcuni riconobbero che quel "tentativo" aveva prodotto una delle opere teologiche più originali uscite in Italia dal 1900 al 1950. (torna al testo)

168 Cf San Paolo del 1° ottobre e del 19 ottobre 1934 (CISP 11-13). (torna al testo)

169 "È proprio negli anni Trenta che il Fondatore, almeno così risulta nella predicazione alle Figlie di San Paolo, insiste tanto sul "metodo" per una crescita integrale di tutta la persona in Cristo, o meglio per trasformare la nostra mente, volontà, cuore, missione, in "dimora" di Cristo Maestro, da cui egli opera" (Sr. Antonietta Martini FSP). (torna al testo)

170 In quegli stessi anni, anche numerose Figlie di San Paolo furono avviate ai corsi seminaristici, con l’aggiunta di lezioni sulla spiritualità e l’apostolato paolino, conforme alla visione di Gesù Maestro Via Verità e Vita. Una testimone del tempo ricorda che, iniziando l’anno scolastico, Don Alberione esortò le alunne: "Prendete appunti, scrivete quanto vi viene esposto, perché poi si dovrà stampare". E nacquero così i primi abbozzi di testi pubblicati successivamente o le integrazioni a opere redatte in precedenza. Questo fu il caso, per esempio, di Apostolato Stampa, uscito in prima edizione nel 1933 e in seconda nel 1944, col nuovo titolo di L’Apostolato dell’Edizione. "Le Figlie di San Paolo che hanno fatto per intero gli studi seminaristici, con gli stessi testi usati dai chierici in lingua latina, sono relativamente poche. Il primo corso, iniziato nel 1934 e terminato nel 1938, contava inizialmente venti suore. Le materie aggiunte erano: Apostolato (lezioni tenute dal Primo Maestro), Pedagogia, Catechesi, ecc. Al primo corso ne seguirono altri per gruppi più ridotti" (Sr. Luigina Borrano FSP). – Sugli studi delle Figlie di San Paolo, si veda il dossier ciclostilato Gli Studi e la Redazione delle Figlie di San Paolo nel periodo fondazionale (1915-1971), Memorie e Documenti a cura di Giovannina Boffa FSP, Segretariato Internazionale Spiritualità-Carisma, Roma 1990. (torna al testo)

171 Libro che il Canonico Chiesa, revisore e amministratore apostolico della diocesi vacante, approvò con la seguente formula: "Visto, non solo si permette, ma si raccomanda vivamente la stampa. Alba, 10 Giugno 1933". (torna al testo)

172 Cf Sac. Alberione S.S.P., Apostolato Stampa, Alba, Pia Società San Paolo [1933], 170. Per la "Festa del Divin Maestro", v. capo xxvii, 135ss. – A proposito di "scuole" e "cattedre" contrapposte, si noti che questo era un tema diffuso nella cultura cattolica della restaurazione anti-francese durante tutto l’Ottocento, ed è la traduzione aggiornata della dottrina ignaziana dei "due stendardi" o dei "due capitani": Gesù Cristo e Satana. (torna al testo)

173 Ne sono testimoni, p.es., Don Giovanni Battista Ferrero, Don Ivo Paolo Pazzaglini e i due fratelli Giovanni e Renato Perino. – Uno scritto inedito del 1932 contiene questa esortazione: "Stiamo all’arte vera, anche nella devozione. Certe immagini non hanno né dogma né morale né culto...". (torna al testo)

174 In una circolare del 19 giugno 1933, n. 1 del San Paolo, Don Alberione informava affettuosamente tutti i Paolini e le Paoline, sparsi in Italia e nel mondo, che egli non li dimenticava, bensì li presentava quotidianamente al Divino Maestro, e nella messa mattutina e nelle preghiere serali, precisando: "Ogni sera vi dò la benedizione, verso le ore 9: prendetela e restituitela a me con un "Gesù Maestro, Via Verità e Vita, abbiate pietà di noi". Benedicendo. Aff.mo M° Alberione" (CISP 9). – Questa consuetudine fu da lui conservata fino al termine della vita. (torna al testo)

175 Don Alberione stesso, nel commissionare il mosaico della casa Divin Maestro ad Ariccia e la pala di un altare laterale del Santuario Regina Apostolorum in Roma, ordinò che si seguisse il modello del Mezzana. – Per una sintesi concisa della teologia del Maestro connessa con questa icona, cf l’opuscolo di A. M. Cutrupi fsp, La centralità di G. M. Via Verità e Vita, 20-21. (torna al testo)

176 La grande tela (metri 3,30 × 5,70) fu posta come pala dell’altare maggiore fino al 1945, quando fu sostituita dal gruppo marmoreo della "gloria" di San Paolo. Ora l’icona è conservata nella sacrestia dello stesso Tempio. (torna al testo)

