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VERSO UN RILANCIO DELLA "NUOVA EVANGELIZZAZIONE" (2)

Orientamenti per le Missioni
al popolo

di MONS. ANTONIO MATTIAZZO, vescovo di Padova
      

   Vita Pastorale n. 2 - febbraio 1998 - Home Page Scelta dei missionari.
17. Fin dall’avvio della fase di preparazione, è necessario procedere alla scelta e all’invito dei missionari "esterni", e in pari tempo individuare e scegliere i missionari "interni" o locali. Il Centro diocesano potrà dare al riguardo opportuni suggerimenti.

18. Occorre programmare incontri con i missionari sia esterni che locali per far conoscere loro le caratteristiche, la situazione, i problemi, le esigenze della(e) parrocchia(e), i "desiderata", concordare l’impostazione generale e il programma dettagliato della missione. È essenziale che si stabilisca con i missionari una sintonia di spirito e un accordo sui contenuti e la metodologia della missione, cosicché si proceda in modo unitario.

19. Si invitino i fedeli laici a offrire la loro collaborazione alla missione assumendo il compito di evangelizzatori. Il concilio Vaticano Il dichiara: « I laici... nutriti dell’attiva partecipazione alla vita liturgica della propria comunità, partecipano con sollecitudine alle opere apostoliche della medesima; conducono alla Chiesa gli uomini che forse ne vivono lontani; cooperano con dedizione generosa nel comunicare la parola di Dio» (Apostolicam actuositatem, n. 10).

L’Esortazione apostolica Christifideles laici dice al riguardo: «I fedeli laici, proprio perché membri della Chiesa, hanno la vocazione, la missione di essere annunciatori del Vangelo» (n. 33).

20. È necessario che questi fedeli laici siano opportunamente formati mediante uno specifico corso e itinerario, curando le dimensioni biblico-catechetica e spirituale-apostolica della loro formazione. La diocesi cercherà di offrire un valido aiuto a tale scopo.

21. Occorre tener ben presente, nella scelta e preparazione dei missionari, che essi devono tendere a essere soprattutto dei testimoni, perché «l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri, lo fa perché sono dei testimoni» (Paolo VI, Evangelii nuntiandi, 41).

Questa esigenza richiede che gli evangelizzatori si preparino alla missione intensificando la loro vita spirituale, coltivando una comunione più intensa con Cristo nella preghiera assidua, con la purificazione del cuore, crescendo nella fede, nella speranza e nella carità. Solo così si renderanno docili all’azione dello Spirito Santo, principale Protagonista della missione. A questo scopo è indicato e anche utile proporre delle giornate di Ritiro spirituale.

Se la missione al popolo ha un carattere vicariale è parimenti opportuno che i parroci e presbiteri programmino Ritiri e incontri di spiritualità in riferimento alla missione.

Celebrazione della missione.
22. La missione inizia con una Celebrazione eucaristica oppure con una particolare Liturgia nel corso della quale si svolge la consegna del mandato e del Crocifisso ai missionari, possibilmente da parte del vescovo. Il Centro diocesano può fornire in proposito utili indicazioni.

23. La durata della missione sia commisurata alla finalità di incontrare tutte le persone e le istituzioni, di porre segni incisivi e condurre esperienze intense e profonde.

24. Si prevedano convocazioni specifiche per le varie categorie: bambini, ragazzi, giovani, adulti, genitori, terza età, mondo del lavoro, della scuola, ecc. Siano momenti coinvolgenti, tenendo conto della peculiarità delle diverse categorie.

Occorre tener presente che le persone e soprattutto i giovani domandano e apprezzano "esperienze fondatrici", che diano senso alla vita; per questo si richiedono "iniziatori", testimoni, accompagnatori che sappiano irradiare autenticità, serenità e speranza.

25. Si visitino tutte le famiglie e si cerchi il contatto personale, con particolare attenzione ai giovani, ai genitori, ai malati, alle persone sole o afflitte da particolari prove, e ai "lontani". È necessario tener presente che il modo più efficace per "consegnare" il vangelo all’altro e trasmettere l’esperienza di fede è la relazione inter-personale, in cui la qualità umana costituisce l’immediata e più percepibile attestazione della qualità della fede.

