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PASQUA, RISURREZIONE DEL MONDO

Fare Pasqua a Gerusalemme

di GIOVANNI CLAUDIO BOTTINI
      

   Vita Pastorale n. 4 aprile 1999 - Home Page

A Gerusalemme ogni celebrazione liturgica porta un’eco della gioia del Signore Risorto. Il culmine si ha nella Pasqua, ma già nelle tempo di Quaresima i cattolici si recano presso il Santo Sepolcro per delle celebrazioni e per una Veglia che si conclude a tarda notte con la proclamazione del Vangelo della Risurrezione. Durante la Settimana Santa si moltiplicano le celebrazioni di commemorazione negli stessi luoghi che sono stati testimoni degli eventi degli ultimi giorni della vita terrena di Gesù Cristo. Le processioni che si svolgono nel contesto della liturgia.

Gerusalemme, nella basilica del Santo Sepolcro o della Risurrezione (Anastasis, come più felicemente la chiamano i fratelli delle Chiese orientali), ogni giorno è Pasqua! Non vi è celebrazione liturgica, pio esercizio o preghiera che non contenga almeno un’eco della grazia e della gioia del Signore risorto. Vi è tuttavia un tempo, la Quaresima, nel quale la grazia pasquale sembra animare in misura particolare e con accentuazioni specifiche la preghiera di chi si trova a Gerusalemme.

Le pellegrinazioni. A partire dalla seconda settimana di Quaresima si sviluppa un itinerario di preghiera dei cattolici di rito "latino" o "romano", guidato dai Francescani di Terra Santa, che ogni mercoledì pomeriggio conduce religiosi e religiose, fedeli locali e pellegrini, ai diversi santuari di Gerusalemme e dintorni legati alla passione di Gesù o agli ultimi episodi della sua vicenda terrena.

Si comincia con il santuario commemorativo del Pianto di Gesù su Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, per passare poi al Getsemani, luogo della preghiera di Gesù, a Betania, villaggio degli amici Lazzaro, Marta e Maria, alle Cappelle della Flagellazione e della Condanna sulla Via Dolorosa, alla Stazione del Cireneo e al Calvario. Attraverso queste pellegrinazioni si ripercorre, in atteggiamento di fede, il cammino che portò Gesù al compimento del suo mistero pasquale e soprattutto si celebra tale mistero nell’Eucaristia.

A proposito delle pellegrinazioni a Betania, si conserva uno splendido testo della pellegrina Egeria (384 d. C.) la quale riferisce minuziosamente la liturgia che vi si svolgeva il sabato precedente la domenica delle Palme: «Quando è il momento del congedo, l’arcidiacono pronuncia queste parole: "Oggi, all’ora settima, dobbiamo tutti essere pronti al Lazario"». E così al principio dell’ora settima tutti vanno al Lazario, cioè a Betania. (Il luogo) si trova forse a due miglia dalla città. Quelli che vanno da Gerusalemme al Lazario, a forse cinquecento passi da questo luogo, trovano una chiesa sulla via, nel posto dove Maria, sorella di Lazzaro, andò incontro al Signore. Quando il vescovo arriva, tutti i monaci gli vanno incontro e il popolo entra. Vien detto un salmo e una antifona e si legge quel passo del Vangelo dove Maria, sorella di Lazzaro, va incontro al Signore. E così, recitata una orazione e benedetti tutti i presenti, si va fino al Lazario dicendo salmi.

«Quando si è arrivati al Lazario, vi si raccoglie una moltitudine così grande che non soltanto il luogo vero e proprio ma tutta la campagna all’intorno è piena di gente. Di nuovo si dicono salmi e antifone adatte a quel giorno e a quel luogo e vengono anche allo stesso modo proclamate delle letture appropriate. Al momento del congedo viene annunciata la Pasqua: cioè un presbitero sale sopra un luogo elevato e legge quel passo che è scritto nel Vangelo: "Sei giorni prima della Pasqua Gesù andò a Betania ecc.". Letto questo passo e annunciata così la Pasqua si dà il congedo» (Itinerario 29,3-5). È interessante costatare che la consuetudine odierna – praticata sia dai cattolici che dagli orientali che lo chiamano il "Sabato di Lazzaro" – ripete l’uso antico e venerabile della Chiesa di Gerusalemme nel quarto secolo.