177 "Il segreto della Direzione è null’altro che il dirigere: cioè una mente, un’anima, un cuore sacerdotale che risolutamente camminano verso il cielo e indicano la via, e innovano e trascinano appresso una turba di anime. Una mente ben illuminata illumina come una lucerna posta in alto per risplendere a quanti sono nella casa del Padre; un cuore pieno di grazia tutti penetra e fermenta i cuori, come il lievito evangelico messo in una massa di farina; una vita tutta di Dio, ardente, realizza l’augurio-comando del Maestro, e risplende innanzi agli uomini che vedono le opere buone e ne glorificano il Padre Celeste. [...]. Dirigere davvero; al modo di Gesù Cristo, interamente, facendoci Via, Verità, Vita! poiché questo non è un metodo, una filosofia, una morale, ma è il metodo, la filosofia, la morale, l’Apostolato, il segreto, secondo l’uomo e secondo la rivelazione, secondo la natura e secondo la grazia. Siamo non dei fiorai, ma dei giardinieri; siamo l’Alter Christus, non l’æs sonans; siamo il sale, non i venditori di sale; siamo la luce, non dei riflettori...; siamo dei motori, non dei rimorchiati... Dirigere davvero il periodico, la scolaresca, il reparto..., è il buon segreto umano-divino del sacerdote... O sacerdoti scrittori, scriviamo dopo la S. Messa e facciamoci canali per cui il Sangue di Gesù passi dal suo Cuore, riempia il nostro, e per troppo pieno versi nei lettori. Intendiamo tutti i desideri, sospiri, spirito, sete di Gesù per gli uomini e diventiamo la sua voce ardente che chiami, che insista, che sgridi, che scongiuri in ogni pazienza e dottrina. O scrittore Sacerdote, il frutto dipende più dalle tue ginocchia che dalla tua penna! Più dalla tua Messa che dalla tecnica! Più dal tuo esame di coscienza che dalla tua scienza! Lo scrittore laico farà riflessi di luce; tu devi anche segnare la via, comunicare la vita. Grida, non cessare; ma come S. Giovanni Battista, come S. Paolo, richiama dal peccato, mostra le virtù a tutti, comunica la forza dell’esempio e dello Spirito Santo" (CISP 19-20). (torna al testo)

178 Tale obiettivo giustificava il grande sforzo che la Congregazione stava affrontando, e per il quale il Fondatore chiedeva a tutti pazienza e impegno: "A Roma – egli informava – il Maestro Giaccardo opera per questi scopi; Casa Madre vive di sacrifici e di speranze; i fratelli delle case lontane allargano il campo di apostolato; ... le Pie Discepole vigilano in preghiera con i Discepoli presso il Divin Maestro" (CISP 54). (torna al testo)

179 "Don Alberione si trasferì stabilmente a Roma nel mese di giugno 1936. La lunga circolare pubblicata sul San Paolo del luglio 1936 (cf CISP 63-65) ne esprime i motivi e stabilisce la nuova organizzazione sia della Casa Generalizia in Roma che di Casa Madre in Alba, alle dipendenze quest’ultima di Don Giaccardo come "vice superiore"" (G. Barbero: cf Un uomo..., cit. 515ss.). (torna al testo)

180 Don Giaccardo, firmando il San Paolo del 15 settembre 1936, informava: "Il 25 ottobre, festa di Gesù Cristo Re, S. E. Mons. Vescovo benedirà solennemente la seconda chiesa della Pia Società San Paolo, il tempio al Divino Maestro..., lode perenne a Gesù "Maestro degli Apostoli"" (CISP 70). (torna al testo)

181 "Sono uomo carico di debiti" scriveva Don Alberione chiedendo aiuti per la chiesa al Divino Maestro in Alba; ma prometteva di ricambiare: "Non ho né oro, né argento, ma vi dono di quello che ho: Gesù Cristo: Via, Verità, Vita" (SP 1° aprile 1936; CISP 62-63). (torna al testo)

182 Originale dattiloscritto nell’Archivio Storico di Casa Generalizia SSP. (torna al testo)

183 Sac. G. Alberione, Maria Discepola e Maestra (MDM), 1959; 2ª ed. Roma 1987, Ed. Archivio Storico Gen. della F.P., a cura di S. De Blasio, 7. – L’autore riprendeva un tema a lui caro, espresso nelle parole con le quali aveva aperto l’opuscolo Via humanitatis: "Per Mariam in Christo et in Ecclesia" (Natale 1947). (torna al testo)

