Nell’elenco
delle riviste, che hanno fatto la storia della stampa cattolica italiana,
non poteva mancare la nostra, Vita Pastorale. Al professor Forno
abbiamo chiesto di tracciarne un breve profilo, nello stile degli altri
articoli della serie. Purtroppo la documentazione più antica è spesso
lacunosa, così come è incerta la data d’inizio delle pubblicazioni. È
però il periodico in cui il beato Giacomo Alberione (nella foto)
ha profuso le sue prorompenti energie. Rivolto ai parroci, intendeva
rendere viva e armonica la loro missione pastorale. Ancora oggi vuol
essere e confermarsi un solido supporto per il clero e gli operatori
pastorali.
Le
origini di Vita Pastorale non sono del
tutto certe. Tutte le ricerche sino ad oggi compiute per reperire i primi
numeri della rivista non hanno infatti dato i risultati sperati. Se
rimaniamo sul terreno delle ipotesi, possiamo affermare che Vita
Pastorale nasce probabilmente nel novembre o nel dicembre 1912 –
dunque ancora prima della fondazione della Famiglia paolina – con la
forma del bollettino a cadenza irregolare. A tale data si risale del resto
anche se si va a ritroso negli anni, a partire dall’attuale numerazione.
Il suo debutto come rivista vera e propria dovrebbe invece risalire al
1916.
Come scrive il suo fondatore, don Giacomo Alberione, Vita
Pastorale si propone diversi "intendimenti", ma tutti in
gran parte riassumibili «in un unico fine: che ogni pastore sia un Bonus
Pastor, modellato sopra Gesù Cristo, che si fece forma nostra».
Inizialmente stampata dall’editore Marietti, la
rivista vuole essere una guida diretta e accessibile per gli operatori
pastorali, capace di rendere viva, apostolicamente feconda e armonica la
missione sacerdotale. Proprio questa ricerca di armonia si esprime
compiutamente in un intervento pubblicato da Alberione sul numero del
gennaio 1921, tratto dagli Appunti di teologia pastorale.
Incentrato sulle relazioni tra "parroco e parroci", esso
sottotitolo: Per favorire la concordia. Per
evitare la discordia.

La presenza di don Alberione
Per tutti gli anni Venti, Vita Pastorale si
autodefinisce «rivista per la pratica del ministero pastorale», ma di
fatto con una cadenza mensile. A dirigerla e a compilarla in gran parte,
senza peraltro quasi mai comparire come autore, è proprio don Giacomo
Alberione.
Se ci si sofferma anche solo brevemente sullo stile e i
contenuti dei principali articoli, non si matura alcun dubbio su questa
circostanza. Vita Pastorale è anzi, fra tutte le riviste
pubblicate dalla Società San Paolo, quella in cui la presenza di
Alberione appare nei decenni più intensa e continua.
Il teologo di origini fossanesi vi propone alcuni dei
modelli prediletti di azione sul campo (incentrati sulla diffusione della
buona stampa e delle biblioteche cattoliche, sullo stimolo alle vocazioni,
sulla promozione delle giornate del Vangelo), veicolati attraverso uno
stile in genere molto attento alla sostanza e poco ricercato nella forma.
Durante la seconda guerra mondiale, come molte altre
riviste e testate dell’Italia settentrionale, anche Vita Pastorale conosce
un periodo di sospensione (dal 1944 all’inizio del 1946), prima di
riprendere con rinnovato vigore le pubblicazioni.
Nel primo ventennio repubblicano Alberione vi riversa
tanta della sua energia, firmando per ben 118 volte articoli ed
editoriali. Nel frattempo, nel 1951, Vita Pastorale viene
trasferita a Roma, dove resta per oltre un quarantennio (fino al 1984),
prima di ritornare nella sua sede originaria di Alba.
Alberione compare ufficialmente come direttore del
periodico – che nel 1955 ha ormai raggiunto una tiratura di 24.000 copie
– fino al maggio 1960, quando gli subentra don Stefano Lamera. Ma anche
dopo questo avvicendamento Vita Pastorale, pur avvalendosi della
collaborazione di molti altri personaggi di spicco del mondo ecclesiastico
e della cultura cattolica, risente in maniera significativa dell’influsso
del suo fondatore, che le imprime «un solo spirito, un modus vivendi tutto
suo proprio».
Alberione si premura anche di ribadire che Vita
Pastorale resta una rivista prevalentemente rivolta ai parroci, nella
quale «si riassumono le iniziative pastorali più utili; si dà un
orientamento di perfezione per il sacerdote, si fanno sentire Voci dall’alto
e Voci dal basso fuse in armonia costruttiva; si porta un qualche conforto
a questo clero in cura d’anime, che è esposto a maggior pericoli e
contraddizioni, sostiene più fatiche e richiami, compie il ministero più
simile a quello di Gesù Cristo "hominum Salvator"».

Ragazzi della Scuola Tipografica,
fondata da Alberione nel 1914,
lavorano a Vita Pastorale (foto Archivio storico San Paolo).
Un solido supporto per il clero
A distanza di molti anni dalla fondazione, il periodico
rimane ancora oggi un solido supporto pastorale per il clero,
confermandosi come una delle dieci riviste – fondate o promosse da
Alberione – che sopravvivono e si stampano, oltre che per i lettori
italiani, per quelli di altre cinque aree geografiche: Argentina, Brasile,
Messico, Stati Uniti e Colombia-Ecuador.
Anche in anni recenti Vita Pastorale, pur subendo
vari cambi di guida (nell’ultimo quindicennio, ha conosciuto le
direzioni di Stefano Andreatta, Giuseppe Soro, Giusto Truglia, fino a
quella attuale di Antonio Rizzolo), ha insomma continuato a tenere fede
agli ideali originari del fondatore, pur accentuando progressivamente la
sua impostazione di finestra attenta a quanto avviene nel nostro Paese e
nel mondo.
In particolare essa, con il contributo di alcuni dei
maggiori esperti nei vari settori, si è aperta a un ampio spettro di
tematiche, sia nel campo sociale che in quello politico-economico.
Sugli aspetti ecclesiali, morali, teologici e sulle
questioni riguardanti il diritto canonico e la liturgia (vale a dire su
alcune delle sue tematiche predilette) la rivista offre periodicamente
ampi e mirati dossier e articolate proposte di approfondimento.
Mauro Forno