La processione nella basilica del Santo Sepolcro. Nel primo pomeriggio dei sabati di Quaresima ilLa "Via Crucis" a Gerusalemme, guidata dai Padri Francescani. Patriarca Latino di Gerusalemme accompagnato dai Francescani – per incarico e a nome della Chiesa Cattolica con i Greci-ortodossi e Armeno-ortodossi custodi della basilica del Santo Sepolcro –, dal clero diocesano, da religiosi e religiose e dai pellegrini, fa un ingresso ufficiale nella basilica. Dopo la venerazione del Sepolcro del Signore ha luogo una solenne processione che percorre tutta la basilica sostando presso cappelle e altari. È un pio esercizio che rievoca le processioni liturgiche dell’antica Chiesa di Gerusalemme di cui parla la pellegrina Egeria, anche se il rito attuale risente, nello svolgimento e nei testi (antifone, inni e preghiere), di un tempo in cui la devozione popolare aveva un grande spazio.

La processione inizia con la sosta presso l’altare della custodia dell’Eucaristia e con la venerazione della "colonna della Flagellazione" e prosegue con soste che commemorano l’imprigionamento di Gesù, la divisione delle sue vesti, il ritrovamento della croce da parte di sant’Elena che ne fu promotrice secondo la tradizione, la coronazione di spine e gli improperi. Quindi la processione sale al Calvario ricordando la crocifissione e la morte di Gesù, il dolore della sua Madre Maria e la deposizione dalla croce e ne discende per commemorare la preparazione per la sepoltura, la dimora nella tomba e la risurrezione. La celebrazione culmina con il ricordo delle apparizioni di Gesù risorto a Maria di Magdala e alla sua Madre.

Quest’ultima commemorazione, tutta propria di Gerusalemme, è particolarmente toccante per gli inviti alla gioia rivolti alla Madonna, proclamati da un solista e completati da tutta l’assemblea con un ritornello: «Gioisci, Vergine Madre di Cristo: colui che piangesti condannato a morte, è risorto, come aveva detto»; «Gioisci, fulgida stella, colui che contemplasti inchiodato alla croce, è risorto, come aveva detto»; «Gioisci, immenso mare di pianto, colui che vedesti morire, è risorto, come aveva detto»; «Gioisci, fiore di soave profumo, colui che piangesti sepolto, è risorto, come aveva detto»; «Gioisci, santa Madre di Cristo, colui che hai visto glorioso, è risorto, come aveva detto». In questo modo il mistero pasquale di Cristo viene ricordato nella sua totalità. In tono più dimesso la processione è condotta ogni pomeriggio dalla comunità francescana che vive presso il Santo Sepolcro: non mancano mai pellegrini singoli o in gruppo che vi si uniscono.

Il Patriarca Latino torna l’indomani in basilica con i Francescani e i fedeli per celebrare nella prima mattinata la messa della rispettiva domenica di Quaresima. Ma questa celebrazione non ha elementi particolari.

