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EDITORIALE

Spirito di unità, secondo Paolo l’evangelizzatore

di ANGELO COLACRAI ssp
   

   Vita Pastorale n. 2 - febbraio 1998 - Home Page Siamo liberi perché siamo cristiani, cioè figli di Dio. Per questo possiamo essere anche molto uniti. «Non riceveste... uno spirito di schiavitù da essere di nuovo in stato di timore, ma riceveste lo Spirito di adozione a figli, in unione con il quale gridiamo: Abbà, Padre!» (Rm 8,15). La figliolanza a Dio è la nostra forza fraterna. Ed è frutto del dono dello Spirito. Paolo usa la particella nel riferendosi allo Spirito del Figlio, come fosse il luogo di accoglienza e d’incontro; dove tutti i cristiani di Roma possono raccogliersi per pregare in coro Dio chiamandolo Abba, papà. Che tenerezza!

Facendoci "figli di Dio", lo Spirito crea esistenziali vincoli di pace, in tutta la famiglia umana, o almeno in tutta la Chiesa. L’unità tra i cristiani è "spirituale" in quanto è la stessa presenza dello Spirito. È l’essere diventati in tanti figli nel Figlio, e perciò in piena amicizia con il Cristo e con gli altri cristiani. Per Paolo questa amicizia fraterna, o pace, non ha comunque solo i confini della Chiesa. «Sappiamo infatti che tutta la creazione geme e soffre unitamente le doglie del parto fino al momento presente» (Rm 8,22). Paolo sta esortando i suoi lettori a «camminare nello Spirito» e in nient’altro, non nella carne che comprende anche la lettera della legge, superata ormai dalla presenza viva dello Spirito di Dio.

Lo Spirito non è contro la materia. Nella sua materialità la creazione è tutta spirituale, cioè animata dallo Spirito, come una donna incinta, come Maria gravida di Gesù, in un’attesa universale di riscatto. Tutta la creazione "nello Spirito" come un bambino è ancora nel seno materno. Anche "soffrire unitamente" allora, insieme ad ogni creatura come animali e piante, è inizio di salvezza o di vera nascita in terre nuove e cieli nuovi; perché tutto quello che è fatto da Dio, è di Dio e perciò non va perso ma rinnovato. Lo Spirito ci unisce in questa speranza immensa perché di tutti e di tutto. Nella lettera ai Romani, spesso Paolo esprime anche la sua unione personale con lo Spirito, nello svolgimento del suo ministero, sia esso scritto od orale, utilizzando ancora la particella locale o strumentale in, traducibile con (in greco en, che riflette l’ebraico be): «Dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me lo attesta in unione con lo Spirito Santo» (Rm 9,1).

La coscienza paolina è divenuta "luogo spirituale", o delle ispirazioni dello Spirito. In essa è conseguente come un frutto maturo l’amore alla verità, e al vangelo, che regola ormai l’intera vita di un apostolo nelle sue relazioni con il mondo, oltre che con i Romani. La verità che Paolo dice coincide con la sua stessa capacità di dedicarsi agli altri senza risparmiarsi e con la parresia di un servitore messianico, con la carità che raggiunge tutti quelli che conosce e che ancora non ha visto di persona. Nello Spirito non ci sono distanze insuperabili.

La convinzione profonda di un apostolo è che lo Spirito rispetta molteplicità e diversità, quantità e qualità della materia, che nella Chiesa si ricompone tutta in corpo di Cristo: «Così noi [uomini e donne, esseri umani], pur essendo molti, formiamo in Cristo un unico corpo, ciascuno membro degli altri» (Rm 12,5). La materialità del divenire reciprocità fisica, la capacità di fare bene e amministrare vita con il nostro corpo, è regola spirituale di comportamento comunitario. In questo passo, si sarà notato, correttamente si parla di "unicità", in quanto Paolo utilizza, per esprimerla, proprio il numero "uno". Siamo noi stati fatti tutti "il numero uno". Siamo tutti insieme "uno"; pur essendo diversi per tante distinzioni, siamo come una sola persona, nella quale gli individui sussistono come "membra" di Cristo, che è uno, ed il primo fra tutti.

