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Le nostre liturgie

Proclamazione e ascolto della Parola

di RINALDO FALSINI
   

   Vita Pastorale n. 5 maggio 2008 - Home Page Il Proemio al Lezionario dà indicazioni di carattere teologico e pratico che vale la pena riprendere nelle nostre celebrazioni.
  

Ci troviamo alla ripresa del ciclo triennale del Lezionario domenicale e festivo – Anno ABC, edito in tre volumi nel 2007, anche se diventerà obbligatorio il 28 novembre 2010. L’edizione merita attenzione per le novità che vanno dal suo aggiornamento magisteriale (Congregazione per il culto divino e Conferenza episcopale italiana) alla revisione del testo tradotto, alle nuove disposizioni dei corsivi prima delle letture, alla ricchezza – autentica novità – di immagini inserite a tutta pagina, alla stessa melodia inserita nel testo.

Un’edizione molta accurata (errori tipografici minimi, facilmente correggibili) e degna della sua finalità celebrativa, a cui dovrà corrispondere un uso diligente e impegnativo (cf Lameri A., "Il rinnovato Lezionario per la Chiesa italiana" in Rivista Liturgica 94/6/2007, pp. 923-951).

Non manca, ovviamente, il testo delle Premesse, ovvero il Proemio, che risale al 1981, già presente nella precedente edizione e che costituisce un autentico trattato sulla teologia dell’ordinamento delle letture. Su di esso vorremmo richiamare l’attenzione dei lettori, perché dopo la costituzione conciliare Dei Verbum merita di essere attentamente studiato e diligentemente attuato. Alla parola di Dio è connesso, in parte preponderante, il successo della riforma liturgica, in particolare la celebrazione eucaristica.

In questa rubrica ci limitiamo a due aspetti di particolare importanza: la proclamazione della parola di Dio e l’atteggiamento di ascolto da parte dell’assemblea.

Una lettrice preparata proclama la Parola (chiesa di Ponderano, Biella).
Una lettrice preparata proclama la Parola (chiesa di Ponderano, Biella – foto Censi).

Anzitutto, «proclamazione» non è declamazione teatrale né semplice lettura, ma annuncio, pubblico e solenne in un’azione liturgica festosa di un’assemblea che riscopre sé stessa ascoltando. È render noto agli uditori quello che Dio oggi vuol far conoscere perché siano convocati a dare la risposta. Colui che proclama è un araldo, un credente, l’organo della rivelazione divina. Si esige una preparazione tecnica, nell’arte del leggere in pubblico e a voce libera, e spirituale, cioè una formazione biblica liturgica, che colga il senso alla luce della fede. Il ministro lettore non s’improvvisa, è un ministero istituito allo scopo.

Non è questione di sesso né di età, ma di reali capacità di capire ciò che si legge e farlo capire col tono di voce, la dizione, l’articolazione delle parole, le pause, il fraseggio, gli stacchi, soprattutto il rispetto dei vari generi letterari (narrativo, lirico, profetico, parenetico, ecc.). Ciò è richiesto dalla natura della parola di Dio proclamata nell’atto liturgico di fronte all’assemblea, e non si può seriamente ottenere da un estemporaneo lettore né tanto meno da bambini: è questione di verità, di dignità, di serietà, anzi di fede, è un servizio da rendere all’assemblea non un favore da concedere al singolo fedele.

Due altre condizioni sono richieste dalla proclamazione: il luogo (ambone) e il libro (Lezionario). Il luogo proprio comune alla prassi sinagogale e all’intera tradizione cristiana è uno spazio sopraelevato, stabile, decoroso, propriamente ordinato chiamato «ambone», rispondente alla dignità della parola di Dio (di cui è come la mensa, in analogia con l’altare, mensa del corpo di Cristo): luogo da cui il lettore può essere facilmente visto e udito. Un luogo che non può essere sostituito, salvo il depauperamento del valore e della stima per la Parola, da un leggìo movibile e traballante.

Lo stesso si dica del libro, «segno liturgico di realtà superiore» (cf 35), che dovrà essere degno, decoroso e bello, atto a suscitare il senso della presenza di Dio che parla al suo popolo, meritevole di essere baciato. Giustamente sono riprovati come indegni della parola di Dio sussidi pastorali sostitutivi quali i foglietti destinati ai fedeli per la preparazione e meditazione delle letture.