Le veglie domenicali. L’incontro di preghiera più importante si svolge nella basilica del Sepolcro con la celebrazione delle Veglie domenicali nel cuore della notte. È sempre Egeria, alla fine del IV sec., a dare testimonianza di tale celebrazione, da pochi anni riportata alla sua originaria bellezza. Ella scrive: «Non appena il primo gallo ha cantato, subito il vescovo scende ed entra nella grotta dell’Anastasis… dove già risplende un gran numero di luci; appena la gente è entrata, uno dei sacerdoti recita un salmo e tutti rispondono; poi si dice una preghiera; quindi uno dei diaconi recita un salmo; un terzo salmo è detto da un membro del clero, si recita una terza preghiera e si fa memoria di tutti… Si portano nella grotta dell’Anastasis alcuni incensieri, in modo che tutta la basilica si riempia di profumo. Allora il vescovo in piedi, dietro i cancelli, prende il Vangelo, si avvicina alla porta e legge lui stesso il racconto della risurrezione del Signore… Dopo la lettura del vangelo, il vescovo esce ed è accompagnato con inni alla Croce (= Calvario), e tutto il popolo lo segue. Ivi nuovamente si dice un salmo e si recita una preghiera. Quindi il vescovo benedice i fedeli e avviene il commiato» (Itinerario 24,9-11). È evidente l’atmosfera pasquale che caratterizza questa celebrazione al cui centro vi è la proclamazione del Vangelo della risurrezione del Signore. Anche altrove Egeria (Itinerario 27,2) sottolinea che in Quaresima al Santo Sepolcro il vescovo leggeva il vangelo della risurrezione.

Pellegrini alla "Via Crucis" sulla via dolorosa.
Pellegrini alla "Via Crucis" sulla via dolorosa.

La Veglia domenicale ha luogo in tutte e cinque le domeniche di Quaresima e in quella delle Palme. Inizia intorno alle 23,30 quando la numerosa Comunità francescana, con a capo il Custode di Terra Santa, dal Convento di San Salvatore scende verso la basilica del Santo Sepolcro, dove convergono anche altre comunità religiose della città, singoli fedeli e non raramente gruppi di pellegrini. Chi arriva in basilica un po’ prima assiste a un vivace susseguirsi di suoni di campanelli e di incensazioni alla Tomba, al Calvario e ad altre cappelle fatte da diaconi delle diverse comunità cristiane presenti al S. Sepolcro secondo un cerimoniale rigorosamente fissato. La Veglia si svolge nella Cappella dell’Apparizione di Gesù Risorto alla Madre. Ha al centro un evangeliario adornato da decorazioni in argento e pietre preziose, che viene portato solennemente in processione e posto sull’altare della celebrazione. Per la Veglia si segue lo schema previsto dalla Liturgia delle Ore secondo il Rito romano: a ogni salmo segue una colletta scelta dall’antica liturgia ispanica, che secondo gli specialisti riflette notevoli influssi della liturgia della Chiesa Madre di Gerusalemme.

Dopo i cantici si inserisce la "Memoria della Risurrezione" un elemento unico della liturgia gerosolimitana che, come riferisce Egeria, aveva la caratteristica di essere «adatta al giorno e al luogo». L’assemblea lascia processionalmente la Cappella dell’Apparizione e gira intorno all’Edicola della Tomba di Gesù, recando ceri accesi, simboli della luce del Risorto. Mentre il celebrante lo leva in alto, alcuni diaconi incensano l’evangeliario riempiendo di profumo la Rotonda che circonda il Sepolcro del Signore. Durante la processione si alterna il canto dei versetti del Benedictus con l’antifona: «Un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Alleluia. Alleluia». La processione si arresta mentre il celebrante entra nel Sepolcro, depone l’evangeliario sulla pietra della Tomba e l’incensa. Quindi tutti tornano nella Cappella dell’Apparizione dove si proclama il Vangelo della risurrezione scegliendo per ogni Veglia il testo di un evangelista diverso.

La celebrazione dei cattolici si conclude quando la notte è avanzata e il silenzio è profondo. Ma nella basilica della Risurrezione subentrano immediatamente i Greci-ortodossi i quali celebrano l’Eucaristia accompagnati, specialmente in Quaresima, da un meraviglioso piccolo coro di monache russe. Anch’essi cantano presso il Sepolcro di Gesù l’alleluia pasquale. Più avanti saranno di turno gli Armeni-ortodossi e i Copti-ortodossi in un alternarsi di riti e tradizioni che esalta la ricchezza della stessa fede nell’unico Signore che riscatta ogni divisione.

