Periodic San Paolo - Home Page Dossier: I media tra protagonismo e servizio.
Il compito dei media

La sfida di additare il vero bene dell’uomo

di CLAUDIO MARIA CELLI
   

   Vita Pastorale n. 5 maggio 2008 - Home Page

Spesso si fa fatica a capire lo schema interpretativo dei media, soprattutto italiani, sulle cose di Chiesa. Essi hanno oggi delle «potenzialità abissali di male». Nello stesso tempo hanno il delicato compito di additare responsabilmente il vero bene all’uomo e proporsi come meta la bellezza.
  

Non è prassi scrivere un articolo a partire da qualcosa di personale. Tuttavia, mi si permetta – dato che per la prima volta, lo scorso 24 gennaio, ho presentato ai media mondiali il messaggio del Papa in preparazione alla 42ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali – di partire proprio con un’osservazione che mi ha coinvolto in prima persona.

Come si fa disinformazione

Ai molti giornalisti presenti nella Sala Stampa della Santa Sede non solo ho consegnato il testo che il Santo Padre aveva preparato e che ha per titolo I mezzi di comunicazione sociale: al bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la verità per condividerla, ma ho pure cercato di illustrarne gli snodi e le sfide che Benedetto XVI affida, con fiducia, all’intelligenza degli operatori dei media.

Per questo motivo mi ero permesso di dire che non a caso il Papa accennava, anche se in modo molto sobrio, al prezioso ruolo che i media hanno e continuano ad avere in maniera decisiva nella società e nella costruzione del futuro dell’uomo, facendoci cogliere in tal modo che la nostra fatica quotidiana di operatori umili e spesso nascosti diventa parte di una storia preziosa. E qui citavo quanto Benedetto XVI scriveva, definendo i media una vera e propria risorsa e una benedizione per tutti a partire dal servizio svolto per «l’alfabetizzazione, la socializzazione, lo sviluppo della democrazia e il dialogo fra i popoli» (2).

Milano, la torre delle antenne di Telenova, la tv dei paolini nata nel 1978.
Milano, la torre delle antenne di Telenova, la tv dei paolini nata nel 1978
(foto Bergamin).

Nello stesso tempo aggiungevo quanto il Papa nel suo messaggio avvertiva con chiarezza e cioè che «non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti» (2). Una sfida, aggiungevo, che noi dobbiamo prendere in seria considerazione e affrontare, se vogliamo essere uomini solidali con gli altri uomini. E quelle parole del Papa non suonavano certo come espressioni di condanna nei confronti dei media, ma riflessioni offerte agli uomini affinché – questo sì – «i media non siano utilizzati [...] per "creare" gli eventi stessi» (3). Ecco perché, data la delicatezza e la vastità di situazioni nuove, il Papa invitava a considerare il bisogno di informazioni eticamente corrette e usava il termine di «info-etica», così da segnalare in modo diretto ed efficace la dimensione del problema.

Insomma, mi era sembrato che le parole del Papa avessero riscosso una grande attenzione e mi era apparso, anche da tutto lo svolgersi della pur lunga conferenza stampa, che ci fosse stata ampia condivisione di obiettivi e di preoccupazioni fra i giornalisti presenti in sala.

Ora, ci si può immaginare la mia meraviglia quando ho sentito i resoconti dei telegiornali di quella sera e di come hanno presentato il messaggio di Benedetto XVI, come pure, il giorno successivo, quando ho letto ciò che ne hanno scritto i quotidiani italiani. Mi si permetta di accennare qui alla posizione critica dei quotidiani italiani, perché nel resto del mondo non si è ripetuto in modo omogeneo lo stesso schema interpretativo, anzi diversi quotidiani di lingua inglese, francese e spagnola hanno valutato positivamente il messaggio del Papa. E non alludo qui ai quotidiani cattolici.

Ho voluto partire da questo aspetto, solo apparentemente personale, perché la mia impressione ha trovato autorevole eco – certo da me non cercata – dallo stesso presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Angelo Bagnasco.

Nella sua prolusione all’inizio dei lavori della Cei dello scorso 10 marzo diceva ai vescovi del Consiglio permanente a proposito del messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni: «Benedetto XVI ha posto con grande acutezza una serie di interrogativi che il sistema mediatico-culturale dovrebbe non aver fretta di scrollarsi di dosso [...]. L’Occidente intero è di fronte a un bivio: salvare e sviluppare le virtualità del progresso, scongiurando le possibilità abissali di male. [...] Questa autocritica diventa inesorabile».

Quadro di regia di Telenova, che nel 2006 ha acquistato Telesubalpina di Torino.
Quadro di regia di Telenova, che nel 2006 ha acquistato Telesubalpina di Torino
(foto Scalcione).

A servizio di che cosa?

Insomma, ciò che il Papa evidenziava nel termine info-etica stava a dire con eloquente chiarezza che i media e la società oggi si trovano al bivio tra due o più direzioni, dove la più pericolosa di queste strade può portare a trasformare i mezzi in quelli che il Papa definisce «sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento» (2) e la società può diventare lo specchio dei media, assorbendo tutto ciò che essi non solo trasmettono ma – e qui è il fatto nuovo nel messaggio – essi spesso "creano". Ecco la mutazione, non solo di ruolo ma di genere, di cui parla il Papa.

Se poi ci si domanda, con serietà e verità, che cosa i media "creano" non si fatica a intuire una nuova antropologia dove veramente, come scrive Benedetto XVI, si possono incontrare delle «possibilità abissali di male che prima non esistevano» (3).

Il Papa ne cita due. Penso lo faccia solo a modo di esempio. Il primo è tratto da quanto ha anche proposto all’inizio dell’anno con il Messaggio per la giornata mondiale della pace, dove al numero 5 scrive che «chi anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare rende fragile la pace nell’intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale "agenzia" di pace».

Il secondo è ripreso dall’enciclica Spe salvi, nella quale Benedetto XVI, analizzando la cultura contemporanea e le sue fatiche, da acuto studioso evidenzia che «se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo interiore (cf Ef 3,16; 2Cor 4,16), allora esso non è un progresso, ma una minaccia per l’uomo e per il mondo» (SS 22).

Il compito che si presenta oggi ai media, quindi, non mi pare tanto quello di mettere bollini di diverso colore, che pure piacciono tanto al marketing – verde, giallo o rosso a seconda della banalità o dello squallore del programma proposto –, nascondendosi poi dietro il fatto che ciascuno è libero ed è in grado di giudicare da solo cosa fare o cosa scegliere, quanto piuttosto di essere in grado di porre l’uomo contemporaneo di fronte al grande compito di cercare la verità sull’uomo ed essere capace di proporla con tutta l’intelligenza di cui è capace. Compito esaltante, mi pare, è quello di essere in grado di additare il vero bene dell’uomo e far sì che esso riscaldi il suo cuore e l’uomo stesso diventi capace di sceglierlo per riempire di senso tutta la sua vita. Sfida entusiasmante, ancor di più oggi, è quella di essere in grado e capaci di contemplare la bellezza e proporla come meta e traguardo affinché renda bella e buona e vera tutta intera la vita di chi sta cercando il senso dell’esistenza.

Forse è il caso di tornare ad ascoltare la voce di quel poeta che è stato Giovanni Paolo II che, contemplando l’uomo di Michelangelo nello splendore della Cappella Sistina, nel Trittico romano scrive: «Fermati, questo scorrere ha un senso, / ha un senso… un senso… un senso».

Claudio Maria Celli
presidente Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali

Segue:  Se il diritto di cronaca diventa un pretesto.

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