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INSIEME ALLA LIBERTÀ E ALL’UGUAGLIANZA

La fraternità non è facoltativa

di RES
      

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Nel progetto originale di Dio la comunità umana è organizzata come una famiglia in cui tutti i componenti invocano il medesimo Padre e perciò sono fratelli. Le radici della pace sono proprio in questa volontà divina che non può essere disattesa. Il Sacro Trinomio, come lo chiamavano i teoreti della Rivoluzione francese, ottiene nella GS una rivendicazione evangelica più volte affermata dal Magistero. Nel documento non si ricorda esplicitamente l’uguaglianza, ma la sua presenza è indicata dal riferimento alla dignità umana, che dev’essere riconosciuta a tutti, perché l’uomo non si giudica da quello che "ha", ma da quello che effettivamente "è".

Molti politici di rango dicono: «Le nazioni che hanno impostato le costituzioni ed i governi sulla base della libertà e dell’uguaglianza sono molte, ma nessuna è ancora pervenuta ad impostarle sulla fraternità». Verissimo, questo traguardo è il vertice dal punto di vista umano e cristiano, rinunciarvi non solo è impossibile, ma è contrario alla volontà divina.

Sembrerà utopico, come lo è stato per millenni il progetto della repubblica e della pace universale, ma se la fede ha la forza di trasportare le montagne, vincerà anche le resistenze all’utopia, e allora la presenza di Dio tra le popolazioni sarà finalmente piena: «Dio sarà tutto in tutti» (1 Cor 15, 28). Il Sacro Trinomio libertà-uguaglianza-fraternità è stato dichiarato esplicitamente di origine evangelica da Giovanni Paolo II almeno in due circostanze, cioè il 1° giugno 1980 all’aeroporto Le Bourget dinanzi al presidente francese François Mitterrand e il 22.6.1996 a Reims-Champagne dinanzi al capo del governo Alain Juppé.

La comunità apostolica assimilò pienamente questa lezione del Maestro Divino. I discorsi e le esortazioni di san Pietro sono rivolte ai fratelli, al Concilio di Gerusalemme l’epiteto fraterno era comune, san Paolo nelle Lettere non si discosta mai da questa nomenclatura. Tertulliano nell’Apologeticum (cap. 39) ci lascia la più eloquente descrizione di questa realtà: tutti contribuivano per mantenere i fratelli e le sorelle carcerati, inabili o malati. I pagani vedevano e si stupivano: «Vedi costoro, di quale amore sono accesi l’uno per l’altro!». Non riuscivano a credere che ci potesse essere al mondo una realtà così strana, anzi straordinaria. Lo scrittore soggiunge: «Credo che non abbiano altra ragione per inveire contro di noi se non questa, che ci chiamiamo fratelli. Ciò suscita sdegno, perché ogni relazione di parentela presso di loro, in quello che dovrebbe essere sentimento ed amore, è falsa. Ma noi siamo pure fratelli vostri, per diritto di natura».

Lo stupore suscitato dai cristiani dell’antichità dev’essere rinnovato allo spirare del Secondo Millennio. La GS generalmente non unisce tutt’e tre le componenti del Sacro Trinomio illuminista, cioè evangelico, ma le comprende di fatto, e ci spiegheremo meglio. A questa realtà storico-teologica la GS si richiama esplicitamente nel n. 93, che chiude la Costituzione conciliare. Al centro del progetto di Dio sul mondo c’è l’uomo, soprattutto in quanto compartecipe dell’opera creazionale. Egli non vale per quello che "ha", ma per quello che "è": la sua vocazione operativa e dinamica coopera a migliorare il mondo e a realizzare la vocazione della fraternità. «L’attività umana, in verità», è detto nel n. 35 della GS, «come deriva dall’uomo, così è ordinata all’uomo. L’uomo, infatti, quando lavora non soltanto modifica le cose e la società, ma anche perfeziona sé stesso... Parimenti tutto ciò che gli uomini compiono allo scopo di conseguire una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano nei rapporti sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico».

Fraternità e libertà realizzano anche l’uguaglianza fra gli uomini, ma quest’ultimo elemento nella GS viene lasciato nel sottofondo, mentre è sempre esplicitata la dignità umana, che lo suppone e che non dev’essere decurtata o sottratta a nessun membro della comunità universale, della quale viene costantemente evidenziata la finalità trascendente. Il n. 39 del documento conciliare espone con cura l’ordine e la gerarchia dei valori chiamati in causa: «E infatti, i beni, quali la dignità dell’uomo, la fraternità e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, purificati da ogni macchia, ma illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre il regno eterno e universale: "che è regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia, regno di giustizia, di amore e di pace"».

Giovanni Paolo II stringe la mano a François Mitterand.
Giovanni Paolo II stringe la mano a François Mitterand.

Il dialogo fraterno viene postulato a livello della convivenza umana generale: la Rivelazione cristiana «dà grande aiuto alla promozione di questa comunione tra persone, e nello stesso tempo ci guida a un approfondimento delle leggi che regolano la vita sociale, scritte dal Creatore nella natura spirituale e morale dell’uomo» (n. 23).

Questo orientamento di fondo nel n. 88 viene collegato alla carità ai livelli di legislazione e di cooperazione universale: «I cristiani volentieri e con tutto il cuore cooperino all’edificazione dell’ordine internazionale, nel rispetto delle legittime libertà e in amichevole fraternità con tutti. Tanto più che la maggior parte del mondo soffre di una miseria così grande che sembra quasi intendere nei poveri l’appello del Cristo che reclama la carità dei suoi discepoli. Si eviti questo scandalo: mentre alcune nazioni i cui abitanti troppo spesso per la maggior parte si dicono cristiani, godono di una grande abbondanza di beni, altre nazioni sono prive del necessario per vivere e sono afflitte dalla fame, dalla malattia e da ogni sorta di miserie. Lo spirito di povertà e d’amore è infatti la gloria e la testimonianza della Chiesa di Cristo».