La Settimana Santa. Pasqua a Gerusalemme è un’esperienza unica per il fascino dei luoghi, per la varietà dei riti e celebrazioni, per l’atmosfera caratteristica, per la presenza di tanti gruppi etnicamente e religiosamente diversi. Tuttavia la caratteristica principale a Gerusalemme sta nel fatto che celebrazioni, processioni, canti, letture e preghiere si svolgono molto spesso negli stessi luoghi che furono la scena della vita, passione, morte e risurrezione di Gesù. Si può dire che durante la Settimana Santa – quella che nella tradizione della Chiesa è stata chiamata "la Grande Settimana" – clero, fedeli locali e pellegrini formano un’assemblea orante che si sposta da un luogo all’altro.

La liturgia della Domenica delle Palme a Gerusalemme ha due momenti. Al mattino si svolge nella basilica del Sepolcro la benedizione delle palme seguita dalla celebrazione eucaristica secondo il "Messale romano". Nel pomeriggio ha luogo una lunga processione a cui partecipano gruppi cristiani provenienti da tutte le parrocchie di Terra Santa nei loro multicolori costumi palestinesi, istituti religiosi e migliaia di pellegrini recano in mano palme e rami d’ulivo, cantano e pregano. Il Vangelo racconta che mentre Gesù si avvicinava a Gerusalemme, verso Betfage e Betania, presso il monte degli Ulivi, la folla, presa da entusiasmo, agitando rami lo accompagnò alla Città Santa acclamandolo Messia e gridando: «Osanna. Benedetto colui che viene nel nome del Signore». La processione parte dal suggestivo santuario di Betfage, proprio a ridosso del monte degli Ulivi, sale la costa orientale per ridiscendere sul versante opposto e entrare in città. Al festoso corteo fanno ala molti curiosi, soprattutto musulmani ed ebrei. Entrati nella città, ci si raccoglie nel grande cortile accanto alla chiesa di S. Anna. Qui il Patriarca impartisce la benedizione con una reliquia della Croce mentre tutti i presenti agitano i rami in segno di acclamazione.

Seguono altre celebrazioni nei diversi santuari, dove si commemorano ricordi particolari degli ultimi giorni terreni di Gesù. Commovente in questi riti è il canto della Passione eseguito in latino e in musica gregoriana nella Cappella della Flagellazione e nella basilica del Getsemani rispettivamente il Martedì e il Mercoledì Santo.

L'altare all'interno del Santo Sepolcro con l'immagine del Cristo risorto. L'altare all'interno
del Santo Sepolcro
con l'immagine
del Cristo risorto.

Il Giovedì Santo è caratterizzato da tre momenti forti di preghiera. Al mattino, per ragioni di statu quo (un regolamento stabilisce nei minimi dettagli diritti e doveri delle comunità cristiane presenti nella basilica), nella basilica del Santo Sepolcro si celebra la Messa in Cena Domini secondo il Rito romano. La reposizione dell’Eucaristia si fa sulla Tomba di Gesù. Nel pomeriggio si svolge l’adorazione in cui attraverso la proclamazione di salmi, letture bibliche e preghiere si meditano i sentimenti del Figlio di fronte alla passione riferiti dal Vangelo di Giovanni nei "discorsi di addio". Al Cenacolo, sul monte Sion cristiano, si svolge una devota e silenziosa processione per ricordare l’ultima cena di Gesù e la lavanda dei piedi. Qui il cuore dei cristiani si stringe e si fa triste, perché il santuario è in mano a non cristiani e nessun segno può manifestare convenientemente il supremo gesto di amore di Gesù. Fu qui infatti che, Egli, dopo aver lavato i piedi ai discepoli, si donò ai suoi sotto i segni del pane e del vino, anticipando l’immolazione del giorno dopo. Nella tarda serata una marea di fedeli scende verso il Cedron e si riversa nella basilica del Getsemani, che sorge accanto all’Orto degli Ulivi, per rivivere nel silenzio e nell’adorazione la preghiera, il sudore di sangue e l’arresto del Redentore. Vengono proclamate in diverse lingue le pagine del Vangelo. La folla si fa muta e attonita come i secolari ulivi discendenti di quelli che furono testimoni silenziosi del dolore del Figlio di Dio,

