Periodic San Paolo - Home Page Dossier: Paolo VI a 30 anni dalla scomparsa.
Dai suoi scritti

La sua personalità continua a interrogarci

di MARCO RONCALLI
   

   Vita Pastorale n. 8 agosto-settembre 2008 - Home Page

Amato e avversato in vita, e pure dopo la morte, oggi si tende a valutarne obiettivamente le qualità: rispetto delle persone, apertura e capacità di comunicare, confronto culturale con la modernità. Soprattutto ammalia ancora la sua personalità "cristocentrica".
  

Amato e avversato, Paolo VI fu il timoniere del Vaticano II dopo che il predecessore aveva portato la nave del Concilio verso il mare aperto. Fu il Papa del dialogo perché, come scrisse nell’enciclica Ecclesiam suam, «la Chiesa deve venire a dialogare con il mondo in cui si trova a vivere» e perché «nessuno è estraneo al cuore della Chiesa; nessuno è indifferente al suo ministero; nessuno le è nemico, che non voglia esso stesso esserlo». Un dialogo appreso alla scuola del Vangelo, di Pascal, di padre Giulio Bevilacqua, e dilatato dalla volontà di rispondere anche a esigenze di giustizia, condizione essenziale – così si afferma nella Populorum progressio – di sviluppo e di pace tra gli uomini.

A trent’anni dalla morte, Paolo VI è lì a interrogarci, ma il tempo delle analisi generiche è sempre più lontano. E infatti lo «studio condotto con metodo scientifico della personalità di Paolo VI» – obiettivo perseguito dall’Istituto internazionale di studi e documentazione che a Brescia porta il suo nome – dimostra quante ragioni avesse Yves Congar a dire: «Paolo VI sarà valutato col tempo».

I pronipoti di Papa Roncalli con Paolo VI: Alfredo sulle ginocchia, Marco ed Emanuele.
I pronipoti di Papa Roncalli con Paolo VI: Alfredo sulle ginocchia, Marco ed Emanuele.

Chi era papa Montini?

Già, ma qual era la vera personalità di Giovanni Battista Montini, specchio del suo mondo interiore? «Hanno detto che la personalità di Paolo VI è enigmatica. Il commento più diffuso, e molto vero, sul Papa è: non si apre», così Jean Guitton. È un’affermazione assai datata, scritta pressappoco nel 1967, anno in cui escono in francese i Dialoghi con Paolo VI. Oltre quarant’anni dopo, però, molte tessere hanno trovato spazio nel mosaico delle fonti: retrocedono i miti, avanza la Storia.

A rivelarci non poco anche della personalità montiniana sono oggi, soprattutto, i suoi epistolari, i suoi appunti, le tracce per le omelie e gli incontri: vera costellazione di pensieri e di sentimenti dove si staglia un ritratto fedele e dove verità, bontà, bellezza sono viste «in quella essenziale unità da cui scaturisce la gioia, che a differenza del piacere o della felicità, sempre illusoria, è soltanto un’esperienza dello spirito». Così intuì lucidamente monsignor Enzo Giammancheri, pronto a cogliere nel suo grande conterraneo una personalità "intrinsecamente" religiosa («Essere religiosi ex officio che giova quando non lo si è ex animo?», così in un appunto, Montini, nel 1920). Personalità religiosa, sì, e tuttavia non formalistica o ritualistica; anzi libera, forte di quella libertà docile all’azione dello Spirito.

Per scavare nella personalità del giovane don Gibiemme si palesano di grande aiuto sue riflessioni, come il programma intitolato Spiritus Veritatis che egli, trentatreenne, chiama «caro segreto della mia coscienza». Qui troviamo dichiarazioni quali: «Voglio che la mia vita sia una testimonianza alla verità per imitare così Gesù Cristo, come a me si conviene», intendendo «per verità l’adesione a ogni intelligibile realtà: Dio quindi somma e prima Verità, che in Sé sussiste Padre, Figlio, Spirito; ed ogni cosa che in me e fuori di me può essere oggetto di conoscenza e di espressione»).

