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Storie fuori della porta di chiesa

Camminare, vocazione dell’uomo

di ANTONIO MAZZI
   

   Vita Pastorale n. 2 febbraio 2010 - Home Page

Ogni uomo è un pellegrino. Ma sbaglia chi pone una meta oltre il viaggio. È il viaggio la meta! Nel viaggio la meta è già disseminata in ogni passo che fai.
 

L'uomo del Vangelo è un pellegrino... e cammina!

Chi cammina
sente il canto dei granelli di sabbia
sollevati dai suoi piedi nudi.
Chi cammina se ne va a capo
scoperto, la morte, il vento,
l’ingiuria, tutto riceve in faccia
senza mai rallentare il passo.
Si direbbe che ciò che lo tormenta
è nulla rispetto a ciò che egli spera.
Che la morte
è nulla più di un vento di sabbia.
Chi cammina
la verità non la legge ma la mangia.
Per chi cammina la verità
non è un’idea ma una presenza.
Chi cammina non guarda sé stesso
ma il primo venuto. Il primo
qualsiasi, venuto... gli basta.
Chi cammina non distingue
il virtuoso e la canaglia, il barbone
e il principe, il nonno e il nipote.
Incontra e cammina...
Chi cammina conosce poco
il vocabolario.
È povero di parole e ricco di spirito,
ascolta, parte, va, riceve, prende,
lascia, sopporta...
Chi cammina non conosce
le mezze frasi, i condizionali.
Non si preoccupa se non lo amano.
Si preoccupa che si amino.
Non dice "amatemi" dice "amatevi".
Chi cammina coglie pezzi di terra,
li raduna e semina le sue verità.
Chi cammina scrive le parole
sui tronchi degli alberi.
Popola il cielo di arche che volano,
di pecore che ritornano, di prostitute
che vanno in paradiso, di mendicanti
che trovano casa, di bambini
che si perdono nel tempio.

Giovani pellegrini da Parigi a Chartres.
Giovani pellegrini da Parigi a Chartres (foto Giuliani).

Camminare non è una fatica ma la vocazione dell’uomo. Sbaglia chi pone una meta oltre il viaggio. È il viaggio la meta! Attenzione perché la meta soffoca il viaggio, lo svuota di significato, lo rende mezzo per qualcosa d’altro. Nel viaggio la meta è già disseminata in ogni passo che fai. Non aspettare ad arrivare, ogni passo è un arrivo. «Mi piacerebbe che il mio viaggio fosse anche pieno di smarrimento». È presente solo ciò che si ama. Chi cammina oltre il tramonto del giorno, lo perfora, lo trasforma in aurora.

Per chi cammina non ci sono tenebre ma tenere penombre. Chi cammina di solito si ferma a giocare con il legno, a lavorare con i tronchi, a traforare vincastri da regalare. Chi cammina parla di suo padre al futuro, di sua madre al passato, dei suoi fratelli al presente.

Per chi cammina il passo è la meta, l’orologio una lancetta, il tempo è sempre compiuto.

Gli scarponi hanno percorso nel 2006 la Via francigena da Susa a Roma (foto Giuliani).Chi cammina si costruisce il suo santuario, la sua roulotte virtuale, il suo tabernacolo. Tutto e solo suo. Chi cammina il "santo dei santi" ce l’ha dentro. C’è qualcuno che cammina aspettando. C’è qualcuno che cammina affrettando. C’è qualcuno che cammina sulle spalle degli altri. C’è qualcuno che cammina nella confusione perché gli sta bene. C’è Qualcuno che seleziona i "camminatori".

Dopo che li ha aspettati e selezionati li manda per il mondo a morire martiri. I martiri dei cammini!... Vedi che fine hanno fatto gli apostoli. Chi cammina è tenero e duro, spesso brucia e riconforta.

La bontà è in lui come una materia chimicamente pura, un diamante.

Antonio Mazzi

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