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LA STORIA DELLA STAMPA PERIODICA CATTOLICA

Un servizio dei gesuiti al Pontefice

di MAURO FORNO
   

   Vita Pastorale n. 6 giugno 2007 - Home Page Il quindicinale La Civiltà Cattolica è la testata più antica e prestigiosa tra quelle ancora esistenti. Sorta con l’intento di essere l’espressione di un servizio reso alla Santa Sede, ha sempre svolto il suo importante e delicatissimo compito con un approccio dialettico e costruttivo, sempre in dialogo con la contemporaneità e con l’uomo in ricerca.
  

Inizia, con questo articolo, un lungo viaggio attorno al mondo della stampa periodica cattolica degli ultimi due secoli. E lo facciamo a partire dalla testata più antica e prestigiosa, tra quelle ancora esistenti: il quindicinale dei gesuiti La Civiltà Cattolica. Naturalmente, pretendere di ripercorrere in queste poche righe la storia di un periodico che conta oltre 150 anni di vita sarebbe a dir poco impossibile. Trascurando per una volta le regole di completezza e rigore cui di norma ci ispiriamo, ci limiteremo pertanto ad alcuni brevi accenni, forse sufficienti a dare conto dello "spirito" di una rivista che, sotto molti aspetti, resta diversa da tutte le altre.

Padre Carlo Maria Curci, fondatore della rivista.
Padre Carlo Maria Curci, fondatore della rivista.

Fondata il 6 aprile 1850 a Napoli da padre Carlo Maria Curci, La Civiltà Cattolica nasce sotto gli auspici dello stesso pontefice, Pio IX, il quale intende disporre di uno strumento capace di diffondere e difendere il pensiero cattolico e di combattere, con armi adeguate, l’anticlericalismo, il liberalismo, l’agnosticismo, i principi della Rivoluzione francese e della secolarizzazione. L’allora superiore generale dei gesuiti, Joannes Philippe Roothaan, si dimostra invece inizialmente poco entusiasta dell’iniziativa, temendo che la rivista, addentrandosi sul terreno della polemica politica, possa danneggiare l’immagine della Compagnia stessa. Ma alla fine su tali preoccupazioni finisce per prevalere il desiderio di fare della Civiltà Cattolica l’espressione di un servizio dei gesuiti al Pontefice.

In difesa della civiltà cattolica

Trasferita nel settembre 1850, per via delle pressioni subite dal regime borbonico, da Napoli a Roma (dove da quel momento rimane, con l’esclusione del periodo tra il 1871 e il 1887, in cui i suoi scrittori risiedono a Firenze), la rivista si muove sin dall’inizio, ispirandosi allo spirito del fondatore, con l’intento di difendere – e promuovere nel mondo – la civiltà cattolica, sempre più minacciata dai nemici della Chiesa. Non per nulla, proprio per garantire questo suo ruolo universale e transnazionale, inizialmente viene prospettata l’ipotesi di una sua pubblicazione in latino. La rivista, cui collaborano sin dagli albori uomini di prestigio, come Luigi Taparelli D’Azeglio e Antonio Bresciani, conosce un immediato successo, tanto da renderla il primo periodico italiano, tra quelli a diffusione nazionale. Stampata nel suo fascicolo di esordio in 4.200 esemplari, essa raggiunge in poco tempo le 15.000 copie; numeri che, grosso modo, conserva tutt’ora.

Una delle ultime copertine della rivista.
Una delle ultime copertine
della rivista.

Scritta, salvo rarissime eccezioni, solo da padri gesuiti, dei contenuti dei suoi articoli, anche quando sono firmati, risponde tradizionalmente tutto il Collegio degli scrittori. Un modo di operare, questo, che non impedisce l’emergere di posizioni e punti di vista diversi ma che tende a superarli con gli strumenti della sintesi e della condivisione. Sin dalle sue origini la rivista affronta i temi di maggiore attualità, non solo di natura religiosa. Del resto, il fatto di uscire ogni quindici giorni le consente di essere più tempestiva rispetto a una rivista mensile e più distaccata rispetto a un settimanale, proponendo giudizi informati e poco condizionati dall’emotività.

Proprio per via della sua presenza ininterrotta e della sua costante attenzione alla realtà contemporanea, analizzare gli oltre 3.700 fascicoli della Civiltà Cattolica consente oggi di ricavare un panorama completo dell’interpretazione cattolica delle vicende politiche, sociali e religiose nell’ultimo secolo e mezzo. Permette, ad esempio, di dare conto delle ragioni ispiratrici del Sillabo, del concilio Ecumenico Vaticano I, dell’opera di restaurazione della filosofia tomista, attuata durante il pontificato di Leone XIII, delle battaglie politiche legate alla Breccia di Porta Pia e alla "Questione Romana", dei Patti Lateranensi. Consente, inoltre, di interpretare la posizione della Chiesa rispetto ai fascismi, ai totalitarismi, ai comunismi, al colonialismo, a temi etici come il divorzio o l’aborto e a quelli, cari al pontificato di Giovanni Paolo II, della Nuova evangelizzazione in un mondo caratterizzato da gravi emergenze sociale e materiali.

Nella prima udienza, concessa nel 1959, papa Giovanni XXIII incontra i redattori della rivista.
Nella prima udienza, concessa nel 1959, papa Giovanni XXIII
incontra i redattori della rivista.

"Autorizzata" dalla Santa Sede

Designato dal superiore generale della Compagnia, il direttore della rivista deve godere della piena approvazione della Santa Sede, con la quale intrattiene un legame molto stretto. Ogni fascicolo viene tradizionalmente inviato, ancora in bozze, agli uffici della Segreteria di Stato, che provvede a esaminarlo. Sotto alcuni pontificati, come ad esempio quello di Pio XII, era lo stesso Papa a rivedere i testi da pubblicare. Le osservazioni sugli articoli vengono poi discusse con il direttore della rivista, per decidere quali modifiche devono essere obbligatoriamente introdotte. L’esame verte soprattutto sulla congruenza di ogni articolo con l’insegnamento ufficiale della Chiesa, in materia di fede e di morale, e con gli indirizzi seguiti dalla Santa Sede nei rapporti con gli Stati, in particolare con quello italiano.

Dunque formalmente La Civiltà Cattolica non è un organo ufficiale della Santa Sede. La sua posizione di organo "autorizzato" da quest’ultima – e il vincolo di obbedienza al Pontefice che tradizionalmente caratterizza la famiglia gesuita – le consente tuttavia di rappresentare uno specchio molto fedele degli orientamenti dei vertici vaticani. Attualmente La Civiltà Cattolica, diretta da Gian Paolo Salvini, viene animata da un Collegio di undici scrittori, cui si aggiungono cinque emeriti. Rispetto alle origini, essa ha ormai notevolmente ampliato il ventaglio dei temi trattati, assumendo da tempo un approccio di maggior dialogo con il mondo moderno. Alcuni suoi scrittori hanno anche partecipato, come periti, al concilio Vaticano II, rispetto al quale la rivista si è posta sin dall’inizio con un approccio dialettico e costruttivo.

Mauro Forno

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