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SPECIALE: DIO OGGI. Con Lui o senza di Lui cambia tutto
IL FANATISMO di RÉMI BRAGUE
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Quanto all’unità, il monoteismo è ritenuto spesso responsabile delle derive negative della religione che vengono definite con termini diffamatori come integralismo, fondamentalismo e fanatismo. Si è presa l’abitudine di additare alla riprovazione coloro che sono etichettati come fanatici. Si tratta sempre di credenti di diverse religioni. Anche l’etimologia fanum (luogo consacrato), suggerisce un legame con il religioso. Tuttavia, il fenomeno del fanatismo esiste al di fuori del religioso. Esiste quello che potremmo definire con un ossimoro fanatismo profano. Esso parassita e avvelena pressoché tutte le dimensioni dell’agire umano. In campo politico, è possibile distinguere almeno tre tipi di fanatismo: la nazione è avvelenata dal nazionalismo sciovinista, lo Stato dal culto totalitario del potere pubblico, le opinioni dallo spirito di parte. L’ideologia è un parassita tanto della scienza quanto della religione e le perverte entrambe. Per esempio, il nazismo parassita e perverte la scienza biologica con la sua teoria dell’evoluzione, ma lo fa anche il culto pagano delle forze della natura. Il leninismo parassita e perverte le scienze sociali, ma lo fa anche l’attesa apocalittica della salvezza. Non soltanto il fanatismo s’incontra in ambiti diversi dalla religione, ma non è meno presente laddove ci si vorrebbe opporre diametralmente alla religione: nell’ateismo militante. Ai nostri giorni esiste un fanatismo della miscredenza che non rifugge dall’insulto implicito o esplicito. Esso è implicito quando alcuni miscredenti si definiscono "persone brillanti" (bright people), supponendo che gli altri siano degli imbecilli. L’insulto è invece esplicito quando il militantismo ateo presenta delle credenze religiose in versione caricaturale e fornisce un’interpretazione tendenziosa degli avvenimenti della storia delle religioni, a cominciare dalla loro genesi, considerandole sovente un complotto, se non addirittura un crimine.
Il Dio inconsapevole del nostro tempo Tuttavia, questa religione lascia senza risposta un quesito a mio avviso fondamentale. Essa accompagna come un’ombra tutto il progetto moderno di un’auto-posizione dell’uomo, di un "regno dell’uomo" come diceva Bacone, o di un umanismo "radicale" per dirla con Marx(1). Questo progetto suppone che non vi sia niente di più alto dell’uomo e che l’uomo debba rendere conto solo a sé stesso. L’"Insensato" e, successivamente, il Zaratustra messo in scena da Nietzsche hanno annunciato entrambi: «Dio è morto»(2). Riflettiamo sulla logica immanente di questa idea. Essa implica che Dio in persona non è riuscito a vincere «l’ultimo nemico» (1Cor 15,26). Al contrario, la morte è riuscita a spuntarla sullo stesso Dio, e quindi a rivelarsi più potente di Lui. Se Dio si definisce Onnipotente e se la potenza è il metro con il quale misurare la divinità, la morte che ha trionfato su Dio è dunque l’unico Dio vero e definitivo. Dopo la morte di Dio non viene il regno dell’uomo, ma quello dell’ultimo dio che è la Morte. In tal modo, lo sviluppo stesso del progetto di sganciamento dell’uomo da Dio pone una domanda grave: in fondo, se l’uomo è il solo abilitato a pronunciarsi sull’uomo, perché dovrebbe pronunciare un giudizio positivo su sé stesso? Quale istanza può dare all’umanità stessa la sua legittimità e, al tempo stesso, la sua norma(3)? [...] Per concludere, riassumo il mio pensiero in alcune tesi. 1 In sé, Dio è lo stesso, ovunque e sempre. Ma le religioni lo concepiscono in modi diversi, che occorre rispettare. 2 In particolare, occorre tenere conto delle richieste delle religioni che si definiscono rivelate ed esaminare ciò che, secondo loro, viene da Dio e ci informa sia su ciò che Egli è sia su ciò che Egli vuole. 3 Il grande problema della nostra epoca, in ogni caso nei nostri Paesi, è l’emergere di una nuova religione inconsapevole, quella del soggetto individuale o collettivo. Rifiutando la trascendenza, questi si conferisce il diritto di scegliere la figura del divino che è di suo gradimento. Ma nulla dimostra che questo divino non conduca l’uomo alla sua stessa distruzione. Rémi Brague
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