Il Venerdì Santo la città vecchia di Gerusalemme, tutta racchiusa nelle sue mura antiche, si anima fin dalle prime ore del mattino di gruppi e fedeli isolati, mentre al Calvario racchiuso si svolge la liturgia della Passione del Signore secondo il Rito romano. Tra le ore 11 del mattino e le 3 del pomeriggio la città sembra scoppiare dalla ressa incontenibile. Tutti vogliono ripercorrere il tortuoso tracciato della più famosa strada di Gerusalemme, quella segnata per sempre e in tutte le lingue col nome di Via Dolorosa, perché percorsa un giorno da Gesù carico della croce, simbolo del dolore del mondo. Tutti si dirigono verso l’attuale centro della città, la basilica che racchiude il Calvario e la Tomba di Gesù. A partire dal pomeriggio di venerdì questo monumentale santuario è più che mai il cuore di Gerusalemme. Nella tradizione cristiana qui è il centro del mondo, perché qui Gesù, il Dio fatto uomo, è morto ed è risorto.

L’asta verticale e quella orizzontale sulle quali Gesù fu crocifisso si sono simbolicamente allungate fino a congiungere il cielo e la terra e a toccare l’estremità dell’universo. Nel primo pomeriggio ha luogo in basilica la commemorazione della passione e morte di Gesù secondo uno schema che si rifà alle antiche fonti liturgiche della Chiesa di Gerusalemme, come l’Itinerario di Egeria, il Lezionario armeno e il Lezionario georgiano. Nella tarda serata, sempre nella basilica del Santo Sepolcro, si raccolgono molti cristiani locali e pellegrini per rivivere il mistero della deposizione dalla croce e della sepoltura di Gesù. I Francescani guidano una suggestiva rievocazione della deposizione e della sepoltura del Signore. La lettura dei testi evangelici fatta in diverse lingue è accompagnata dalla ripetizione grave dei gesti che furono compiuti sul corpo di Gesù, dallo schiodamento dell’immagine di Gesù dalla croce alla preparazione del corpo stesso per la sepoltura e al trasporto nella tomba. Anche questo è un pio esercizio che fa pensare alle rappresentazioni dei "misteri sacri" del teatro medievale europeo, per la carica di commozione racchiusa nei canti, nelle letture e nei gesti.

A causa dello statu quo, la Veglia pasquale del Sabato Santo nella basilica del Santo Sepolcro ha luogo al mattino e segue il Messale romano salvo qualche piccola modifica per adattare la celebrazione al luogo. Interessante, per esempio, il fatto che l’accensione del Cero pasquale si fa attingendo la luce dalle lampade che giorno e notte illuminano la tomba vuota del Signore. Si tratta di un elemento antico testimoniato da Egeria la quale riferisce che ogni giorno si faceva così per la celebrazione del Lucernario (Itinerario 24,4). Anche per la Domenica di Pasqua la celebrazione eucaristica si svolge secondo il Rito romano. Grande impressione in ambedue le celebrazioni creano le processioni che si svolgono nel contesto della liturgia. Il corteo percorre tutta la basilica e per tre volte gira intorno alla tomba di Gesù. Tutti, in processione, portano nelle mani candeline accese. In determinati punti cessano i canti, il corteo si arresta e i fedeli ascoltano la proclamazione dei racconti evangelici delle apparizioni del Cristo risorto. Un fremito di commozione coglie chi nel silenzio e con fede sente le parole: «Non è qui. È risorto... venite a vedere il luogo dove era deposto». Dal cuore parte una risposta che si fa canto alto e solenne: «Il Signore è veramente risorto. Alleluia. Alleluia».

Giovanni Claudio Bottini

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