Le istituzioni supernazionali, delle quali l’Onu rappresenta l’incarnazione più impegnativa e organizzata, si muovono in questa direzione. La Costituzione conciliare ne riconosce chiaramente le benemerenze, rinunciando meritoriamente al vezzo inveterato del mondo cattolico che in maniera più o meno velata le rimprovera la scarsa capacità coercitiva, e cioè la rinuncia a mettere in atto una guerra per eliminare la guerra già in atto. Incoerenza ecclesiale flagrante! La GS anzi mette in risalto il fatto che nel Palazzo di Vetro collaborano cristiani e non-cristiani, anticipando e in un certo senso materializzando l’avveramento dell’utopia: «Le istituzioni internazionali, universali e regionali già esistenti hanno reso grandi servizi al genere umano. Esse rappresentano i primi sforzi di gettare le fondamenta internazionali di tutta la comunità umana al fine di risolvere le più gravi questioni del nostro tempo, per promuovere dappertutto il progresso e per prevenire la guerra sotto qualsiasi forma. In tutti questi campi, la Chiesa si rallegra dello spirito di vera fratellanza che fiorisce tra cristiani e non cristiani, spirito che acuisce lo sforzo d’intensificare i tentativi intesi a sollevare l’immane miseria» (n. 84).

La condivisione dei beni ha una dimensione culturale e ludica che ha raggiunto una rilevanza di prim’ordine e che è destinata a crescere ancora. Fraternità e uguaglianza devono applicarsi anche in questo settore, come il n. 61 del documento espone dettagliatamente. Le opportunità offerte dal tempo libero e dagli inesauribili flussi comunicativi che imbandiscono un convito universale estremamente ricco, come pure la facilità degli scambi e dei viaggi, impongono una organizzazione adeguata del tempo libero. Con questi contatti «si affina lo spirito dell’uomo e gli uomini si arricchiscono con la reciproca conoscenza, anche mediante esercizi e manifestazioni sportive, che giovano a mantenere l’equilibrio dello spirito anche nella comunità e offrono un aiuto per stabilire fraterne relazioni fra gli uomini di tutte le condizioni, di nazioni o di stirpi diverse».

Il progetto politico in ultima analisi coincide col progetto originario divino della paternità di Dio che si estende a tutti coloro che sulla fronte portano il sigillo dell’immagine e somiglianza col Creatore. In questo senso forse il luogo più eloquente, particolarmente suggestivo nel corso dell’attuale anno pre-giubilare dedicato a Dio Eterno Padre, è nel n. 24 della GS: «Dio, che ha cura paterna di tutti, ha voluto che gli uomini formassero una sola famiglia e si trattassero tra loro con animo di fratelli. Tutti infatti, creati a immagine di Dio, "che da un solo uomo ha prodotto l’intero genere umano affinché popolasse tutta la terra" (At 17,26), sono chiamati all’unico e medesimo fine, cioè a Dio stesso».

Il riferimento cristologico ha una profonda urgenza che dalla considerazione di ordine teologico piomba su quella di ordine sociologico, implicando la storia umana nell’epilogo che le dà un senso e una sanzione escatologica, cioè definitiva.

Nel n. 93, accennato più sopra e che chiude la GS, tutto questo è presentato in termini tassativi: «I cristiani, ricordando le parole del Signore "in questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se vi amerete gli uni gli altri" (Gv 13,35), niente possono desiderare più ardentemente che servire con sempre maggiore generosità ed efficacia gli uomini del mondo contemporaneo». L’origine del mondo è correlata intimamente con la sua fine. Infatti la costituzione pastorale mette l’umanità di fronte alle proprie responsabilità eterne e alla sanzione del Giudizio Universale, ma punta l’obiettivo soprattutto su quella parte dell’umanità che si fregia del titolo di cristiana.

Su questa prospettiva praticamente il documento si chiude: «Non tutti infatti quelli che dicono: "Signore, Signore", entreranno nel Regno dei cieli... perché il Padre vuole che in tutti gli uomini noi riconosciamo ed efficacemente amiamo Cristo fratello, con la parola e con l’azione, rendendo così testimonianza alla verità, e comunichiamo agli altri il mistero dell’amore del Padre celeste. Così facendo, risveglieremo in tutti gli uomini della terra una viva speranza, dono dello Spirito Santo, affinché finalmente un giorno essi vengano assunti nella pace e felicità somma, nella patria che risplende della gloria del Signore».

Evangelizzazione e fraternizzazione s’intrecciano inestricabilmente: sono due facce della stessa medaglia. La lezione della comunità post-pasquale ha un valore intramontabile. Lodevolmente il convegno della Chiesa italiana realizzato all’Eur negli anni ‘70 fu intitolato "Evangelizzazione e promozione umana". Non ci si può discostare da lì, e bisogna tenere ben fisso in mente che alla duplice opera benefica, sul modello delle organizzazioni laiche, come la GS riconosce ampiamente, devono collaborare persone di tutte le estrazioni civili e religiose. Tutti sono autorizzati a scacciare i demoni della sofferenza e del sottosviluppo. Gesù insegna: «Chi non è contro di noi è per noi» (Mc 9,40).

Res

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