26. I missionari – e naturalmente tutti i sacerdoti – siano disponibili per colloqui personali.

27. Siano ben programmati gli incontri nelle case, dove si tengono i Centri di ascolto, già eventualmente avviati nella fase di preparazione.

28. Si cureranno le celebrazioni liturgiche e meditative-oranti come segni e momenti di intensa spiritualità: Eucaristia, Sacramento della Penitenza, Sacramento dell’Unzione dei malati, Celebrazione per i defunti in Cimitero, Liturgia delle Ore, Lectio divina, Adorazione, anche notturna, Santo Rosario, celebrazioni pubbliche (processione - Via Crucis...). Sarà bene pensare anche a proposte e forme nuove di spiritualità, specialmente per i giovani. Sia ben curata la chiusura, programmando opportunamente una processione con fiaccolata e l’affidamento a Maria.

"Centro di Ascolto Caritas" della parrocchia Sacro Cuore di Cristo Re di Roma. "Centro di Ascolto Caritas"
della parrocchia Sacro Cuore
di Cristo Re di Roma.

Contenuti.
29. L’annuncio missionario propone il cuore del messaggio cristiano in forma narrativa, come racconto di una Persona – Gesù Cristo – e dell’Evento dell’umana salvezza.

30. Il cuore della rivelazione cristiana ha due parti inscindibili: a) Dio è Padre e ci ama; per la nostra salvezza ha donato il suo Figlio Gesù Cristo, che ci salva con la sua Incarnazione, Crocifissione e Risurrezione e ci comunica lo Spirito Santo, Principio di vita nuova ed eterna. Il dono di Dio lo riceviamo attraverso la Chiesa e nella Chiesa;

b) La seconda parte del messaggio cristiano, complementare della prima, è la dimensione antropologica e morale e concerne la natura e le caratteristiche della "vita nuova secondo lo Spirito". Essa è essenzialmente sequela di Cristo, vita filiale e fraterna, ispirata dalla carità verso Dio e il prossimo (cf A. Mattiazzo, Annunciate il Vangelo ad ogni creatura, cap. 6). La vita nuova ha una essenziale dimensione ecclesiale. Per questo è necessaria la partecipazione attiva alla comunità ecclesiale rinnovata nel suo volto.

Metodo e stile.
31. Nella missione è di capitale importanza saper ben articolare gli elementi essenziali, che sono: l’incontro e l’ascolto delle persone; il dialogo; l’annuncio. Nell’itinerario di preparazione alla missione è necessario educare e iniziare a questo metodo (cf A. Mattiazzo, Annunciate il Vangelo ad ogni creatura, cap. 5).

32. La predicazione-omelia-catechesi siano semplici nel contenuto, vibranti nella comunicazione, non aggressive, ma propositive e tocchino il "cuore" delle persone con la carità.

33. Lo stile relazionale dei missionari sia sereno, cordiale, amichevole, ispirante fiducia.

Pastorale di missione permanente.
34. È fondamentale accompagnare e aiutare la crescita della "seminagione" effettuata durante la celebrazione della missione, avviando a un rinnovamento della pastorale ordinaria. Più specificamente, il primo frutto della missione dovrebbe essere quello di passare dalla missione in parrocchia alla parrocchia in stato di missione.

Il Consiglio pastorale parrocchiale o il Coordinamento pastorale vicariale dovranno armonizzare le iniziative di tutti i gruppi e animare la pastorale ordinaria, favorendo ovunque la crescita della coscienza missionaria.

5. Si proceda pertanto a una accurata verifica della missione realizzata, cogliendo i segni e le indicazioni dello Spirito che emergono, per tradurli in linee di azione pastorale. Si faccia una relazione per il vescovo ed il Centro diocesano.

36. In particolare si ponderi il modo di valorizzare i laici evangelizzatori; di continuare e incrementare i "Centri di ascolto"; di sviluppare la diaconia della carità; di ravvivare la spiritualità e la presenza evangelizzatrice negli ambiti di vita quotidiana.

Mons. Antonio Mattiazzo
Padova, 18 giugno 1997,
festa di S. Gregorio Barbarigo

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