Le polle d’acqua che irrorano un ministero fecondo – nel periodo della Fuci come in Segreteria di Stato, nell’episcopato milanese come sulla cattedra petrina – sgorgano da più fonti riconducibili a un’indole complessa. Nella quale tuttavia alcune caratteristiche sono evidenti: il rispetto delle persone, l’apertura alla comprensione e all’approfondimento, l’assunzione piena del confronto con la modernità, la capacità di comunicare con sensibilità (anche con un’omiletica impastata di semplicità densa e con il linguaggio di gesti emblematici).

Roma: una celebrazione liturgica durante il Concilio.
Roma: una celebrazione liturgica durante il Concilio.

Tutto per Cristo

Ma se pochi come lui nel ’900 hanno saputo interpretare ansie e inquietudini della contemporaneità, Montini l’ha fatto nella piena consapevolezza di un unico traguardo: Cristo. Da indicare, testimoniare, predicare, come l’Apostolo prediletto di cui assunse il nome.

Scrisse in un appunto a metà anni ’60: «Forse la nostra vita non ha altra più chiara nota che la definisca dell’amore al nostro tempo, al nostro mondo, a quante anime abbiamo potuto avvicinare e avvicineremo, ma nella lealtà e nella convinzione che Cristo è necessario e vero». Il futuro Pontefice parla qui di anime, la sua opzione. «Tu scegli i libri, io vorrei scegliere le anime», scrisse nel 1930 a don Giuseppe De Luca (quando la «carità intellettuale» gli faceva urgenza). In realtà era un modo per far capire all’amico che anche l’amata cultura era solo un mezzo, non un fine: uno strumento della sua pedagogia della fede, per stare con Gesù.

Il Cristo dal quale cercare amicizia e compagnia; da anelare con anima contemplativa – atto sublime delle possibilità umane; da trovare nella preghiera – mai fuga dalla vita ma sigillo dell’accorata partecipazione al mondo; da scoprire nel lavoro, nello studio, nelle liturgie sacre e profane al centro della vita.

E chissà, scandagliando alle radici, quanto in quest’indole contemplativa Paolo VI somigliasse alla madre, e quanto invece nell’essere uomo d’intensa azione e di sofferta responsabilità, imitasse il padre. «Questo Papa non si accontenta di pensare come noi [...] ma sente, si angoscia, soffre come noi. Evidente la somiglianza con san Paolo», comprese – e qui lo seguiamo – Jean Guitton annotando che Paolo VI «parte dal Cristo per andare alla Chiesa che chiama con sant’Agostino il Cristo totale».

A illuminare la personalità interiore di Montini restano in ogni caso due scritti imprescindibili e speculari: la meditazione del ’63, all’avvio del pontificato, e il testamento del ’78 con la verifica dei punti di riferimento mai inattesi, stabiliti quindici anni prima. Andiamo a rileggerli: lì c’è quanto basta per definire la personalità di Paolo VI con una parola: "cristocentrica".

Marco Roncalli
*membro dell’associazione De Luca, del comitato di redazione dell’editrice
La Scuola, della Fondazione Raul Wallemberg
   

Bibliografia

Guitton J., Dialoghi con Paolo VI, Rusconi 1986, Milano; Giammancheri E., Alla scuola di Paolo VI. Appunti., Editrice La Scuola 2003, Brescia; Macchi P., Paolo VI nella sua parola, Morcelliana 2001, Brescia; Paolo VI, Insegnamenti di Paolo VI (con cd-rom), Libreria Editrice Vaticana 2001, Città del Vaticano; De Luca G. - Montini G. B., Carteggio 1930-1962, a cura di Paolo Vian, Edizioni di Storia e Letteratura 1992, Roma.

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