Una raccomandazione alle comunità paoline è perciò: «State uniti» (cf 2 Cor 13,11; Ef 4,16; Col 2,2). Per Paolo l’unità è il nome della pax christiana nel mondo: «Infatti Egli (Cristo) è la nostra pace, che ha fatto di due popoli una sola unità abbattendo il muro divisorio, annullando nella sua carne l’inimicizia» (Ef 2,14). L’unità abolisce i nemici, nel senso che rende dei fratelli e sorelle in Cristo, amici. Nei testi che abbiamo fin qui citato l’unità è dunque Cristo, colui che con il suo corpo ci stringe tutti a sé e tra noi, fisicamente. Tuttavia, la radice teologale dell’unità della comunità, o tra tutti i credenti, è l’unicità di Dio stesso, il Padre, incorruttibile e invisibile (cf 1 Tm 1,17; 2,5; 6,15). Perché c’è un Dio unico, noi pur essendo tante razze e culture diverse, o di età e sesso diversi, siamo una sola famiglia. La famiglia è possibile per la diversità e insieme per l’unità teologica che esiste tra noi.

Paolo non esplicita però che l’unità in Dio è quella dello Spirito Santo. Lo Spirito unisce la varietà di Persone nella Trinità e questa "diventa" unica. Esplicita però il suo ragionamento ad un livello ecclesiale, parlando di unità tra i cristiani, cioè della comunità come comunione di carismi diversi. L’unità tra i carismi non è distruzione dei singoli. Paolo sostiene che: «C’è... varietà di doni, ma un solo Spirito» (1 Cor 12,4). La varietà ha origine dallo Spirito che mai l’estingue. L’unità tuttavia è tale da formare, nello Spirito, un unico essere nuovo, la Chiesa: «Siamo stati infatti battezzati tutti in un solo Spirito per formare un corpo solo, sia Giudei sia Greci, sia schiavi sia liberi; e tutti siamo stati abbeverati nel medesimo Spirito» (1 Cor 12,13). Si noti come Paolo giochi sull’antitesi corpo-Spirito. È lo Spirito che ci fa un solo corpo, come per dire che il "corpo" esiste e agisce perché è animato dallo Spirito; è spirituale.

L’anima della Chiesa, o qui, nel nostro caso, della comunità di Corinto, è lo Spirito Santo. A Corinto (e ovunque), non esistono più complessi di inferiorità dei giudei nei riguardi dei greci, né di questi nei confronti di quelli. Lo Spirito crea una vera fraternità che nel suo significato più vero può indicare la possibilità donata a tutti di amare l’altro come sé stessi. Anche l’accesso a Dio, come al Padre di tutti, all’Abba, avviene «in un solo spirito» (cf Ef 2,18), o come «un solo corpo». Secondo Ef 4,4, c’è «un solo corpo e un solo spirito, così come siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione».

La prospettiva dell’unità è la speranza, che Paolo considera «chiamata di Dio», vocazione di tutti. Perché credenti in Cristo, ad opera dello Spirito, siamo tutti chiamati a sperare, o a camminare insieme, per raggiungere la casa del Padre, la "patria". Al presente, secondo Paolo, questa vocazione-speranza ha un marcato aspetto etico ed apostolico: «Comportatevi in maniera degna del vangelo di Cristo; e sia che venga a vedervi, sia che resti lontano, oda dire di voi che persistete in un solo spirito, lottando unanimi per la fede del vangelo» (Fil 1,27). Lo Spirito anima lo spirito di tutti a lottare per il vangelo. Se invece si resta chiusi in sé, o separati dagli altri, come membra sparse, si perde la fede nell’unico Dio; si abbandona il solo Spirito che ci rende "corpo" del Figlio; si dimentica la speranza. Quella dello Spirito è un’unità dinamica, è "santità". Don Giacomo Alberione (1884-1971), un discepolo dei nostri giorni di Paolo apostolo, sostiene che «la santità è frutto dello Spirito Santo, e (che) lavorare per farsi santi è la migliore corrispondenza all’opera dello Spirito Santo» (Oportet Orare, 1940, p. 273). Modello di santità era proprio Paolo, fondatore di comunità cristiane.

«Il santo», diceva ancora don Alberione, «non è un uomo sfinito, una mezza coscienza che non sa prendersi la propria parte nella vita... Per san Paolo la santità è la maturità piena dell’uomo, l’uomo perfetto. Il santo non si involve, ma si svolge; non si ferma, ma ha per stemma il "proficiebat". La santità è vita, movimento, nobiltà, effervescenza, ma di quella buona, non di ciò che cade, ma di ciò che sale... Il Signore è con noi, noi siamo cooperatori di Dio» (testo del 1954, riportato in Santificazione della mente, del 1956, p. 26-27). L’unità della Chiesa è opera dello Spirito; e rende santo chi la promuove.

Angelo Colacrai

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