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Il Superiore generale della Società San Paolo

Ha vissuto da paolino

di don SILVIO SASSI
   

   Vita Pastorale n. 2 febbraio 2010 - Home Page

In tanti anni di impegno giornalistico, nei suoi scritti e nel suo modo di dirigere il lavoro degli altri, don Zega ha vissuto, attingendo dal beato Alberione e da san Paolo, il sacerdozio del carisma paolino nella convinzione che con la notizia non si rivela solo "qualcosa", ma anche "qualcuno" e per questo «dietro la notizia si sente la persona che scrive». Significative le lettere di riconoscenza che giungevano quando don Zega, direttore di Famiglia Cristiana, redigeva i suoi pezzi e le sue risposte ai lettori: volevano ringraziare il "padre" che intravedevano dietro il direttore.

Il rigore della professionalità è così adottato per una ragione di comunicazione che don Zega riassume: «Noi dobbiamo comunicare, annunciare, più che convertire: convertire è opera della grazia». La stessa convinzione di don Zega come sacerdote paolino giornalista si esprime in questi termini decisi: «Se una comunità cristiana non comunica, inaridisce, a maggior ragione una comunità paolina. Quando andiamo a cercare altri carismi, altri "sfoghi", noi rischiamo di inaridirci e di morire».

Alba, 26.11.2003: don Zega e don Antonio Mazzi alla presentazione del libro su don Alberione scritto da Domenico Agasso (a sinistra).
Alba, 26.11.2003: don Zega e don Antonio Mazzi alla presentazione del libro
su don Alberione scritto da Domenico Agasso (a sinistra – foto Censi).

Per pensare con lucidità e vivere con totalità questi ideali di vita paolina, don Zega ha valorizzato la sua personalità umana, le sue convinzioni religiose, paoline e professionali con argomenti e una dialettica che giungeva a volte all’intransigenza. È questa la ragione per cui, se era chiaro intendere ciò che pensava, non per tutti risultava convincente e condivisibile, ma grazie alla libertà e franchezza del pensare e del dire don Zega, in momenti tristi, per tutti, della storia della congregazione, ha saputo conservare la dignità di un’obbedienza a testa alta.

Tra i protagonisti di queste vicende turbolente, don Zega vi ha percepito un episodio del delicato equilibrio dell’apostolato paolino già preannunciato da don Alberione: «Non bisogna smarrirsi, ma pregare e puntare verso la nostra indipendenza di attività nella Chiesa, cercando di passare illesi tra goccia e goccia, senza bagnarsi e senza mescolarsi».

Don Silvio Sassi

Vaticano, Roma, 14.12.1994: don Zega, Sergio Zavoli, il cardinale Ersilio Tonini, Enzo Biagi.
Vaticano, Roma, 14.12.1994: don Zega, Sergio Zavoli,
il cardinale Ersilio Tonini, Enzo Biagi (foto Giuliani).
    

Il telegramma di Napolitano

Il cordoglio del Presidente della Repubblica

Telegramma a padre Silvio Sassi, Superiore generale della Società San Paolo: «Il Presidente della Repubblica ha appreso con animo rattristato la notizia della scomparsa di padre Leonardo Zega, illuminata figura di uomo e di sacerdote che ha legato il suo nome e la sua opera allo sviluppo della stampa cattolica nel secondo dopoguerra, cui ha recato un fecondo contributo d’ingegno, spiritualità e passione civile. Lucido interprete delle istanze di rinnovamento che emergevano dalla società italiana e dalla comunità ecclesiale, padre Leonardo seppe esprimere nel suo lungo magistero giornalistico una coerente ed aperta ispirazione religiosa e una forte attenzione ai grandi temi della tolleranza, della giustizia e della promozione della dignità umana. Il Capo dello Stato desidera far giungere a Lei e, per il suo tramite, ai familiari di padre Zega e all’intera Società paolina i sentimenti del suo sincero cordoglio, cui unisco i miei personali».

Donato Marra,
Segretario generale Presidenza Repubblica

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