184 Già nei primi anni di sacerdozio Don Alberione aveva caldeggiato tra i confratelli la necessità della "collaborazione femminile" improntata alla devozione mariana; chiamato a organizzare le conferenze di pastorale, le aveva poste sotto il patrocinio della "Regina degli Apostoli" e, iniziando a scrivere e a pubblicare per la stampa, volle "iniziare con Maria" dedicandole il volumetto sulla storia del piccolo santuario delle Grazie in Cherasco (Alba 1912). È vero che i titoli mariani più ricorrenti fino al 1920 erano quelli di "Immacolata" e di "Madre del Buon Consiglio", ma venivano intesi con un chiaro significato "apostolico", in riferimento alla ortodossia dottrinale, da difendere contro le ideologie del tempo. L’Immacolata era Colei che da Lourdes aveva smentito le eresie moderne, come da Efeso aveva "sbaragliato tutte le eresie" antiche; era la "condottiera" dei nuovi evangelizzatori, la ispiratrice dei nuovi apostoli, secondo le encicliche di Leone XIII e di San Pio X (cf p.es. la preghiera "O immacolata Maria"). Altrettanto si dica per il titolo "Madre del Buon Consiglio", che richiamava la figura di Maria presente nel Cenacolo fra gli Apostoli, non solo come orante in attesa della Pentecoste, ma come consigliera e madre della comunità apostolica, della Chiesa missionaria. Il passaggio al titolo di Regina degli Apostoli avvenne fra il 1919 e il 1922: partendo da una esplicita interpellanza dei giovani paolini al Fondatore: "I chierici del seminario diocesano venerano Maria come Immacolata o come Madre del Buon Consiglio. E noi, sotto quale titolo?". Cui Don Alberione rispose: "Noi la invocheremo come "Regina degli Apostoli"". A confermare questa scelta intervenne una catechesi sistematica, con l’aiuto delle nuove "Preghiere" composte per i paolini (cf Le preghiere mariane di Don Alberione, Ed. dell’Arch. Storico F.P.) e delle nuove immagini fatte eseguire dallo stesso Fondatore, raffiguranti Maria in atteggiamento di presentare al mondo Gesù, il piccolo Maestro. (torna al testo)

185 Molto significativa in proposito la bella preghiera a Maria "Ricevimi, o Madre Maestra e Regina...", composta da Don Alberione nel 1937-1938 per i novizi e poi destinata a tutti i consacrati, sempre "in formazione" e bisognosi di una "raccomandazione" materna per essere ammessi alla "scuola di Gesù" (cf Le preghiere mariane di Don Alberione, Storia e commento, Ed. Archivio Storico F.P., Roma 1988, 48-51). (torna al testo)

186 "Ogni maestro vero e completo ha in Maria luce, esempio, protezione, conforto. Vi sono legami preziosi tra Maria e ogni cristiano; ma i legami che corrono tra Maria e il maestro-educatore superano assai i legami comuni; tanto più se si tratta di un maestro formatore di religiosi e sacerdoti" (MDM, 18). (torna al testo)

187 "Qual è la nostra missione mariana? È quella di far conoscere Maria Regina degli Apostoli, farla imitare, farla pregare". E spiegava: "La prima divozione che troviamo nella Chiesa è la divozione alla Regina degli Apostoli come la troviamo nel Cenacolo [quale consigliera, maestra ed ispiratrice]. Tale visione si è un po’ affievolita e oscurata col trascorrere dei secoli. A voi il dolce incarico di raccogliere i fedeli attorno a Maria Regina degli Apostoli; a voi risvegliare questa divozione; a voi compiere questo dolcissimo ufficio nella Chiesa. Significa risvegliare gli apostolati, eccitare vocazioni. Torniamo alle sorgenti! Alle sorgenti troviamo Maria Regina degli Apostoli" (Haec meditare [HM] VIII, 80). In questo appello alle "sorgenti", cioè alla funzione di Maria nel cuore della comunità apostolica, Don Alberione non era originale: altri fondatori di congregazioni missionarie lo avevano preceduto. La sua originalità consistette nell’aver identificato il cuore della enciclica Adiutricem populi nelle parole sopra citate, inquadrandole nella visione tridimensionale di Cristo: in modo che la triplice funzione di Maria Maestra, Regina e Madre, corrispondesse alla triplice funzione del Maestro Verità, Via e Vita, e ne costituisse come la simmetrica immagine femminile. Conseguentemente, altra peculiarità alberioniana, l’aver espresso al femminile la tensione missionaria di San Paolo, associando la donna a tutta l’azione apostolica della Chiesa. Come Maria. "Maria [infatti] è l’Apostola, la Regina degli Apostoli, l’esemplare di ogni apostolato; la ispiratrice di tutti gli apostolati e di tutte le virtù apostoliche". (torna al testo)

188 Già anziano, Don Alberione si considerava ancora "un semi-cieco, che è guidato; e col procedere viene di tanto in tanto illuminato, perché sempre possa avanzare..." (AD 202). (torna al testo)

189 Don Alberione intimo, dai suoi appunti personali, EP, dic. 1974, 22. (torna al testo)

190 * Nella presente relazione c’era un’"Appendice II", dove si raccoglievano varie preghiere composte da Don Alberione, a partire dal 1922 fino al 1955. Molte di queste preghiere, sebbene con formulazioni cambiate, si possono trovare nell’attuale Libro delle Preghiere della FP. Per questo e per ragioni di spazio detta Appendice II non viene pubblicata in questo volume. (torna al testo)

           Gesù Il Maestro, ieri, oggi e sempre

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