Alla proclamazione della Parola corrisponde l’atteggiamento di ascolto da parte dell’assemblea, a cominciare dal presidente. Sull’ascolto silenzioso e adorante, per poter accogliere e poi aderire alla Parola, insistono a ripetizione i documenti della riforma liturgica, non per ultimo il nostro che vede nell’ascolto la prima risposta alla parola: «Quando Dio comunica la sua parola, aspetta sempre una risposta, la quale è un ascolto e un’adorazione in "Spirito e verità" (Gv 4,23). Lo Spirito Santo infatti rende efficace la risposta stessa, affinché ciò che si ascolta nell’azione liturgica si attui poi anche nella vita» (6). Tanto più che «nell’ascolto della parola di Dio si edifica e cresce la Chiesa» (7). «Nella liturgia della Parola, per mezzo dell’ascolto della fede, anche oggi l’assemblea dei fedeli accoglie da Dio la parola dell’alleanza, e a questa parola deve rispondere con la stessa fede, per diventare sempre più il popolo della Nuova Alleanza» (45). «Bisogna quindi che tutti i fedeli dispongano sempre il loro spirito all’ascolto gioioso della parola di Dio» (47).

Per ascolto intendiamo anche quello materiale che esclude una lettura personale del testo su libri o foglietti, come del resto è richiesto dalla parola viva come mezzo di comunicazione fra due persone, tanto più che nel nostro caso il complesso rituale tende a mettere in evidenza che Dio parla in questo momento al suo popolo. La forma parlata della parola è quella originale, mentre la forma scritta è posteriore e derivata.

Vi è un valore psicologico nel far risuonare la parola al nostro apparato sensorio da cui arriva alla reazione cosciente interiore. Diversamente dagli altri libri, la Bibbia contiene una Parola detta prima di essere scritta e tale Parola viene proclamata direttamente all’assemblea perché ritrovi la sua forza e il timbro originali.

All’assemblea innanzitutto, in quanto Dio si rivolge mediante il ministro-lettore al suo popolo, che è in costante atteggiamento di ascolto (come Israele), e solo attraverso l’assemblea la Parola raggiunge il singolo fedele. L’ascolto possiede quindi un valore di tipo psicologico, teologico, comunitario ed è connaturale al carattere della parola biblica, per cui è necessario rimuovere tutte le difficoltà pratiche che inducono a una lettura privata durante la celebrazione snaturando la proclamazione, svalutando la funzione del lettore, isolando il fedele dall’assemblea, astraendolo dal dialogo diretto che Dio instaura con il suo popolo.

Concludo rilevando le indicazioni proprie di ogni lettura, in cui è riportato, accanto al titolo, un corsivo che contiene una frase propria del testo e, a parte il salmo responsoriale dopo la prima lettura e un canto che precede il vangelo, l’acclamazione finale Verbum Domini in latino, che l’edizione italiana traduce «Parola di Dio» per le prime due letture e «Parola del Signore» per la pagina del vangelo, con la risposta dell’assemblea «Rendiamo grazie a Dio» e «Lode a te, o Cristo». Questo rito conclusivo è stato accolto con naturalezza dal redattore italiano, che si limita a sottolineare la distinzione tra lettura del vangelo dalle altre, ma non prevede l’enfatizzazione «Questa è la parola di Dio», che rischia di favorire l’attenzione sulla parola materiale anziché su Dio che parla.

Da un fugace sguardo al complesso delle letture presenti nel Lezionario, senza contare i brani dei salmi, si ottiene un bilancio imponente: un totale di circa 500-570 brani biblici (160-170 dell’Antico Testamento e circa 400 del Nuovo Testamento), rispetto al totale di circa 150 pericopi del vecchio Messale, che nelle domeniche non riportava alcuna lettura dell’Antico Testamento (è questa l’impostazione del Messale cosiddetto di Pio V, reintrodotto di recente nell’uso). In questo sono rappresentati 31 libri, di cui 4 dell’Antico Testamento, sono assenti due lettere di Giovanni e quella di Giuda. I vangeli sono presenti al completo e con ampi stralci gli altri libri, per esempio gli Atti con 25 passi e la Lettera ai Romani con 40.

Siamo di fronte al più grande sforzo compiuto nella storia della Chiesa latina che in un arco di tre anni consente a tutti i fedeli la conoscenza dei brani più importanti della Bibbia. La volontà del Concilio è stata rispettata pienamente.

Rinaldo Falsini

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